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mercoledì 23 settembre 2020

Da Bari a Galatina. Analisi delle Elezioni Regionali Pugliesi 2020.


Chi alla fine l’ha spuntata, è stato lui. Michele Emiliano, l’ex magistrato ed ex sindaco di Bari, oggi è per la seconda volta presidente della regione Puglia.

E’ stato già detto più volte, questa campagna elettorale è stata strana, nuova e (speriamo) unica nel suo genere. Non solo per la situazione dettata dall’emergenza sanitaria, ma soprattutto perché queste regionali pugliesi mettevano in scena alcune sottotrame. In primis, il definitivo spostamento di una politica che cambia per una svolta assolutamente pragmatica. Emiliano vince perché è stato polo di convergenza di diverse anime. L’ex sindaco forzista di Bari Di Cagno Abbrescia, Massimo Cassano a Brindisi, Totò Ruggeri a Lecce: queste alcune delle personalità di spicco che dal mondo della destra sono migrate nel “modello emiliano”. L’ex presidente non è andato molto per il sottile, aveva ben chiaro che per vincere era necessario una squadra, già decimata dalla fuoriuscita renziana e dal mancato tandem con i cinque stelle, super competitiva. Ed oggi, a risultato acquisito, appare chiaro che ogni pedina è stata al proprio posto, ogni singolo candidato è stato funzionale al progetto.

Anche Raffale Fitto ha tentato di accaparrarsi menti e voti al di là della barricata (vedi il cambio di casacca di Leo di Gioia e Napoleone Cera in Capitanata) ma il tutto in misura minore rispetto al suo competitor. Perché?


Ed eccoci al secondo aspetto, la seconda traccia che, secondo chi scrive, andrebbe analizzata con attenzione in queste elezioni regionali: l’immagine del candidato presidente.

Su chi fosse per il centrosinistra il candidato presidente, non c’erano dubbi ormai da tempo. Nonostante la formalità delle primarie regionali (peraltro stravinte) Michele Emiliano ha avuto dalla sua il fattore tempo: ha iniziato a muoversi sin da subito, imponendosi nell’intera sinistra regionale. Superata la formalità della leadership, l’ex presidente ha potuto costruire nel tempo il suo personale profilo: Emiliano ha voluto raccontarsi prima come amministratore e poi come politico. Prima Sindaco di Puglia e poi Presidente di Regione. Ed è per questo che il suo più grande sostegno è arrivato in gran parte dall’interno delle amministrazioni comunali. Sindaci, assessori e consiglieri hanno intrapreso campagne elettorali personali, in prima linea in sostegno del presidente uscente. Una scelta che, a quanto pare, ha pagato.

Tutto il contrario, invece, nel centrodestra pugliese. Raffaele Fitto ritorna ad essere il candidato presidente dopo il prolungarsi di non poche polemiche interne. Probabilmente per questo, la sua candidatura nasce già compromessa in grembo. E in ritardo sulla tabella di marcia di una breve campagna elettorale.

Fitto ha cercato di dipingere un’immagine di sé che non gli apparitene, mascherandosi dietro l’ultimo dei suoi partiti, in contraddizione con il suo vissuto e la sua storia. Lui, democristiano di stirpe in sella a Fratelli d’Italia, riesce a strappare la sua candidatura tramite un’imposizione dall’alto. Racconta di voler risanare la sanità pugliese. Giusto e condivisibile. Si dimentica, però, delle non poche responsabilità della sua gestione.

Di Fitto, poi, se ne sapeva ormai poco da queste parti. Lo avevamo lasciato a Roma e poi a Bruxelles. Ed il mancato rapporto diretto con il territorio, ritrovato solo durante la competizione elettorale, è stata sicuramente una della chiavi di lettura della sua sconfitta (è indicativo il fatto che si sia registrato tra i voti al presidente e quelli della coalizione una certa discordanza).

A Lecce le novità assolute sono tre. Alessandro Delli Noci, vice sindaco di Lecce, sbanca e convince il Salento con oltre 17mila preferenze nella lista Con Emiliano. Segue Donato Metallo, enfant prodige di Racale, che con 16.847 preferenze riesce ad ottenere il primato all’interno del Partito Democratico su Loredana Capone e Sergio Blasi. L’ultima novità: si tratta di Paolo Pagliaro, fondatore del Movimento Regione Salento. L’editore di Telerama riesce a concretizzare nelle sue quasi 10mila preferenze il grande radicamento nel leccese del suo movimento. Sarà interessante capire come riuscirà a coinvolgere nel panorama regionale le istanze dell’autonomia salentina.

E a Galatina? Nessuno di candidati in gioco è riuscito a spuntare un pass per il consiglio regionale. In molte circostanze è mancato il gioco di squadra e come spesso è accaduto, i particolarismi prevalgono sulla capacità di fare gruppo. Un film che tante volte abbiamo visto e che ancora oggi ci dimostra l’errore di certe scelte. Chi scrive, rivendica con orgoglio il sostegno ad un progetto portato avanti controcorrente. Per noi del circolo cittadino di Andare Oltre Galtina, la scelta di candidare Sara Musardo nasceva da un’esigenza di confronto all’interno della competizione elettorale nelle vesti di un concreto soggetto politico, una realtà attiva e di mutuo sostegno nei confronti di ogni singola individualità all’interno del nostro gruppo.

Siamo molto contenti dei 712 voti ottenuti. Nonostante l’inesperienza in un contesto come quello elettorale la nostra candidata non ha per nulla sfigurato, dimostrando che i buoni risultati si possono ottenere anche seguendo una via alternativa rispetto alle scelte fatte finora.

Mi piacerebbe che la nostra esperienza, anche se conclusasi con una non-elezione, possa essere da monito per chi in futuro abbia intenzione di rappresentare la nostra città altrove. Ciò che farà la differenza saranno dei progetti tangibili, che vadano a rappresentare e non a dividere. Che vadano oltre le singolarità dei pochi ed alcune ciniche posizioni di gran parte dell’attuale classe politica. Quello che oggi manca al nostro piccolo scenario, è una visione verso il futuro. Restituiamola ricominciando sul serio a fare Politica.

Edoardo Mauro



giovedì 27 agosto 2020

Rassegna stampa \ De Matteis replica ad una lettera pubblicata su Il Sedile

 Il 23 agosto 2020, il giornale online galatinese Il Sedile pubblicava una lettera aperta e firmata (immaginiamo da un nome immaginario) con la quale si "ringraziava" ironicamente Andare Oltre di Galatina per aver dimostrato al mondo che "non esistono più politici con la P maiuscola" e desumeva ciò dal fatto che il nostro circolo avesse scelto di sostenere Michele Emiliano alla carica di presidente della Regione Puglia. A conferma del "tradimento" della storia che il nostro gruppo rappresentava (per chi?), venivano allegati due link alla lettera: un primo link era al curriculum del consigliere comunale di riferimento del gruppo, Pierantonio De Matteis, e un secondo link era invece ad un articolo di diversi anni fa, giorno dell'elezione a presidente provinciale di Azione Giovani di Emanuele Ciarfera con le dichiarazioni dello stesso che tra gli altri ringraziava lo stesso De Matteis, insieme a Pippi Mellone, Francesco Zuccaro, Massimo Fragola e Cristian Filieri a dimostrazione (crediamo) di evidenziare un passato tradito). Qui il post: https://www.ilsedile.it/direttore-posso-ringraziare-pubblicamente-andare-oltre-di-galatina/

Pubblichiamo di seguito la risposta di Pierantonio De Matteis apparsa su Il Sedile il giorno seguente (24 agosto 2020). Fonte: https://www.ilsedile.it/pierantonio-de-matteis-replica-alle-considerazioni-del-sig-renato-su-andare-oltre-galatina/


Gentile direttore,

le scrivo in merito alla lettera del signor Renato Vo. (immagino sia un nome d’arte ma non dubito sulla veridicità della sua identità altrimenti lei non lo avrebbe mai ospitato sulle sue pagine) e in merito alla cortesia che mi ha fatto condividendo il link al mio curriculum “politico” pubblicato sulla pagina del Comune di Galatina.

Andiamo con ordine.

Il suo lettore lamenta che non esistano più politici con la P maiuscola e lo desume dal fatto che il gruppo politico che ho contribuito a fondare a Galatina, pur con chiare origini a Destra, viri e voti Emiliano come Presidente della Regione Puglia. Non so se essere sconcertato o lusingato da tanta considerazione al punto che un nostro comportamento politico sia determinante nel far capire al suo lettore che “non esistono più politici con la P maiuscola”. Ma ne prendo atto.

Il suo lettore cita Paolo Di Nella. E immagino sappia chi era quel ragazzo del Fronte della Gioventù di Roma che fu ucciso mentre affiggeva manifesti per istituire nel suo quartiere un parco verde pubblico. E immagino sappia che il circolo di Azione Giovani (organizzazione giovanile di Alleanza Nazione di cui sono stato il presidente per diversi anni) era intitolato proprio a lui e al suo sacrificio. Non capisco cosa c'entri, però, Paolo e il suo sacrificio e il nostro circolo a lui intitolato con la scelta di appoggiare Emiliano.

Provo a fare un ragionamento politico sperando di riuscire ad essere abbastanza chiaro.

Andare Oltre Galatina, come tutti coloro che fanno politica, non può saltare le elezioni. Ha invece bisogno di pesare la propria azione politica, e nel nostro caso anche amministrativa, col consenso della propria gente, del proprio elettorato. Ha bisogno in ultima istanza di capire, attraverso il voto, se chi ci ha dato fiducia è contento del nostro operato, se c’è qualcosa da cambiare, se c’è qualcosa da approfondire. Un atto di responsabilità, quindi. Sarebbe stato fin troppo facile restare alla finestra a guardare. Ma non siamo fatti in questo modo. Cerchiamo il dialogo col nostro elettorato, anche se da questo potrà derivare qualche “tirata di orecchie” ma sono certo che anche questo servirà a crescere. E cerchiamo il dialogo con una nostra espressione diretta: Sara Musardo, vice coordinatrice del circolo, ragazza che è con noi sin dalla costituzione del nostro gruppo nel 2016 e che ci è stata a fianco anche nelle elezioni comunali. Ragion per cui, la presunta “esterofilia” di un gruppo che si candidato in prima persona francamente non la capisco.

