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venerdì 5 aprile 2019

Il grande bluff delle elezioni europee

Continua sul blog di Andare Oltre la rassegna di idee e opinioni sul tema delle elezioni europee! Dopo l'articolo di apertura del nostro "direttore" Edoardo Mauro (per chi volesse rileggerlo, troverete il link alla fine di questa pagina) oggi è il turno di Gabriele Giaccari. Con un'analisi senza peli sulla lingua, Gabriele parla schiettamente e ci presenta un quadro chiaro su quello che, secondo lui, dovremmo aspettarci nel prossimo futuro europeo.

La sede del parlamento europeo a Strasburgo, in Francia
È sempre un piacere scrivere di politica. Anche quando questo significa addentrarsi negli aspri meandri della fantascienza. Perché, quando si cerca di parlare di politica europea, si sfocia nel fantasy più spinto senza però avere la bravura e la grande immaginazione di Martin o senza avere il genio di Tolkien. Infatti, come si può parlare di politica se non c’è nulla di politico in Europa?  C’è davvero chi ancora crede alla favoletta che con il voto degli elettori europei si possono determinare le sorti - politiche e non - di questa Europa? Cosa potrebbe mai cambiare se a “vincere” le prossime elezioni siano i cosidetti “sovranisti” ovvero i “fondamentalisti europeisti” quali PPE o il S&D? Siete davvero convinti che se la coalizione “sovranista” dovesse risultare vincente, il giorno dopo le elezioni i confini nazionali saranno addobbati con muri, fili spinati, frontiere e militari armati? O, al contrario, siete sicuri che se vincessero gli “europeisti ante litteram” l’Europa sarà bellissima e unitissima?

Suvvia, un po’ di realismo!

Finché l’Europa sarà un’accozzaglia indefinita di autonomi Stati sovrani, parlare di Europa unita sarà alquanto inutile.
Ne sono la dimostrazione vari episodi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni: risatina Merkel - Sarkozy alla domanda su Berlusconi; militari schierati da Francia ed Austria sulla frontiera italiana; consegna illegali di immigrati sulla frontiera; protezionismo francese nei confronti di Fincantieri, ecc.
L’unica soluzione possibile, dal mio punto di vista, rimane sempre quella degli Stati Uniti d’Europa: solo l’unità politica, economica (però quella vera) e di nazionalità può rendere l’Europa davvero unita.
Solo con un vero governo centrale, solo con una vera unità economica e con una sola nazionalità europea si supererebbero (anche forzatamente) tutte le divisioni, le ipocrisie, i contrasti che regnano attualmente in questa Europa. Quanto da me prospettato non è e non sarà, di certo, argomento di discussione in questa campagna elettorale che affronteremo.
Infatti, i macro problemi da superare sarebbero almeno tre: sarebbero disposti, anche gli europeisti più europeisti d’Europa, a rinunciare ai piccoli (o grandi) centri di poteri conquistati nei rispettivi Paesi, ai poderi che garantiscono loro fama ed onori, al vassallaggio dei rispettivi sottoposti per fare dell’Europa una superpotenza mondiale?
USA, Russia e Cina consentirebbero mai questa svolta epocale che potrebbe ridisegnare gli equilibri geo politici mondiali?
Noi italiani, leader nei campanilismi più efferati, saremmo davvero disposti a rinunciare alla nostra appartenenza a piccole comunità per diventare davvero cittadini d’Europa?
In definitiva, il mio disinteresse alle prossime elezioni europee è e sarà totale, convinto che non apporteranno nulla di nuovo e nulla di davvero utile alla nostra Europa.
Gabriele Giaccari


Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"



venerdì 27 luglio 2018

sul testamento biologico / approvazione delle DAT a Galatina


Nelle scorse settimane su questo blog abbiamo dato vita ad un dibattito sul testamento biologico e sull'opportunità di adottare anche a Galatina il registro comune delle disposizione anticipate di trattamento. Al dibattito hanno partecipato Cristina Dettù, Gabriele Giaccari e Edoardo Mauro (e in fondo alla pagina troverete i link per accedere ai loro interventi). Successivamente il confronto si è spostato nella maggioranza e, grazie anche al lavoro della consigliera Marcella Cesari, si è giunti all'approvazione della delibera di giunta comunale. Di seguito riportiamo il comunicato dell'ufficio stampa del sindaco dopo l'avvenuta adozione del provvedimento.

