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venerdì 29 settembre 2017

sul megaparco e sulle polemiche

Viste le cattive informazioni che stanno circolando, vorrei precisare qualcosa sul Megaparco di Collemeto. Il Comune di Galatina non aveva alcun potere sul merito della questione. L'iter autorizzativo è in una fase abbondantemente ed irreversibilmente avanzata (e non di certo grazie a questa amministrazione).
L'indiscusso merito di questa Amministrazione è stato quello di riuscire a modificare, in via migliorativa, l'accordo con la società Pantacom, al fine di spuntare delle condizioni economicamente più favorevoli per le casse comunali, nella consapevolezza che pretese eccessivamente abnormi avrebbero portato alla rottura del tavolo di trattativa ed al ritorno in vigore dell'accordo (valido a tutti gli effetti) siglato dal Commissario Prefettizio che ci ha preceduto.
Dopo diversi incontri (garantisco non facilissimi) questa Amministrazione ha ottenuto un ristoro economico superiore di 100.000,00 € (dunque un totale di 420.000,00 €) che Pantacom verserà in un'unica soluzione, prima di ricevere le autorizzazioni a costruire! Inoltre avremo un'azione più dettagliata che vedrà impegnate queste somme per azioni a tutela e a supporto del commercio galatinese.
Infine, come traspare dalla dichiarazione di voto del Gruppo Consigliare di Andare Oltre, noi nutriamo e nutriremo sempre perplessità sulla bontà di ogni insediamento commerciale di siffatte dimensioni, non fosse altro per le incertezze derivanti dalla ricaduta degli stessi sulle piccole economie commerciali cittadine. Non avendo, dunque, altro potere nel merito della questione, il nostro compito, così come quello di tutta l'Amministrazione di cui siamo parte, sarà quello di garantire che le importanti somme ricavate vengano impiegate a sostegno delle piccole e medie imprese galatinesi e per un progetto organico di valorizzazione ed incentivazione del commercio nel Centro Antico.

Diego Garzia
Consigliere Comunale Andare Oltre
Presidente Commissione Lavori Pubblici e Urbanistica

martedì 6 giugno 2017

perché votare Cristina


Non starò a dire perché non votare altre persone ma spiegherò con tutta la semplicità che mi appartiene cosa farò l’11 giugno. Ho conosciuto, in tempi non sospetti e lontani da appuntamenti elettorali, un bel gruppo di lavoro. Lo definirei, azzardando, il gruppo dei “Pionieri dell’ovvio”. Non hanno mica scoperto l’acqua calda parlando e interessandosi della Politica che fa il suo dovere. Per la città, per la comunità e per tutti noi. Poi ho conosciuto una ragazza che vedevo tutti i giorni senza sapere nulla di lei. Mi ha schiaffeggiato con il suo entusiasmo, la voglia di fare. Scommetto mani e piedi che lei sarà protagonista del cambiamento necessario a tutti noi. Non solo perché ha le capacità per farlo ma soprattutto perché alle spalle ha una squadra che potrebbe fare la differenza e che non la lascerà mai sola. Una squadra che la aiuterà e che verrà aiutata da Cristina a realizzare il bene di Galatina, di Collemeto e di Noha indistintamente.
Io ci sono perché oggi non serve solo prendere più voti, ma anche fare parte di una squadra che dal 12 giugno si metta a lavorare sul serio.
Io l’11 giugno voterò senza alcun vincolo di parentela, amicizia, favore. Ma voterò per la mia città. Fatelo anche voi considerando che Cristina non è un’alternativa ma un’opportunità per tutti noi.
Sara Musardo