Inoltre, e forse è questo il punto, Andare Oltre Galatina sostiene Michele Emiliano. E forse questo è il centro dello “scandalo politico”. Ma a ben vedere non c’è nessuno scandalo. Chi segue l’attività politica del nostro gruppo sa perfettamente che siamo lontanissimi da quella “moda” politica del sovranismo rappresentata da Lega e Fratelli d’Italia. Un centrodestra rappresentato da loro non ci appartiene ed è quanto di più politicamente lontano possa esistere dal nostro modo di intendere la politica: il razzismo latente che trapela dalle loro posizioni politiche unito al “lisciare il pelo alla bestia” (la voglia di assecondare ogni istinto più basso dell’elettorato pur di lucrarne consenso) e a mille altre posizioni politiche inaccettabili per chi ha la nostra storia (penso su tutte all’antieuropeismo di tale sedicente destra quando i ragazzi del Fronte della Gioventù invece – e se il sig. Renato Vo. ha buona memoria dovrebbe ricordarlo visto che dice di averlo frequentato – andavano in piazza al grido di “Europa, Nazione, Rivoluzione”)… sono tutti argomenti politici che ci fanno essere lontani anni luce da quei partiti e dal loro candidato presidente.

In ultimo, l’attenzione che il nostro circolo riserva alla costituenda associazione Buona Destra, di cui Filippo Rossi è artefice insieme a tanti amici e che non esita a dialogare anche a sinistra pur di sconfiggere politicamente la “destra cattiva”… beh, tutto ciò fa sì che la collocazione politica del nostro gruppo sia da tutt’altra parte rispetto a chi guarda alla nostra storia recente in maniera acritica e crede che tra Rauti (giusto per citare l’autore dello slogan “andare oltre”) e Salvini vi sia una linea di continuità.

Volutamente non ho citato i finanziamenti presi da questa amministrazione per motivare il nostro sostegno ad Emiliano. Avrei potuto parlare dei due milioni di euro per la Community Library (i cui lavori sono in corso e che stravolgeranno la nostra biblioteca comunale) giusto per fare un esempio che è passato dalle nostre deleghe. Non lo faccio perché sono sicuro che la possibilità di attrarre finanziamenti sia conseguenziale alla capacità di programmazione che ogni amministrazione riesce a mettere in campo e non alla vicinanza politica con questo o quell’esponente alla Regione o al Governo. Concetto politico rispetto al quale bisognerebbe davvero “andare oltre”.

In ultimo, nella mail le allego anche il mio numero di telefono. Può fornirlo al signor Renato Vo. e sarò lieto di conoscerlo personalmente per proseguire di persona, anche in sua presenza, il ragionamento che qui ho solo potuto abbozzare. Intanto la ringrazio per lo spazio e l’attenzione dedicatami.

Pierantonio De Matteis

Allego i link ad alcuni interventi apparsi sul nostro blog in merito alla posizione del nostro circolo rispetto alle ultime elezioni europee che potrebbero essere attinenti rispetto all’argomento trattato:

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/05/dialogo-sulle-elezioni-europee.html (prima del voto)

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/06/europa-lecce-galatina-quatto.html (dopo il voto)


sabato 21 settembre 2019

sulla consapevolezza che ci manca

Cosa spinge un ragazzo (ma potrebbe anche essere un adulto) più o meno dotato di raziocinio a poggiare sul davanzale di una finestra altrui (o in un’aiuola) la sua bottiglia di birra vuota? Cosa lo porta a pensare che dopo di lui passerà qualcuno che si farà carico di quell’oggetto depositato senza un motivo? Forse pensa che la rimozione della sua installazione non abbia un costo? E forse pensa che quel costo lui e i suoi conoscenti non se lo ritroveranno caricato in bolletta? O forse pensa che quella bottiglia di vetro si smaterializzerà allo scoccare della mezzanotte o che da quel vetro nasceranno tante farfalle colorate?
E cosa spinge un automobilista ad abbassare il finestrino in corsa per gettare il suo rifiuto sul ciglio della provinciale (che poi uno che si comporta così, il rifiuto lo tiene in macchina e lo incontra ogni volta che si guarda allo specchio)? Che cosa passa nel cervello (ammesso che poi ce ne abbia uno) di un qualsiasi cittadino che scelga di sbarazzarsi di un frigo vecchio, di un divano rotto, di un cesso appena sostituito in una stradina di campagna quando invece esiste un servizio totalmente gratuito che lo ritira dall’uscio di casa senza sforzo?
Possibile che sia solo una questione di maggiori controlli? Possibile che si abbia bisogno solo di vigili, di polizia, di carabinieri, di vigili del fuoco, di finanzieri, di artificieri, di protezione civile, di esorcisti, di spaventapasseri... con la minaccia di sanzioni di cui sono portatori e che non sia sufficiente amare la propria città, il proprio territorio, la propria porzione di terra per comportarsi come delle persone... semplicemente normali? Possibile che serva sempre e soltanto la repressione e che una volta, una sola volta, magari questa volta, non si possa fare affidamento sull’educazione, sulla cultura, sulla voglia di lasciare ai propri figli un mondo un tantino migliore di quello che che si è trovato?
Per la generazione che la vive, la terra è patria in quanto terra dei padri, di generazioni cioè che l’hanno vissuta e custodita per tramandarla a chi c’è oggi. Ma per noi deve necessariamente diventare terra dei figli, da preservare e tramandare alle generazioni che verranno altrimenti avremo spezzato la catena di solidarietà intergenerazionale e avremo creato solo un buco nero al posto del nostro posto nel mondo. Ecco, più che repressione ci vuole consapevolezza di ciò che abbiamo tra le mani e di ciò che rischiamo di rovinare compromettendo al tempo stesso il futuro dei nostri figli. Il resto sono cazzate, sono scuse: le telecamere, i controlli, le sanzioni, i divieti, gli incentivi, lo sguardo cattivo del poliziotto che multa. Tutte cazzate. Se non scatta la molla della consapevolezza stiamo solo perdendo tempo. Non si può controllare il mondo, ogni centimetro di questa terra, ogni comportamento di ogni idiota qualsiasi. E anche se fosse giusto farlo - e non lo è - non servirebbe a nulla perché poi ci vorrebbero altrettante persone a controllare le riprese raccolte, a spedire le sanzioni, a sostenere le proprie ragioni in contenziosi che ovviamente ci saranno e... e intanto quella merda che avete gettato dal finestrino della vostra auto sarà ancora lì, magari con tanto di foto segnaletica su Facebook e altrettanto finto clamore mediatico.
Si continui pure a invocare telecamere. Io auspico una rivoluzione culturale che passi anche e soprattutto dal controllo sociale, dall’educazione collettiva, dalla voglia di preservare e conservare il bello. E dalla necessità di farlo tutti insieme, senza delegare all’autorità costituita, alle forze di polizia, a chi è delegato a sanzionare. Prendendosi ognuno il proprio spicchio di responsabilità.
Pierantonio De Matteis

sabato 27 luglio 2019

Intervista chi: Cristina Dettù, assessore alla Cultura, Pubblica istruzione, Politiche ambientali e di Gestione dei rifiuti

Continua la nostra rubrica Intervista Chi. Oggi il direttore Edoardo Mauro interloquisce con Cristina Dettù, assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Politiche Ambientali e di Gestione dei rifiuti, Politiche Comunitarie e Innovazione Tecnologica. Eventi estivi, raccolta differenziata, CSA, proposte e prospettive future: molti sono stati i temi toccati all'interno di questa intervista, che speriamo possa aiutare il caro lettore ad avvicinarsi all'azione politica di questa amministrazione. Per conoscere e comprendere la vision e le mission di chi siede nella giunta di Palazzo Orsini. 
Buona Lettura!

(In basso troverete il link delle precedenti interviste)


