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domenica 16 giugno 2019

Europa, Lecce, Galatina: quattro chiacchiere con Pierantonio De Matteis (2)

Con Pierantonio il nostro "direttore" si era lasciato con la promessa di rincontrarsi per analizzare i risultati delle elezioni europee. Approfittando dell'occasione, Edoardo ha sfruttato queste "quattro chiacchiere" per poter parlare anche di altri argomenti, viste sopratutto le novità all'interno del circolo cittadino. Buona Lettura.


Come promesso, eccoci qua, per una nuova intervista insieme. Partirei subito dal tema con cui ci siamo lasciati. Le elezioni europee ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro in merito all’attuale situazione politica nel vecchio continente. Nell’assise comunitaria, nonostante la buona prestazione nei singoli Paesi come in Francia ed Ungheria, L’ENL raggiunge circa 60 seggi su 370: il gruppo dei sovranisti non raggiunge quindi i risultati sperati, attestandosi soltanto come quinta forza di governo insieme ai conservatori, dietro al PPE, S&D, Alde e Verdi/Ale. I tuoi commenti?
Beh, se mi concedi la battuta di stampo sovranista, direi “l’Europa agli europei”. Se poi vogliamo, e direi proprio che dobbiamo, ragionare più in profondità, direi che il dato complessivo europeo è un dato che premia e che cerca di costruire rispetto a chi cerca di distruggere. Il presunto sovranismo, ci abbiamo ragionato insieme nel corso dell’altra chiacchierata, propone un concetto di sovranità che è drogato: alleggerire i legami europei significa far riprendere forza alle forze disgregatrici, magari di stampo nazionalista, e comunque maggiormente influenzabili da fuori continente. Ecco, il dato complessivo ha premiato chi crede che l’Europa debba continuare a vivere, magari migliorandosi, ma soprattutto restando unita nella visione di un destino comune.
In Italia stravince la Lega di Matteo Salvini con il 37% dei consensi, confermando e sottolineando con forza la sua leadership in Italia e nel governo. Secondo il Pd al 23% e terzo, inaspettatamente, il Movimento Cinque Stelle al 17%. Ma il dato assolutamente più eclatante è lo sfondamento di Salvini al Sud dove raggiunge dei risultati assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa: basti sottolineare che a Galatina la Lega è risultato il primo partito, con il 25% dei consensi. La Lega oggi è definitivamente un forza nazionale, in grado di poter aggregare e confermare il consenso di un Paese intorno al suo leader Matteo Salvini?
La luna di miele dei neo-governanti ha coinvolto tutti nelle ultime tre elezioni europee: penso a Berlusconi che dopo un anno dall’affermazione nelle politiche del 2008 portò il suo PDL al 42% nelle europee del 2009, penso a Renzi che dopo aver preso il posto di Letta portò il suo PD al 41% e la storia si ripete oggi con quello che appare l’azionista di maggioranza di questo governo, cioè la Lega di Salvini. Entrato nel governo col 17, rispetto al 30 e passa dei 5 stelle, dopo un anno di esposizione mediatica da padrone assoluto della scena, ribalta le percentuali tra gli azionisti del governo. E’ evidente che siamo ancora in piena luna di miele e l’estinzione di Forza Italia sta facendo il resto generando un travaso di voti in virtù del quale la Lega appare ora come il partito unico del centrodestra, funzione per la quale fu concepito a suo tempo il PDL, ma con caratteri politici e ideologici del tutto diversi. E allo stesso modo, credo si possa spiegare l’arretramento dei 5 stelle, non apparsi in grado di contrastare tale egemonia e, soprattutto, non apparsi all’altezza del compito per il quale si sono candidati. Quanto al PD, non so se sia più confortante la ripresa in termini percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno o quanto sia invece sconfortante l’ulteriore perdita, in termini di voti assoluti, di elettorato. Certo che quel tentativo di farne un partito “a vocazione maggioritaria” immaginato da Veltroni a suo tempo è ampiamente fallito.
Per quanto riguarda invece la tornata delle amministrative, a Lecce si riconferma il sindaco dimissionario Carlo Salvemini. Con un consenso pari al 51%, la coalizione dei Salvemini e Delli Noci vince inaspettatamente al primo turno, lasciando la coalizione di centrodestra del suo sfidante Erio Congedo al 33%. Complimentoni al neo sindaco, ma con te vorrei analizzare un altro aspetto di questa elezione. Nonostante la Lega a Lecce segua il dato nazionale, risultando il primo partito nella competizione europea con il 22%, lo stesso giorno ma nel voto amministrativo racimola un misero 4%, rappresentando un aspetto determinante nella sconfitta di Congedo. Come ti spieghi questa differenza di fiducia ad uno stesso partito tra le due competizioni?
Guarda, al netto delle valutazioni politiche e personali sui candidati sindaci che ovviamente in questo genere di competizione valgono e valgono molto, i risultati di Lecce città dimostrano in maniera inequivocabile che è impossibile ormai usufruire dell’effetto traino dei partiti nazionali sulle liste candidate alle elezioni comunali. Un po’ perché l’elettorato è maturo e comprende perfettamente che cosa elegge con ogni singola scheda e un po’ perché alle elezioni comunali i partiti tradizionali scontano la concorrenza di una miriade di liste civiche, anche di ispirazione politica molto simile alla propria, che giocoforza parcellizzano il voto e ne riducono la concentrazione. Ma, parcellizzazione a parte, è già successo in altre realtà e non solo nelle ultime competizioni elettorali, che l’orientamento di voto fosse così diverso a causa del giudizio espresso sui singoli candidati. Nel 2008 a Roma, giusto per fare un esempio che ho vissuto direttamente, alle politiche il PD si impose in città con un margine piuttosto netto e alle comunali invece prevalse il voto su Gianni Alemanno all’epoca candidato capace di andare oltre i confini dell’allora centrodestra. Ecco, nelle consultazioni comunali, direi che il candidato sindaco conta e conta sempre di più in un’epoca di personalizzazione molto forte della politica.