domenica 4 giugno 2017

non aspettatevi Godot

“Che squillino le trombe, signori spettatori. Che inizi la commedia. Che parlino gli attori.” Che raccontino le vicende reali della tanto e da tutti, or ora, amata città del Santo Pietro. Che parlino alla gente a mo’ di acqua da sorgente, tanto i castelli di sabbia una scia di mare subito fa crollare. Che narrino, gli attori, e non altri, il proprio orizzonte.
Il sipario sta per chiudersi e di attori, su quel palco, son passati ma pochi hanno dimostrato dignità e libertà d’azione. Le maschere hanno dominato perché c’è chi crede ancora che la gente li possa credere ancora. Cambi repentini di abiti da scena pur di non respirare l’aria chiusa delle quinte tenebrose. Urla inutili e schiamazzi personali, oltremodo esagerati, per parlare di ciò che si ama. Eppure l’amore va sussurrato, raccontato, spiegato, capito, aiutato. L’amore per la propria città va elegantemente rispettato.
Così, all’improvviso, appare il deus ex machina a tentare di salvare la commedia ormai divenuta tragica e irrecuperabile, per risolvere una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita. La divinità di turno che la propria fama introduce su quel palco e che, di fatto, finisce col mettere il cappello sugli attori presenti in scena. Perché quando la trama scarseggia e gli attori dimenticano il copione, non resta che chiedere aiuto a dio. Poi, però, quell’aiuto va restituito. Sempre e comunque. E sempre che di aiuto si sia trattato.
Salire sul palcoscenico della propria città richiede una consapevolezza naturale di saper parlare al proprio pubblico, senza artefici e citazioni, senza paure ma con la giusta emozione e commozione. Salire sul palcoscenico della propria città è mettersi a nudo. Il parlamentare di turno o il personaggio politico “di spessore” che arriva calpestando il tappeto rosso, senza conoscere minimante l’ordita trama di Galatina, se non citata e stilizzata in poche parole… spiegassero a voi spettatori il senso di quell’entrata sul palco! Il furore del colpo di scena inaspettato che si tinge di stupore ma priva di senso tutto il resto.
Galatina ha accolto, come solo Lei sa fare, i “personaggetti” che invitavano e incitavano al voto per questa città. E neppure fosse la più squallida donnaccia di sempre, come al solito Galatina viene usata e abbandonata. Quando capiremo che lo spettacolo della campagna elettorale è solo Galatina e le sue frazioni. Quando capiremo che il clamore per l’ospitata fa solo squillare le trombe senza suonare alcuna sinfonia. Quando capiremo che è certo cosa buona confrontarsi con gli altri ma mai piegarsi. Solo il racconto di un’esperienza concreta di politica vera e attiva e solo l’esempio di ciò che in altre realtà si è già fatto e che si continuerà a fare, solo questo può essere il motivo per cui Galatina possa lasciare il palcoscenico ad altri attori. Perché da quei monologhi si può imparare. Il resto, parole. Perché da quei monologhi si rimane liberi. Il resto, burattini da scena.  
Cristina Dettu'