Buongiorno assessore. A circa due anni dalla tua nomina in giunta, il momento dei fatidici bilanci è ormai maturo. Cosa è cambiato dal tuo insediamento (in termini di progetti e prospettive) e cosa immagini possa essere ancora fatto?
Buongiorno direttore! Credo che il bilancio di questi due anni sia positivo non tanto per i risultati raggiunti (non sta di certo a me giudicare) ma per il lavoro costante e faticoso che si continua a fare. Dal 2017 è cambiata la consapevolezza, è cresciuta la convinzione che questa città e il suo territorio possano rialzarsi dagli anni di caduta libera del passato. Ciò lo si può fare lavorando ogni giorno, valorizzando le proprie risorse materiali e umane e avendo progetti ambiziosi, degni di Galatina. Tuttavia è necessario l'aiuto e la collaborazione di tutti, in primis dei cittadini, perché, io non lo dimentico mai, gli amministratori sono prima di tutto, anche loro, cittadini.
Vorrei ora soffermarmi con te su alcuni eventi dell’estate galatinese. All’interno del Salento Book Festival, Galatina conferma la sua centralità nel progetto di Gianpiero Pisanello e Luca Bianchini, ospitando all’ombra delle Basilica di Santa Caterina numerosi scrittori di fama nazionale. La festa patronale che basa il suo story-telling sulla riscoperta orgogliosa delle radici galatinesi del tarantismo. La seconda edizione di “A Cuore Scalzo”, la rassegna estiva curata da questa amministrazione che punta alla rinascita dei luoghi sulle onde della cultura che anima i luoghi. Stiamo assistendo ad un nuovo approccio al turismo che cerca di affermarsi a Galatina, lontano dagli eccessi della movida delle coste…
Spesso c'è il rischio di abituarsi alla bellezza. E Galatina è bellissima. Con i suoi palazzi, le chiese, la storia, il suo folklore. È una "donna" d'altri tempi, elegante e signorile. Ecco perché i turisti la scelgono. Ed ecco perché la rassegna "A Cuore scalzo" oltre ad avere in sé una precisa strategia culturale con obiettivi ben definiti e sostenibili nel tempo, mette a disposizione una serie di eventi, alcuni di ampio respiro culturale, tali da garantire al turista una piacevole ed interessante permanenza nella città. C' è tanto ancora da fare, da migliorare, sia in termini di organizzazione sia di servizi. Tuttavia, pur essendo carenti di mezzi e risorse, i risultati che la rassegna estiva ha avuto in questi due anni lasciano ben sperare.
Tra le tue deleghe quella all’ambiente con le sue questioni relative alla gestione rifiuti è sicuramente una delle più calde. Sappiamo, ad esempio, dalla relazione sul Rendiconto di Gestione del 2018 che è stata posta una “pietra tombale” sul contenzioso con l’ormai fallita Centro Salento Ambiente Spa. Ci vuoi raccontare quale sia stata questa conclusione? E’stata quella che vi aspettavate?
Occuparmi di ambiente è stato del tutto inaspettato. Vero è che trattasi di una delega impegnativa non solo perché molto tecnica ma anche in quanto tocca, in modi diversi, aspetti importanti della vita di ogni cittadino. In particolare, nel settore della gestione dei rifiuti l'amministrazione Amante ha ereditato un fardello importante quale il contenzioso relativo al fallimento della CSA. Il merito di aver condotto e ultimato nel migliore dei modi le trattive va giustamente riconosciuto al Sindaco, anche in quanto titolare della delega al bilancio, e poi a tutta la giunta in termini di scelte condivise e assunte con appositi atti. È molto di più rispetto a quello che ci saremmo aspettati. La soddisfazione di un lavoro costante, ragionato, ponderato e costruito sul dialogo e la condivisione.
Se posso approfittare ancora della tua pazienza su questo tema, ci potresti lasciare un commento sulle scelte (che molto hanno fatto discutere in città) riguardo sia le modalità della raccolta e sia le sanzioni verso chi non attua un giusto comportamento di conferimento dei rifiuti? 
Partiamo dal presupposto che differenziare non deve essere una regola, ma un modo di essere, un modo di vivere, deve essere parte integrante del nostro quotidiano e della nostra cultura. Solo così comprendiamo la vera utilità della raccolta differenziata e ogni tipo di conferimento sarà più semplice. Il cambiamento relativo ad alcuni aspetti della raccolta differenziata (in seguito all'ordinanza sindacale del mese di marzo) ha certo creato scompiglio e ammetto che avremmo dovuto organizzare in maniera adeguata la comunicazione. Tuttavia, vi era un dato da non sottovalutare: l'urgenza nell'attuare certe pratiche (vedi eliminazione sacchi neri) per evitare di incorrere in sanzione sulla qualità del rifiuto. Non solo. In tal modo l'azione di controllo sarebbe stata più agevole. Non vogliamo attuare una politica volta alla repressione, alla paura, all'incubo del "e questo ora dove lo butto!". L'errore, minimo, ci può stare. Ma la volontà di non voler differenziare, di abbandonare il rifiuto, l'idea che "tanto differenziano gli altri" o che "non ne vale la pena" è frutto di ignoranza pura che si riversa però su tutta la cittadinanza. Perché il mancato corretto conferimento di un cittadino danneggia tutti gli altri. Questo è il tipo di comportamento che si intende sanzionare.
Cosa ti aspetti dai prossimi anni del tuo mandato?
Di continuare a mettere ordine e nel contempo cercare di fare piccoli passi in avanti, attuare progetti e lasciare storie ed immagini che altri, dopo di me, potranno utilizzare e sfruttare al meglio per continuare il lavoro fatto. E mi aspetto l'entusiasmo dei giovani, di quei giovani sinceri, ambiziosi e con l'animo "politico".
Edoardo Mauro

Intervista chi: Piergiuseppe Colazzo, coordinatore cittadino del circolo di Andare Oltre - Galatina

lunedì 8 luglio 2019

Intervista chi: Piergiuseppe Colazzo, coordinatore cittadino del circolo di Andare Oltre - Galatina

Inauguriamo oggi una nuova rubrica su questo blog che, attraverso alcune interviste, avrà l'obiettivo di far conoscere meglio al caro lettore alcuni protagonisti dell'azione politica galatinese. Un atto doveroso e necessario per poter evitare che si insinuino, nei rapporti con la Città, incomprensioni e "non detti" tra gli amministratori ed i cittadini. Un momento importante per condividere con chi ci segue, le idee, i ragionamenti e le riflessioni di chi risponderà.
Oggi intervistiamo Piergiuseppe Colazzo, il nuovo coordinatore del circolo cittadino di Andare Oltre. Piergiuseppe attraverso le sue parole, delinea la sua visione programmatica, i punti salienti sui quali si focalizzerà nel periodo della sua gestione. Da terzino roccioso e prestante ma anche dai piedi buoni, il neo coordinatore è un uomo chiaro e determinato, che non si risparmia o si nasconde dietro la maschera del politichese. Una figura che non omette la sua genuinità nelle proprie riflessioni, che appaiono precise e puntali nel centrare gli argomenti. Non posso che congedarmi da questa breve introduzione augurandogli il meglio per questa sua nuova esperienza. Che sono sicuro gli riserverà belle sorprese.
Alla prossima! 
Edoardo 


A quasi un mese dalla tua elezione nel ruolo di coordinatore cittadino di Andare Oltre, quali sono le tue prime impressioni sull’attuale situazione del circolo? Hai riscontrato delle criticità o delle situazioni che vorresti portare all’attenzione del direttivo?
Buongiorno “direttore” e grazie per avermi invitato per questa chiacchierata. Innanzitutto mi preme dire che ad un mese della mia elezione ancora non mi capacito del fatto che il Direttivo quasi all'unanimità abbia scelto me come successore di Pierantonio De Matteis. Non posso quindi che salutare con immensa gratitudine il vecchio coordinatore, ma è altrettanto doveroso ringraziare tutti i componenti del direttivo e tesserati perché è solo grazie a tutti loro se oggi noi rappresentiamo a Galatina il primo movimento politico per numero di elettori nelle scorse amministrative e per presenza attiva sul territorio. Detto questo la mia impressione sull’ attuale situazione è pressoché positiva. In queste prime settimane ho imparato a conoscere meglio il mio circolo ed ho compreso su chi potrò contare e su chi invece purtroppo no. Ma, adesso, siamo pronti  ad affrontare le nuove sfide che ci attendono.
Quali sono, a tuo avviso, i punti o gli aspetti di forza che questo circolo può utilizzare per rendersi ancora più protagonista sul territorio?
Senza nessun ombra di dubbio, il punto di forza del Circolo Andare Oltre è rappresentato dal gruppo. Siamo un “dream-team”, legato da una forte coesione e grande capacità di confronto. Ci si supporta sempre nonostante mettere insieme tante teste pensanti non sia facile, ma la cosa che mi rende estremamente fiero di essere coordinatore di questo circolo è la nostra capacità di portare a termine ciò che ci si prefigge di fare, dalle attività politiche sul territorio di Galatina a quelle di natura sociale ed umana. Non voglio svelare nulla, ma grazie al prezioso lavoro del nostro assessore Cristina Dettù e ad altri componenti della giunta che da sempre hanno ascoltato con attenzione le nostre istanze, stiamo raggiungendo dei traguardi importanti e vi invito a seguirci sulla nostra pagina per restare aggiornati. Non c’è nient’altro da aggiungere, se non che bisogna continuare a lavorare così, ignorando chi per via social o per mezzo stampa cerca d'infangarci con falsità ed inesattezze. Approfitto, allora, di questo spazio per ricordare a chi legge che noi non caschiamo nelle stupide provocazioni, ma con il lavoro che quotidianamente svolgiamo smentiremo su tutta linea i nostri detrattori, dimostrando che si sbagliano. E di grosso!
La tua vorrà essere una figura di rottura con il passato oppure seguirai il tracciato del tuo predecessore De Matteis?
Non ci si può dimenticare da dove si viene e bisogna avere bene in mente dove si vuole e bisogna andare. Il lavoro di Pierantonio è stato fondamentale, direi vitale, senza di lui non esisteremmo su Galatina. E’ solo grazie a lui se oggi siamo una “macchina da guerra” che io non devo far altro che condurre nel migliore dei modi, e cercherò con tutto me stesso di far si che nessuno si possa pentire della scelta fatta sul coordinatore. Sicuramente farò degli errori ma sono sicuro che avrò il gruppo dalla mia parte, pronto ad indicarmi la giusta direzione. Come ho già detto, strategia che vince non si cambia
Quali saranno i punti chiave che delineeranno le linee guida della tua direzione?
Stiamo lavorando al lancio, di concerto con gli altri circoli della provincia, della nuova campagna di tesseramento. E stiamo strutturando alcune iniziative volte da un lato a valorizzare il lavoro della nostra amministrazione e dall'altro a raccogliere le istanze e le esigenze della nostra gente, persone che ci hanno dato fiducia e che ci restano accanto in modo tutt'altro che passivo ma intervenendo nelle dinamiche politiche e amministrative, tutti con le proprie specificità e competenze.
Edoardo Mauro

domenica 16 giugno 2019

Europa, Lecce, Galatina: quattro chiacchiere con Pierantonio De Matteis (2)

Con Pierantonio il nostro "direttore" si era lasciato con la promessa di rincontrarsi per analizzare i risultati delle elezioni europee. Approfittando dell'occasione, Edoardo ha sfruttato queste "quattro chiacchiere" per poter parlare anche di altri argomenti, viste sopratutto le novità all'interno del circolo cittadino. Buona Lettura.