Piergiuseppe Colazzo, neo-coordinatore del circolo di
Andare Oltre - Galatina 
Come in molti già sapranno, abbiamo assistito, questa settimana, ad un passaggio di consegne all’interno del circolo cittadino di Andare Oltre. Nell’ultima riunione, cito testualmente il comunicato stampa, “il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis […] ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi”. Immagino che questi anni, che hanno visto la nascita e la maturazione politica del circolo, siano stati ricchi di ricordi importanti e pieni di significato. Vorresti dirci  tre tra i più bei momenti che hai vissuto con la carica da coordinatore?
Dopo tre anni da coordinatore, di cui gli ultimi due vissuti anche con il ruolo istituzionale che ricopro dalla vittoria delle elezioni amministrative del 2017, era inevitabile che arrivasse il momento di passare la mano anche e soprattutto nella consapevolezza che il circolo ormai ha raggiunto un grado di autonomia e di capacità politica che gli garantiranno di proseguire il lavoro fin qui svolto. Piergiuseppe è un ragazzo eccezionale, come lo sono tutti i componenti del circolo e del direttivo, che due anni fa si è misurato con la competizione elettorale e che è rimasto a disposizione del circolo dando sempre il suo prezioso contributo. A lui mi lega una bella amicizia ma devo dire che l’idea di scegliere lui non è venuta a me ma è emersa in modo naturale nel corso dell’ultimo periodo dell’attività del circolo, forse nel momento più difficile. Se infatti dovessi scegliere tre momenti più significativi di questi tre anni, sicuramente sceglierei la notte in cui abbiamo vinto le elezioni del 2017, ma non solo quella notte… sceglierei tutta la campagna elettorale durante la quale questo gruppo ha avuto il suo battesimo del fuoco e si è imposto in città per le sue capacità organizzative, per le sue doti politiche e per l’allegria che lo ha sempre contraddistinto. Poi, andando indietro con la memoria, sceglierei la prima riunione di andare oltre, quella in cui eravamo una decina appena, e che tracciava le linee di azione di tutto il gruppo, quando ancora non si sapeva chi fossero i candidati, quali le coalizioni… era tutto in alto mare ma noi eravamo comunque pronti ad essere della partita. E poi sceglierei un momento in apparente controtendenza: il day after della mia candidatura alle provinciali saltata; in quel momento ho visto tutto il circolo sentire quella sconfitta, che era mia, sulla loro pelle, percepirla come una sconfitta collettiva, di un gruppo, li ho visti incazzati molto più di me e serrare le fila. Perché è facile fare squadra sull’onda lunga di una vittoria, il difficile è mantenere il gruppo quando arrivano le battute d’arresto, gli sgambetti e le scorrettezze. E questo è un gruppo che ha saputo andare oltre le vittorie e le sconfitte. Ragionando sempre da gruppo. Ed è la soddisfazione più bella.
Cosa ti aspetti per il futuro di Andare Oltre – Galatina?
Con i presupposti di cui abbiamo parlato fino ad ora, ci sono tutte le condizioni per continuare ad essere protagonisti anche nel futuro. Sicuramente in questi prossimi anni di amministrazione, durante i quali dovremo massimizzare gli sforzi fin qui compiuti e portare a casa risultati adeguati al lavoro. E il circolo dovrà essere il grado di supportare l’amministrazione con un ruolo politico, che sia di comunicazione dei risultati ma non solo: serve continuare ad immaginare la città in divenire, adeguare i programmi alle esigenze, proseguire in quel dialogo con tutti i nostri elettori e con tutti quelli che non ci hanno votato ma che guardano a noi con interesse. E anche con chi ci guarda criticandoci a prescindere solo perché siamo noi. Con tutta la città il dialogo dovrà essere aperto, costante e franco. E il nostro circolo inoltre dovrà essere centrale nel ragionamento che si aprirà subito dopo l’estate e che ci porterà dritti alle elezioni regionali facendosi promotore di una stagione di orgoglio galatinese che permetta alla nostra città di andare oltre il passaggio al livello ed esprimere finalmente suoi uomini (o donne) nelle istituzioni sovracomunali. Sarà una stagione bella e difficile ma sono sicuro che il “mio” circolo si farà trovare pronto.
Edoardo Mauro

