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giovedì 27 agosto 2020

Rassegna stampa \ De Matteis replica ad una lettera pubblicata su Il Sedile

 Il 23 agosto 2020, il giornale online galatinese Il Sedile pubblicava una lettera aperta e firmata (immaginiamo da un nome immaginario) con la quale si "ringraziava" ironicamente Andare Oltre di Galatina per aver dimostrato al mondo che "non esistono più politici con la P maiuscola" e desumeva ciò dal fatto che il nostro circolo avesse scelto di sostenere Michele Emiliano alla carica di presidente della Regione Puglia. A conferma del "tradimento" della storia che il nostro gruppo rappresentava (per chi?), venivano allegati due link alla lettera: un primo link era al curriculum del consigliere comunale di riferimento del gruppo, Pierantonio De Matteis, e un secondo link era invece ad un articolo di diversi anni fa, giorno dell'elezione a presidente provinciale di Azione Giovani di Emanuele Ciarfera con le dichiarazioni dello stesso che tra gli altri ringraziava lo stesso De Matteis, insieme a Pippi Mellone, Francesco Zuccaro, Massimo Fragola e Cristian Filieri a dimostrazione (crediamo) di evidenziare un passato tradito). Qui il post: https://www.ilsedile.it/direttore-posso-ringraziare-pubblicamente-andare-oltre-di-galatina/

Pubblichiamo di seguito la risposta di Pierantonio De Matteis apparsa su Il Sedile il giorno seguente (24 agosto 2020). Fonte: https://www.ilsedile.it/pierantonio-de-matteis-replica-alle-considerazioni-del-sig-renato-su-andare-oltre-galatina/


Gentile direttore,

le scrivo in merito alla lettera del signor Renato Vo. (immagino sia un nome d’arte ma non dubito sulla veridicità della sua identità altrimenti lei non lo avrebbe mai ospitato sulle sue pagine) e in merito alla cortesia che mi ha fatto condividendo il link al mio curriculum “politico” pubblicato sulla pagina del Comune di Galatina.

Andiamo con ordine.

Il suo lettore lamenta che non esistano più politici con la P maiuscola e lo desume dal fatto che il gruppo politico che ho contribuito a fondare a Galatina, pur con chiare origini a Destra, viri e voti Emiliano come Presidente della Regione Puglia. Non so se essere sconcertato o lusingato da tanta considerazione al punto che un nostro comportamento politico sia determinante nel far capire al suo lettore che “non esistono più politici con la P maiuscola”. Ma ne prendo atto.

Il suo lettore cita Paolo Di Nella. E immagino sappia chi era quel ragazzo del Fronte della Gioventù di Roma che fu ucciso mentre affiggeva manifesti per istituire nel suo quartiere un parco verde pubblico. E immagino sappia che il circolo di Azione Giovani (organizzazione giovanile di Alleanza Nazione di cui sono stato il presidente per diversi anni) era intitolato proprio a lui e al suo sacrificio. Non capisco cosa c'entri, però, Paolo e il suo sacrificio e il nostro circolo a lui intitolato con la scelta di appoggiare Emiliano.

Provo a fare un ragionamento politico sperando di riuscire ad essere abbastanza chiaro.

Andare Oltre Galatina, come tutti coloro che fanno politica, non può saltare le elezioni. Ha invece bisogno di pesare la propria azione politica, e nel nostro caso anche amministrativa, col consenso della propria gente, del proprio elettorato. Ha bisogno in ultima istanza di capire, attraverso il voto, se chi ci ha dato fiducia è contento del nostro operato, se c’è qualcosa da cambiare, se c’è qualcosa da approfondire. Un atto di responsabilità, quindi. Sarebbe stato fin troppo facile restare alla finestra a guardare. Ma non siamo fatti in questo modo. Cerchiamo il dialogo col nostro elettorato, anche se da questo potrà derivare qualche “tirata di orecchie” ma sono certo che anche questo servirà a crescere. E cerchiamo il dialogo con una nostra espressione diretta: Sara Musardo, vice coordinatrice del circolo, ragazza che è con noi sin dalla costituzione del nostro gruppo nel 2016 e che ci è stata a fianco anche nelle elezioni comunali. Ragion per cui, la presunta “esterofilia” di un gruppo che si candidato in prima persona francamente non la capisco.

Inoltre, e forse è questo il punto, Andare Oltre Galatina sostiene Michele Emiliano. E forse questo è il centro dello “scandalo politico”. Ma a ben vedere non c’è nessuno scandalo. Chi segue l’attività politica del nostro gruppo sa perfettamente che siamo lontanissimi da quella “moda” politica del sovranismo rappresentata da Lega e Fratelli d’Italia. Un centrodestra rappresentato da loro non ci appartiene ed è quanto di più politicamente lontano possa esistere dal nostro modo di intendere la politica: il razzismo latente che trapela dalle loro posizioni politiche unito al “lisciare il pelo alla bestia” (la voglia di assecondare ogni istinto più basso dell’elettorato pur di lucrarne consenso) e a mille altre posizioni politiche inaccettabili per chi ha la nostra storia (penso su tutte all’antieuropeismo di tale sedicente destra quando i ragazzi del Fronte della Gioventù invece – e se il sig. Renato Vo. ha buona memoria dovrebbe ricordarlo visto che dice di averlo frequentato – andavano in piazza al grido di “Europa, Nazione, Rivoluzione”)… sono tutti argomenti politici che ci fanno essere lontani anni luce da quei partiti e dal loro candidato presidente.

In ultimo, l’attenzione che il nostro circolo riserva alla costituenda associazione Buona Destra, di cui Filippo Rossi è artefice insieme a tanti amici e che non esita a dialogare anche a sinistra pur di sconfiggere politicamente la “destra cattiva”… beh, tutto ciò fa sì che la collocazione politica del nostro gruppo sia da tutt’altra parte rispetto a chi guarda alla nostra storia recente in maniera acritica e crede che tra Rauti (giusto per citare l’autore dello slogan “andare oltre”) e Salvini vi sia una linea di continuità.

Volutamente non ho citato i finanziamenti presi da questa amministrazione per motivare il nostro sostegno ad Emiliano. Avrei potuto parlare dei due milioni di euro per la Community Library (i cui lavori sono in corso e che stravolgeranno la nostra biblioteca comunale) giusto per fare un esempio che è passato dalle nostre deleghe. Non lo faccio perché sono sicuro che la possibilità di attrarre finanziamenti sia conseguenziale alla capacità di programmazione che ogni amministrazione riesce a mettere in campo e non alla vicinanza politica con questo o quell’esponente alla Regione o al Governo. Concetto politico rispetto al quale bisognerebbe davvero “andare oltre”.

In ultimo, nella mail le allego anche il mio numero di telefono. Può fornirlo al signor Renato Vo. e sarò lieto di conoscerlo personalmente per proseguire di persona, anche in sua presenza, il ragionamento che qui ho solo potuto abbozzare. Intanto la ringrazio per lo spazio e l’attenzione dedicatami.

Pierantonio De Matteis

Allego i link ad alcuni interventi apparsi sul nostro blog in merito alla posizione del nostro circolo rispetto alle ultime elezioni europee che potrebbero essere attinenti rispetto all’argomento trattato:

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/05/dialogo-sulle-elezioni-europee.html (prima del voto)

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/06/europa-lecce-galatina-quatto.html (dopo il voto)


mercoledì 12 giugno 2019

Comunicato stampa. Eletto il nuovo coordinatore del circolo di Andare Oltre a Galatina

A due anni dalla competizione elettorale che ha portato alla nascita dell’amministrazione di Marcello Amante e che ha determinato l’ingresso di Andare Oltre a Palazzo Orsini, il circolo cittadino fa il punto della situazione e traccia un primo bilancio. Lo fa al suo interno, tra i suoi esponenti istituzionali e il suo direttivo, e lo farà subito dopo attraverso momenti di condivisione dei risultati ottenuti in questa prima parte dell’impegno alla guida della Città insieme al sindaco e a tutti gli altri movimenti della maggioranza. In occasione di questo incontro, il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis (eletto all’unanimità nel corso dell’ultimo congresso tenuto circa un anno fa) ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi.
“I mesi che ci attendono – ha dichiarato De Matteis – saranno pieni di impegni amministrativi per i tanti progetti in cantiere che stiamo seguendo e che serviranno a proseguire sulla strada del cambiamento intrapreso quel 11 giugno 2017. Mi preme ringraziare tutti coloro che in questi due anni mi sono stati accanto e che non solo hanno supportato la nostra azione amministrativa ma hanno dato vita ad un circolo autonomo e attivo. Sono certo che il gruppo dirigente che da qui in avanti guiderà il circolo sarà all’altezza delle sfide che l’attende e metto a loro disposizione la mia personale esperienza e il mio ruolo istituzionale”.
L’imminente cambio al vertice del movimento cittadino è anche occasione per il presidente provinciale di Andare Oltre Pippi Mellone per esprimere la sua personale opinione sull’operato del circolo in questi ultimi tre anni, da quando cioè è nato nel 2016. “Andare Oltre si conferma un gruppo compatto, coeso e propositivo. Oggi il circolo è tra i più attivi della provincia con una propria specifica e autonoma identità frutto di una costante elaborazione politica e culturale. Sono certo che questa nuova fase valorizzerà il lavoro fin qui svolto nella consapevolezza che lo stesso De Matteis, seppur non più da coordinatore, continuerà a ricoprire quell’imprescindibile e per me unica guida politica che ha finora rappresentato.”
Il direttivo ha, quindi, ritenuto di nominare quale coordinatore cittadino Piergiuseppe Colazzo, già candidato nella lista di Andare Oltre nel corso delle consultazioni elettorali di due anni fa e ha, inoltre, manifestato la volontà di proseguire nell’impegno al fianco del sindaco Marcello Amante e della maggioranza che lo sostiene. “E’ per me motivo di orgoglio e stimolo incredibile assumere il ruolo di coordinatore di un gruppo fantastico. In ogni caso è mia intenzione esercitarlo insieme a tutto il direttivo, a cui rinnovo la stima e la fiducia, certo che proseguiremo nel percorso fin qui tracciato per la crescita del movimento e per il bene dell’Amministrazione e della Città tutta” ha dichiarato il neo coordinatore.
Galatina, 11 giugno 2019