Il registro comunale per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) approda anche a Galatina. La legge n.219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31 gennaio 2018 e recante “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità ed all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne laddove lo preveda la legge. Inoltre stabilisce che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, in previsione di una futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte può, attraverso le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, indicando una persona di sua fiducia che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con medici e strutture. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata personalmente presso l’Ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza del disponente che provvede all’annotazione in apposito registro.
Il nostro Comune, riconoscendo l’alto valore sociale delle iniziative volte a garantire la libertà e l’indipendenza dei propri cittadini nelle scelte personali riguardanti diritti fondamentali come quelli trattati, ha provveduto con la delibera n.163 del 2018 a istituire un apposito registro per l’annotazione e la raccolta delle DAT presso l’Ufficio di Stato Civile dei Servizi Demografici e Statistici per l’attuazione delle finalità perseguite dalla legge. “L’istituzione del registro per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento – dice il Sindaco Marcello Amante - rappresenta un punto importante per noi e per questo la nostra azione amministrativa è voluta andare nella direzione della tutela delle libertà individuali. Il legislatore ha colmato un grosso vuoto con la legge n. 219 e ha dato a noi la possibilità di metterci in linea con quelle che sono le volontà della gente.”

L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico.
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico.
L'intervento di Edoardo Mauro sul testamento biologico.

venerdì 13 aprile 2018

sul testamento biologico /2

Continua il dibattito sul testamento bioligico sul nostro blog. Ad intervenire è Gabriele Giaccari, militante "fuorisede" di Andare Oltre Galatina.

“Quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano...”.

Ho deciso di menzionare questi versi di Guccini perché, probabilmente, rappresentano al meglio la difficoltà che ho incontrato nel dover affrontare un argomento così sofferto come il c.d. testamento biologico.
Dall’analisi del dato normativo, emerge che i principi giuridici posti alla base della legge 219/2017 sono i seguenti:
(1) ad ogni persona capace di agire deve essere riconosciuto il diritto di rifiutare, o revocare in qualunque momento in caso di iniziale consenso, “qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso”;
(2) ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, “in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”.
A volersi soffermare esclusivamente su una analisi meramente giuridico - “politica”, ritengo opportuno che in Italia, stato laico e di diritto, ognuno di noi possa avere la possibilità di decidere, in salute o in costanza di malattia, se provare fino all’ultimo a difendere la propria vita oppure se, dignitosamente, evitare inutili sofferenze.
Non era più tollerabile che un paese civile come l’Italia, desiderosa di affrontare le sfide del futuro da protagonista, offrisse ai propri cittadini che volevano porre fine alle proprie sofferenze causate da una vita segnata da malattie incurabili o fortemente invalidanti, quale sola ed unica scelta quella di emigrare verso altri Paesi al fine di ricorrere a qualche dispensatore di “buona morte”.
Fortunatamente, il nostro legislatore ha capito che riconoscere un diritto significa aprire nuove possibilità, significa compiere un piccolo passo verso il progresso, consentendo una libertà di scelta che prima era vietata.
Ad ogni modo, seppur condividendo i principi ispiratori di questa legge, non nascondo che ho grande difficoltà ad affrontare l’argomento.
L’intreccio di valori etici, religiosi, culturali è così inestricabile che non mi sento all’altezza di andare oltre ad una mera analisi giuridica.
Invidio coloro che sono convinti che “i tubi vadano staccati” come invidio chi difende il bene vita fino all’ultimo naturale anelito.
Non sono in grado di poter esprimere un giudizio in merito di scelte così delicate perché immagino quanto possa essere dolorosa e consumante la scelta tra il voler smettere di soffrire o il voler provare fino all’ultimo a combattere per la vita, tra il continuare una esistenza provata da atroci sofferenze fisiche e morali oppure il porre fine a tutto, cercando così un seppur minimo sollievo.
Deve essere un dissidio angosciante perché, anche se è vero che vivere in uno stato vegetativo o in una continua escalation di sofferenze rappresenta l’incubo di tutti, non deve essere comunque facile decidere di morire.
Infatti, per quanto si possa credere ad una esistenza dopo la morte, l’unica cosa certa è che questa è l’unica chance effettiva di vita che ci viene garantita, bella o brutta che sia.
Ed una volta finita, non c’è modo di ricominciare.
Per questo, da cittadino sono contento che sia stato riconosciuto a tutti noi il diritto a scegliere, ove possibile, della nostra vita e/o della nostra morte. Ma da ragazzo ancora non credo di avere ancora la forza di poter decidere in merito.
In fondo quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano...