Come promesso, eccoci qua, per una nuova intervista insieme. Partirei subito dal tema con cui ci siamo lasciati. Le elezioni europee ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro in merito all’attuale situazione politica nel vecchio continente. Nell’assise comunitaria, nonostante la buona prestazione nei singoli Paesi come in Francia ed Ungheria, L’ENL raggiunge circa 60 seggi su 370: il gruppo dei sovranisti non raggiunge quindi i risultati sperati, attestandosi soltanto come quinta forza di governo insieme ai conservatori, dietro al PPE, S&D, Alde e Verdi/Ale. I tuoi commenti?
Beh, se mi concedi la battuta di stampo sovranista, direi “l’Europa agli europei”. Se poi vogliamo, e direi proprio che dobbiamo, ragionare più in profondità, direi che il dato complessivo europeo è un dato che premia e che cerca di costruire rispetto a chi cerca di distruggere. Il presunto sovranismo, ci abbiamo ragionato insieme nel corso dell’altra chiacchierata, propone un concetto di sovranità che è drogato: alleggerire i legami europei significa far riprendere forza alle forze disgregatrici, magari di stampo nazionalista, e comunque maggiormente influenzabili da fuori continente. Ecco, il dato complessivo ha premiato chi crede che l’Europa debba continuare a vivere, magari migliorandosi, ma soprattutto restando unita nella visione di un destino comune.
In Italia stravince la Lega di Matteo Salvini con il 37% dei consensi, confermando e sottolineando con forza la sua leadership in Italia e nel governo. Secondo il Pd al 23% e terzo, inaspettatamente, il Movimento Cinque Stelle al 17%. Ma il dato assolutamente più eclatante è lo sfondamento di Salvini al Sud dove raggiunge dei risultati assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa: basti sottolineare che a Galatina la Lega è risultato il primo partito, con il 25% dei consensi. La Lega oggi è definitivamente un forza nazionale, in grado di poter aggregare e confermare il consenso di un Paese intorno al suo leader Matteo Salvini?
La luna di miele dei neo-governanti ha coinvolto tutti nelle ultime tre elezioni europee: penso a Berlusconi che dopo un anno dall’affermazione nelle politiche del 2008 portò il suo PDL al 42% nelle europee del 2009, penso a Renzi che dopo aver preso il posto di Letta portò il suo PD al 41% e la storia si ripete oggi con quello che appare l’azionista di maggioranza di questo governo, cioè la Lega di Salvini. Entrato nel governo col 17, rispetto al 30 e passa dei 5 stelle, dopo un anno di esposizione mediatica da padrone assoluto della scena, ribalta le percentuali tra gli azionisti del governo. E’ evidente che siamo ancora in piena luna di miele e l’estinzione di Forza Italia sta facendo il resto generando un travaso di voti in virtù del quale la Lega appare ora come il partito unico del centrodestra, funzione per la quale fu concepito a suo tempo il PDL, ma con caratteri politici e ideologici del tutto diversi. E allo stesso modo, credo si possa spiegare l’arretramento dei 5 stelle, non apparsi in grado di contrastare tale egemonia e, soprattutto, non apparsi all’altezza del compito per il quale si sono candidati. Quanto al PD, non so se sia più confortante la ripresa in termini percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno o quanto sia invece sconfortante l’ulteriore perdita, in termini di voti assoluti, di elettorato. Certo che quel tentativo di farne un partito “a vocazione maggioritaria” immaginato da Veltroni a suo tempo è ampiamente fallito.
Per quanto riguarda invece la tornata delle amministrative, a Lecce si riconferma il sindaco dimissionario Carlo Salvemini. Con un consenso pari al 51%, la coalizione dei Salvemini e Delli Noci vince inaspettatamente al primo turno, lasciando la coalizione di centrodestra del suo sfidante Erio Congedo al 33%. Complimentoni al neo sindaco, ma con te vorrei analizzare un altro aspetto di questa elezione. Nonostante la Lega a Lecce segua il dato nazionale, risultando il primo partito nella competizione europea con il 22%, lo stesso giorno ma nel voto amministrativo racimola un misero 4%, rappresentando un aspetto determinante nella sconfitta di Congedo. Come ti spieghi questa differenza di fiducia ad uno stesso partito tra le due competizioni?
Guarda, al netto delle valutazioni politiche e personali sui candidati sindaci che ovviamente in questo genere di competizione valgono e valgono molto, i risultati di Lecce città dimostrano in maniera inequivocabile che è impossibile ormai usufruire dell’effetto traino dei partiti nazionali sulle liste candidate alle elezioni comunali. Un po’ perché l’elettorato è maturo e comprende perfettamente che cosa elegge con ogni singola scheda e un po’ perché alle elezioni comunali i partiti tradizionali scontano la concorrenza di una miriade di liste civiche, anche di ispirazione politica molto simile alla propria, che giocoforza parcellizzano il voto e ne riducono la concentrazione. Ma, parcellizzazione a parte, è già successo in altre realtà e non solo nelle ultime competizioni elettorali, che l’orientamento di voto fosse così diverso a causa del giudizio espresso sui singoli candidati. Nel 2008 a Roma, giusto per fare un esempio che ho vissuto direttamente, alle politiche il PD si impose in città con un margine piuttosto netto e alle comunali invece prevalse il voto su Gianni Alemanno all’epoca candidato capace di andare oltre i confini dell’allora centrodestra. Ecco, nelle consultazioni comunali, direi che il candidato sindaco conta e conta sempre di più in un’epoca di personalizzazione molto forte della politica.

Piergiuseppe Colazzo, neo-coordinatore del circolo di
Andare Oltre - Galatina 
Come in molti già sapranno, abbiamo assistito, questa settimana, ad un passaggio di consegne all’interno del circolo cittadino di Andare Oltre. Nell’ultima riunione, cito testualmente il comunicato stampa, “il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis […] ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi”. Immagino che questi anni, che hanno visto la nascita e la maturazione politica del circolo, siano stati ricchi di ricordi importanti e pieni di significato. Vorresti dirci  tre tra i più bei momenti che hai vissuto con la carica da coordinatore?
Dopo tre anni da coordinatore, di cui gli ultimi due vissuti anche con il ruolo istituzionale che ricopro dalla vittoria delle elezioni amministrative del 2017, era inevitabile che arrivasse il momento di passare la mano anche e soprattutto nella consapevolezza che il circolo ormai ha raggiunto un grado di autonomia e di capacità politica che gli garantiranno di proseguire il lavoro fin qui svolto. Piergiuseppe è un ragazzo eccezionale, come lo sono tutti i componenti del circolo e del direttivo, che due anni fa si è misurato con la competizione elettorale e che è rimasto a disposizione del circolo dando sempre il suo prezioso contributo. A lui mi lega una bella amicizia ma devo dire che l’idea di scegliere lui non è venuta a me ma è emersa in modo naturale nel corso dell’ultimo periodo dell’attività del circolo, forse nel momento più difficile. Se infatti dovessi scegliere tre momenti più significativi di questi tre anni, sicuramente sceglierei la notte in cui abbiamo vinto le elezioni del 2017, ma non solo quella notte… sceglierei tutta la campagna elettorale durante la quale questo gruppo ha avuto il suo battesimo del fuoco e si è imposto in città per le sue capacità organizzative, per le sue doti politiche e per l’allegria che lo ha sempre contraddistinto. Poi, andando indietro con la memoria, sceglierei la prima riunione di andare oltre, quella in cui eravamo una decina appena, e che tracciava le linee di azione di tutto il gruppo, quando ancora non si sapeva chi fossero i candidati, quali le coalizioni… era tutto in alto mare ma noi eravamo comunque pronti ad essere della partita. E poi sceglierei un momento in apparente controtendenza: il day after della mia candidatura alle provinciali saltata; in quel momento ho visto tutto il circolo sentire quella sconfitta, che era mia, sulla loro pelle, percepirla come una sconfitta collettiva, di un gruppo, li ho visti incazzati molto più di me e serrare le fila. Perché è facile fare squadra sull’onda lunga di una vittoria, il difficile è mantenere il gruppo quando arrivano le battute d’arresto, gli sgambetti e le scorrettezze. E questo è un gruppo che ha saputo andare oltre le vittorie e le sconfitte. Ragionando sempre da gruppo. Ed è la soddisfazione più bella.
Cosa ti aspetti per il futuro di Andare Oltre – Galatina?
Con i presupposti di cui abbiamo parlato fino ad ora, ci sono tutte le condizioni per continuare ad essere protagonisti anche nel futuro. Sicuramente in questi prossimi anni di amministrazione, durante i quali dovremo massimizzare gli sforzi fin qui compiuti e portare a casa risultati adeguati al lavoro. E il circolo dovrà essere il grado di supportare l’amministrazione con un ruolo politico, che sia di comunicazione dei risultati ma non solo: serve continuare ad immaginare la città in divenire, adeguare i programmi alle esigenze, proseguire in quel dialogo con tutti i nostri elettori e con tutti quelli che non ci hanno votato ma che guardano a noi con interesse. E anche con chi ci guarda criticandoci a prescindere solo perché siamo noi. Con tutta la città il dialogo dovrà essere aperto, costante e franco. E il nostro circolo inoltre dovrà essere centrale nel ragionamento che si aprirà subito dopo l’estate e che ci porterà dritti alle elezioni regionali facendosi promotore di una stagione di orgoglio galatinese che permetta alla nostra città di andare oltre il passaggio al livello ed esprimere finalmente suoi uomini (o donne) nelle istituzioni sovracomunali. Sarà una stagione bella e difficile ma sono sicuro che il “mio” circolo si farà trovare pronto.
Edoardo Mauro

Per leggere la prima intervista a Pierantonio De Matteis clicca qui


mercoledì 12 giugno 2019

Comunicato stampa. Eletto il nuovo coordinatore del circolo di Andare Oltre a Galatina