giovedì 22 giugno 2017

la differenza tra noi e loro sta anche nei dettagli



Santini, volantini, facsimili. Ma quanta carta avete riciclato in questo mese di campagna elettorale?
Fortunatamente, secondo il parere di molti, siamo al rush finale. Domenica, sarete chiamati a decidere tra noi e loro, tra chi dice di fare squadra e chi non ha bisogno di sottolineare questo aspetto del tutto normale.

Non intendo parlare di contenuti, di programmi. Piuttosto, voglio soffermarmi su un particolare che a qualcuno di voi sarà sfuggito. Prendete il facsimile dell’una e dell’altra parte che avete ricevuto nelle vostre case: non notate nulla di differente?
Partiamo dal nostro: sul fronte del volantino, troverete i dieci volti che comporranno il prossimo consiglio comunale; dieci nomi che rappresentano un’idea, un progetto lungimirante; dieci facce che vengono racchiuse in una sola parola: rinnovamento. Al centro, noterete l’immagine del nostro candidato sindaco: non un capo, ma una sintesi di tutto il consiglio comunale.
Marcello Amante per noi è il leader di questo splendido gruppo: non intendiamo metterci a sua disposizione, ma vogliamo essere al suo fianco e contribuire al cambiamento dell’immagine galatinese.
Non abbiamo bisogno di proclami, ma vogliamo dimostrare la nostra freschezza, che equivale a competenza e serietà. Siamo certi di essere all’altezza del compito che ci spetta, qualora domenica doveste darci la vostra fiducia.

Analizziamo l’altra parte della barricata, ovvero coloro scelgono di non pubblicare la possibile maggioranza, ma optano di mettere il faccione del loro candidato sindaco. Sarebbe il caso di soffermarsi su questo dettaglio, forse banale, ma quanto mai significativo. Nei suoi post sui social, nelle sue dichiarazioni, Giampiero De Pascalis sente l’estremo bisogno di dichiarare: “Noi facciamo squadra”. Sente la necessità di ripetere questo concetto, magari per convincersi di un qualcosa che non può avere. L’esempio lampante? Il suo facsimile. Lui decide di nascondere i suoi consiglieri, forse per la sola vergogna di mostrare al popolo galatinese volti vecchi, che ieri gettavano fango ed ingiurie inaccettabili l’uno sull’altra, ed oggi si applaudono a vicenda. Sono le stesse persone che hanno contribuito al disfacimento e al degrado di Galatina. Quei dieci volti, che potrebbero rappresentare la maggioranza di De Pascalis in consiglio comunale, sono dei cani sciolti, pronti a tradire il proprio capo non appena se ne presenta l’occasione.
Il buon Giampiero è una persona sola al comando. Un uomo con dei sudditi a sua disposizione. Un uomo che non ha la giusta credibilità per governare questa Città, soprattutto se al primo turno ottiene meno voti delle sue liste.

La differenza tra noi e loro sta anche negli aspetti più banali, nella scelta della comunicazione.
La differenza tra noi e loro sta nell’essere squadra concretamente e non solo a parole.

Se volete, se vogliamo Andare Oltre insieme, non è possibile trascurare i dettagli. 

martedì 20 giugno 2017

io non ho paura

Le notizie scorrono sullo schermo dell’IPhone attraverso la punta dell’indice, mentre aspetto che il caffè si raffreddi. Leggo di Leoluca Orlando sindaco per la quinta volta a Palermo. Leggo del ritorno di Berlusconi in tandem con la Lega Nord. Leggo di Prodi che potrebbe riaccendere i motori per guidare una sinistra persa e disillusa. Indirizzo lo sguardo verso il calendario. No, non siamo nel 1994. È sicuramente il 2017.
We are back to the future dear Marty McFly. L’aria che si respira ha lo stesso odore di quelle cassapanche che lasci in soffitta, in balia delle tarme e di un ricordo che sfuma fino a quando non le ritrovi. Nei nostri comuni, il quotidiano più vicino a noi, riapriamo e acclamiamo questi mausolei di una memoria che faremmo bene a dimenticare.
Ed è chiara l’inquietudine che scuote febbrilmente questa tornata elettorale. Perché sta accedendo tutto ciò? Perché ci stiamo facendo condizionare da questa insensata nostalgia canaglia? Perché riportare l’orologio indietro negli anni, per riprendere un passato di cui ricordiamo più gli aspetti negativi che quelli postivi? Perché continuare a sperare in una politica che fino ad ora è stata intrisa di scandali e conflitti d’interesse?
La risposta risiede in un’inconfessabile paura. Quella fottuta paura che abbiamo avuto dopo esserci svegliati ed aver visto le nostre realtà disastrate, stuprate nelle loro più limpide sicurezze. Senza lavoro, senza futuro, senza prospettive. E troppo spesso, ci siamo rivolti a chi elargisce false soluzioni, a chi svende indulgenze per colpe non nostre, a chi spera di cibarsi delle incertezze per accrescere i propri interessi.
Anche noi, lillipuziani del leccese, abbiamo avvertito negli ultimi mesi il fiato sul collo di questo scenario alquanto allarmante. Nemmeno noi siamo esenti da questa angoscia esistenziale. Abbiamo vissuto una campagna elettorale sull’onda della paura, in una situazione di pre-dissesto finanziario. Le promesse di risanamento (fattibili o meno non ha importanza) hanno sorretto i fili del teatrino per la corsa a Palazzo Orsini. Anche qui i soliti venditori di fumo hanno tentato invano di ritornare a venderci le loro bugie. Per fortuna non ci sono riusciti, perché il risultato dell’11 Giugno parla chiaro, dimostrando che qualcosa in questo nostro profondo sud si sta muovendo. Qualcosa sta cambiando. Dopo aver bloccato al primo turno quattro pretendenti alla poltrona di sindaco, la scelta oggi a Galatina viaggia su due binari, su due antitetiche visioni che oramai trascendono il politico e l’amministrativo.
La prima è ancorata ad un passato ricolmo di ombre, di castelli di carte che sono sul punto di venir giù, di un fare che guarda al risultato e non al progetto, di un insieme di numeri e non di nomi. Che ricerca il suo modus nella calunnia e nella becera provocazione. Che ritrova nel vecchio, sotto le mentite spoglie della trasversalità, l’inciucio e le promesse incatenanti, le benedizioni dall’alto e i vincoli di partito.
La seconda, la nostra, guarda ad una classe dirigente che con responsabilità decide di mettersi a disposizione, che trova la sua forza nel gruppo e non nel singolo, che vede in Marcello Amante non un capo ma un leader. Che crede fermamente di poter risvegliare Galatina dal torpore che da troppo tempo persiste, nella consapevolezza di ciò che sarà necessario fare. Una classe dirigente che si sente protagonista di quel cambiamento che ci ricondurrà a credere in noi stessi, nelle nostre peculiarità, nella nostra bellezza.
Il 25 Giugno ci chiederanno se vogliamo continuare a subire la paura, nel grigiore di un vittimismo che sono stanco di sentire, oppure se invece vogliamo iniziare a combattere, facendoci strada nella follia di un’idea, sotto la guida di chi avrà il coraggio di farlo. Insieme.
Edoardo Mauro

