Continua la nostra rubrica Intervista Chi. Oggi il direttore Edoardo Mauro interloquisce con Cristina Dettù, assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Politiche Ambientali e di Gestione dei rifiuti, Politiche Comunitarie e Innovazione Tecnologica. Eventi estivi, raccolta differenziata, CSA, proposte e prospettive future: molti sono stati i temi toccati all'interno di questa intervista, che speriamo possa aiutare il caro lettore ad avvicinarsi all'azione politica di questa amministrazione. Per conoscere e comprendere la vision e le mission di chi siede nella giunta di Palazzo Orsini.
Buona Lettura!
(In basso troverete il link delle precedenti interviste)
Buongiorno assessore. A circa due anni dalla tua nomina in giunta, il momento dei fatidici bilanci è ormai maturo. Cosa è cambiato dal tuo insediamento (in termini di progetti e prospettive) e cosa immagini possa essere ancora fatto?
Buongiorno direttore! Credo che il bilancio di questi due anni sia positivo non tanto per i risultati raggiunti (non sta di certo a me giudicare) ma per il lavoro costante e faticoso che si continua a fare. Dal 2017 è cambiata la consapevolezza, è cresciuta la convinzione che questa città e il suo territorio possano rialzarsi dagli anni di caduta libera del passato. Ciò lo si può fare lavorando ogni giorno, valorizzando le proprie risorse materiali e umane e avendo progetti ambiziosi, degni di Galatina. Tuttavia è necessario l'aiuto e la collaborazione di tutti, in primis dei cittadini, perché, io non lo dimentico mai, gli amministratori sono prima di tutto, anche loro, cittadini.
Vorrei ora soffermarmi con te su alcuni eventi dell’estate galatinese. All’interno del Salento Book Festival, Galatina conferma la sua centralità nel progetto di Gianpiero Pisanello e Luca Bianchini, ospitando all’ombra delle Basilica di Santa Caterina numerosi scrittori di fama nazionale. La festa patronale che basa il suo story-telling sulla riscoperta orgogliosa delle radici galatinesi del tarantismo. La seconda edizione di “A Cuore Scalzo”, la rassegna estiva curata da questa amministrazione che punta alla rinascita dei luoghi sulle onde della cultura che anima i luoghi. Stiamo assistendo ad un nuovo approccio al turismo che cerca di affermarsi a Galatina, lontano dagli eccessi della movida delle coste…
Spesso c'è il rischio di abituarsi alla bellezza. E Galatina è bellissima. Con i suoi palazzi, le chiese, la storia, il suo folklore. È una "donna" d'altri tempi, elegante e signorile. Ecco perché i turisti la scelgono. Ed ecco perché la rassegna "A Cuore scalzo" oltre ad avere in sé una precisa strategia culturale con obiettivi ben definiti e sostenibili nel tempo, mette a disposizione una serie di eventi, alcuni di ampio respiro culturale, tali da garantire al turista una piacevole ed interessante permanenza nella città. C' è tanto ancora da fare, da migliorare, sia in termini di organizzazione sia di servizi. Tuttavia, pur essendo carenti di mezzi e risorse, i risultati che la rassegna estiva ha avuto in questi due anni lasciano ben sperare.
Tra le tue deleghe quella all’ambiente con le sue questioni relative alla gestione rifiuti è sicuramente una delle più calde. Sappiamo, ad esempio, dalla relazione sul Rendiconto di Gestione del 2018 che è stata posta una “pietra tombale” sul contenzioso con l’ormai fallita Centro Salento Ambiente Spa. Ci vuoi raccontare quale sia stata questa conclusione? E’stata quella che vi aspettavate?
Occuparmi di ambiente è stato del tutto inaspettato. Vero è che trattasi di una delega impegnativa non solo perché molto tecnica ma anche in quanto tocca, in modi diversi, aspetti importanti della vita di ogni cittadino. In particolare, nel settore della gestione dei rifiuti l'amministrazione Amante ha ereditato un fardello importante quale il contenzioso relativo al fallimento della CSA. Il merito di aver condotto e ultimato nel migliore dei modi le trattive va giustamente riconosciuto al Sindaco, anche in quanto titolare della delega al bilancio, e poi a tutta la giunta in termini di scelte condivise e assunte con appositi atti. È molto di più rispetto a quello che ci saremmo aspettati. La soddisfazione di un lavoro costante, ragionato, ponderato e costruito sul dialogo e la condivisione.