A due anni dalla competizione elettorale che ha portato alla nascita dell’amministrazione di Marcello Amante e che ha determinato l’ingresso di Andare Oltre a Palazzo Orsini, il circolo cittadino fa il punto della situazione e traccia un primo bilancio. Lo fa al suo interno, tra i suoi esponenti istituzionali e il suo direttivo, e lo farà subito dopo attraverso momenti di condivisione dei risultati ottenuti in questa prima parte dell’impegno alla guida della Città insieme al sindaco e a tutti gli altri movimenti della maggioranza. In occasione di questo incontro, il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis (eletto all’unanimità nel corso dell’ultimo congresso tenuto circa un anno fa) ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi.
“I mesi che ci attendono – ha dichiarato De Matteis – saranno pieni di impegni amministrativi per i tanti progetti in cantiere che stiamo seguendo e che serviranno a proseguire sulla strada del cambiamento intrapreso quel 11 giugno 2017. Mi preme ringraziare tutti coloro che in questi due anni mi sono stati accanto e che non solo hanno supportato la nostra azione amministrativa ma hanno dato vita ad un circolo autonomo e attivo. Sono certo che il gruppo dirigente che da qui in avanti guiderà il circolo sarà all’altezza delle sfide che l’attende e metto a loro disposizione la mia personale esperienza e il mio ruolo istituzionale”.
L’imminente cambio al vertice del movimento cittadino è anche occasione per il presidente provinciale di Andare Oltre Pippi Mellone per esprimere la sua personale opinione sull’operato del circolo in questi ultimi tre anni, da quando cioè è nato nel 2016. “Andare Oltre si conferma un gruppo compatto, coeso e propositivo. Oggi il circolo è tra i più attivi della provincia con una propria specifica e autonoma identità frutto di una costante elaborazione politica e culturale. Sono certo che questa nuova fase valorizzerà il lavoro fin qui svolto nella consapevolezza che lo stesso De Matteis, seppur non più da coordinatore, continuerà a ricoprire quell’imprescindibile e per me unica guida politica che ha finora rappresentato.”
Il direttivo ha, quindi, ritenuto di nominare quale coordinatore cittadino Piergiuseppe Colazzo, già candidato nella lista di Andare Oltre nel corso delle consultazioni elettorali di due anni fa e ha, inoltre, manifestato la volontà di proseguire nell’impegno al fianco del sindaco Marcello Amante e della maggioranza che lo sostiene. “E’ per me motivo di orgoglio e stimolo incredibile assumere il ruolo di coordinatore di un gruppo fantastico. In ogni caso è mia intenzione esercitarlo insieme a tutto il direttivo, a cui rinnovo la stima e la fiducia, certo che proseguiremo nel percorso fin qui tracciato per la crescita del movimento e per il bene dell’Amministrazione e della Città tutta” ha dichiarato il neo coordinatore.
Galatina, 11 giugno 2019

mercoledì 22 maggio 2019

Dialogo sulle elezioni europee: intervista al coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis

Siamo ormai agli sgoccioli di questa campagna elettorale per le europee e il voto di domenica è sempre più vicino. Per questo motivo, il "direttore" del blog Edoardo Mauro ha deciso di intervistare il nostro coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis per provare ad avere un quadro più chiaro della faccenda. In una piacevole chiacchierata, sono stati affrontati alcuni degli argomenti che hanno animato il dibattito politico in questi mesi, attraverso alcune riflessioni ed opinioni sull'attuale situazione. Buona Lettura!

Domenica si voterà per le elezioni europee e sembra che, qualche comitato a parte, a Galatina non si respiri minimamente l’aria da competizione elettorale. Cosa pesa secondo te in questa apatia generale? La mancanza di un candidato locale, la distanza percepita con le istituzioni europee o si tratta semplicemente dell’ennesima campagna elettorale che si gioca in tv e sui social?
E’ innegabile che la temperatura elettorale in città sia molto bassa. Qualche comitato, peraltro spesso deserto, qualche incontro pubblico, nessun dibattito sulla stampa e, ad esclusione del nostro blog (il mese scorso sono stati pubblicati sul nostro blog online alcuni articoli che trattavano il tema dell'Europa in vista delle elezioni https://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/04/cio-che-conta-in-europa-sono-i-contenuti.html ndr), nessun’altra testata online ha affrontato l’argomento. Sembra proprio come se di queste elezioni non importi a nessuno. Credo piuttosto che siano gli attori in campo (candidati e “portatoti d’acqua” per intenderci) che stiano peccando di visione. Stanno utilizzando queste elezioni a scopi interni, per contarsi tra di loro. Ed invece le elezioni europee rappresentano un passaggio cruciale per il nostro futuro. Si stanno confrontando visioni di Europa, e quindi di futuro, molto diverse tra loro. Bisognerebbe informare su questo e non su “chi sta con chi” ma a pochi giorni dal voto penso sia ormai tardi per aprire il dibattito sui grandi temi.
Se cinque anni fa rappresentava una novità nello scenario politico, oggi (viste anche numerose vicende prima tra tutte la Brexit) l’euroscetticismo conquista definitivamente il dibattito. Ormai la scelta, prima che di schieramento politico, appare dividersi tra chi è con l’Europa e chi non lo è, ponendo effettivamente una grossa fetta di elettorato in un sentimento di distanza se non di ostilità nei confronti dell’Unione Europea. A cosa credi che sia dovuto?
Beh, è inevitabile che la crisi economica abbia fatto la sua parte e la retorica politica di chi, al governo dell’Italia, ha saputo gestirla poco e male ha finito con l’addossare larghe responsabilità alla moneta unica e, quindi, alle istituzioni europee. Come se la presenza di ritardi clamorosi delle nostre istituzioni nazionali e del nostro sistema economico e fiscale possano essere scaricate oltre confine. Indubbiamente essere sottoposti a regole rigide ed uguali per tutti i partener dell’Unione non è stato semplice, specie per un paese come il nostro che aveva inventato la “svalutazione competitiva” della Lira per poter esportare con più facilità, praticando di fatto una sorta di concorrenza sleale. Ma queste sono solo conseguenze di ritardi che l’Italia ha accumulato da decenni. Purtroppo però questa retorica ha prodotto l’illusione che l’Europa fosse un corpo estraneo, che limiti la presunta sovranità nazionale (su cui bisognerà prima o poi discutere seriamente), che imponga regole assurde volute da chissà quale complotto internazionale ostile alla patria… e tante altre cose simili.
Passiamo allora a questo presunto “sovranismo” di cui tanto si parla oggi e che sembra (secondo i vari Salvini e Meloni) l’unica soluzione di ogni problema italiano ed europeo. E’ veramente l’Europa la minaccia e ciò che impedisce l’espressione della nostra sovranità nazionale? Ma se fossimo fuori dall’Europa, o anche più tiepidamente dentro, saremmo maggiormente protagonisti sullo scacchiere internazionale e avremmo dei notevoli vantaggi rispetto ad adesso?
E’ fin troppo evidente che la nostra sovranità nazionale incontra dei limiti nel momento in cui l’Italia decide di aderire ad un organismo sovranazionale, come l’Unione Europea o l’Onu. Il punto è che l’adesione a tali organismi è stata volontaria e che ad oggi essa rappresenta una proiezione su più vasta scala dell’Italia stessa. Mi spiego: sullo scacchiere internazionale fino a pochi decenni fa c’erano gli Usa e l’Urss che si dividevano le sfere d’influenza. I paesi europei, presi singolarmente, non erano in grado di recitare nessun ruolo se non quello di satelliti minori delle due superpotenze. Ecco, l’Unione Europea eleva al rango di superpotenza un continente che dalla fine della seconda guerra mondiale in qua e su entrambi i fronti della cortina di ferro ha recitato il ruolo di satellite. Se è questo ruolo che si vuole recuperare (quello cioè di colonia degli Usa o della nuova Santa Madre Russia, magari attraverso finanziamenti più o meno occulti alle campagne elettorali) la strada del presunto sovranismo è quella giusta. Perché sia chiaro, fuori dall’Europa c’è solo spazio per tornare sotto l’influenza di altri interessi internazionali, magari oltre oceano, ma non c’è possibilità alcuna di porre l’Italia come protagonista della geopolitica internazionale. E bada bene che queste cose l’attuale classe dirigente provinciale di Andare Oltre le diceva e le metteva nero su bianco in alcuni documenti sin dal 2006 quando Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale dal quale proviene gran parte dei vertici attuali di Andare Oltre ndr) tenne proprio a Galatina un seminario provinciale e si confrontò con i grandi temi della politica quali associazionismo, Europa, lavoro, mafia, religione e storia. Sarebbe interessante leggere con gli occhi e l’esperienza di oggi quei documenti per avere la conferma, una volta ancora, di quanto fermento anche culturale ci fosse in quell’esperienza e, perché, per poterci dire addosso con un pizzico di autoesaltazione che… ci avevamo visto giusto.