venerdì 16 giugno 2017

marcello amante, ora più che mai

Ok, d’accordo: 887 voti sono tanti. Specialmente se è la prima volta di Andare Oltre ad una elezione comunale. Specialmente se pensiamo che tutti i partecipanti alla lista Andare Oltre sono donne e uomini liberi, moralmente e politicamente.Specialmente se pensiamo che tutti ci davano per spacciati.
Però è ora di guardare avanti e di Andare Oltre l’entusiasmante risultato di Domenica 11 giugno.
Perché la battaglia elettorale ancora non si è conclusa. 
Il primo, difficile, infido, sfiancante e incerto ostacolo è stato superato.
Ora ci aspetta l’atto finale: lo scontro diretto contro “il mucchio selvaggio”.
Uno scontro tra due visioni e culture politiche che viaggiano parallele e che, fortunatamente, non potranno mai incrociarsi.
Da quella parte, la loro, si naviga a vista, senza un orizzonte che garantisca continuità politica ed amministrativa a Galatina. La loro coalizione, infatti, ha senso di esistere solo fino a quando tutti riceveranno le risposte attese. In caso contrario si fa saltare in aria tutto, per poi rimescolarsi all’interno di “nuove” sfide politiche (è inutile che vi citi gli esempi già verificatisi, in quanto sono troppo notori). Testimonianza di ciò è la eterogeneità delle realtà che compongono “il mucchio selvaggio”: ex fittiani ora berlusconiani, ex berlusconiani ora fittiani, ex missini poi polibortoniani ed ora democristiani, ex falceemartelloniani ora destrorsi, ex repubblicani poi berlusconiani ed ora fittiani, ex socialisti ed ora “politici”.
Dalla nostra parte, invece, si fa Politica, quella seria, quella che significa progettualità, programmazione, lealtà ad un progetto ed un programma politico condiviso da Marcello Amante e da tutte le sue liste. 
Da quella parte, la loro, ci sono nomi che “politicamente” hanno un trascorso che Beautiful a confronto è un cortometraggio. La loro unica abilità è quella di saper travestire il vecchio con abiti nuovi, sfavillanti e luccicanti preparati per ogni occasione.
Dalla nostra parte c’è gente giovane, nuova, giustamente ambiziosa che ferve dalla voglia di dimostrare il proprio valore, pronti a mettere il proprio entusiasmo e le proprie capacità a disposizione della comunità tutta.
Mi rifiuto di credere che gli elettori di Galatina, politicamente stanchi degli ultimi dieci anni caratterizzati dal vuoto più totale, voteranno per quella parte, dando nuovamente il proprio voto a uomini e donne che già troppe volte hanno tradito la fiducia in loro riposta.
Per questo ora tocca a noi tutti fare l’ultimo sacrificio, l’ultimo sforzo per vincere la battaglia decisiva.
Per non finire a parlare tra di noi, così come hanno fatto Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Missironi in “Tre uomini e una gamba” dopo la sfida Italia Marocco, per raccontarci: “887 voti è stato un risultatone! Perché, vogliamo parlare di Cristina che è arrivata in consiglio comunale? E l’entusiasmo che abbiamo messo per tutta la prima parte di campagna elettorale? Sì, ok. Bello, tutto bello, ma come abbiamo fatto a non vincere al ballottaggio?”
Daje tutta, ora più che mai.
Gabriele Giaccari