giovedì 1 giugno 2017

la nostra partita

Non ho mai votato alle primarie del Pd, fermo restando che comprendo le motivazioni di chi, non avendo vincoli di partito nazionale, ha sostenuto, senza alcun secondo fine, candidati che, pur nella diversità ideologica, si sono spesi per il bene di un territorio. Non avrei mai votato alle primarie del Pd e non avrei mai votato Emiliano se fossi stato Pippi. Ma non sono Pippi. E il bello è proprio questo. Noi con Nardò abbiamo un rapporto fraterno, di militanza, di stima, di sostegno, ma non siano subalterni. Noi a Nardò abbiamo trascorso ogni singola serata durante l’ultima campagna elettorale svoltasi un anno fa, come se fosse la nostra, impegnandoci come stiamo facendo tutti i giorni con la nostra.
Dicevo, noi non siamo subalterni. Dissentiamo, ci confrontiamo, discutiamo. Su tutto. Pippi ha fatto un percorso importante. Che lo ha portato, un anno fa, appunto, a vincere le elezioni amministrative nella sua Nardò, contro sia la destra che la sinistra al primo turno e contro la destra e la sinistra coalizzate al ballottaggio. Ha deciso, candidandosi a sindaco, di mandare in pensione il vecchio modo di fare politica, di andare oltre i vecchi partiti e ha realizzato l'impresa di battere tutto e tutti. Nonostante questo, manteniamo una meravigliosa autonomia che è la natura stessa del progetto Andare Oltre che ci caratterizza a Lecce, come a Galatina, Galatone, Nardò e ovunque nasca un nostro circolo.
La differenza tra noi e chi, per anni, ha visto imporsi candidature da altri paesi della provincia, divenuti il triste emblema dell'imposizione dall'alto, sta proprio in questo. I percorsi con Nardò sono comuni, ma paralleli. Pippi, in fase di costituzione del nostro progetto, non ha mai detto una sola parola su cosa fare o non fare. Lo ha espresso pubblicamente negli incontri in piazza o nelle sedi e ce lo diceva nelle nostre riunioni. Anzi, scherzando, nella sua sana follia, quella stessa follia che lo ha portato a realizzare la rivoluzione di cui tutti, oggi, parlano e a cui tutti, a parole, si ispirano, aveva suggerito che fosse Pierantonio a candidarsi sindaco di Galatina. Sarebbe stata una battaglia molto divertente, molto ideologica, sulla falsa riga di quella che sta conducendo Roberta Forte che, a livello etico, se la sta giocando egregiamente, ma avrebbe avuto due contro indicazioni forti (al di là del discorso quorum). Sarebbe cresciuto, probabilmente, durante questo tipo di campagna elettorale, solo uno e non tutto il gruppo, come sta avvenendo ora, e questo lo sapevamo e non lo volevamo né potevamo permettere; non avremmo trovato quelle persone, prima ancora che liste civiche, a noi affini con le quali stiamo creando un progetto comune.
Detto questo a Galatina la nostra battaglia è molto difficile. Contro abbiamo due, o forse anche più, corazzate. Nettamente più strutturate di noi. Noi, però, ce ne stiamo accorgendo in questi giorni, abbiamo dalla nostra la credibilità, come ha affermato più volte Marcello. La credibilità di chi può realizzare quello che dice. La credibilità di non fare promesse pompose ma irrealizzabili, la credibilità di stilare un programma scritto da tutti, responsabili di lista, candidati, simpatizzanti, e attuabile dal primo all'ultimo punto. E gli elettori lo sanno. Perché conoscono chi ha già governato e chi no, conoscono quali sono i problemi di Galatina, e chi ha già fallito nel provare a risolverli, ove non ne sia stato la causa stessa del problema.
Gli elettori sono anche delusi e spesso decidono di non andare a votare. È una strada che io ho percorso in qualche occasione. Rendendomi conto, mentre lo facevo, che non serviva a niente. Se non a farti sentire più pulito e sopra le parti. Col tempo capisci però che, forse, avresti dovuto sforzarti per trovare il meno peggio su quella maledetta scheda. Perché se è vero che con un segno sulla scheda non cambi il mondo è anche vero che non votando ottieni l’esatto contrario di ciò che vuoi. Rimani sì pulito, fuori dai giochi di potere e di palazzo, però finisci rinforzando, numeri alla mano, proprio chi quella sfiducia te l’ha messa in testa. Rinforzi le coalizioni che, governando e dando prova di incapacità, ti hanno allontanato dalla politica e dalle scelte che riguardano tutti. Tutti!
Ora la domanda è: “volete non votare?” Ci sta. Per carità. Però non fatelo, se potete. Andate oltre. Fate un altro ragionamento. Andate a guardare le ultime amministrazioni. Individuate dove sono collocati quelli che hanno già governato, facendovi nascere questa sfiducia. Escludete, mentalmente, quelle coalizioni dalla vostra scelta. Andate per esclusione appunto. Rimarranno delle coalizioni che non hanno al loro interno i responsabili dell’attuale situazione di Galatina. Scegliete tra loro, fate come volete, tirate anche a sorte e date la preferenza a una di queste oppure, meglio, affidatevi a quella più credibile.
Marco De Matteis

lunedì 29 maggio 2017

le tre caratteristiche di Marcello Amante

Mi sono soffermato a lungo pensando all'attacco migliore da poter inserire in questo pezzo.
Francamente, non ho avuto idee originali, non sono riuscito ad escogitare un periodo fatto di poetiche frasi, capaci di far commuovere gli animi.
Tutt'al più, sono riuscito a trovare tre aggettivi che possano descrivere Marcello Amante: coraggioso, leale e ruggente. Si, avete letto bene: talvolta, quest’ultima caratteristica non gli si addice, ma se necessario, il nostro candidato sindaco è capace di mostrare gli artigli e reagire alle fandonie degli avversari.
Ecco quindi che urlare, in alcuni casi, non è più simbolo di maleducazione, non è più la miglior difesa per chi è privo di argomenti, ma rappresenta la correttezza di un uomo che non fa uso di leggii per ricordare battute poco piacevoli; un uomo che a detta di altri avrebbe scatenato una polemica social.
Marcello Amante è un uomo vero, che non si vergogna di mostrare tutta l’emozione, racchiusa in quella mano tremante nel mentre sorseggiava un goccio d’acqua.
Marcello Amante è un uomo che non rinnega il suo passato in un partito politico: ne va orgoglioso, proprio perché grazie a quel periodo, privo di incarichi di qualsivoglia genere, ha saputo trarre l’esperienza giusta per intraprendere la strada del Polo civico.
Era il momento di farsi sentire, passando dalla difesa catenaccio al contropiede micidiale, dove la lealtà verso sé stesso, prim'ancora che con gli altri, contava più di ogni altra cosa. Era necessario trasmettere la propria credibilità ai tanti elettori presenti in Piazza; occorreva far capire che il tempo degli onori è finito.
È giunto il momento, in questa campagna elettorale dai toni grotteschi, di mostrare di che pasta è fatto il Polo Civico: una coalizione di donne e uomini nuovi, competenti e con tanta voglia di fare. Ecco perché subentra il coraggio di mettersi in gioco, il coraggio di porre le idee dinanzi al proprio volto, ma anche il coraggio di essere accanto ad un uomo, e non a disposizione; un uomo che intende circondarsi di tutto il gruppo senza perdere nessuno, per riuscire a risollevare questa Città, la nostra casa.
Ecco che, come per l’attacco, ho riflettuto molto anche sulla conclusione da fare.
Ha ragione la maestra Carrozzini: Marcello non è nuovo, né tanto meno ha affermato di esserlo. Il nostro candidato sindaco è un uomo che ha l’esperienza giusta per poter governare Galatina; Marcello Amante è colui che ha fatto un'opposizione costruttiva in consiglio comunale dal 2012 al 2015, nel mentre la maestra Carrozzini insegnava magistralmente inglese ai suoi alunni; Marcello Amante è il garante in grado di concretizzare il programma costruito in sinergia con l'intero gruppo del Polo civico.
Le tre caratteristiche sono cosi spiegate. Coraggioso, leale e ruggente. Vuole prenderci tutti per mano per andare oltre gli ultimi dieci anni fallimentari delle amministrazioni che si sono succedute a Palazzo Orsini.
Urlare talvolta è spiacevole, ma non quando si tratta di mostrare gli artigli.

lunedì 22 maggio 2017

del perché ci sono anch'io (parte prima)