Ma tutte queste riflessioni in che modo potrebbero tradursi nelle elezioni di domenica 26 Maggio? C’è un partito politico o una lista che secondo te rappresenta questi ragionamenti oppure ci si dovrà affidare (come sempre più spesso capita) a singoli candidati, magari votati soltanto perché territorialmente più vicini?
Trovare una lista elettorale tra quelle che si sono proposte alle elezioni europee che rappresenti tutto ciò è impossibile. E, dopo tutto, proprio per un deficit di rappresentanza politica nazionale è nato un esperimento visionario come quello di Andare Oltre. Non avrebbe avuto senso, in altri termini, creare un contenitore, certamente vicino al civismo ma fortemente caratterizzato da temi e contenuti politici e strutturato come un vero e proprio movimento politico, se ci fosse stato un partito politico nazionale nel quale riconoscersi. E a tutt’oggi io continuo a non vedere chi possa rappresentare le idee e le istanze di Andare Oltre tra i soggetti nazionali. No, direi che il deficit di rappresentanza su scala nazionale continua. Quanto invece al votare candidati territorialmente più vicini, sono convinto che molti elettori ragioneranno in questo modo che poi, francamente, è il modo di ragionare più vicino al sentire civico. Che senso avrebbe continuare a sponsorizzare il proprio territorio o la propria Città e poi permettere a candidati catapultati da fuori di continuare a “pascolare” da noi solo in periodo elettorale?
Mi sembra di capire che il nostro circolo non darà indicazioni di voto…
Sorvolando sul fatto che il concetto stesso di “indicazione di voto” allude a concetti vecchi di “pacchetti di voti” da spostare a seconda dell’esigenza del leader e che questo concetto appartiene ad una visione della politiche rispetto alla quale noi appunto siamo andati oltre… il circolo di Galatina di Andare Oltre non darà nessuna indicazione di voto né per quanto attiene alla lista né tantomeno per quanto attiene alle preferenza sui singoli candidati. Ne abbiamo discusso nel circolo e abbiamo insieme valutato che non sia opportuno né coerente con il nostro percorso politico quello di fare campagna elettorale in terza persona sostenendo contenitori che, come detto, non ci rappresentano. Poi ci sono le scelte individuali, che ovviamente ognuno di noi farà. Ma restano appunto scelte individuali che non possono in nessun modo costituire un orientamento per il nostro circolo.
Non resta quindi che aspettare il responso delle urne e vedere che Europa nascerà da questo voto. E magari commentarlo insieme in un’altra chiacchierata…
Aspetto la tua telefonata.
Edoardo Mauro

giovedì 11 aprile 2019

L'Europa che può cambiare in meglio: basta lavorarci

Continua la nostra rassegna di idee e opinioni sull'Europa in vista delle delle prossime elezioni europee. Oggi Alberto Venuto ci guida tra le grandi opportunità che l'UE ha messo a disposizione, dalla fine del roaming selvaggio fino alle nuove legislazioni in materia ambientale e agroalimentare. Tutela del territorio, delle produzioni, delle persone. Basta solo crederci e lavorarci. (In fondo alla pagina troverete gli altri articoli pubblicati nelle scorse settimane su questo tema)

Unione Europea, questo è uno dei temi principe su cui ai giorni nostri si dividono le opinioni politiche italiane, tra europeisti e antieuropeisti, tra i quali possiamo annoverare i neonazionalisti, identificati oggi come sovranisti. Secondo loro l’UE ci ha privato di sovranità appunto, imponendoci migliaia di regole e normative su tutti i fronti, dall’agroalimentare all’edilizia, dal settore finanziario a quello industriale. Non esiste ad oggi un ambito in cui non sia presente l’UE. La critica sulla mancanza di sovranità si fonde al risentimento per le mancate politiche di solidarietà in materia economica e di immigrazione. Ma questo è un argomento che merita una discussione a parte. Vorrei concentrarmi sulle decisioni dell’UE che hanno cambiato in meglio la nostra vita, una serie di provvedimenti impossibili senza il parlamento di Strasburgo, e di cui spesso ci si dimentica. Pensate alla fine roaming selvaggio: niente più sovrapprezzi per chi viaggia in UE, la tassa occulta per chiamare e usare app di messagistica non esiste più. Il regolamento Gdpr tutela la privacy di tutti i cittadini europei, i nostri dati sensibili sono protetti e chi li riceve si impegna a non usarli per altri fini (pena multe salate e risarcimenti). Si chiama Team (tessera europea di assicurazione sanitaria), altro non è che la cosiddetta tessera sanitaria: ci consente di avere cure gratuite in qualsiasi paese dell’Unione, e si tratta di cure medicalmente necessarie, quindi non solo quelle urgenti. Emergenze ?? Non so chi chiamare ? C’è il numero unico di emergenza europeo, il 112 (esiste dal 2008, ma in Italia è arrivato solo nel 2017): ovunque mi trovo, un solo numero. Il cellulare non prende ? Nessun problema, componendo il 112, ci si aggancia automaticamente alla rete disponibile, qualsiasi essa sia. Iban e company: effettuare pagamenti in euro all’interno dell’area Sepa (essa comprende ben 36 stati sovrani, molti di più dei 28 dell’Unione) è molto più semplice perché iban e bic, dal 2016, valgono come coordinate bancarie in UE e non solo e questo significa pagamenti standardizzati, più veloci meno costosi. Come dimenticare il progetto erasmus: un grande passo verso l’integrazione europea di cui hanno beneficiato 9 milioni di giovani, che con il contributo economico dell’unione europea hanno potuto accrescere il loro bagaglio culturale, le loro conoscenze e attitudini, mettendole a frutto nel loro paese e nel mercato del lavoro una volta finiti gli studi. Il marchio Ce è obbligatorio per la commercializzazione di un’infinità di prodotti all’interno del mercato europeo, esso compare su quasi tutto ciò che usiamo, rendendolo sicuro per la nostra salute e conforme a tutte le norme in materia di progettazione, produzione, smaltimento, ecc.
Un lungo elenco sarebbe quello della legislazione in materia ambientale: senza di essa l’Italia sarebbe rimasta molto indietro, con problemi per l’ambiente e la salute dei cittadini molto più gravi quelli attuali. Basta ricordare le direttive acqua (del 2000) e alluvioni (del 2007), che impongono la pianificazione e la prevenzione in materia di disastri naturali e qualità delle acqua; gli obiettivi sul riciclaggio, le restrizioni sugli scarichi dei depuratori, il pacchetto economia circolare, i limiti sulle emissioni degli edifici e degli autoveicoli (nonostante questo la pianura padana è l’area più inquinata del continente, immaginiamo cosa sarebbe senza le direttive europee). L’elenco sarebbe lunghissimo, ma ricordo solo l’ultimo grande traguardo, la messa al bando della plastica usa e getta a partire dal 2021.
Riusciamo ad immaginare come sarebbe la nostra vita senza tutto ciò ? Questa è la migliore risposta a chi parla senza cognizione di causa di una Italexit come risoluzione di tutti i problemi esistenti nel nostro paese.
Certamente molte normative hanno penalizzato alcuni settori della nostra economia, ad esempio, il settore agroalimentare. Ma quante volte questo è stato reso possibile grazie all’inerzia e all’assenteismo degli europarlamentari italiani ? Un esempio su tutti: nel 2009 la commissione europea diede il via libera alla commercializzazione di vino rosè ottenuto dal mescolamento di vini bianchi e rossi. Un durissimo colpo per il settore vitivinicolo italiano, in barba alle tutte le produzioni IGP, DOC, DOCG e via dicendo. Peccato che pochi svelarono il rovescio della medaglia: la totale assenza di eurodeputati italiani in sede decisionale. Ci vollero sei mesi per far cambiare la decisione (dopo ricorsi, impugnazioni, ecc.): intanto per quel semestre vari produttori europei poterono ingegnarsi in discutibili miscugli. A proposito di assenze: tutti gli schieramenti politici italiani, Lega compresa,  concordano sulla revisione dell’ormai famoso trattato di Dublino sulla redistribuzione dei richiedenti asilo. A giugno 2018 si erano già svolte 22 riunioni sulla riforma del suddetto trattato, e la Lega aveva nominato come relatore il futuro ministro della famiglia Lorenzo Fontana. In quante è stato presente ? Nessuna (sì, nessuna). E’ facile criticare l’unione europea senza neanche provare ad impegnarsi per cambiare le cose, perdendo inoltre molta credibilità. Sappiamo tutti che l’UE non è perfetta e che molte cose andrebbero cambiate, ma il modo migliore per farlo non è sicuramente lamentarsi e gridare allo scandalo a giochi ormai conclusi. Iniziamo a chieder conto sull’operato dei nostri europarlamentari.
Alberto Venuto

Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"
Leggi qui l'articolo di Gabriele Giaccari "Il grande bluff delle elezioni europee"

venerdì 5 aprile 2019

Il grande bluff delle elezioni europee

Continua sul blog di Andare Oltre la rassegna di idee e opinioni sul tema delle elezioni europee! Dopo l'articolo di apertura del nostro "direttore" Edoardo Mauro (per chi volesse rileggerlo, troverete il link alla fine di questa pagina) oggi è il turno di Gabriele Giaccari. Con un'analisi senza peli sulla lingua, Gabriele parla schiettamente e ci presenta un quadro chiaro su quello che, secondo lui, dovremmo aspettarci nel prossimo futuro europeo.

La sede del parlamento europeo a Strasburgo, in Francia
È sempre un piacere scrivere di politica. Anche quando questo significa addentrarsi negli aspri meandri della fantascienza. Perché, quando si cerca di parlare di politica europea, si sfocia nel fantasy più spinto senza però avere la bravura e la grande immaginazione di Martin o senza avere il genio di Tolkien. Infatti, come si può parlare di politica se non c’è nulla di politico in Europa?  C’è davvero chi ancora crede alla favoletta che con il voto degli elettori europei si possono determinare le sorti - politiche e non - di questa Europa? Cosa potrebbe mai cambiare se a “vincere” le prossime elezioni siano i cosidetti “sovranisti” ovvero i “fondamentalisti europeisti” quali PPE o il S&D? Siete davvero convinti che se la coalizione “sovranista” dovesse risultare vincente, il giorno dopo le elezioni i confini nazionali saranno addobbati con muri, fili spinati, frontiere e militari armati? O, al contrario, siete sicuri che se vincessero gli “europeisti ante litteram” l’Europa sarà bellissima e unitissima?

Suvvia, un po’ di realismo!