venerdì 9 giugno 2017

misunderstanding

Ho immaginato i pensieri e le riflessioni di un potenziale elettore di centrosinistra che, avulso dalla scena politica, si è informato sulle prossime elezioni servendosi soltanto o dei mezzi di comunicazione o dei social network.
Ecco cosa ne è venuto fuori.
“Ho deciso: nessuno potrà farmi cambiare idea. Domenica voterò la Sandra come candidato sindaco!
Che meraviglia ragazzi: la Sandra ritorna ad essere candidato sindaco per il Centro Sinistra. È come tornare più giovani di 11 anni!
Non sto più nella pelle a pensare che potrò crociare il suo nome sulla scheda elettorale e finalmente esprimere un voto consapevole per il prossimo candidato sindaco.
Poi la Sandra sindaco è sinonimo di una coalizione fortemente comunista, coerente con gli ideali che la Sandra stessa ha sempre professato, antifascismo su tutti.
Chi è che mi telefona? Ah è il mio amico informatissimo circa l’attuale campagna elettorale. Condividerò con lui questo mio entusiasmo.
<Ciao, come stai? Hai visto che figata? La Sandra di nuovo candidato sindaco di Galatina! Come dici? La Sandra non è il candidato sindaco per la coalizione del PD? Cioè mi stai dicendo che sebbene su tutti i blog cittadini, su tutti i siti di informazione e in ogni dibattito nato su Facebook si parli della Sandra, il candidato della coalizione del PD è un altro? Mi sembra tutto così assurdo. Quindi anche se per la coalizione del PD parla solo la Sandra, se tutti, quando parlano di PD, fanno riferimento alla Sandra e se ogni polemica riguardo il “centrosinistra” ruota intorno alla Sandra, ciò non significa che il candidato sindaco del PD sia la Sandra?
Vabbè dai. Posso pure accettare questa cosa (cui stento ancora a credere), l’importante è che si rimanga fieramente a sinistra e si porti avanti la bandiera rossa con il pugno della mano alzato verso il cielo, come la Sandra vorrebbe. Cosa? Nella coalizione di cui fa parte la comunistissima Sandra c’è gente “fascisterrima”? No dai. A questo non crederò mai!
Ah…. Quindi mi stai dicendo che nella coalizione del PD si è candidato l’ex presidente del circolo di Galatina di Fratelli di Italia insieme a qualche altro ex  presunto “fascista”? Pensa tu la coerenza di questi soggetti! Non so cosa dire. Ti ringrazio comunque per queste delucidazioni anche se mi hanno fatto cadere tutte le certezze che avevo accumulato fino ad ora. Ci sentiamo>
Troppe delusioni. 
Quasi quasi voto Andare Oltre e Marcello Amante!”
Gabriele Giaccari

mercoledì 24 maggio 2017

"vengo anch'io" "ma si, perchè no?"