Se posso approfittare ancora della tua pazienza su questo tema, ci potresti lasciare un commento sulle scelte (che molto hanno fatto discutere in città) riguardo sia le modalità della raccolta e sia le sanzioni verso chi non attua un giusto comportamento di conferimento dei rifiuti?
Partiamo dal presupposto che differenziare non deve essere una regola, ma un modo di essere, un modo di vivere, deve essere parte integrante del nostro quotidiano e della nostra cultura. Solo così comprendiamo la vera utilità della raccolta differenziata e ogni tipo di conferimento sarà più semplice. Il cambiamento relativo ad alcuni aspetti della raccolta differenziata (in seguito all'ordinanza sindacale del mese di marzo) ha certo creato scompiglio e ammetto che avremmo dovuto organizzare in maniera adeguata la comunicazione. Tuttavia, vi era un dato da non sottovalutare: l'urgenza nell'attuare certe pratiche (vedi eliminazione sacchi neri) per evitare di incorrere in sanzione sulla qualità del rifiuto. Non solo. In tal modo l'azione di controllo sarebbe stata più agevole. Non vogliamo attuare una politica volta alla repressione, alla paura, all'incubo del "e questo ora dove lo butto!". L'errore, minimo, ci può stare. Ma la volontà di non voler differenziare, di abbandonare il rifiuto, l'idea che "tanto differenziano gli altri" o che "non ne vale la pena" è frutto di ignoranza pura che si riversa però su tutta la cittadinanza. Perché il mancato corretto conferimento di un cittadino danneggia tutti gli altri. Questo è il tipo di comportamento che si intende sanzionare.
Cosa ti aspetti dai prossimi anni del tuo mandato?
Di continuare a mettere ordine e nel contempo cercare di fare piccoli passi in avanti, attuare progetti e lasciare storie ed immagini che altri, dopo di me, potranno utilizzare e sfruttare al meglio per continuare il lavoro fatto. E mi aspetto l'entusiasmo dei giovani, di quei giovani sinceri, ambiziosi e con l'animo "politico".
Edoardo Mauro
Intervista chi: Piergiuseppe Colazzo, coordinatore cittadino del circolo di Andare Oltre - Galatina
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sabato 27 luglio 2019
lunedì 8 luglio 2019
Intervista chi: Piergiuseppe Colazzo, coordinatore cittadino del circolo di Andare Oltre - Galatina
Inauguriamo oggi una nuova rubrica su questo blog che, attraverso alcune interviste, avrà l'obiettivo di far conoscere meglio al caro lettore alcuni protagonisti dell'azione politica galatinese. Un atto doveroso e necessario per poter evitare che si insinuino, nei rapporti con la Città, incomprensioni e "non detti" tra gli amministratori ed i cittadini. Un momento importante per condividere con chi ci segue, le idee, i ragionamenti e le riflessioni di chi risponderà.
Oggi intervistiamo Piergiuseppe Colazzo, il nuovo coordinatore del circolo cittadino di Andare Oltre. Piergiuseppe attraverso le sue parole, delinea la sua visione programmatica, i punti salienti sui quali si focalizzerà nel periodo della sua gestione. Da terzino roccioso e prestante ma anche dai piedi buoni, il neo coordinatore è un uomo chiaro e determinato, che non si risparmia o si nasconde dietro la maschera del politichese. Una figura che non omette la sua genuinità nelle proprie riflessioni, che appaiono precise e puntali nel centrare gli argomenti. Non posso che congedarmi da questa breve introduzione augurandogli il meglio per questa sua nuova esperienza. Che sono sicuro gli riserverà belle sorprese.
Alla prossima!
Edoardo
A quasi un mese dalla tua elezione nel ruolo di coordinatore cittadino di Andare Oltre, quali sono le tue prime impressioni sull’attuale situazione del circolo? Hai riscontrato delle criticità o delle situazioni che vorresti portare all’attenzione del direttivo?
Buongiorno “direttore” e grazie per avermi invitato per questa chiacchierata. Innanzitutto mi preme dire che ad un mese della mia elezione ancora non mi capacito del fatto che il Direttivo quasi all'unanimità abbia scelto me come successore di Pierantonio De Matteis. Non posso quindi che salutare con immensa gratitudine il vecchio coordinatore, ma è altrettanto doveroso ringraziare tutti i componenti del direttivo e tesserati perché è solo grazie a tutti loro se oggi noi rappresentiamo a Galatina il primo movimento politico per numero di elettori nelle scorse amministrative e per presenza attiva sul territorio. Detto questo la mia impressione sull’ attuale situazione è pressoché positiva. In queste prime settimane ho imparato a conoscere meglio il mio circolo ed ho compreso su chi potrò contare e su chi invece purtroppo no. Ma, adesso, siamo pronti ad affrontare le nuove sfide che ci attendono.