giovedì 25 maggio 2017

siate gelosi del voto

Siate gelosi del vostro diritto di voto. Specialmente di quello alle amministrative. Abbiate paura che possa essere intaccata la sua natura più intima attraverso abili e astruse magie. Nonostante il giustificato malcontento generale e il crescente livello di indifferenza nei confronti della politica, di fatto è impossibile disinteressarsene, perché significherebbe disinteressarsi della propria vita.
Ma perché andare a votare? Perché, oggi, in seguito a scandalose e sedicenti riforme del sistema elettorale nazionale, nelle elezioni amministrative ancora ciascun elettore ha tra le mani il potere della sua matita: ha la possibilità di esprimere la propria preferenza su un candidato piuttosto che un altro, di scrivere nome e cognome, di scegliere proprio quella persona che andrà a rappresentarlo in consiglio comunale.
Si badi bene, questo è un diritto unito a delle logiche genuine. Specialmente in una realtà come quella del Polo Civico, assolutamente priva di logiche di partito e culture del capolista. Tutti uguali, con potenzialità e competenze diverse, legati da un unico obiettivo: Galatina, Collemeto, Noha e Santa Barbara! In tal modo, si esprime profondo rispetto e attenzione per l’intelligenza e la capacità di analisi di ogni singolo cittadino che non è un mulo da convincere con una carota in mano, ma è chi dovrà decidere le sorti della propria città assumendosi la responsabilità del futuro.
Andate a votare! Fatelo in piena libertà! E’ un diritto intoccabile! Non è una minaccia! Non è una forma di ringraziamento per il posto di lavoro concessovi in un’epoca di indegna occupazione! Non abbiate paura!
Prima dell' 11 Giugno, però, guardatevi intorno. Perché io, fuori dal mio Polo Civico, vedo solo rappresentanti di partito legati alla sedia, al potere e al denaro; gente che alimenta quotidinamente un sistema dove ormai l'ideale vale zero rispetto ad un assiduo e continuo sostegno al leader politico di riferimento, senza possibilità alcuna di replica o di esposizione di un pensiero diverso da ciò che proviene dall’alto. Il rischio che si corre è sempre lo stesso: l’“esilio” politico nell’ottica di un’oligarchia dei partiti che decide per tutti. Spesso l’unico modo (o forse quello più facile) per ottenere qualcosa senza meriti diretti è non inimicarsi il lider maximo, acconsentendo sempre alle sue parole e ai suoi progetti. Classica e moderna opera di “lecchinaggio”.
Andate a votare ! Chiunque riteniate migliore per questa Città! Non lasciate, però, che il vostro diritto al voto meriti alcuna forma di indifferenza. Abbiatene cura.
Cristina Dettù

mercoledì 24 maggio 2017

"vengo anch'io" "ma si, perchè no?"

Questa campagna elettorale è strana, almeno per quanto mi riguarda. Forse dipenderà dal fatto che mi trovo lontano qualche centinaio di chilometri dalla mia Città e questo impedisce di respirare e vivere il clima fervente di questi giorni di battaglie politiche. Forse dipenderà dal fatto che c’è la possibilità, finalmente, di scrivere una nuova pagina politica per Galatina, cercando di Andare Oltre la bruttezza di questi ultimi anni. O forse sarà questa nuova ondata di entusiasmante giovinezza che vuole fare entrare aria di nuova primavera nei locali di Palazzo Orsini.
Ad ogni modo, stanno accadendo cose strane.
Per esempio sta accadendo che nella coalizione più forte di tutte (e già vincitrice in pectore persino delle elezioni 2022!!!!) albergano, contemporaneamente:
1. Forza Italia, storicamente anticomunista;
2. Direzione Italia, ossia il partito di Fitto nato in opposizione all’egemonia accentratrice di Forza Italia e comunque anticomunista;
3. UDC, che si era allontanata da Forza Italia per “divergenza di vedute”, geneticamente anticomunista;
4. Il Partito Socialista, i cui membri si definiscono “compagni”, che, pertanto, non ha nulla a che vedere con l’anticomunismo fervente dei partiti di cui ai numeri 1, 2 e 3;
5. Politici ex PD, la cui matrice è storicamente di sinistra, che hanno sempre schifato, per varie ragioni (Berlusconi, Fitto, Casini, Craxi, etc) i partiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4;
6. Ex esponenti di  “Io Sud”, i quali sono sempre stati anti Berlusconiani (quindi contro Forza Italia), anti Fittiani (quindi contro Direzione Italia), contro il Partito Socialista e, soprattutto, contro i comunisti del PD.
A riprova di quanto appena descritto, può essere menzionato il fatto che i suesposti partiti chiamano i propri referenti provinciali, regionali e nazionali in disparte, in perfetta autonomia, senza coinvolgere i propri “amici” di coalizione, organizzando autonomi incontri ed autonome presentazioni di lista. È un po’ come la “Casa delle Libertà” interpretata da Guzzanti, ove ognuno fa un po’ “quel cazzo che gli pare”! Che figata pazzesca!
Sta accadendo, altresì, che nella citata coalizione più bella di sempre si siano appianate tutte le divergenze e tutti i rancori che, ormai da anni, avevano diviso i mammasantissima dei partiti su indicati. Ora c’è tanta armonia nella super coalizione che la casa di Ned Flanders a confronto è un covo di satanisti inferociti.
Infine, sta accadendo anche che la già menzionata meravigliosa, indimenticata ed indimenticabile coalizione ha individuato come parametro di confronto la coalizione guidata da Marcello Amante. Suona strano che la “Armada Invencible” voglia misurare la propria grandezza specchiandosi in una Squadra di Ribelli. Le spiegazioni a questa scelta potrebbero essere molteplici: o l’“Armada Invencible” è così modesta (sic!) da non considerarsi una corazzata senza eguali; oppure può essere il contrario, ossia vuole dimostrare superbamente tutta la propria magnificenza confrontandosi con l’ ”insignificante” Squadra di Ribelli. Oppure può darsi che l’“Armada Invencible” non sia poi così sicura delle propria imbattibilità e non sia neanche sicura della debolezza del Polo Civico guidato da Marcello Amante.
Gabriele Giaccari