Questa campagna elettorale è strana, almeno per quanto mi riguarda. Forse dipenderà dal fatto che mi trovo lontano qualche centinaio di chilometri dalla mia Città e questo impedisce di respirare e vivere il clima fervente di questi giorni di battaglie politiche. Forse dipenderà dal fatto che c’è la possibilità, finalmente, di scrivere una nuova pagina politica per Galatina, cercando di Andare Oltre la bruttezza di questi ultimi anni. O forse sarà questa nuova ondata di entusiasmante giovinezza che vuole fare entrare aria di nuova primavera nei locali di Palazzo Orsini.
Ad ogni modo, stanno accadendo cose strane.
Per esempio sta accadendo che nella coalizione più forte di tutte (e già vincitrice in pectore persino delle elezioni 2022!!!!) albergano, contemporaneamente:
1. Forza Italia, storicamente anticomunista;
2. Direzione Italia, ossia il partito di Fitto nato in opposizione all’egemonia accentratrice di Forza Italia e comunque anticomunista;
3. UDC, che si era allontanata da Forza Italia per “divergenza di vedute”, geneticamente anticomunista;
4. Il Partito Socialista, i cui membri si definiscono “compagni”, che, pertanto, non ha nulla a che vedere con l’anticomunismo fervente dei partiti di cui ai numeri 1, 2 e 3;
5. Politici ex PD, la cui matrice è storicamente di sinistra, che hanno sempre schifato, per varie ragioni (Berlusconi, Fitto, Casini, Craxi, etc) i partiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4;
6. Ex esponenti di  “Io Sud”, i quali sono sempre stati anti Berlusconiani (quindi contro Forza Italia), anti Fittiani (quindi contro Direzione Italia), contro il Partito Socialista e, soprattutto, contro i comunisti del PD.
A riprova di quanto appena descritto, può essere menzionato il fatto che i suesposti partiti chiamano i propri referenti provinciali, regionali e nazionali in disparte, in perfetta autonomia, senza coinvolgere i propri “amici” di coalizione, organizzando autonomi incontri ed autonome presentazioni di lista. È un po’ come la “Casa delle Libertà” interpretata da Guzzanti, ove ognuno fa un po’ “quel cazzo che gli pare”! Che figata pazzesca!
Sta accadendo, altresì, che nella citata coalizione più bella di sempre si siano appianate tutte le divergenze e tutti i rancori che, ormai da anni, avevano diviso i mammasantissima dei partiti su indicati. Ora c’è tanta armonia nella super coalizione che la casa di Ned Flanders a confronto è un covo di satanisti inferociti.
Infine, sta accadendo anche che la già menzionata meravigliosa, indimenticata ed indimenticabile coalizione ha individuato come parametro di confronto la coalizione guidata da Marcello Amante. Suona strano che la “Armada Invencible” voglia misurare la propria grandezza specchiandosi in una Squadra di Ribelli. Le spiegazioni a questa scelta potrebbero essere molteplici: o l’“Armada Invencible” è così modesta (sic!) da non considerarsi una corazzata senza eguali; oppure può essere il contrario, ossia vuole dimostrare superbamente tutta la propria magnificenza confrontandosi con l’ ”insignificante” Squadra di Ribelli. Oppure può darsi che l’“Armada Invencible” non sia poi così sicura delle propria imbattibilità e non sia neanche sicura della debolezza del Polo Civico guidato da Marcello Amante.
Gabriele Giaccari