Per leggere la prima intervista a Pierantonio De Matteis clicca qui


mercoledì 22 maggio 2019

Dialogo sulle elezioni europee: intervista al coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis

Siamo ormai agli sgoccioli di questa campagna elettorale per le europee e il voto di domenica è sempre più vicino. Per questo motivo, il "direttore" del blog Edoardo Mauro ha deciso di intervistare il nostro coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis per provare ad avere un quadro più chiaro della faccenda. In una piacevole chiacchierata, sono stati affrontati alcuni degli argomenti che hanno animato il dibattito politico in questi mesi, attraverso alcune riflessioni ed opinioni sull'attuale situazione. Buona Lettura!

Domenica si voterà per le elezioni europee e sembra che, qualche comitato a parte, a Galatina non si respiri minimamente l’aria da competizione elettorale. Cosa pesa secondo te in questa apatia generale? La mancanza di un candidato locale, la distanza percepita con le istituzioni europee o si tratta semplicemente dell’ennesima campagna elettorale che si gioca in tv e sui social?
E’ innegabile che la temperatura elettorale in città sia molto bassa. Qualche comitato, peraltro spesso deserto, qualche incontro pubblico, nessun dibattito sulla stampa e, ad esclusione del nostro blog (il mese scorso sono stati pubblicati sul nostro blog online alcuni articoli che trattavano il tema dell'Europa in vista delle elezioni https://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/04/cio-che-conta-in-europa-sono-i-contenuti.html ndr), nessun’altra testata online ha affrontato l’argomento. Sembra proprio come se di queste elezioni non importi a nessuno. Credo piuttosto che siano gli attori in campo (candidati e “portatoti d’acqua” per intenderci) che stiano peccando di visione. Stanno utilizzando queste elezioni a scopi interni, per contarsi tra di loro. Ed invece le elezioni europee rappresentano un passaggio cruciale per il nostro futuro. Si stanno confrontando visioni di Europa, e quindi di futuro, molto diverse tra loro. Bisognerebbe informare su questo e non su “chi sta con chi” ma a pochi giorni dal voto penso sia ormai tardi per aprire il dibattito sui grandi temi.
Se cinque anni fa rappresentava una novità nello scenario politico, oggi (viste anche numerose vicende prima tra tutte la Brexit) l’euroscetticismo conquista definitivamente il dibattito. Ormai la scelta, prima che di schieramento politico, appare dividersi tra chi è con l’Europa e chi non lo è, ponendo effettivamente una grossa fetta di elettorato in un sentimento di distanza se non di ostilità nei confronti dell’Unione Europea. A cosa credi che sia dovuto?