E' vero, aveva ragione mia madre, non mi sarei dovuto candidare questa volta. La quinta candidatura consecutiva al consiglio comunale è davvero troppo. E lo è, non tanto per il fatto che io non sia mai stato eletto, nel 2001 per soli 4 voti e nel 2010 nonostante le 281 preferenze e il sesto posto tra i più votati di Galatina. Non è ammissibile candidarsi per la quinta volta per fare sempre la stessa cosa: dal 2001 ad oggi sono passati 17 anni. Ma a Galatina sembra che nulla sia cambiato. Ci sono ancora perfino io che non avrei dovuto esserci. Ma questa volta ci sono per un motivo diverso: non faccio più la corsa su di me, io questa volta sono lì solo per traghettare la "mia" seconda generazione, un gruppo fantastico di ragazze e ragazzi, senza ex, senza responsabili dello sfacelo attuale, senza padrini e senza padroni. Ci sono perché c'è un gruppo fantastico di ragazze e ragazzi che, ancora non ne comprendo il motivo, mi stanno accanto e sono lì ad aspettare un testimone e lo aspettano dalle mie mani. Questa volta più che mai mi è chiara la missione della campagna elettorale. Nel 2010, come detto, feci il pieno dei voti ma ero solo in un contesto ostile, attorniato da gente con la quale faticavo persino a parlare, figurarsi andare d'accordo. Mi illudevo, che quello fosse il mio posto perché il "partito" quello era. E non aveva senso alcuno. Oggi invece il contesto è diametralmente diverso: un gruppo di ragazzi ai quali cederei tranquillamente il posto e coi quali costruire qualcosa di interessante per Galatina, fuori dal medioevo politico nel quale è ancora imprigionata. Ho l'onore di guidare ancora per qualche tempo, certo non per sempre, questo gruppo e sono tranquillo sul domani. Il domani appartiene a noi ci hanno insegnato. Il domani... un cazzo. Oggi è domani. Chi aspetta il domani perde l'occasione di fare il bene della sua comunità. E già da oggi quella tanto sperata "seconda generazione" sarà al nostro fianco, candidata o no che sia, pronta a superarci alla prima occasione, consapevole che uccidere il padre sia tappa necessaria almeno quanto assorbirne tutti gli insegnamenti. E io non farò mai da tappo, come altre volte è successo a parti inverse. Mi lascerò uccidere dalla mia seconda generazione, pronta ad affermare i suoi valori, i suoi principi, la sua visione della vita. "I più vecchi tra noi hanno trent'anni"... e il futurismo prese il potere. Io ne ho quaranta... e la seconda generazione è quasi pronta. Godiamoci questa campagna elettorale che si preannuncia come la più bella della mia vita e poi facciamo ciò che va fatto. (continua)

mercoledì 26 aprile 2017

di conservazione e di cambiamento

Le forze della conservazione contro le forze del cambiamento. Questo è lo schema che si sta profilando in questa competizione elettorale. E il fatto che apparentemente, e solo apparentemente, le forze della conservazione marcino separate per colpire unite nulla toglie al loro vero obiettivo: mantenere le mani sulla città.
Leggendo i rilievi che la corte dei conti rivolge alle gestioni politiche ed amministrative passate ci si accorge che esse sono state composte dalle stesse persone che, a vario titolo, oggi si presentano come gli artefici di coalizioni per la salvezza della città, per il benessere sociale, per la salute pubblica. Salvo poi scorrere i loro nomi e rendersi conto che sono gli stessi che hanno gestito e retto le sorti del nostro comune negli ultimi vent'anni. Tutto ciò per noi ha le sembianze della conservazione, dell'immobilismo, della continuità amministrativa, sia essa di sedicente-destra o di sedicente-sinistra. Sono ricette già sperimentate, già provate, già fallite.
E poi c'è chi è rimasto fuori dalla gestione e si fa portatore di idee fuori dal coro, chi vuole cambiare il corso delle cose; prende vita una coalizione del cambiamento, civica ma non apolitica. Civica perché slegata dai partiti tradizionali, coalizione insensibile ai richiami di scuderia e agli ordini ricevuti dall'alto (anche perché un alto non c'è). Non apolitica perché le idee politiche ci sono e la rete di amministratori che già le sperimentano su diversi territori della provincia pure. Da Pippi Mellone ad Alessandro Delli Noci, da Giancarlo Erroi ad Emanuele Legittimo passando per tanti altri ancora, c'è un mondo che riprende la connessione col suo tempo e col suo territorio, rompe il tappo costituito da una classe politica autoreferenziale e prova a cambiare, se non il mondo (come si credeva che si potesse fare a quattordici anni iniziando a fare politica), almeno quella parte di mondo di sua competenza... quella parte di mondo che amano proprio perché non piace (come diceva Borsellino) ma per la quale sono disposti a sacrificare una parte di loro. Fuori dalle solite logiche, fuori dai soliti metodi, fuori dalle solite coalizioni della conservazione. Senza il mito della vittoria a tutti i costi; perché la vittoria non è il fine ultimo dell'azione politica ma solo un mezzo per poter cambiare davvero questa nostra bellissima e disgraziata terra. E per essere in grado di farlo, tocca vincere sì, ma non a tutti i costi e non con compagni di viaggio qualunque. E' necessario costruire una alternativa credibile non tanto e non solo rispetto alle ultime amministrazioni cittadine ma ad un'intera classe dirigente che ha dominato più che governato in lungo e in largo in questi ultimi decenni. E' necessario uscire dalla logica dell'amico e del favore per entrare in quella del "che città immaginiamo per i nostri figli?". E' necessario, in una sola parola, Andare Oltre, scegliere uomini liberi come Marcello Amante e i candidati delle sue liste, rompere definitivamente con un passato fallimentare!

domenica 23 aprile 2017

con Marcello Amante, con Andare Oltre, per il cambiamento

La nostra città può essere vista come l’esempio più rappresentativo della politica italiana degli ultimi anni. Come l’Italia ha speso molto più di quello che si poteva permettere, Galatina non è stata da meno. Ora, mi sembra superfluo cercare di attribuire colpe a questo piuttosto che a quello; l’unica cosa che in cuor mio sento di dire è questa: dati gli esiti delle ultime amministrazioni comunali e gli scarsi risultati purtroppo raggiunti da questi ultimi, non riesco a comprendere i motivi che spingono persone che hanno già fatto parte dei recenti governi cittadini a ripresentarsi nuovamente sulla scena politica, poiché non credo che possa avvenire alcun miglioramento se i protagonisti restano gli stessi.
Da cittadino, vorrei vedere volti nuovi, persone appassionate, motivate e interessate alle sorti della città. Attenzione, nessuno può fare miracoli, saranno periodi duri quelli che verranno; resta, tuttavia, da scegliere se farli persistere a tempo indeterminato, o provare a dare inizio a un processo di cambiamento che possa risollevare, non senza sacrifici, la nostra Galatina.
Passione, interesse e motivazione che si possono trovare nel gruppo che si è formato e che sostiene la candidatura a sindaco di Marcello Amante.
Andare Oltre, il movimento politico di cui faccio parte, mi ha dato l’opportunità di mettermi in gioco e dopo una piuttosto lunga ma consapevole riflessione, ho deciso di dare il mio contributo alla causa comune. È lecito pensare che sia molto giovane per questo genere di cose e che la mia scelta possa sembrare azzardata e fuori luogo, ma posso assicurare che si tratta di una decisione ponderata presa con convinzione.
Dunque, la parola “cambiamento”, secondo la mia opinione, non può che essere accompagnata dalla parola “giovani” che pur rispettando e tenendo conto dell’esperienza dei cosiddetti “veterani”, possono essere utili all’intera comunità con le loro idee innovative.
Detto ciò, mi auguro che la scelta che tutti noi faremo sarà tale da rendere possibile voltare pagina e Andare Oltre.

Piergiorgio Di Gesù

martedì 11 aprile 2017

incuranti dei vecchi marpioni... Andiamo Oltre

E’ stata una giornata un po' sconcertante, quella di oggi. Probabilmente, per la prima volta da quando ho deciso di intraprendere questo percorso, mi sono scontrato con la triste, quanto squallida realtà che circonda la nostra Città. Tra le ragazze ed i ragazzi che sto incontrando in questi giorni, con l’intento di proporre quelle che sono le mie idee per il rilancio di Galatina, ho avuto modo di confrontarmi con due signori che, con alcune affermazioni, sono stati capaci di farmi smettere di sognare per alcuni istanti, facendomi tornare con i piedi per terra: “Beddhu miu, iddha/iddhu me pote iutare” (Amico mio, lei/lui mi può aiutare); “Contro tutti quei marpioni non puoi combattere”. Risentendo queste parole nella mia testa, ho rischiato di perdere la voglia di continuare a volere qualcosa di migliore per Galatina. Tergiverso e ripenso tra me e me: a che serve allora metterci impegno e passione, se dall’altra parte non sei aiutato proprio da coloro che predicano il cambiamento, ma in realtà preferiscono continuare con l’andazzo degli ultimi vent’anni.
Sono stanco, stanco di questa mentalità obsoleta; stanco di questo clientelismo che abolisce ogni forma di meritocrazia, premiando le parentele, le amicizie. In tutto ciò le idee vengono meno, i concetti ed i tentativi di risollevare le cose passano in secondo piano, in favore di un voto concesso perché: “lei/lui mi può aiutare”.
Il mio sconforto però lascia presto spazio all’unico motivo che mi ha spinto ad iniziare questa battaglia con l’intero gruppo di Andare Oltre: noi non siamo come gli altri, noi vogliamo mettere le idee prima della faccia del parente o dell’amico vicino. Noi abbiamo l’intento di eliminare gli sprechi, i clientelismi, le promesse fatte e successivamente smentite. Il tempo dei favori presto sarà finito.
Noi vogliamo far prevalere il bene per la comunità, attraverso progetti di riqualificazione del Centro, delle periferie e delle frazioni, riuscendo a dare una svolta tecnologica e ambientale, oltreché un cambiamento del sistema burocratico ed amministrativo.
Siamo decisi più che mai ad Andare Oltre. Dobbiamo far tacere quelle bocche che si lamentano di un sistema dominato dalla mala politica, ma un secondo dopo lasciano il segno sullo stesso schieramento o sugli stessi soggetti, che in vent’anni hanno contribuito pesantemente alla caduta di questa Città. Quella dell’11 giugno è davvero l’ultima occasione per cambiare, per dare un senso al nostro essere galatinesi, gente volubile, ma che detiene ancora un cervello.