sabato 22 aprile 2017

ragazzi, dimenticato orgoglio galatinese

Insediamento del Consiglio Comunale Baby
In questo periodo in cui tutto sembra essere immobilizzato dalla paura del domani, dalla paura di tanti punti interrogativi che generano, conseguentemente, la paura delle relative risposte, dalla paura di affrontare le difficoltà, preferendo eludere l’ostacolo, aggirandolo, piuttosto che saltarlo per andare oltre, c’è chi vive di quelle paure come fosse linfa di un intero sistema e c’è chi sarebbe disposto ad osare pur di guardare i propri ostacoli dall’alto in basso.
Sono i ragazzi della nostra città. E i ragazzi, per loro natura, sono liberi, scevri da ogni logica di mercato, da ogni strategia politica o compromesso personale. Sono pronti ad andare oltre ogni confine, a comprendere ciò che i loro occhi osservano e a darne un senso logico. Hanno il coraggio di esporsi perché nulla vale di più dei loro pensieri, dei sogni con un pallone tra le gambe o di quelli con una chitarra in mano. Nulla vale di più della loro curiosità, il motore dell’agire concreto.
Forse, però, questo non è un mondo per giovani. Forse, però, questa non è una città per ragazzi… che chiedono ma a cui nessuno risponde. Chi conosce, infatti, le esigenze dei ragazzi se non loro stessi?
Andiamo a prenderceli, allora, insabbiati come sono dell’indifferenza degli adulti (anagraficamente parlando!), dalla morìa delle istituzioni e di un’amministrazione intera che, da alcune legislature, ha deciso inspiegabilmente di fare da sé.
È il 2000 quando molte città, tra cui Galatina, decidono di vestire i panni di una città “a misura di ragazzo”. Viene istituito il primo consiglio comunale baby, con sindaco e consiglieri al seguito: età media 13 anni. Tale consiglio rappresenta la dimostrazione più evidente che è possibile accompagnare mano nella mano la curiosità dei ragazzi, impegnandosi ad educarli ad accogliere, domani, i bambini di oggi.
La presenza dei ragazzi nell’aula consigliare del Comune di Galatina è l’immagine più bella di questa città, perché ha fotografato il legame tra l’amministrazione ed il futuro della sua città. Ascoltare voci timide e chiare mentre discutono di lavori pubblici, scuola e sport (tra le altre) rappresenta il punto massimo di una città che è riuscita a coordinare, in una sinfonia perfetta, politica, amministrazione, istituiti scolastici e sentimenti. Quelli dei ragazzi.
È opportuno precisare che non si è trattato di un semplice esercizio di stile, di una boutade elettorale, di una trovata fine a se stessa.
Infatti, seppur con i dovuti distinguo, anche le attività del Consiglio e della Giunta “baby” hanno avuto dei profili “politici”: ci si è riuniti, si è discusso, ci si è confrontati su ciò che si sarebbe dovuto e potuto realizzare per Galatina.
Ognuno con le proprie idee, sicuramente immature ed acerbe, forse troppo sognanti, ma sicuramente libere da tutti quei costrutti mentali che l’età e la “maturità” costruiscono nostro malgrado.
Tutto questo è stato. Un tempo. E ora non lo è più!
È un obbligo morale e politico, quindi, ricostruire questo legame, per non lasciare che la nuova generazione si senta avulsa dalla propria città.
Impariamo ad ascoltare nuovamente i nostri ragazzi, ricominciamo a capire che da loro si impara.
Perché quando si cammina mano nella mano, in fondo, lo si fa vicino e nella stessa direzione. E camminando al fianco dei più giovani l’unica direzione possibile è il futuro.
Ora, un consiglio: che si rileggano queste parole dal principio, consapevoli, però, che nascono proprio dalle mani di chi ha rivestito quella carica di Consigliera e di Sindaco dei ragazzi, in un’epoca di puro orgoglio galatinese.

Cristina Dettù
Gabriele Giaccari

martedì 7 marzo 2017

di vita e di morte, di rispetto e di dj fabo

dj fabo
Rispetto. Per tutti. Per chi solidalizza con la scelta di DJ Fabo. Per chi invece la critica. Per chi ritiene che sia ormai necessario introdurre in Italia una legge che regoli, in modo dettagliato e puntuale, il c.d. testamento biologico. Per chi, al contrario, ritiene la vita sacra che, in quanto tale, deve essere rispettata in ogni sua forma ed in ogni suo singolo istante.
Ma il rispetto lo si può garantire solo a parità di condizioni. Ed in questo momento alcuni sono più rispettati di altri.
Non mi permetto di entrare nel merito di scelte così delicate perché immagino quanto possa essere dolorosa e consumante la scelta tra l’eutanasia o la vita, tra il continuare una vita costellata da atroci sofferenze fisiche e morali oppure il porre fine a tutto, cercando così un seppur minimo sollievo. Deve essere un dissidio angosciante perché, anche se è vero che vivere in uno stato vegetativo rappresenta l’incubo di tutti, non deve essere comunque facile decidere di morire. Infatti, per quanto si possa credere ad una esistenza dopo la morte, l’unica cosa certa è che questa è l’unica chance effettiva di vita che ci viene garantita, bella o brutta che sia. Ed una volta finita, non c’è modo di ricominciare.
Mi piacerebbe soltanto che, nel 2017, in uno stato di diritto, moderno, evoluto e proiettato verso il futuro, si riconosca il diritto alla “buona morte” a chiunque ne voglia far ricorso. Rappresenterebbe un traguardo di civiltà che aggiungerebbe qualcosa senza togliere a nessuno. Infatti chi è per la sacralità della vita continuerà ad essere rispettato. Così come la propria decisione di tutelare, amare ed onorare la vita fino all’ultimo istante continuerà ad essere ampiamente tutelata.
Al contrario, chi ora è costretto ad emigrare per poter trovare l’eterno sollievo, chi conduce (con invidiabile coraggio) delle agguerrite battaglie di diritti dal proprio letto-gabbia non ha ancora alcun diritto di scelta circa la propria vita. Infatti, la decisione di scegliere per la “dolce morte”, altrettanto sofferta e difficile come quella di chi vuole continuare a combattere la battaglia della vita fino all’ultimo, non merita ancora rispetto né considerazione. È come se fosse considerata sbagliata, peccaminosa, irriguardosa e, quindi, non meritevole di tutela.
Eppure nel riconoscere un diritto in più non c’è niente di sbagliato. Perché si offrono più opportunità di scelta senza limitarne altre. Perché si compie un piccolo passo verso il progresso, mantenendo comunque intatte le certezze del passato. Perché consentire la libertà di scelta è il più grande dono che si possa fare ad un uomo.