lunedì 20 febbraio 2017

quando vieni a Collemeto piangi due volte...

Prima di arrivare a quel punto di non ritorno, prima di alzare le spalle e arrendermi al flusso poco naturale e corrotto delle vicende civiche e burocratiche, continuo a credere nel buon senso e nella volontà delle persone, di chi vive la città, di chi respira quell’aria che sarà sempre aria di casa.
Come tutte queste persone, mi guardo attorno e conosco bene le bellezze e le criticità del mio paese, piccolo ma colmo di risorse.
Così, parte da lontano la lamentela per l’assenza di un Postamat che riesca a garantire un fondamentale servizio alla comunità, ai numerosi turisti presenti nel periodo estivo e a tutte quelle persone che dai paesi limitrofi raggiungono Collemeto per usufruire dell’ottimo servizio offerto dall’Ufficio Poste Italiane e dai suoi operatori.
Ancora. Preme conoscere e, se necessario, intervenire immediatamente sull’edilizia scolastica, centro nevralgico del paese e che accompagna le generazioni sino all’età adolescenziale: un percorso di crescita fondamentale per i nostri bambini e ragazzi che deve svolgersi nella massima sicurezza per loro, per gli insegnanti e per chi lavora ogni giorno in quelle strutture.
Uno sguardo molto attento è doveroso rivolgere al di sotto dei nostri piedi. Condutture per l’acqua rivestite d’amianto e risalenti ad epoche lontane con perdite ripetute e costanti: possibile che non si possa fare nulla? Possibile che a nessuno interessi bere, mangiare o lavarsi con acqua pulita? Si tratta di una questione vitale da risolvere al più presto.
Alzi la mano, ora, chi non ha mai sentito dire “entri a Collemeto ed entri in un bunker!”: nessuna rete che funzioni al meglio in tutte le zone del paese. Viviamo nell’era di internet alla velocità immediata e noi che…noi che sappiamo aspettare…
Poi, vedo gente che raggiunge Collemeto per fare rifornimento di metano, vedo file di automobili, d’estate, che attendono il proprio turno alla stazione di servizio. Collemeto, però, non ha il metano: cioè, esiste la possibilità di fare il pieno alla Multipla di turno, ma non mi chiedete di cucinare degli spaghetti al sugo con l’alimentazione a metano…io, anzi noi, cuciniamo solo con bombole a gas!
A chi non crede che in questo piccolo paese si possa anche assistere a forme ibride di laghi, basta venire nelle giornate uggiose, recarsi presso l’uscita del paese - direzione Santa Barbara - e lo spettacolo è servito: una pozzanghera dal diametro tendente all’infinito che, nonostante un recente intervento, di fatto continua a ripresentarsi ogni qualvolta la pioggia scende, anche solo per poco tempo. E’ chiedere troppo fare un sopralluogo con un ingegnere per trovare una soluzione? Incaricare un geologo affinché possa studiare la struttura del sottosuolo in quel preciso luogo e capire la meta ultima di tutta quell’acqua piovana?
Sempre lì nei paraggi, un altro spettacolo di cemento incalza prepotentemente: il nostro amato ponte. Se “l’erba del vicino è sempre migliore”…in molte città italiane migliaia di writers hanno messo a disposizione la loro arte per riqualificare le pareti della periferia, rendendole piene di colori e, quindi, magnifiche. Un’idea concreta sarebbe proprio questa: invitare alcuni writers e con loro collaborare ad un progetto o all’indizione di un concorso volto a rendere decorose le pareti del ponte attraversato dalla SS 101, magari coinvolgendo le scuole secondarie di Galatina e di tutta la provincia.