Beh, è inevitabile che la crisi economica abbia fatto la sua parte e la retorica politica di chi, al governo dell’Italia, ha saputo gestirla poco e male ha finito con l’addossare larghe responsabilità alla moneta unica e, quindi, alle istituzioni europee. Come se la presenza di ritardi clamorosi delle nostre istituzioni nazionali e del nostro sistema economico e fiscale possano essere scaricate oltre confine. Indubbiamente essere sottoposti a regole rigide ed uguali per tutti i partener dell’Unione non è stato semplice, specie per un paese come il nostro che aveva inventato la “svalutazione competitiva” della Lira per poter esportare con più facilità, praticando di fatto una sorta di concorrenza sleale. Ma queste sono solo conseguenze di ritardi che l’Italia ha accumulato da decenni. Purtroppo però questa retorica ha prodotto l’illusione che l’Europa fosse un corpo estraneo, che limiti la presunta sovranità nazionale (su cui bisognerà prima o poi discutere seriamente), che imponga regole assurde volute da chissà quale complotto internazionale ostile alla patria… e tante altre cose simili.
Passiamo allora a questo presunto “sovranismo” di cui tanto si parla oggi e che sembra (secondo i vari Salvini e Meloni) l’unica soluzione di ogni problema italiano ed europeo. E’ veramente l’Europa la minaccia e ciò che impedisce l’espressione della nostra sovranità nazionale? Ma se fossimo fuori dall’Europa, o anche più tiepidamente dentro, saremmo maggiormente protagonisti sullo scacchiere internazionale e avremmo dei notevoli vantaggi rispetto ad adesso?
E’ fin troppo evidente che la nostra sovranità nazionale incontra dei limiti nel momento in cui l’Italia decide di aderire ad un organismo sovranazionale, come l’Unione Europea o l’Onu. Il punto è che l’adesione a tali organismi è stata volontaria e che ad oggi essa rappresenta una proiezione su più vasta scala dell’Italia stessa. Mi spiego: sullo scacchiere internazionale fino a pochi decenni fa c’erano gli Usa e l’Urss che si dividevano le sfere d’influenza. I paesi europei, presi singolarmente, non erano in grado di recitare nessun ruolo se non quello di satelliti minori delle due superpotenze. Ecco, l’Unione Europea eleva al rango di superpotenza un continente che dalla fine della seconda guerra mondiale in qua e su entrambi i fronti della cortina di ferro ha recitato il ruolo di satellite. Se è questo ruolo che si vuole recuperare (quello cioè di colonia degli Usa o della nuova Santa Madre Russia, magari attraverso finanziamenti più o meno occulti alle campagne elettorali) la strada del presunto sovranismo è quella giusta. Perché sia chiaro, fuori dall’Europa c’è solo spazio per tornare sotto l’influenza di altri interessi internazionali, magari oltre oceano, ma non c’è possibilità alcuna di porre l’Italia come protagonista della geopolitica internazionale. E bada bene che queste cose l’attuale classe dirigente provinciale di Andare Oltre le diceva e le metteva nero su bianco in alcuni documenti sin dal 2006 quando Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale dal quale proviene gran parte dei vertici attuali di Andare Oltre ndr) tenne proprio a Galatina un seminario provinciale e si confrontò con i grandi temi della politica quali associazionismo, Europa, lavoro, mafia, religione e storia. Sarebbe interessante leggere con gli occhi e l’esperienza di oggi quei documenti per avere la conferma, una volta ancora, di quanto fermento anche culturale ci fosse in quell’esperienza e, perché, per poterci dire addosso con un pizzico di autoesaltazione che… ci avevamo visto giusto.