Finché l’Europa sarà un’accozzaglia indefinita di autonomi Stati sovrani, parlare di Europa unita sarà alquanto inutile.
Ne sono la dimostrazione vari episodi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni: risatina Merkel - Sarkozy alla domanda su Berlusconi; militari schierati da Francia ed Austria sulla frontiera italiana; consegna illegali di immigrati sulla frontiera; protezionismo francese nei confronti di Fincantieri, ecc.
L’unica soluzione possibile, dal mio punto di vista, rimane sempre quella degli Stati Uniti d’Europa: solo l’unità politica, economica (però quella vera) e di nazionalità può rendere l’Europa davvero unita.
Solo con un vero governo centrale, solo con una vera unità economica e con una sola nazionalità europea si supererebbero (anche forzatamente) tutte le divisioni, le ipocrisie, i contrasti che regnano attualmente in questa Europa. Quanto da me prospettato non è e non sarà, di certo, argomento di discussione in questa campagna elettorale che affronteremo.
Infatti, i macro problemi da superare sarebbero almeno tre: sarebbero disposti, anche gli europeisti più europeisti d’Europa, a rinunciare ai piccoli (o grandi) centri di poteri conquistati nei rispettivi Paesi, ai poderi che garantiscono loro fama ed onori, al vassallaggio dei rispettivi sottoposti per fare dell’Europa una superpotenza mondiale?
USA, Russia e Cina consentirebbero mai questa svolta epocale che potrebbe ridisegnare gli equilibri geo politici mondiali?
Noi italiani, leader nei campanilismi più efferati, saremmo davvero disposti a rinunciare alla nostra appartenenza a piccole comunità per diventare davvero cittadini d’Europa?
In definitiva, il mio disinteresse alle prossime elezioni europee è e sarà totale, convinto che non apporteranno nulla di nuovo e nulla di davvero utile alla nostra Europa.
Gabriele Giaccari


Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"



martedì 2 aprile 2019

Ciò che conta in Europa saranno i contenuti

La ragione per cui esistono spazi come questo blog nasce dall’esigenza di potersi confrontare, attraverso idee e ragionamenti. In un contesto in cui la comunicazione one-way e la politica bombardano con insistenza le nostre vite in un incessante turbinio di input e parole, i più sentono il bisogno di un dibattito che sia costruttivo, attento e pronto all’ascolto. Che non si faccia sopraffare dalla voglia di urlare un protagonismo esasperato e fine a se stesso. C’è l’esigenza di nuovi punti di vista, più diretti, che possano aiutare chi legge a farsi un’idea chiara di ciò che accade intorno. Ecco perché sono e siamo convinti che da queste pagine possa nascere qualcosa di interessante, utile a noi stessi e a tutta la comunità. Vi aspettiamo. Edoardo.

Il tema delle elezioni europee è più acceso che mai. Ed i motivi sono molteplici. In ordine cronologico, dallo scorso week-end assistiamo con preoccupazione all’implosione della vicenda Brexit: dopo il terzo NO del parlamento inglese rifilato a Theresa May lo scorso fine settimana, le possibilità di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea attraverso un no-deal diventano sempre più alte. Una complessa impasse politica e culturale per l’UE, che deve trovare le giuste risposte alle più preoccupate domande dei suoi cittadini.
Altri temi ci pongono degli interrogativi su ciò che sarà l’Europa dopo il mese di Maggio. I problema dei flussi migratori e la loro gestione risulterà determinante nell’inquadrare il nuovo scacchiere politico su cui si muoveranno i Paesi membri. Alcuni paesi del Nord Europa hanno deciso di riunirsi in una nuova lega-anseatica per spingere verso una riforma economica dell’eurozona che prevede un restringimento del Fondo Salva Stati e una maggiore responsabilità dei singoli Stati sulle perdite. Un’altra mossa che porterà lo scontro economico verso una polarizzazione, rappresentando l’ennesimo pretesto per poter dividere e non unire la comunità europea. Non solo dal punto di vista economico ma anche politico visto che verranno alimentate le proteste e le tesi a sostegno del populismo e dell’euroscetticismo.
Parlando dei fatti di casa nostra, pare abbastanza chiaro che sulla campagna elettorale europea di Maggio in molti puntano molto. Matteo Salvini, ad esempio, proverà a confermare la sua ascesa verso la leadership non solo nell’attuale governo ma anche all’interno della coalizione del centrodestra e (perché no), in caso di probabile vittoria di ampie portate su scala nazionale, potrebbe anche candidarsi a giocare un ruolo chiave all’interno del gruppo dei partiti sovranisti. Luigi Di Maio, invece, spera in un riscatto per non perdere ancora terreno dal suo alleato di governo. Lontano dal glorioso e renziano 40% del 2014, il Pd si presenta al confronto elettorale con il nuovo segretario Zingaretti e una nuova direzione politica. I tempi sembrano ancora maturi per potersi aspettare una seria opposizione italiana all’euroscetticismo giallo-verde, sono troppi i conti da saldare per poter sperare in una campagna elettorale del Pd che possa convincere l’elettorato. Ma la prospettiva (vista la grave crisi delle sinistre europee) di ritornare ad essere un grande partito riformista-progressista su scala continentale potrebbe nascere anche da questo confronto. Che non si baserà sui numeri ma sui contenuti proposti. Un piccolo passo per ritornare ai fasti di un tempo.
Visto il fatto che questa campagna elettorale rappresenterà lo scontro finale tra europeisti ed euroscettici, mai come questa volta, le elezioni europee di Maggio saranno uno spartiacque. Tra chi prevede un’Europa delle nazioni e chi vorrà invece un rafforzamento dei controlli da parte di Bruxelles. Tra chi vorrà la rottura con le istituzioni e chi invece vorrebbe continuare a lavorare e credere nel sogno europeo.
Quello che conta, però, sono e saranno i contenuti. Se si cerca una riforma europea che possa finalmente cambiar marcia, inevitabilmente bisognerà passare da idee, progetti e visioni concrete e non astratte. Che non si contraddicano tra loro (il nostro Ministro dell’Interno dovrebbe capire che non si può minacciare di chiudere le frontiere in nome di un interesse nazionale e poi andare a Bruxelles a chiedere una corretta redistribuzione delle quote tra i Paesi dell’Unione.) ma che siano coerenti alla scelta proposta.
Ciò che conta chiedersi è quale sarà il futuro migliore per i cittadini. Gli slogan, le promesse elettorali, lo sguardo agli avanzamenti di carriera politica adesso vengono dopo. Non possiamo permetterci un passo falso in un momento così delicato e dopo le cure post-crisi. Siamo altamente esposti a nuove pericoli e temo che l’isolazionismo o la chiusura non ci condurranno in buone acque.
Abbiamo bisogno di essere forti all’interno come comunità politica per poter agire sulle regole economiche e finanziarie che regolano i mercati. Solo così si potrà davvero cambiare prospettiva verso un nuovo progetto di Europa in una sua composizione federale, che possa prevedere un giusto equilibrio tra necessità nazionali e comunitarie. Nel rispetto e nella tutela finalmente di tutti.
Edoardo Mauro

giovedì 23 agosto 2018

libertà non è analfabetismo

C'è una battaglia dei nostri giorni che non è come le altre. Ci sono dei diritti, tra cui quello alla salute e quello alla tutela dei bambini, che sono inviolabili. Siamo nell'anno del signore 2018 e ascoltiamo da più parti critiche perplessità e dubbi sull'utilizzo dei vaccini. Purtroppo siamo arrivati al punto in cui non si può più fare finta di nulla. Perché queste "tesi" vengono strumentalizzate anche da chi ha un ruolo istituzionale. E dico strumentalizzate perché ho troppa paura a dire condivise.
Auspico la massima libertà. Sempre. Tutti i pensieri  devono essere consentiti. Ognuno può fare della propria vita ciò che preferisce. Anche distruggersela. Ognuno può credere alla teoria delle scie chimiche o dei chip sotto la pelle. Però. C'è un però quanto una casa. La libertà non può essere confusa con la libertà di dire stronzate mettendo in pericolo migliaia di vite umane. Qua non si tratta di scegliere quale sport far fare al proprio bimbo, se mandarlo a canto o a nuoto, se iscriverlo alla Pascoli o alla XXIII. Qua si gioca con la pelle dei bambini. Sì dei bambini tutti. Anche degli altri. E allora la tua libertà di informarti sul "grandecocomero" o su "cosechenessunotidira" finisce dove cominciano i diritti dei bambini di non morire per colpa di un analfabeta funzionale. Perché non conosco altro termine per definire chi mette in dubbio i vaccini se non analfabeta. Non capire che un bambino non vaccinato in una classe di 20/30 bambini è una bomba ad orologeria è da analfabeti. In malafede. Perché un analfabeta umile può migliorare, studiare, informarsi. Non se è in malafede. I vaccini, nel corso degli anni, hanno salvato vite umane, hanno protetto i bambini, hanno permesso di cancellare malattie per cui si moriva o per cui ci si segnava la vita. I vaccini sono la cura e la salvezza, non il male.Il fatto che quattro pazzi, senza alcun fondamento scientifico, dicano che bisogna ripensare il sistema è assolutamente pericoloso e retrogrado. Ma il fatto che alcuni politici, per mera propaganda elettorale, cavalchino questa follia, è assurdo e altrettanto criminale. Serve un movimento di idee e pensiero che fermi questa pazzia. Deve partire dal basso. E arrivare ovunque. Deve essere la battaglia della ragione contro le tenebre. Bene fa tutti i giorni il dott. Burioni a battersi per la nostra libertà e salute. Ma non basta. Serve lo sforzo di tutti. Bisogna capire che si sta giocando una battaglia assurda tra chi vuole tornare indietro di decenni e chi vuole il futuro.
Marco De Matteis

venerdì 27 luglio 2018

sul testamento biologico / approvazione delle DAT a Galatina


Nelle scorse settimane su questo blog abbiamo dato vita ad un dibattito sul testamento biologico e sull'opportunità di adottare anche a Galatina il registro comune delle disposizione anticipate di trattamento. Al dibattito hanno partecipato Cristina Dettù, Gabriele Giaccari e Edoardo Mauro (e in fondo alla pagina troverete i link per accedere ai loro interventi). Successivamente il confronto si è spostato nella maggioranza e, grazie anche al lavoro della consigliera Marcella Cesari, si è giunti all'approvazione della delibera di giunta comunale. Di seguito riportiamo il comunicato dell'ufficio stampa del sindaco dopo l'avvenuta adozione del provvedimento.