A proposito di strade, non posso non soffermarmi sulla provinciale Copertino – Galatina, una strada molto trafficata, nervo centrale di collegamento, percorsa dai Collemetesi ogni giorno e molte volte al giorno, scenario drammatico di incidenti stradali. Una strada provinciale priva di sicurezza, stretta, buia, senza illuminazione e monca di alcun tipo di segnalazione, soprattutto ai vari imbocchi per e da Collemeto. Di certo, sappiamo bene che trattasi di una materia di competenza della Provincia. Capita che AndareOltre, di recente, vede una sua forza all’interno del Consiglio Provinciale, guidato dal Presidente Gabellone: il neretino Antonio Tondo, con il quale potremmo svolgere gli adeguati sopralluogo lungo il tratto di strada in questione e lui stesso, sono certa, sarà il primo a prendere a cuore questa importante criticità e a portarla sul tavolo del Consiglio Provinciale.
Ritorniamo per le vie di Collemeto: come pretendere di rifare un manto stradale disastrato quando potrebbe esserci la possibilità di trasformare in realtà ogni singola idea sopra citate. Di certo, solo percorrendo le strade del paese ci si rende conto della drammaticità del manto stradale: noi, certo, ormai siamo degli esperti, conosciamo ogni singola buca anche quando sono colme d’acqua. Evitarle è diventato un gioco da ragazzi. Pensiamo, però, a chi viene, per caso o per volontà, a Collemeto e incappa in un buca profonda, distrugge vari pezzi della propria auto, intenta causa al Comune per chiedere un risarcimento dei danni….in altre parole, soldi dei cittadini per sostenere non una ma centinaia (se non migliaia) di processi di tal genere. A pensarci bene, quindi, chi ci guadagna non è solo il tipo di Via Padova piuttosto che chi abita in Via Fiume. Ebbene, prima è necessario capire quanti e quali lavori si possono svolgere al di sotto della superficie e poi, ad opere ultimate, procedere al rifacimento del manto stradale.
Essere orgogliosa di Collemeto è semplice: basta guardare il lavoro di unione dei genitori nelle scuole, la voglia di partecipare ed emozionare con la danza, il canto e il teatro di tutte quelle associazioni che, nonostante i tempi duri, credono ancora nella bellezza dell’arte; basta ascoltare i racconti di ciò che una volta si faceva per le strade del paese e che ora non si fa più. Perché, parafrasando Siani, quando vieni a Collemeto, piangi due volte: la prima perché dici “dove mi trovo?”, la seconda perché non vuoi più andare via. Per me è fondamentale puntare sulla cultura, sull’arte, sulla storia: rappresentano l’identità del paese, il sangue che scorre nelle sue vene, stimoli, passioni, bellezza pura. Sogno una villa piena di urla di bambini, che giocano, si rincorrono, sotto il vigile sguardo di una mamma attenta mentre il papà prende il caffè al bar e sulle panchine i ragazzini degli “anni delle immense compagnie”. Questo è il mio sogno, ma so anche che è il vostro.
Ahimè, la realtà parla chiaro: la crisi economica e il dissesto finanziario che ha colpito il Comune di Galatina è importante e non si può non sottovalutare. Al tempo stesso, però, credo che i miei nonni non sono nati in un’epoca florida, eppure hanno costruito quel paese di cui sento ancora raccontare e che è il protagonista dei miei sogni.