mercoledì 5 aprile 2017

la nostra premessa al programma

L'eredità politica delle ultime amministrazioni è pesante: Galatina sconta una mala gestione economica e politica che ha scaricato sugli anni successivi, se non sulle generazioni successive, le sue peggiori conseguenze. È e deve essere questo il punto di partenza, la premessa di qualsiasi ragionamento programmatico per la futura amministrazione comunale. Ragionamento che, partendo da questa situazione, si ponga in parallelo due obiettivi "minimi" ma indispensabili per assicurare un futuro degno della sua storia alla nostra città: da un lato mettere in atto un'azione di risanamento economico-finanziario che non riduca il già minimo livello dei servizi e che non gravi ulteriormente sulle tasche dei cittadini e dall'altro lato assicurare un livello accettabile di ordinaria amministrazione sul campo della trasparenza amministrativa, della giustizia sociale, dell'accesso alle opportunità, della tutela dell'ambiente e della salute.
E diciamo ordinaria amministrazione non perché non vi siano degli interventi straordinari che meritino di essere posti in essere ma perché riteniamo che, in virtù dell'eredità a cui facevamo cenno in apertura, oggi l'azione amministrativa sia di molto al di sotto dell'ordinaria amministrazione su molti aspetti. E quando questo accade a farne le spese è la legalità: un'amministrazione poco trasparente, poco reattiva, poco lungimirante porta necessariamente a comprimere spazi di legalità e di uguaglianza di tutti di fronte alla legge e alle regole. In tal senso la legalità, intesa come rispetto e pratica quotidiana di regole condivise dovrà ispirare l'azione politica dei consiglieri e degli assessori dei movimenti civici, i quali dovranno gestire le risorse pubbliche nel pieno rispetto delle norme e uniformare le loro condotte alla massima trasparenza, evitando situazioni implicanti conflitti d'interesse, riconoscendo la legalità come valore fondamentale a difesa del bene comune nella consapevolezza che l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita della nostra Galatina è di fatto impedita dalla sostanziale mancanza di legalità e giustizia, generata - in primis - dal comportamento di quanti quotidianamente contravvengono alle regole, e in particolare di chi amministra la cosa pubblica a proprio uso e consumo.
E allora, il polo civico per Galatina ritiene che, accanto ai due obiettivi già citati - risanamento e ordinaria amministrazione - vi sia un ulteriore obiettivo che li completa e li compenetra: riportare ad un livello minimamente accettabile la legalità, ri-educare alla legalità; perché l'azione amministrativa non può lisciare il pelo ad abitudini borderline rispetto alla legge sol perché "così si è sempre fatto" ma deve porsi l'ambizioso obiettivo di avere anche una missione educativa, indicare una strada, tracciare una linea tra il presente e il futuro, permettendo a tutta la città di disegnarlo e costruirlo insieme. Non più quindi una città a vantaggio di pochi, dei soliti pochi, ma aperta a tutti, libera dai vincoli "amicali" con questo o quel politico di turno e realmente basata sul merito e sul senso della comunità. Abbiamo vissuto decenni in cui il politico ha rinunciato al suo ruolo e si è fatto dettare i tempi dalle contingenze del momento e dalle esigenze più o meno lecite delle proprie clientele (che elettorato è parola troppo nobile). Ora tocca riappropriarsi del ruolo politico che una classe dirigente degna di questo nome deve assumere e guidare la città verso un cambiamento necessario che faccia uscire finalmente Galatina dal medioevo politico nel quale da decenni si trova impantanata.

giovedì 19 gennaio 2017

#galatina2017: la nostra direzione di marcia

Nelle ultime settimane il gruppo di Galatina di Andare Oltre è stato al centro di una serie di incontri e, come è giusto che sia, al centro delle indiscrezioni giornalistiche circa la sua collocazione politica per le prossime elezioni comunali. Riteniamo giusto che le persone che guardano con interesse al nostro movimento sappiano direttamente da noi le ragioni politiche e programmatiche che ci muovono, che ci spingono a cercare alcuni compagni di viaggio piuttosto che altri, che ci tengono fermi su alcune posizioni e disponibili al dialogo su altre. Perché per noi le ragioni politiche che conducono alle scelte non sono né saranno mai un fatto privato. Né saranno mai basate sulla convenienza del momento, sui numeri più o meno favorevoli, sulle opportunità di carriera personali di qualcuno di noi. Le scelte sono state, sono e saranno basate sul "che fare?", sul "dove andare?", sul "che idea di Città abbiamo?". Mai saranno basate sul "ce ne tocca?". Detto (e ridetto, nel nostro caso) questo, passiamo ai fatti in questione.
Nelle ultime settimane Andare Oltre ha avviato un dialogo con alcune liste civiche presenti sul territorio da anni e che da anni portano avanti la loro battaglia fuori dai partiti attualmente presenti sullo scenario. Sono liste con le quali negli scorsi anni abbiamo anche avuto modo di polemizzare ma con le quali il confronto si è sempre basato sui contenuti e, soprattutto, sul domani, mai sullo ieri. E ragionando sul domani di questa nostra città siamo giunti ad un dialogo via via più intenso e a condividere scelte e decisioni programmatiche.
Il necessario risanamento economico e finanziario del nostro comune, la moralizzazione della vita pubblica in virtù della quale non sarà consentito a nessuno di utilizzare il suo ruolo politico a fini privati, l'arresto di ogni ulteriore e insensata espansione della città con conseguente consumo del territorio e aumento costante di costi di manutenzione, pulizia, sicurezza, la valorizzazione del centro storico come cuore sociale e culturale della città, la tutela del marchio culturale e gastronomico, la difesa dell'ambiente e la ricerca delle cause che portano dati sconvolgenti circa l'insorgenza di malattie mortali, l'adozione di un adeguato modello di viabilità cittadina che non sia solo piano traffico adeguato alle esigenze odierne (che pure ci vuole e deve prevedere la chiusura totale del centro storico senza se e senza ma e pur tuttavia con tutti gli interventi per valorizzarlo e tutelarlo a dovere), la difesa delle fasce deboli attraverso un sistema di tutele e di giustizia sociale ma anche di trasparenza e di legalità che eviti abusi, ingiustizie e corruzione a vantaggio dei soliti noti e potenti, l'adozione di un modello di gestione di rifiuti che ci porti finalmente fuori dall'emergenza costante e che si ponga l'obiettivo del rifiuti zero con conseguente sistema di bollettazione premiale.
Ecco, su questo ci siamo trovati. Non sui nomi di questo o quel candidato sindaco o assessore. Certo, se ne parlerà. Ma successivamente. Prima si capisce cosa si vuole fare e con chi lo si vuole fare e solo in un secondo momento si cerca di capire chi è il più adatto ad interpretare il ruolo di guida del gruppo. E il "che fare?" di leniniana memoria ci ha portato a parlare con alcuni gruppi distanti da noi per provenienza ma molto vicini per obiettivi, valori, visioni. Non sappiamo allo stato attuale se riusciremo a comporre un'alleanza ampia a tal punto da essere competitiva. E ci importa poco in fondo. Prima abbiamo sempre posto i contenuti e gli obiettivi. Poi i numeri. Anzi, i numeri vengono dopo, vengono di conseguenza. La politica è mossa dalle idee, senza le idee i numeri sono solo frutto di voto di scambio, di corruzione, di clientelismo. Lasciamo ad altri questi metodi. Noi continuiamo per la nostra strada. Certi di incontrare compagni di viaggio generosi almeno quanto noi con i quali condividere un pezzetto di cammino e qualche obiettivo. È la strada più lunga e più difficile, certo. Ma è l'unica che praticheremo.