Gabriele Giaccari

martedì 3 gennaio 2017

Nix dissolvit, relicto stercora

Il 2017 è appena iniziato ma sembra già che i buoni propositi, che il cuore di ognuno di noi si è riproposto di mantenere, siano stati già chiusi nel dimenticatoio. Ed io sono il primo a ricadere, ogni volta e sempre, nelle mie piccole e grandi debolezze che sembrano non volermi lasciare in pace neanche nella costruzione dell’illusione di un possibile cambiamento in concomitanza dell’avvento del nuovo anno. Però mi ritengo fortunato perché, a quanto pare, non sono il solo ad essermi risvegliato identico a come ero nel 2016.

Il primo pensiero va a chi vuole contestare le idee “fasciste” con le bombe. A chi non ha voglia di sostenere un dibattito perché ritiene il “fascista” un nemico da sconfiggere, anche usando la violenza. A chi continua a considerare il “fascista” il male assoluto, tappandosi gli occhi davanti agli spettacoli indegni che i “non fascisti” hanno dato nel corso degli ultimi 70 anni. A chi è cresciuto con il mito della partigiana codardia e continua a seguire indefessamente quell’esempio dimostrandosi, alla fine, per quello che è. Mi auguro che nel 2017 si riesca a capire che solo quando i due poli estremi riusciranno a trovare una comunione d’intenti si riuscirà a spazzare via questo soffocante moderatismo che opprime da troppo tempo l’Italia.

Il mio secondo pensiero va ai candidati sindaci, certi o in fieri, che si contenderanno la poltrona di Sindaco di Galatina. Spero che, con l’anno nuovo, da qui alla fine della campagna elettorale, si dimostrino tutti fieri e battaglieri non solo quando c’è da discutere su tematiche quali accoglienza dei profughi ma, anche e soprattutto, su argomenti più insidiosi quale, ad esempio, l’incidenza negativa di determinate industrie sulla salute dei galatinesi ed i possibili rimedi, anche drastici, che possono e devono essere presi.

Il mio ultimo pensiero va a chi è pronto a portare avanti una idea nuova di politica ma, quando c’è da prendere una posizione anche scomoda, si ritrae come un riccio attendendo tempi migliori poter far sentire la propria voce. Mi auguro che il 2017 vi rappresenti cosa significa davvero avere il coraggio delle proprie idee e cosa significa andare oltre la convenienza del momento.