Ma tutte queste riflessioni in che modo potrebbero tradursi nelle elezioni di domenica 26 Maggio? C’è un partito politico o una lista che secondo te rappresenta questi ragionamenti oppure ci si dovrà affidare (come sempre più spesso capita) a singoli candidati, magari votati soltanto perché territorialmente più vicini?
Trovare una lista elettorale tra quelle che si sono proposte alle elezioni europee che rappresenti tutto ciò è impossibile. E, dopo tutto, proprio per un deficit di rappresentanza politica nazionale è nato un esperimento visionario come quello di Andare Oltre. Non avrebbe avuto senso, in altri termini, creare un contenitore, certamente vicino al civismo ma fortemente caratterizzato da temi e contenuti politici e strutturato come un vero e proprio movimento politico, se ci fosse stato un partito politico nazionale nel quale riconoscersi. E a tutt’oggi io continuo a non vedere chi possa rappresentare le idee e le istanze di Andare Oltre tra i soggetti nazionali. No, direi che il deficit di rappresentanza su scala nazionale continua. Quanto invece al votare candidati territorialmente più vicini, sono convinto che molti elettori ragioneranno in questo modo che poi, francamente, è il modo di ragionare più vicino al sentire civico. Che senso avrebbe continuare a sponsorizzare il proprio territorio o la propria Città e poi permettere a candidati catapultati da fuori di continuare a “pascolare” da noi solo in periodo elettorale?
Mi sembra di capire che il nostro circolo non darà indicazioni di voto…
Sorvolando sul fatto che il concetto stesso di “indicazione di voto” allude a concetti vecchi di “pacchetti di voti” da spostare a seconda dell’esigenza del leader e che questo concetto appartiene ad una visione della politiche rispetto alla quale noi appunto siamo andati oltre… il circolo di Galatina di Andare Oltre non darà nessuna indicazione di voto né per quanto attiene alla lista né tantomeno per quanto attiene alle preferenza sui singoli candidati. Ne abbiamo discusso nel circolo e abbiamo insieme valutato che non sia opportuno né coerente con il nostro percorso politico quello di fare campagna elettorale in terza persona sostenendo contenitori che, come detto, non ci rappresentano. Poi ci sono le scelte individuali, che ovviamente ognuno di noi farà. Ma restano appunto scelte individuali che non possono in nessun modo costituire un orientamento per il nostro circolo.
Non resta quindi che aspettare il responso delle urne e vedere che Europa nascerà da questo voto. E magari commentarlo insieme in un’altra chiacchierata…
Aspetto la tua telefonata.
Edoardo Mauro

giovedì 11 aprile 2019

L'Europa che può cambiare in meglio: basta lavorarci

Continua la nostra rassegna di idee e opinioni sull'Europa in vista delle delle prossime elezioni europee. Oggi Alberto Venuto ci guida tra le grandi opportunità che l'UE ha messo a disposizione, dalla fine del roaming selvaggio fino alle nuove legislazioni in materia ambientale e agroalimentare. Tutela del territorio, delle produzioni, delle persone. Basta solo crederci e lavorarci. (In fondo alla pagina troverete gli altri articoli pubblicati nelle scorse settimane su questo tema)