giovedì 12 gennaio 2017

l'arte della politica col rischio del ridicolo

Collemeto - foto di Cesare Petrelli
La politica è un’arte e, come tutte le arti, è mossa dalla passione. Niente di più. Ci sono artisti che sopravvivono nella miseria ma vivono nella loro arte. E’ già qui qualcosa non torna.
Se chiedo di poter rappresentare il mio paese, è perché ne sarei onorata. E l’onore deriva dalla fiducia di chi ci vive ogni giorno, dalla speranza, dalla voglia di fare qualcosa. Di concreto. E non dalla vana fama di sedere su una poltrona, dal rendere noto il proprio nome, dal decantare lodi e glorie. Il binario è un altro. E non tardo a spiegarvi il motivo.
Cresco in un’epoca in cui gli ideali politici sono pari a zero, pertanto cerco sempre di valutare l’idea, a prescindere dal partito proponente. Ciò non giustifica alcuna forma di “voltabandieraggio”: attenzione all’intento con cui lo si fa!
Compagno amato dell’idea è il fatto. O almeno dovrebbe esserlo. Il fatto come iniziare da zero, prendere coscienza della situazione attuale e reagire, ascoltare, vedere e capire le necessità, trovare la soluzione più adeguata, sullo sfondo di quel famoso “bilanciamento di interessi” tanto caro al diritto. Il fatto come agire insieme, essere in prima linea e non impartire semplici direttive.
Nonostante le molteplici personali delusioni politiche (anche in ambito comunale), negli anni penso ancora che, da qualche parte, ci siano degli esseri strani, insomma degli alieni, che sappiano invertire la rotta. Insieme. Magari con un simpatico comandante. Continuo a credere che la politica non si fa, ma si ama fare politica; che la politica dovrebbe riempire i cuori e le coscienze e non le tasche del pantalone. Che è una missione, non una spedizione.
Chi mi dice che credo ancora nei sogni, forse sbaglia. Magari è così! Magari no! Nella scorsa primavera, sento parlare di un certo Pippi e della sua ciurma, per me gente assolutamente estranea: tanto ci avevo preso gusto che inizio a tifare per sto tipo senza neppure averlo mai visto; ne avevo sentito parlare, sì, ma niente di che. Si avvertiva, però, qualcosa di strano per le vie neretine: un entusiasmo atipico, un rumore troppo forte che stava agitando le acque. Ecco che mi appassiono a quel tipo e penso che qualcosa, allora, si può fare. Se lo si vuole veramente. Se lo si fa senza interessi alcuni. Se si chiede trasparenza e pulizia. Se lo si fa per passione. Per amore del proprio paese.
Da lì a questo momento passa poco. Perché lo stesso entusiasmo, che è il mio e quello di altre persone, c’è anche da noi. Non mi si dica, allora, che ho avuto l’occasione d’oro di salire sul carro del personaggio del momento, perché il Sindaco di Nardò è un signore (non un personaggio). Non mi si dica, allora, che lo faccio per il mio tornaconto personale: mi spiegassero quali incentivi riceverei. Non mi si dica che avrei potuto parlarne prima con altre persone, che, in qualche modo, una candidatura per me l’avremmo trovata. Non mi si dica che voglia andare contro tutti purché se ne parli. Non mi si dica, o meglio, non si dica ad altri di guardare altrove perché “è meglio così”: lasciate la libertà di decidere! Non mi si dica che lo faccio per me. Sarei disposta a fare un passo indietro se qualcun altro, al mio posto, decidesse di farsi avanti per amore della politica. Per amore. Per la politica.
“Quando il cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine […], così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”. Qualsiasi altra parola sarebbe superflua.
E’ tempo di pensare per poi reagire. Pensare ai nostri bambini, alla loro sicurezza e al gioco, il loro diritto. Pensare ai ragazzi, alla loro crescita civica e culturale, alla loro creatività. Pensare a chi vive ogni giorno a Collemeto: alle logistiche degli uffici comunali al mistero dello sportello automatico ATM all’indecente estetico benvenuto del manto stradale nel paese dimenticato. E’ tempo di pensare insieme. Per poi reagire insieme.

Cristina Dettù

martedì 3 gennaio 2017

Nix dissolvit, relicto stercora

Il 2017 è appena iniziato ma sembra già che i buoni propositi, che il cuore di ognuno di noi si è riproposto di mantenere, siano stati già chiusi nel dimenticatoio. Ed io sono il primo a ricadere, ogni volta e sempre, nelle mie piccole e grandi debolezze che sembrano non volermi lasciare in pace neanche nella costruzione dell’illusione di un possibile cambiamento in concomitanza dell’avvento del nuovo anno. Però mi ritengo fortunato perché, a quanto pare, non sono il solo ad essermi risvegliato identico a come ero nel 2016.

Il primo pensiero va a chi vuole contestare le idee “fasciste” con le bombe. A chi non ha voglia di sostenere un dibattito perché ritiene il “fascista” un nemico da sconfiggere, anche usando la violenza. A chi continua a considerare il “fascista” il male assoluto, tappandosi gli occhi davanti agli spettacoli indegni che i “non fascisti” hanno dato nel corso degli ultimi 70 anni. A chi è cresciuto con il mito della partigiana codardia e continua a seguire indefessamente quell’esempio dimostrandosi, alla fine, per quello che è. Mi auguro che nel 2017 si riesca a capire che solo quando i due poli estremi riusciranno a trovare una comunione d’intenti si riuscirà a spazzare via questo soffocante moderatismo che opprime da troppo tempo l’Italia.

Il mio secondo pensiero va ai candidati sindaci, certi o in fieri, che si contenderanno la poltrona di Sindaco di Galatina. Spero che, con l’anno nuovo, da qui alla fine della campagna elettorale, si dimostrino tutti fieri e battaglieri non solo quando c’è da discutere su tematiche quali accoglienza dei profughi ma, anche e soprattutto, su argomenti più insidiosi quale, ad esempio, l’incidenza negativa di determinate industrie sulla salute dei galatinesi ed i possibili rimedi, anche drastici, che possono e devono essere presi.

Il mio ultimo pensiero va a chi è pronto a portare avanti una idea nuova di politica ma, quando c’è da prendere una posizione anche scomoda, si ritrae come un riccio attendendo tempi migliori poter far sentire la propria voce. Mi auguro che il 2017 vi rappresenti cosa significa davvero avere il coraggio delle proprie idee e cosa significa andare oltre la convenienza del momento.

Gabriele Giaccari

giovedì 8 dicembre 2016

Andare Oltre, a determinate condizioni

Proviamo a fare un gioco insieme: sapete dirmi qual è quel periodo dell’anno in cui la maggior parte di coloro che ci circondano sembra essere più buona, disponibile e pronta ad aiutarci (o finge spudoratamente di esserlo), dove i buoni propositi di molti si sprecano e gli abbracci inaspettati sono più falsi di un bacio di Giuda? Se avete pensato al Natale, vi siete sbagliati. Lo so che vi ho tratto in inganno, ma è solo un’apparenza. Se mi fossi riferito al Natale, avrei incluso anche me, senza riferirmi soltanto ad altri. La risposta esatta dell’indovinello è: la Campagna Elettorale.
Complimenti a chi ha risposto immediatamente!!! Si vede che ha un ottimo trascorso, sia dal lato attivo (poco) che dal lato passivo (molto ed in tutti i sensi) di campagne elettorali. Ahimè (o fortunatamente) da qualche mese vivo a Roma ma, in un modo o nell’altro, ho il privilegio di riuscire ad informarmi di quanto sta accadendo nella nostra amata Galatina.
So che c’è molto fermento in giro: tra accordi raggiunti, accordi sperati, accordi mancati, riunioni fiume e toto-nomi sembra di vivere in un avvincente romanzo thriller-politico. C’è chi addirittura, vestiti i panni del supereroe (con tanto di mutandone ascellare sopra la calzamaglia), ha lanciato un progetto politico per Galatina da remoto. [Forse, su questo argomento, ritornerò a parlare in un secondo momento]. Come al solito, noi galatinesi non ci facciamo mancare nulla.
Proprio a causa della mia forzata lontananza da casa, non mi sento autorizzato a entrare nel già affollato calderone della campagna elettorale ed a parlare di ciò che serve o non serve a Galatina. Finirei per fare la solita meschina figura di quelli che, pur non combattendo giorno dopo giorno con le problematiche cittadine, pensano e dicono: “concittadini, è arrivato il salvatore della patria con le idee più brillanti di sempre!”. Mi permetto soltanto di lanciare una proposta, provocatoria, che vada a regolare in un primo momento la campagna elettorale e, successivamente, il modo di operare della prossima classe politica dirigente di Galatina. Nessun fantomatico programma, quindi, ma solo una semplice modifica delle regole del gioco.
Appurato che il leitmotiv di questi ultimi anni è la parola “cambiamento” unita alle parole “contro la casta”, perché non ci impegniamo, tutti quanti, a far compiere ai futuri candidati un passo verso il cambiamento del modo di agire che ha sempre caratterizzato la realtà politica locale?
L’operazione è quanto di più semplice si possa realizzare: si predispone un “impegno etico”, contenente un semplice ed unico obbligo per i sottoscrittori, e lo si fa firmare, in un primo momento, da tutti i candidati alle prossime elezioni, sia al ruolo di sindaco che al ruolo di consigliere e, in un secondo momento, anche da coloro i quali, se non precedentemente candidati, andranno a ricoprire la carica di assessore.
Non mi sembra necessario parlare di “codice etico” perché ritengo, in cuor mio, che i vari obblighi di decoro, onestà, probità, correttezza ed impegno costante dovrebbero essere naturalmente insiti nell’animo di chi ricopre ogni carica pubblica e, in particolar modo, quella politica.
Ho, invece, preferito usare l’espressione “impegno etico” perché mi piacerebbe che i soggetti di cui sopra firmino l’obbligo (ahimè solo morale) di non cedere alla tentazione di sistemare la propria famiglia, ufficiale o ufficiosa, sfruttando il ruolo istituzionale ricoperto come impegno assunto davanti alla cittadinanza tutta a costo di giocarsi la reputazione e l’onorabilità.
È ora di andare oltre al solito teatrino dove i vari pupi, investiti di pubblico incarico, si sfidano per chi deve collocare per primo il rispettivo parentado. È arrivato il momento di distruggere questo impolverato palcoscenico e tutto ciò che lo circonda per far entrare nuova luce che guidi al cambiamento.
Sono ben conscio che un simile impegno, seppur sottoscritto da tutti, ha la stessa importanza del due di denari con briscola a bastoni. Nessuno potrà appellarsi a tale “impegno etico” per opporsi ed impedire, efficacemente, una condotta allo stesso contraria. E ciò potrebbe costituire un motivo in più per tutti i candidati a sottoscriverlo, in quanto certi di potersela cavare impunemente.
Ma resterà comunque indelebile quell’onta, grave ed incancellabile, sulla figura politica di chi dovesse disattendere l’”impegno etico” una volta sottoscritto. Specialmente se ha professato di rappresentare il cambiamento. Specialmente se dice di avere a cuore le sorti di Galatina. Specialmente se ha abusato della buona fede degli elettori.
Ora, proviamo a fare un altro gioco tutti insieme: chi è disposto a firmare questo “impegno etico” e, soprattutto, a rispettarlo?