Il registro comunale per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) approda anche a Galatina. La legge n.219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31 gennaio 2018 e recante “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità ed all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne laddove lo preveda la legge. Inoltre stabilisce che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, in previsione di una futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte può, attraverso le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, indicando una persona di sua fiducia che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con medici e strutture. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata personalmente presso l’Ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza del disponente che provvede all’annotazione in apposito registro.
Il nostro Comune, riconoscendo l’alto valore sociale delle iniziative volte a garantire la libertà e l’indipendenza dei propri cittadini nelle scelte personali riguardanti diritti fondamentali come quelli trattati, ha provveduto con la delibera n.163 del 2018 a istituire un apposito registro per l’annotazione e la raccolta delle DAT presso l’Ufficio di Stato Civile dei Servizi Demografici e Statistici per l’attuazione delle finalità perseguite dalla legge. “L’istituzione del registro per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento – dice il Sindaco Marcello Amante - rappresenta un punto importante per noi e per questo la nostra azione amministrativa è voluta andare nella direzione della tutela delle libertà individuali. Il legislatore ha colmato un grosso vuoto con la legge n. 219 e ha dato a noi la possibilità di metterci in linea con quelle che sono le volontà della gente.”

L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico.
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico.
L'intervento di Edoardo Mauro sul testamento biologico.

sabato 5 maggio 2018

Tiocfaidh ár lá

Robert Gerard Sands, detto Bobby e' stato politico 
ed attivista nordirlandese. Mori' in carcere il 
5 Maggio 1981 a seguito di uno sciopero
della fame contro il duro regime carcerario a cui
erano sottoposti i detenuti repubblicani
Nel giorno del sacrificio di Bobby Sands (5 maggio 1981) morto durante uno sciopero della fame iniziato per sensibilizzare il mondo intero nei confronti delle condizioni nelle quali vivevano i detenuti repubblicani voglio ricordarlo con la recensione di un bellissimo libro, scritto dalla giornalista Silvia Calamati, che parla di Bobby ma anche, soprattutto, delle donne vicine alla sua causa, quella della indipendenza dell'Irlanda del Nord dal giogo britannico.
Chi era Bobby Sands? Chi erano i suoi amici e i suoi sostenitori? Cosa ne sanno gli occidentali di quello che è accaduto nell'Irlanda del Nord occupata dagli inglesi?
Queste sono solamente alcune delle domande, complessissime, alle quali Silvia Calamati prova a rispondere nel suo libro "Le compagne di Bobby Sands" edito da Castelvecchi nel 2011. Devo ammetterlo, quando ho iniziato a leggere questo libro conoscevo a fondo la storia di Bobby Sands e del suo sacrificio, e le condizioni in cui erano costretti a vivere i repubblicani nel loro stesso paese.
Ero a conoscenza del fatto che le versioni ufficiali erano molto diverse da ciò che in realtà succedeva in quei territori, e anzi molto spesso i media per fare prima tacevano, senza rischiare di compromettersi agli occhi del colosso britannico.
Ciò che non conoscevo, e ciò che il libro mi regala, sta in tutta una serie di storie parallele a quella di Bobby. Storie fatte di disperazione, di povertà, di paura. Storie di donne che sono costrette a difendersi a mani nude per strada, che aspettano da un momento all'altro la notizia dell'arresto o dell'omicidio del proprio figlio, che salutano i propri cari quando escono di casa per andare a scuola o al lavoro e sanno che quella potrebbe essere l'ultima volta.
Bobby rappresenta un simbolo per l'Irlanda del Nord, rappresenta il simbolo di chi non si piega, di chi non abbassa la testa e di chi lotta per i propri diritti. Ma rappresenta anche il simbolo della conoscenza; grazie a lui infatti tantissimi giovani e non giovani hanno potuto conoscere (anche se in maniera marginale) quello che stava accadendo in quei territori. Probabilmente senza di lui l'Irlanda del Nord sarebbe rimasta una terra non meglio identificata sulla cartina.
Quello che l'autrice fa, in questo libro, è un'ossessiva ricerca di materiale, testimonianze, documenti, tutti con il preciso scopo di fare luce su quanto accaduto in quegli anni. Non starò qui a elencarvi i particolari delle storie anche perché alcuni sono davvero di una crudezza spregevole, ma vi racconterò piuttosto del messaggio che lancia questo libro. Nelle interviste alle donne ascoltate dalla giornalista raramente c'è voglia di vendetta. Prevale piuttosto la voglia di pace, di futuro e di speranza. Anche chi ha perso il figlio o il marito o tutta la famiglia non è armata da quell'odio per cui la morte chiama morte. Quest'opera rappresenta tutta la dignità di un popolo che, per ragioni storico-politiche, si è trovato con una dominazione quasi coloniale, in un tempo in cui la maggior parte delle colonie sono crollate, a vivere in condizioni di guerriglia giornaliera, in un periodo di relativa pace, sotto il controllo in stile big-brother di un esercito militare spietato a crudele.
La voglia di libertà di un popolo che cozza contro gli interessi, enormi, economici, militari e geo-politici. Le compagne di Bobby Sands sono tutte quelle signore che hanno vissuto in prima linea questa guerra impari, che hanno difeso fino alla morte i propri figli, che sono finite anch'esse in galera con l'accusa di terrorismo sol perché non si piegavano al volere britannico, che hanno accompagnato fino alla fine i propri uomini con la speranza di conquistare un giorno la libertà. Il libro è pieno di interviste e testimonianze di donne che si sono dovute rassegnare all'idea che il proprio figlio o marito un giorno non sarebbe più tornato o nella migliore delle ipotesi sarebbe stato arrestato. E' pieno di storie in cui si evince come la falsità fosse diventata la strada maestra attraverso cui le accuse nei confronti dei repubblicani prendevano corpo e diventavano l'unica verità assoluta. Tutto ciò a discapito, ovviamente della verità. Ragazzi privati della libertà e condotti in carcere con accuse false, manomesse, grazie a depistaggi e a giudici corrotti.
L'Irlanda del Nord rappresentava per i repubblicani il più grande incubo che potesse vivere un popolo. Nel libro sono raccolte tantissime testimonianze che ci parlano di quest'incubo e che ci aprono gli occhi su come realmente sono andate le cose. Questa lettura mi lascia una sensazione di impotenza accompagnata da un disgusto per come i mass-media agiscano anche in un'epoca dominata, a parole, da democrazia e da sistemi tecnologici che permetterebbero la massima conoscenza degli eventi.
Marco De Matteis

giovedì 26 aprile 2018

sul testamento biologico/3

Continua il dibattito sul testamento biologico sul nostro blog. Ad intervenire è Edoardo Mauro.

"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude"

Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche […] Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.” Dopo più di dieci anni da questa lettera di Piergiorgio Welby indirizzata al presidente Giorgio Napolitano e dopo i casi mediaticamente impattanti sulle nostre quotidianità di Eluana Englaro e Dj Fabo, la discussione culturale, sociale e politica sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico ha trovato come riposta il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva al Senato, con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, la legge sul biotestamento (legge 22 dicembre n.219 entrata ufficialmente in vigore il 31 gennaio 2018).
Sono cresciuto secondo educazione cattolica e con coscienza ho accettato, nel corso degli anni, i precetti e la parola di Dio. Allo stesso tempo coltivo uno spirito liberale, sono uno strenuo sostenitore della pluralità intellettuale e della capacità che in ognuno di noi autodeterminarsi per rendere la vita un posto meraviglioso in cui sentirsi e sentire.
Da questo connubio in cui oggi mi trovo, affronto il tema dell’eutanasia e del biotestamento con grande travaglio interiore e grande paura. Come posso augurare il buio della morte, io che ho accettato la Parola di Luce? Come posso accettare imposizioni terapeutiche, io che difendo l’inviolabile libertà della vita?
Il bivio in cui mi trovo è drammatico e la paura di esprimersi è forte. Inoltre, non mi sento di giudicare delle situazioni in cui, per fortuna o grazie a Dio, non mi sono mai trovato. Scegliere nell'unica scelta senza ritorno, pieni di incertezze e paure e nella consapevolezza di solcare mari e dinamiche molto più grandi di noi. Invidio anche io, come il mio amico Gabriele, “coloro che sono convinti che “i tubi vadano staccati” come invidio chi difende il bene vita fino all'ultimo naturale anelito.”
Io, però, posso avere dubbi. Lo Stato no. Uno Stato democratico, di diritto e libero deve consentire ad ogni individuo di tutelare e affermare la propria dignità all'interno delle proprie istituzioni. Uno Stato deve anteporre ad ogni qualsiasi elucubrazione intellettuale, politica e culturale la possibilità di sentirsi liberi all'interno del proprio corpo.
Ma sono contrario alla mercificazione politica che è stata fatta su questo tema. L’approvazione della legge in fretta e furia a fine legislatura, le numerose perplessità sorte in seno ad un testo di legge non impeccabile (molti dubbi in merito ai medici obiettori e alla presunta discriminazione dei minori e degli incapaci di intendere e volere) mi porta pensare che questa legge sia stata voluta anche se non pienamente ponderata ed analizzata. Una legge con funzione elettorale, anche se poi rivelata inutile ai fini delle politiche del 4 Marzo visto il risultato del Pd.
Si trattava di un’occasione per rendere questo Paese più civile ed eticamente all'avanguardia e per questo sarebbe stato bello vedere l’esigenza politica a disposizione di quella degli altri. Andrà meglio la prossima volta.
Edoardo Mauro


L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico