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lunedì 22 gennaio 2018

o si vota o tutti accoppati

Mancano poco più di 40 giorni alla data delle politiche. Una quaresima che ci avvicina ad un momento decisivo per un futuro che poche volte è stato così in balia degli eventi. Un’elezione che porta con sé molte incognite e molte domande, troppe, che attendono risposte per soluzioni di medio-lungo periodo: saremo pro-Europa o staremo dalla parte degli s-fascisti? Come risponderemo alla Bce e al suo nuovo passo che, con la probabile riduzione/chiusura del Qe, sarà molto meno permissivo e più responsabilizzante verso le politiche economiche nazionali? Come ci adatteremo all’ennesima legge elettorale? Possiamo costruire un governo che goda di stabilità e credibilità presso le comunità europea e internazionale?
Scelte nevralgiche e bivi a cui saremo costretti ad affacciarci nei prossimi mesi. Naturale sarebbe pensare che in questi casi che chi ha il dovere e diritto di voto sia pronto a dire la propria sulla scheda elettorale. I sondaggi (ma anche la normale quotidianità) parlano però di un andamento inversamente proporzionale alla necessità di una scelta così importante: si prevedono dati record su un’astensione che potrebbe attestarsi intorno al 30%. Un dato allarmante per il normale proseguo di una qualunque democrazia, figurarsi per la nostra, cresciuta a pane e scandali e minacciata dall’antipolitica e dal populismo che si respira in questi ultimi tempi.
Ciò che mi preoccupa di più, sono i numeri relativi all’astensione tra chi ha tra i 18 e i 24 anni. Numeri altissimi e drammatici, che toccano addirittura il 45%.
L’analisi porterebbe a dire che ormai i giovani non si sentono coinvolti in tutto ciò che prevede l’utilizzo di matite in una cabina elettorale. Troppo “out” per chi vive tra i “trend-topic” ed i contenuti “viral”. Le schede elettorali non potranno mai sostituire le schede telefoniche, la grafite non è il touch-screen che trovo comodamente in tasca. Ed eccoci pronti a riparlare di come i giovani quasi non rispondano più ai cambiamenti che si manifestano al di fuori dagli smarthphone. Biasimano e s’indignano sui social, restano però supini (o “sdraiati” come nel libro di Michele Serra) alla prova dei fatti. Condivisibili o meno, queste sono alcune delle tesi che ascolto tra i miei coetanei e che segnano un netto solco tra loro e il mondo della politica.
In questa riflessione però non si può prescindere da un’altra considerazione: oggi i giovani si allontanano dalla politica perché non si sentono più coinvolti da essa. Un tempo i movimenti giovanili con le loro sezioni rappresentavano una parte importante di quei partiti che riconoscevano nei giovani dirigenti e tesserati (anche se spesso si trattava soltanto di mosse puramente di facciata) ruoli di vertice nelle gerarchie interne. Si respirava un’aria diversa, molto più comunitaria e fortemente partecipativa. Ci si sentiva davvero chiamati in causa. Le sezioni erano luoghi in cui incontrarsi e ritrovarsi, in un’età in cui il bisogno di condivisione di idee, linguaggi e prospettive è linfa per la crescita personale. Oggi la condivisione è solo sulle nostre bacheche Facebook, nella piena solitudine del gesto, nell’anonimato del commento dei post, nelle parole e nei pensieri lanciati dal ticchettio, sordo e inascoltato, delle tastiere Qwerty.
Fa effetto il richiamo nel discorso di fine anno del presidente Matterella, quel parallelismo con i ragazzi del ’99 che cent’anni fa combatterono sulle sponde del Piave, fagocitati dalla fame di carne e sangue della Grande Guerra. In quella drammatica situazione, una generazione di diciottenni fu chiamata a scegliere se soccombere al giogo nemico oppure se combattere per l’amor di patria e la libertà del proprio popolo. Non era prevista la diserzione, non erano previste terze scelte. “O il Piave o tutti accoppati!”.
In quell’occasione non mancò la volontà ed il coraggio. Spero che non manchino nemmeno ai nostri ragazzi del ’99 che si preparano, per la prima volta, ad una delle scelte più importanti. Una decisione assolutamente non accostabile a quella di un secolo fa, ma non per questo meno importante. Perché non bisogna astenersi dal combattere per le proprie idee. Non bisogna smettere di farlo nonostante le circostanze, nonostante i “se”, nonostante  i “ma”.
Perché il futuro lo puoi, lo devi scrivere con la grafite di una matita, in una cabina elettorale ai confini del mondo. Perché il tuo futuro lo puoi decidere anche tu. Sì, proprio tu.
Edoardo Mauro

venerdì 30 giugno 2017

sensazioni da stato nascente

Lo ammetto, ci ho messo un po' a realizzare e forse ancora non ho realizzato del tutto. Forse, più che ai tanti esclusi eccellenti dal prossimo consiglio comunale lo psicologo serve a me che non sono abituato a vincere. Ho sempre perso ma... ma forse sono stato fortunato. Ho vinto ora, ad un'età in cui la vittoria non mi può più cambiare (come diceva Bukowski sull'opportunità del momento in cui aveva ottenuto il successo con le sue poesie e i suoi racconti)... ho vinto ora, in un modo diverso, non è come sarebbe stato entrare in consiglio le altre volte, in quelle volte sarei stato un numero, oggi sono parte di un progetto che sento mio e che si muove insieme a me... ho vinto ora, infine, che c'è Andare Oltre, il soggetto politico in cui più di ogni altro mi riconosco, nato dalla follia visionaria di Pippi Mellone e plasmato sul nostro gruppo... Alessandro Delli Noci e Massimo Fragola a Lecce, noi a Galatina, i ragazzi di Pippi a Nardò... abbiamo messo su una rete che diventa determinante ovunque e che porta con sé una ventata di aria nuova, di cambiamento, di rivoluzione. No, forse mi sbaglio, lo psicologo non mi serve, è andata esattamente come sarebbe dovuta andare, questa campagna elettorale ha portato ad azzerare la classe dirigente più fallimentare della storia di questa città e noi, per fato o per merito, abbiamo costruito una proposta politica che è stata premiata dal consenso e ci ritroviamo ad amministrare, a determinare le scelte che impatteranno sul futuro di tutti noi. La responsabilità è tanta. E la sentiamo tutta. Ma abbiamo spalle sufficientemente larghe per reggere la botta, per dimostrare coi fatti che siamo diversi, per cambiare davvero il nostro presente e il nostro futuro. La strada non è breve né comoda ma è l'unica possibile da percorrere per arrivare all'obiettivo... e passa come sempre per le stelle. In questi giorni stiamo sentendo che "la gente fa il tifo per noi"... ma non ci basta: vi chiediamo di starci vicini, dopo averci votato "non abbandonateci", abbiamo bisogno dell'aiuto di ognuno dei nostri candidati, di ognuno dei nostri elettori, di ognuno dei cittadini di Galatina. Siamo una comunità in cammino verso il futuro e ci arriviamo tutti insieme o non ci arriva nessuno.
Pierantonio De Matteis

martedì 27 giugno 2017

sogni che si realizzano, idee da concretizzare


Ho impiegato circa ventiquattro ore prima di scrivere queste righe. Mi ci è voluto un giorno intero per riuscire a capire ciò che è stato, ma soprattutto ciò che sarà.
Abbiamo vinto le elezioni, Galatina ha risposto al nostro appello, ha saputo cambiare marcia e spazzare con una matita vent’anni di mala politica, lasciando spazio a chi ha sete di cambiamento, a quelle ragazze e ragazzi che desiderano far ripartire la macchina amministrativa.
Probabilmente, non sono ancora pienamente cosciente di ciò che abbiamo fatto in questi due mesi di campagna elettorale: siamo partiti che: “Non arrivate nemmeno al ballottaggio”, invece siamo riusciti ad ottenere il 52% dei consensi. Il popolo galatinese ha capito che politica è occuparsi delle problematiche della Città e non dare un posto di lavoro al parente o all’amico; fare politica è passione e rinnovamento, non è il voto in cambio dei soldi; fare politica è guardare negli occhi i propri concittadini e saper dire le cose.
Galatina non ha deluso: ha scelto il coraggio dei volti nuovi, delle loro idee e della forza che metteranno per realizzarle.
Galatina ha scelto gli occhi di Serena, Elena, Giulia e Giorgia, diventati pieni di lacrime gioiose, dopo aver capito che l’obiettivo era stato raggiunto.
Galatina ha scelto la tenacia di Pierantonio, Cristina, Diego, Marcella, Danilo, Raimondo, Marilena, Albano, Francesco e Alberto, i nostri consiglieri comunali che porteranno all’interno del Palazzo il giusto rinnovamento di una classe dirigente, rimasta immobilitata per troppi, lunghi anni.
Galatina ha scelto il suo Sindaco: Marcello Amante, sintesi perfetta di un Polo Civico trasformatosi col tempo in una famiglia allargata, in cui ognuno ha saputo apportare la sua personalità, la sua idea di Città, e la voglia di dare discontinuità rispetto al passato.
Il voto ha deciso che questo gruppo dovrà governare il Paese per i prossimi cinque anni. Ma vincere non può e non deve bastare: vogliamo risollevare le sorti economiche della Città, darle il giusto merito. Vogliamo che i galatinesi si sentano orgogliosi della propria Terra. Vogliamo l’apporto di tutti, perché ogni singolo cittadino avrà un’esigenza da manifestare; ogni singolo cittadino potrà avere un’idea innovativa da proporre alla nuova amministrazione. Nessuno dovrà restare indietro, né escluso dal nuovo governo galatinese.
Si, forse ho veramente capito cosa siamo riusciti a fare. Adesso, è giunto il momento di mettersi al lavoro: c’è una nuova alba che attende Galatina.
Alessio Prastano

giovedì 25 maggio 2017

siate gelosi del voto

Siate gelosi del vostro diritto di voto. Specialmente di quello alle amministrative. Abbiate paura che possa essere intaccata la sua natura più intima attraverso abili e astruse magie. Nonostante il giustificato malcontento generale e il crescente livello di indifferenza nei confronti della politica, di fatto è impossibile disinteressarsene, perché significherebbe disinteressarsi della propria vita.
Ma perché andare a votare? Perché, oggi, in seguito a scandalose e sedicenti riforme del sistema elettorale nazionale, nelle elezioni amministrative ancora ciascun elettore ha tra le mani il potere della sua matita: ha la possibilità di esprimere la propria preferenza su un candidato piuttosto che un altro, di scrivere nome e cognome, di scegliere proprio quella persona che andrà a rappresentarlo in consiglio comunale.
Si badi bene, questo è un diritto unito a delle logiche genuine. Specialmente in una realtà come quella del Polo Civico, assolutamente priva di logiche di partito e culture del capolista. Tutti uguali, con potenzialità e competenze diverse, legati da un unico obiettivo: Galatina, Collemeto, Noha e Santa Barbara! In tal modo, si esprime profondo rispetto e attenzione per l’intelligenza e la capacità di analisi di ogni singolo cittadino che non è un mulo da convincere con una carota in mano, ma è chi dovrà decidere le sorti della propria città assumendosi la responsabilità del futuro.
Andate a votare! Fatelo in piena libertà! E’ un diritto intoccabile! Non è una minaccia! Non è una forma di ringraziamento per il posto di lavoro concessovi in un’epoca di indegna occupazione! Non abbiate paura!
Prima dell' 11 Giugno, però, guardatevi intorno. Perché io, fuori dal mio Polo Civico, vedo solo rappresentanti di partito legati alla sedia, al potere e al denaro; gente che alimenta quotidinamente un sistema dove ormai l'ideale vale zero rispetto ad un assiduo e continuo sostegno al leader politico di riferimento, senza possibilità alcuna di replica o di esposizione di un pensiero diverso da ciò che proviene dall’alto. Il rischio che si corre è sempre lo stesso: l’“esilio” politico nell’ottica di un’oligarchia dei partiti che decide per tutti. Spesso l’unico modo (o forse quello più facile) per ottenere qualcosa senza meriti diretti è non inimicarsi il lider maximo, acconsentendo sempre alle sue parole e ai suoi progetti. Classica e moderna opera di “lecchinaggio”.
Andate a votare ! Chiunque riteniate migliore per questa Città! Non lasciate, però, che il vostro diritto al voto meriti alcuna forma di indifferenza. Abbiatene cura.
Cristina Dettù

domenica 6 marzo 2016

Sono donna anche oggi

Sono donna anche oggi, anche se non è l'otto marzo e nessuno mi porta una mimosa.
Sono donna anche oggi, che non ho nessuna serata in discoteca con uomini nudi che dovrebbero farmi divertire ballando e invece, poveretti, mi fanno solo pena. Loro e chi ci va quel maledetto otto marzo.
Sono donna ogni giorno, quando mi alzo e ho la forza di dire ''tocca a me'', senza nessuno che mi impone qualcosa o senza obblighi legati ad ormai morte tradizioni ed usanze.
Mi piace essere donna, non sono una femminista sfegatata che difende ad ogni costo e ad oltranza il mio genere, perché le stronzate le facciamo anche noi e non siamo sante, almeno io aureole in testa non ne vedo proprio a nessuno,  ma mi piace la mattina pettinarmi i capelli, mettere il mascara e perdere quegli intramontabili venti minuti davanti ad un armadio, sempre pieno di cose che a me in quel preciso istante non piaceranno.
Mi piace essere donna, perché in quel lontano 1907 e poi 1909 e infine in quel 1910 qualcuno finalmente capì che anche io ho un pensiero, e posso renderlo libero come ogni altro maschietto del tempo stava facendo; mi piace essere donna perché mi piace esser come tutti gli altri, in fondo cosa cambia? Al posto di averle in basso due palle, le ho appiccicate sul petto.
Non voglio dire frasi e luoghi comuni come "grazie a noi avete i vostri figli, uomini" , perché a riguardo nessuno ha un merito superiore, perché se qualcuno ci ha creati entrambi siamo complementari e non subordinati.
Se qualcuno ha lottato per una parità di diritti, se esiste questa benedettissima uguaglianza voglio lottare e conquistarla ogni giorno, voglio esser donna anche quando le cose si metton male e c'è da rimboccarsi le maniche, voglio esser donna quando c'è da lavorare anche se non si tratta di gonna sexy ma di una tuta grigia e sporca di nero a fine giornata, voglio essere donna e voglio combattere tenacemente in una società "evoluta" e dinamica, in una società dal libero pensiero e dalla mentalità aperta che ancora boicotta l'espressione di ogni genere e di tutti i generi. 
"Dichiarazione universale dei diritti umani" e "Dichiarazione dei diritti umani di Vienna" , 1945 prima e 1993 poi... vi dice nulla? A me sì, e dice che se io voglio studiare, laurearmi e lavorare in un'azienda e starne a capo, posso farlo perché ho la stessa brama, grinta e forza che avrebbe il mio collega dalle palle attaccate in basso che il colloquio non lo ha superato. Mi dice anche che la mia mansione non è esclusivamente accudire i figli e sfornare lasagne e torte al cioccolato per il mio amato maritino che, povero, al rientro dal suo faticoso lavoro deve trovare qualcosa in tavola e il figlio che già dorme, pulito e profumato. No. Non sono una serva, una schiava, un'allevatrice e macchina di procreazione. Gli antichi romani si sono estinti e siamo nel ventunesimo secolo.
Io sono donna e ho diritto di vivere, io sono donna e ho diritto, io sono donna, io sono. Io. Quell' "io" promotore di soggettività, indipendenza ed esistenza. Non esiste moralmente, eticamente, metaforicamente (chi più ne ha, più ne metta) UOMO e DONNA, esiste io. E quest'ultimo devo ogni giorno, ora, minuto confermarlo senza che altri io prendano il sopravvento.
Io sono donna anche oggi, che non è l'otto marzo, ma in ogni attimo della mia esistenza pretendo reciproco rispetto e fedeltà, detengo la mia dignità e manipolo senza vincoli i fili di un burattino chiamato vita.

Silvana Bascià