Gabriele Giaccari

venerdì 24 giugno 2016

l’elezione… e le lezioni di Pippi

Da quella notte è passato qualche giorno ormai e altri ancora dovranno probabilmente passare perché si possa avere reale consapevolezza dell’accaduto. La vittoria di Pippi nella campagna elettorale di giugno è stata forse inaspettata per i più, ma certo non casuale e non improvvisata o fortuita: al contrario è stata preparata in ogni mossa, in ogni scelta, in ogni battaglia condotta… voto per voto in cinque anni di consiliatura e nei precedenti cinque di attività politica fuori dalle istituzioni. Già, perché la prima cosa che tocca ammettere è che mai come in questa occasione a pagare sia stato il lavoro quotidiano, l’impegno, la dedizione, il fare il consigliere comunale (più che il semplice esserlo) con passione e professionalità, come fosse un lavoro; non inteso come qualcosa che deve far guadagnare ma come qualcosa a cui dedicare otto, dieci e a volte anche quindici ore al giorno.
IN CONSIGLIO. Cinque anni fa, Pippi diventava consigliere comunale e sin da subito interpretava il suo ruolo da perfetto “rompicoglioni di palazzo”, consapevole che il suo più grande potere era quello che gli veniva riconosciuto dal testo unico degli enti locali: il diritto di accesso agli atti. E quindi sotto con richieste di documentazione su ogni materia divenisse oggetto di polemica politica, premessa di approfondimento e di realizzazione di battaglie circostanziate e accurate che poi spesso finivano a bersaglio. E quando non portavano ad un risultato immediato, erano le premesse per il delinearsi del soggetto politico Pippi Mellone, del suo movimento politico Andare Oltre e della sua conseguente campagna elettorale. Ogni passaggio dei suoi comizi era una battaglia fatta, ogni iniziativa era conseguente ad una richiesta di atti, ogni sua iniziativa era ampiamente documentata. Con una frase comunicativamente molto fortunata Grillo disse che “i parlamentari 5stelle avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di sardine”; poi non è che lo abbiano fatto per davvero (ma questo è un altro discorso). Con una descrizione più rozza noi possiamo dire che Pippi sia stato il “piede di porco” che ha aperto il palazzo comunale, svelando convivenze e accordi che spesso venivano tenuti nascosti e rendendo trasparenti le vere stanze del potere (che spesso non solo i luoghi del consiglio e della giunta (ma anche questo è un altro discorso).
SENZA TAPPO. In tutto questo tempo Pippi ha goduto di una libertà d’azione quasi assoluta. Frutto di un grande gruppo che lo supportava e dell’assenza dei partiti tradizionalmente intesi che sui più giovani dei loro esponenti hanno sempre esercitato una funzione di tappo: “non è il momento”, “non è opportuno”, “aspettiamo che il periodo sia propizio”… e poi invece approfittavano della quiete per curarsi i loro interesse (proprio come succede durante le pax mafiose) e per sfiancare le giovani promesse che infatti poi migrano verso altri interessi o vengono uccisi in culla per evitare che scalzino la classe dirigente dominante in quel momento. Intendiamoci, non siamo contro i partiti, nei quali abbiamo militato nel corso della nostra esperienza personale, ma stiamo semplicemente fotografando un loro limite che Pippi, avendo avuto modo di crescere in un momento post-partitico, non ha incontrato. Lui un movimento politico (non una lista civica, non ci stancheremo mai di evidenziarne la differenza) se l’è fatto da solo quando è venuto meno il contenitore giovanile nel quale siamo cresciti tutti (Azione Giovani) ed ha continuato a mani libere.
MANI LIBERE. In nessuno dei partiti tradizionali, passati o presenti, uno come lui sarebbe mai nemmeno stato preso in considerazione per una candidatura. Così come in nessuno dei partiti tradizionali, passati o presenti, avrebbe potuto fare le battaglie che ha fatto: contro lo scarico a mare o per intitolare la sala consiliare a Renata Fonte, solo per citarne due simboliche. E ora che è sindaco ha un dono che forse pochi sindaci in giro per l’Italia hanno: ha le mani libere. Non c’è niente e nessuno che possa impedirgli di portare a compimento tutto ciò che ha detto in campagna elettorale e nei cinque anni precedenti. Ha vinto lui, il suo programma, il suo lavoro, le sue idee (si dice “lui” per dire il “suo gruppo”, in politica non vince mai uno solo ma sempre un gruppo, una squadra, una comunità… poi però si semplifica con “lui”). E, avendo vinto lui, ora è libero di fare tutto ciò che ha detto, non ha vincoli né dazi da pagare, non deve riconoscere nulla alla vecchia politica e ai vecchi metodi, può inaugurarne di nuovi. E ha la possibilità di crescere e di far crescere i suoi. Fra cinque anni saranno tutti più grandi, fra dieci saranno pronti a raccogliere la sua eredità e lui sarà proiettato di diritto nello scenario nazionale. A patto di percorrere la strada fin qui percorsa, ma non c’è ragione per dubitarne.
E A GALATINA? E a Galatina che si può importare di tutto questo? Nulla. Noi qui siamo all’anno zero: mai nessun consigliere ha fatto ciò che ha fatto Pippi (e ci spiace se qualcuno si risente, ma siete proprio lontani del nostro ideale di consigliere comunale e di suo codice di comportamento); i partiti e i gruppi elettorali (le cosiddette liste civiche) che popolano questo territorio sono ancora dei tappi che tengono compresse le aspirazioni dei ragazzi e della gente esterna a dare un contributo; il potere economico in campagna elettorale è ancora troppo forte; l’elettorato forse non è poi così interessato alle sorti della sua terra e preferisce votare il medico, il geometra, il farmacista, l’avvocato, il commercialista… che forse non faranno migliorare le condizioni di vita della Città ma “se ho un qualche bisogno, certo so a chi posso rivolgermi”. E allora tocca scegliere: o si costruisce qualcosa di nuovo, con gente nuova e, soprattutto, metodi nuovi… ma poi “nuovo” è un concetto vecchio… meglio riformulare… o si costruisce qualcosa di diverso con chi ha voglia di impegnarsi e non si è già “macchiato” di aver amministrato (e male… ma tanto quasi tutti quelli che sono passati non è che abbiano lasciato ‘sto gran segno…)… oppure si sceglie la strada del “piede di porco”: si lavora per mettere un piede in consiglio e aprirlo… con un gruppo che sia consapevole che non si va a vincere ma a cambiare la propria Città, magari non subito, magari passando da una sconfitta preparatoria, magari in due o tre turni elettorali… ma che poi, una volta, arrivati si avranno le mani libere. Dopotutto, a che serve vincere se poi non si hanno le mani libere?

mercoledì 8 giugno 2016

pulviscolo di destra 2, amministrative 2016

Riceviamo e pubblichiamo un'interessante analisi del voto di Edoardo Mauro.