Gabriele Giaccari

giovedì 8 dicembre 2016

Andare Oltre, a determinate condizioni

Proviamo a fare un gioco insieme: sapete dirmi qual è quel periodo dell’anno in cui la maggior parte di coloro che ci circondano sembra essere più buona, disponibile e pronta ad aiutarci (o finge spudoratamente di esserlo), dove i buoni propositi di molti si sprecano e gli abbracci inaspettati sono più falsi di un bacio di Giuda? Se avete pensato al Natale, vi siete sbagliati. Lo so che vi ho tratto in inganno, ma è solo un’apparenza. Se mi fossi riferito al Natale, avrei incluso anche me, senza riferirmi soltanto ad altri. La risposta esatta dell’indovinello è: la Campagna Elettorale.
Complimenti a chi ha risposto immediatamente!!! Si vede che ha un ottimo trascorso, sia dal lato attivo (poco) che dal lato passivo (molto ed in tutti i sensi) di campagne elettorali. Ahimè (o fortunatamente) da qualche mese vivo a Roma ma, in un modo o nell’altro, ho il privilegio di riuscire ad informarmi di quanto sta accadendo nella nostra amata Galatina.
So che c’è molto fermento in giro: tra accordi raggiunti, accordi sperati, accordi mancati, riunioni fiume e toto-nomi sembra di vivere in un avvincente romanzo thriller-politico. C’è chi addirittura, vestiti i panni del supereroe (con tanto di mutandone ascellare sopra la calzamaglia), ha lanciato un progetto politico per Galatina da remoto. [Forse, su questo argomento, ritornerò a parlare in un secondo momento]. Come al solito, noi galatinesi non ci facciamo mancare nulla.
Proprio a causa della mia forzata lontananza da casa, non mi sento autorizzato a entrare nel già affollato calderone della campagna elettorale ed a parlare di ciò che serve o non serve a Galatina. Finirei per fare la solita meschina figura di quelli che, pur non combattendo giorno dopo giorno con le problematiche cittadine, pensano e dicono: “concittadini, è arrivato il salvatore della patria con le idee più brillanti di sempre!”. Mi permetto soltanto di lanciare una proposta, provocatoria, che vada a regolare in un primo momento la campagna elettorale e, successivamente, il modo di operare della prossima classe politica dirigente di Galatina. Nessun fantomatico programma, quindi, ma solo una semplice modifica delle regole del gioco.
Appurato che il leitmotiv di questi ultimi anni è la parola “cambiamento” unita alle parole “contro la casta”, perché non ci impegniamo, tutti quanti, a far compiere ai futuri candidati un passo verso il cambiamento del modo di agire che ha sempre caratterizzato la realtà politica locale?
L’operazione è quanto di più semplice si possa realizzare: si predispone un “impegno etico”, contenente un semplice ed unico obbligo per i sottoscrittori, e lo si fa firmare, in un primo momento, da tutti i candidati alle prossime elezioni, sia al ruolo di sindaco che al ruolo di consigliere e, in un secondo momento, anche da coloro i quali, se non precedentemente candidati, andranno a ricoprire la carica di assessore.
Non mi sembra necessario parlare di “codice etico” perché ritengo, in cuor mio, che i vari obblighi di decoro, onestà, probità, correttezza ed impegno costante dovrebbero essere naturalmente insiti nell’animo di chi ricopre ogni carica pubblica e, in particolar modo, quella politica.
Ho, invece, preferito usare l’espressione “impegno etico” perché mi piacerebbe che i soggetti di cui sopra firmino l’obbligo (ahimè solo morale) di non cedere alla tentazione di sistemare la propria famiglia, ufficiale o ufficiosa, sfruttando il ruolo istituzionale ricoperto come impegno assunto davanti alla cittadinanza tutta a costo di giocarsi la reputazione e l’onorabilità.
È ora di andare oltre al solito teatrino dove i vari pupi, investiti di pubblico incarico, si sfidano per chi deve collocare per primo il rispettivo parentado. È arrivato il momento di distruggere questo impolverato palcoscenico e tutto ciò che lo circonda per far entrare nuova luce che guidi al cambiamento.
Sono ben conscio che un simile impegno, seppur sottoscritto da tutti, ha la stessa importanza del due di denari con briscola a bastoni. Nessuno potrà appellarsi a tale “impegno etico” per opporsi ed impedire, efficacemente, una condotta allo stesso contraria. E ciò potrebbe costituire un motivo in più per tutti i candidati a sottoscriverlo, in quanto certi di potersela cavare impunemente.
Ma resterà comunque indelebile quell’onta, grave ed incancellabile, sulla figura politica di chi dovesse disattendere l’”impegno etico” una volta sottoscritto. Specialmente se ha professato di rappresentare il cambiamento. Specialmente se dice di avere a cuore le sorti di Galatina. Specialmente se ha abusato della buona fede degli elettori.
Ora, proviamo a fare un altro gioco tutti insieme: chi è disposto a firmare questo “impegno etico” e, soprattutto, a rispettarlo?

Gabriele Giaccari