Unione Europea, questo è uno dei temi principe su cui ai giorni nostri si dividono le opinioni politiche italiane, tra europeisti e antieuropeisti, tra i quali possiamo annoverare i neonazionalisti, identificati oggi come sovranisti. Secondo loro l’UE ci ha privato di sovranità appunto, imponendoci migliaia di regole e normative su tutti i fronti, dall’agroalimentare all’edilizia, dal settore finanziario a quello industriale. Non esiste ad oggi un ambito in cui non sia presente l’UE. La critica sulla mancanza di sovranità si fonde al risentimento per le mancate politiche di solidarietà in materia economica e di immigrazione. Ma questo è un argomento che merita una discussione a parte. Vorrei concentrarmi sulle decisioni dell’UE che hanno cambiato in meglio la nostra vita, una serie di provvedimenti impossibili senza il parlamento di Strasburgo, e di cui spesso ci si dimentica. Pensate alla fine roaming selvaggio: niente più sovrapprezzi per chi viaggia in UE, la tassa occulta per chiamare e usare app di messagistica non esiste più. Il regolamento Gdpr tutela la privacy di tutti i cittadini europei, i nostri dati sensibili sono protetti e chi li riceve si impegna a non usarli per altri fini (pena multe salate e risarcimenti). Si chiama Team (tessera europea di assicurazione sanitaria), altro non è che la cosiddetta tessera sanitaria: ci consente di avere cure gratuite in qualsiasi paese dell’Unione, e si tratta di cure medicalmente necessarie, quindi non solo quelle urgenti. Emergenze ?? Non so chi chiamare ? C’è il numero unico di emergenza europeo, il 112 (esiste dal 2008, ma in Italia è arrivato solo nel 2017): ovunque mi trovo, un solo numero. Il cellulare non prende ? Nessun problema, componendo il 112, ci si aggancia automaticamente alla rete disponibile, qualsiasi essa sia. Iban e company: effettuare pagamenti in euro all’interno dell’area Sepa (essa comprende ben 36 stati sovrani, molti di più dei 28 dell’Unione) è molto più semplice perché iban e bic, dal 2016, valgono come coordinate bancarie in UE e non solo e questo significa pagamenti standardizzati, più veloci meno costosi. Come dimenticare il progetto erasmus: un grande passo verso l’integrazione europea di cui hanno beneficiato 9 milioni di giovani, che con il contributo economico dell’unione europea hanno potuto accrescere il loro bagaglio culturale, le loro conoscenze e attitudini, mettendole a frutto nel loro paese e nel mercato del lavoro una volta finiti gli studi. Il marchio Ce è obbligatorio per la commercializzazione di un’infinità di prodotti all’interno del mercato europeo, esso compare su quasi tutto ciò che usiamo, rendendolo sicuro per la nostra salute e conforme a tutte le norme in materia di progettazione, produzione, smaltimento, ecc.
Un lungo elenco sarebbe quello della legislazione in materia ambientale: senza di essa l’Italia sarebbe rimasta molto indietro, con problemi per l’ambiente e la salute dei cittadini molto più gravi quelli attuali. Basta ricordare le direttive acqua (del 2000) e alluvioni (del 2007), che impongono la pianificazione e la prevenzione in materia di disastri naturali e qualità delle acqua; gli obiettivi sul riciclaggio, le restrizioni sugli scarichi dei depuratori, il pacchetto economia circolare, i limiti sulle emissioni degli edifici e degli autoveicoli (nonostante questo la pianura padana è l’area più inquinata del continente, immaginiamo cosa sarebbe senza le direttive europee). L’elenco sarebbe lunghissimo, ma ricordo solo l’ultimo grande traguardo, la messa al bando della plastica usa e getta a partire dal 2021.
Riusciamo ad immaginare come sarebbe la nostra vita senza tutto ciò ? Questa è la migliore risposta a chi parla senza cognizione di causa di una Italexit come risoluzione di tutti i problemi esistenti nel nostro paese.
Certamente molte normative hanno penalizzato alcuni settori della nostra economia, ad esempio, il settore agroalimentare. Ma quante volte questo è stato reso possibile grazie all’inerzia e all’assenteismo degli europarlamentari italiani ? Un esempio su tutti: nel 2009 la commissione europea diede il via libera alla commercializzazione di vino rosè ottenuto dal mescolamento di vini bianchi e rossi. Un durissimo colpo per il settore vitivinicolo italiano, in barba alle tutte le produzioni IGP, DOC, DOCG e via dicendo. Peccato che pochi svelarono il rovescio della medaglia: la totale assenza di eurodeputati italiani in sede decisionale. Ci vollero sei mesi per far cambiare la decisione (dopo ricorsi, impugnazioni, ecc.): intanto per quel semestre vari produttori europei poterono ingegnarsi in discutibili miscugli. A proposito di assenze: tutti gli schieramenti politici italiani, Lega compresa,  concordano sulla revisione dell’ormai famoso trattato di Dublino sulla redistribuzione dei richiedenti asilo. A giugno 2018 si erano già svolte 22 riunioni sulla riforma del suddetto trattato, e la Lega aveva nominato come relatore il futuro ministro della famiglia Lorenzo Fontana. In quante è stato presente ? Nessuna (sì, nessuna). E’ facile criticare l’unione europea senza neanche provare ad impegnarsi per cambiare le cose, perdendo inoltre molta credibilità. Sappiamo tutti che l’UE non è perfetta e che molte cose andrebbero cambiate, ma il modo migliore per farlo non è sicuramente lamentarsi e gridare allo scandalo a giochi ormai conclusi. Iniziamo a chieder conto sull’operato dei nostri europarlamentari.
Alberto Venuto

Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"
Leggi qui l'articolo di Gabriele Giaccari "Il grande bluff delle elezioni europee"

venerdì 5 aprile 2019

Il grande bluff delle elezioni europee

Continua sul blog di Andare Oltre la rassegna di idee e opinioni sul tema delle elezioni europee! Dopo l'articolo di apertura del nostro "direttore" Edoardo Mauro (per chi volesse rileggerlo, troverete il link alla fine di questa pagina) oggi è il turno di Gabriele Giaccari. Con un'analisi senza peli sulla lingua, Gabriele parla schiettamente e ci presenta un quadro chiaro su quello che, secondo lui, dovremmo aspettarci nel prossimo futuro europeo.

La sede del parlamento europeo a Strasburgo, in Francia
È sempre un piacere scrivere di politica. Anche quando questo significa addentrarsi negli aspri meandri della fantascienza. Perché, quando si cerca di parlare di politica europea, si sfocia nel fantasy più spinto senza però avere la bravura e la grande immaginazione di Martin o senza avere il genio di Tolkien. Infatti, come si può parlare di politica se non c’è nulla di politico in Europa?  C’è davvero chi ancora crede alla favoletta che con il voto degli elettori europei si possono determinare le sorti - politiche e non - di questa Europa? Cosa potrebbe mai cambiare se a “vincere” le prossime elezioni siano i cosidetti “sovranisti” ovvero i “fondamentalisti europeisti” quali PPE o il S&D? Siete davvero convinti che se la coalizione “sovranista” dovesse risultare vincente, il giorno dopo le elezioni i confini nazionali saranno addobbati con muri, fili spinati, frontiere e militari armati? O, al contrario, siete sicuri che se vincessero gli “europeisti ante litteram” l’Europa sarà bellissima e unitissima?

Suvvia, un po’ di realismo!

Finché l’Europa sarà un’accozzaglia indefinita di autonomi Stati sovrani, parlare di Europa unita sarà alquanto inutile.
Ne sono la dimostrazione vari episodi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni: risatina Merkel - Sarkozy alla domanda su Berlusconi; militari schierati da Francia ed Austria sulla frontiera italiana; consegna illegali di immigrati sulla frontiera; protezionismo francese nei confronti di Fincantieri, ecc.
L’unica soluzione possibile, dal mio punto di vista, rimane sempre quella degli Stati Uniti d’Europa: solo l’unità politica, economica (però quella vera) e di nazionalità può rendere l’Europa davvero unita.
Solo con un vero governo centrale, solo con una vera unità economica e con una sola nazionalità europea si supererebbero (anche forzatamente) tutte le divisioni, le ipocrisie, i contrasti che regnano attualmente in questa Europa. Quanto da me prospettato non è e non sarà, di certo, argomento di discussione in questa campagna elettorale che affronteremo.
Infatti, i macro problemi da superare sarebbero almeno tre: sarebbero disposti, anche gli europeisti più europeisti d’Europa, a rinunciare ai piccoli (o grandi) centri di poteri conquistati nei rispettivi Paesi, ai poderi che garantiscono loro fama ed onori, al vassallaggio dei rispettivi sottoposti per fare dell’Europa una superpotenza mondiale?
USA, Russia e Cina consentirebbero mai questa svolta epocale che potrebbe ridisegnare gli equilibri geo politici mondiali?
Noi italiani, leader nei campanilismi più efferati, saremmo davvero disposti a rinunciare alla nostra appartenenza a piccole comunità per diventare davvero cittadini d’Europa?
In definitiva, il mio disinteresse alle prossime elezioni europee è e sarà totale, convinto che non apporteranno nulla di nuovo e nulla di davvero utile alla nostra Europa.
Gabriele Giaccari


Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"