Se dovessi accostare un’immagine alla situazione del centrodestra post amministrative 2016, sarebbe quella descritta da Munch nel suo capolavoro L’urlo. Proprio come il soggetto del quadro, osservo con uno sguardo spaventato (se non proprio con un grido) ciò che rimane dopo le carneficine di ieri notte (5 Giugno ndr). Una Waterloo di prospettiva e futuro, soprattutto per una totale mancanza di chiare indicazioni su ciò che sarà la leadership che guiderà il centrodestra del domani.
Non mi ritengo catastrofista o pessimista ad definire così la situazione che si presenta oggi. Sebbene un Parisi alle calcagna di Sala (40,77% per il candidato unico del centrodestra contro il 41,69% del candidato Pd, risultato abbastanza impensabile per la destra milanese, facilmente prevedibile, però, con lo scorrere dei giorni di campagna elettorale causa anche la totale assenza di alternative credibili ai due manager), il resto d’Italia vede un centrodestra perlopiù a inseguire: un Lettieri con Forza Italia e civiche a Napoli si attesta al 24,04% e poco potrà fare contro un lanciatissimo De Magistris al 42,82%, a Bologna la Borgonzoni è al 22,27% contro il candidato del centrosinistra Merola al 39,46%. Pochi sono i casi in cui il centrodestra si ritrova davanti al centrosinistra nei ballottaggi, come ad esempio a Grosseto, Novara e Trieste.
Arriviamo finalmente a Roma, la città che tanto aveva fatto discutere in questa tornata di amministrative per le vicende giudiziarie di Mafia Capitale e quelle dell’ex sindaco dimissionario Pd Ignazio Marino, defenestrato dal Campidoglio. La Capitale è stato il luogo dove l’Establishment del centrodestra ha fatto molto parlare di sé.
Durante la campagna elettorale, abbiamo assistito al ritiro di “gaffe-man” Bertolaso, nato come candidato unico, per far posto a Giorgia Meloni, appoggiata da Matteo Salvini, con la sua scelta d’amore da “mamma” dei romani e Alfio Marchini, appoggiato da Silvio Berlusconi.
Le cronache raccontano che stamattina Roma si sia risvegliata con un Movimento 5 Stelle al 35,25%, raggiunto meritatamente dalla candidata sindaco Virginia Raggi. Un risultato storico, che ridipinge il panorama politico nazionale. Ciò che lascia dietro di sé è un Pd con Roberto Giachetti al 24,87%, Giorgia Meloni al 20,64% e Alfio Marchini con solo il 10,97% di preferenze.
Il risultato della Meloni non è da buttar via, la neo-mamma partiva in ritardo rispetto ai suoi avversari e le premesse della campagna elettorale non lasciavano trasparire molto entusiasmo, ma, nonostante ciò, la destra romana ha risposto all’appello facendo sudare fino all’ultima scheda il candidato Pd Giachetti e lasciando con l’amaro in bocca la leader di Fratelli d’Italia, perché, dati e previsioni alla mano, con lei al ballottaggio sarebbe stata un’altra partita con la Raggi. C’è da aggiungere inoltre una più importante chiave di lettura a questo risultato: questo primo turno rappresentava una sfida da dentro o fuori per l’ex Ministro della Gioventù, una sua vittoria avrebbe certamente scosso le prove di forza tra Berlusconi e Salvini, portando prepotentemente in auge la Meloni nella corsa a leader della coalizione anti-renziana. Ora, però, mamma Giorgia si lecca le ferite e prova a sorridere guardando il risultato di Marchini.
Discendente della nota famiglia romana di costruttori, Alfio Marchini si aspettava un risultato decisamente migliore di un misero 10%. Colpa di Berlusconi direte voi. E fate bene. Fuori dal suo feudo meneghino, il Cavaliere è sempre più impotente (ah-ah-ah), vittima del suo ego e del timore di essere spodestato dal suo concittadino Matteo Salvini. Paure più che mai fondate, perché Salvini è l’unico oggi ad uscire integro da questa guerra civile del centrodestra, dove le mosse azzardate e politicamente sconsiderate dei suoi pretendenti alla leadership hanno lasciato lui come unico vincitore morale della singolar tenzone. Un lavoro di acuta tattica politica quella del segretario della Lega, non c’è che dire: a Milano, cavalcando l’onda di Parisi, risulterà vincitore in qualunque caso (anche se l’11,77% del capoluogo lombardo poteva essere più tondo) e a Roma sono mesi che critica la scelta di Bertolaso e poi Marchini da parte di Berlusconi. Grazie a Dio però non sfonda al Sud, luogo che rimane ancora vergine alle lusinghe nazional-padane.
E domani? Continuo a ripetere che, purtroppo, il futuro rimane incertissimo. Anche con l’eventuale vittoria di Parisi a Milano, il centrodestra resta diviso internamente e catalogato con un enorme punto interrogativo.
Salvini resta primo in classifica nella corsa per l’anti-Renzi, ma un uomo a capo di una forza ancora federalista, non potrà mai reggere lo scettro di leader della Destra. La Meloni ha il buon risultato romano dalla sua, ma è troppo poco di fronte alla scarsissima rilevanza nazionale del suo partito, dove i risultati sono stati miseri se non imbarazzanti. Berlusconi è alla fine della sua vita politica, ha fatto il suo tempo ed è giusto così.
Si prevedono tempi duri, se non durissimi, e temo che si annasperà ancora per molto in questo pantano.
Adesso, però, c’è bisogno di idee per poter riprogettare un soggetto politico sensato, per provare a costruire una Destra finalmente moderna. Bisognerebbe coinvolgere, ad esempio, in maniera seria e non “casareccia” quell’elettorato liberale dimenticato, il popolo della piccola e media imprenditoria italiana troppo vicino alle lusinghe renziane e orfano di Berlusconi, oppure si dovrebbero allontanare gli spettri della destra xenofoba e razzista, provando a costruire un area formata da contenuti e non da scontati slogan nostalgici. E’ l’unico modo per riacquistare credibilità in un elettorato tradito e per questo, ora, incuriosito dalle facili risposte pentastellate.
Aspettando maremoti che finalmente rimescolino le carte, mi godo un risultato elettorale, un battito di ali di farfalla, nella mia provincia di Lecce, dove fa scalpore il risultato di Pippi Mellone a Nardò. Ecco la vicenda raccontata in un post su Facebook da Flavia Perina, ex direttore responsabile del “Secolo d’Italia”:
“Titolo: Il bizzarro caso del signor Pippi Mellone. Questo Pippi Mellone si candida a Nardò, che è il comune più grosso del Salentino al voto. Viene dall'antica filiera della destra ecologista e sociale, se ne frega del felpismo e della xenofobia, molla Fratelli d'Italia, si oppone a Fitto, costruisce una civica che non ha paura di definirsi progressista. Non è scemo: accetta l'appoggio di un pezzo di FI che da quelle parti è allo sbando. E' molto giovane, 31 anni, ma ha dieci anni di battaglie civiche e ambientaliste dalla parte sua. Ha reputazione, insomma. La lista la chiama Andare Oltre, e ci siamo capiti. Conquista il ballottaggio fregando il candidato fittiano e svuotando il M5S, che cinque anni fa aveva fatto il pieno. Una case history da studiare, cari di destra.”


Qualcuno grida aiuto. Speriamo che venga udito.

martedì 15 marzo 2016

beato menefreghismo!

La verità è che delle cose importanti non ce ne frega nulla. Non amiamo informarci sulle cose serie ma siamo preparatissimi sulle love stories di Belen, sui tatuaggi di Fedez, sulle vicende amorose dei cronisti e sulle interessantissime “bombe” di calciomercato.
È inutile, quindi, che postiamo su Facebook immagini del nostro splendido mare con il commento “#nofilter”, oppure ri-postiamo immagini con su scritto un volgare e sessista “trivella tua sorella”, oppure diffondiamo manifesti che esortano ad andare a votare per il “Sì” al prossimo referendum. Perché, se guardassimo onestamente dentro di noi, scopriremmo che:
  1. non sappiamo di preciso quando è il giorno delle elezioni, ma sappiamo in che giorno e a che ora in televisione vengono trasmesse soap opera, reality e porcherie varie;
  2. qualunque sia il giorno prefissato, cadendo per certo di domenica, se il tempo è bello andremmo comunque a fare una scampagnata o, se il tempo non fosse clemente, bivaccheremmo sul divano a vedere o la Serie A o Barbara D’Urso fino alla sera per poi chiuderci in qualche cinema o in qualche pizzeria per goderci le ultime ore di libertà prima dell’inizio di una nuova settimana;
  3. la voglia di partecipazione sarà di certo pari a 0 perché non sappiamo di preciso cosa sia un referendum e quale sia il suo ultimo scopo;
  4. conseguentemente non sappiamo neanche di preciso su cosa verta questo referendum;
  5. visto che non si candida nessuno che conosciamo e che pertanto non possiamo ricevere “la 50 euro” per la mia croce, riterremmo inutile recarci ai seggi.
È inutile meravigliarsi, siamo fatti così. Viviamo alla giornata, lasciamo che altri pensino per noi ed agiscano al nostro posto ma poi ci disperiamo se qualcosa dovesse cambiare o non essere esattamente come avremmo voluto. 
Però, perché c’è sempre un però, potremmo redimerci e far vedere che quel sentimento di coscienza civile, che alberga nei cuori di tutti i cittadini, non si è ancora sopito andando a votare SÌ al prossimo referendum popolare.
Anche se, quasi quasi, rivaluterei l’ opzione n. 2) che ho precedentemente citato per un motivo molto semplice: se il governo e i suoi rappresentanti dovessero decidere di far vanificare tutto, lo potrebbero fare tranquillamente. 
Come stanno facendo in materia di acqua pubblica. 
Ma noi non sappiamo neanche questo.