Cristina Dettù

giovedì 12 gennaio 2017

l'arte della politica col rischio del ridicolo

Collemeto - foto di Cesare Petrelli
La politica è un’arte e, come tutte le arti, è mossa dalla passione. Niente di più. Ci sono artisti che sopravvivono nella miseria ma vivono nella loro arte. E’ già qui qualcosa non torna.
Se chiedo di poter rappresentare il mio paese, è perché ne sarei onorata. E l’onore deriva dalla fiducia di chi ci vive ogni giorno, dalla speranza, dalla voglia di fare qualcosa. Di concreto. E non dalla vana fama di sedere su una poltrona, dal rendere noto il proprio nome, dal decantare lodi e glorie. Il binario è un altro. E non tardo a spiegarvi il motivo.
Cresco in un’epoca in cui gli ideali politici sono pari a zero, pertanto cerco sempre di valutare l’idea, a prescindere dal partito proponente. Ciò non giustifica alcuna forma di “voltabandieraggio”: attenzione all’intento con cui lo si fa!
Compagno amato dell’idea è il fatto. O almeno dovrebbe esserlo. Il fatto come iniziare da zero, prendere coscienza della situazione attuale e reagire, ascoltare, vedere e capire le necessità, trovare la soluzione più adeguata, sullo sfondo di quel famoso “bilanciamento di interessi” tanto caro al diritto. Il fatto come agire insieme, essere in prima linea e non impartire semplici direttive.
Nonostante le molteplici personali delusioni politiche (anche in ambito comunale), negli anni penso ancora che, da qualche parte, ci siano degli esseri strani, insomma degli alieni, che sappiano invertire la rotta. Insieme. Magari con un simpatico comandante. Continuo a credere che la politica non si fa, ma si ama fare politica; che la politica dovrebbe riempire i cuori e le coscienze e non le tasche del pantalone. Che è una missione, non una spedizione.
Chi mi dice che credo ancora nei sogni, forse sbaglia. Magari è così! Magari no! Nella scorsa primavera, sento parlare di un certo Pippi e della sua ciurma, per me gente assolutamente estranea: tanto ci avevo preso gusto che inizio a tifare per sto tipo senza neppure averlo mai visto; ne avevo sentito parlare, sì, ma niente di che. Si avvertiva, però, qualcosa di strano per le vie neretine: un entusiasmo atipico, un rumore troppo forte che stava agitando le acque. Ecco che mi appassiono a quel tipo e penso che qualcosa, allora, si può fare. Se lo si vuole veramente. Se lo si fa senza interessi alcuni. Se si chiede trasparenza e pulizia. Se lo si fa per passione. Per amore del proprio paese.
Da lì a questo momento passa poco. Perché lo stesso entusiasmo, che è il mio e quello di altre persone, c’è anche da noi. Non mi si dica, allora, che ho avuto l’occasione d’oro di salire sul carro del personaggio del momento, perché il Sindaco di Nardò è un signore (non un personaggio). Non mi si dica, allora, che lo faccio per il mio tornaconto personale: mi spiegassero quali incentivi riceverei. Non mi si dica che avrei potuto parlarne prima con altre persone, che, in qualche modo, una candidatura per me l’avremmo trovata. Non mi si dica che voglia andare contro tutti purché se ne parli. Non mi si dica, o meglio, non si dica ad altri di guardare altrove perché “è meglio così”: lasciate la libertà di decidere! Non mi si dica che lo faccio per me. Sarei disposta a fare un passo indietro se qualcun altro, al mio posto, decidesse di farsi avanti per amore della politica. Per amore. Per la politica.
“Quando il cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine […], così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”. Qualsiasi altra parola sarebbe superflua.
E’ tempo di pensare per poi reagire. Pensare ai nostri bambini, alla loro sicurezza e al gioco, il loro diritto. Pensare ai ragazzi, alla loro crescita civica e culturale, alla loro creatività. Pensare a chi vive ogni giorno a Collemeto: alle logistiche degli uffici comunali al mistero dello sportello automatico ATM all’indecente estetico benvenuto del manto stradale nel paese dimenticato. E’ tempo di pensare insieme. Per poi reagire insieme.

Cristina Dettù