Quali sono, a tuo avviso, i punti o gli aspetti di forza che questo circolo può utilizzare per rendersi ancora più protagonista sul territorio?
Senza nessun ombra di dubbio, il punto di forza del Circolo Andare Oltre è rappresentato dal gruppo. Siamo un “dream-team”, legato da una forte coesione e grande capacità di confronto. Ci si supporta sempre nonostante mettere insieme tante teste pensanti non sia facile, ma la cosa che mi rende estremamente fiero di essere coordinatore di questo circolo è la nostra capacità di portare a termine ciò che ci si prefigge di fare, dalle attività politiche sul territorio di Galatina a quelle di natura sociale ed umana. Non voglio svelare nulla, ma grazie al prezioso lavoro del nostro assessore Cristina Dettù e ad altri componenti della giunta che da sempre hanno ascoltato con attenzione le nostre istanze, stiamo raggiungendo dei traguardi importanti e vi invito a seguirci sulla nostra pagina per restare aggiornati. Non c’è nient’altro da aggiungere, se non che bisogna continuare a lavorare così, ignorando chi per via social o per mezzo stampa cerca d'infangarci con falsità ed inesattezze. Approfitto, allora, di questo spazio per ricordare a chi legge che noi non caschiamo nelle stupide provocazioni, ma con il lavoro che quotidianamente svolgiamo smentiremo su tutta linea i nostri detrattori, dimostrando che si sbagliano. E di grosso!
La tua vorrà essere una figura di rottura con il passato oppure seguirai il tracciato del tuo predecessore De Matteis?
Non ci si può dimenticare da dove si viene e bisogna avere bene in mente dove si vuole e bisogna andare. Il lavoro di Pierantonio è stato fondamentale, direi vitale, senza di lui non esisteremmo su Galatina. E’ solo grazie a lui se oggi siamo una “macchina da guerra” che io non devo far altro che condurre nel migliore dei modi, e cercherò con tutto me stesso di far si che nessuno si possa pentire della scelta fatta sul coordinatore. Sicuramente farò degli errori ma sono sicuro che avrò il gruppo dalla mia parte, pronto ad indicarmi la giusta direzione. Come ho già detto, strategia che vince non si cambia
Quali saranno i punti chiave che delineeranno le linee guida della tua direzione?
Stiamo lavorando al lancio, di concerto con gli altri circoli della provincia, della nuova campagna di tesseramento. E stiamo strutturando alcune iniziative volte da un lato a valorizzare il lavoro della nostra amministrazione e dall'altro a raccogliere le istanze e le esigenze della nostra gente, persone che ci hanno dato fiducia e che ci restano accanto in modo tutt'altro che passivo ma intervenendo nelle dinamiche politiche e amministrative, tutti con le proprie specificità e competenze.
Edoardo Mauro
Oggi intervistiamo Piergiuseppe Colazzo, il nuovo coordinatore del circolo cittadino di Andare Oltre. Piergiuseppe attraverso le sue parole, delinea la sua visione programmatica, i punti salienti sui quali si focalizzerà nel periodo della sua gestione. Da terzino roccioso e prestante ma anche dai piedi buoni, il neo coordinatore è un uomo chiaro e determinato, che non si risparmia o si nasconde dietro la maschera del politichese. Una figura che non omette la sua genuinità nelle proprie riflessioni, che appaiono precise e puntali nel centrare gli argomenti. Non posso che congedarmi da questa breve introduzione augurandogli il meglio per questa sua nuova esperienza. Che sono sicuro gli riserverà belle sorprese.
Alla prossima!
Edoardo
A quasi un mese dalla tua elezione nel ruolo di coordinatore cittadino di Andare Oltre, quali sono le tue prime impressioni sull’attuale situazione del circolo? Hai riscontrato delle criticità o delle situazioni che vorresti portare all’attenzione del direttivo?
Buongiorno “direttore” e grazie per avermi invitato per questa chiacchierata. Innanzitutto mi preme dire che ad un mese della mia elezione ancora non mi capacito del fatto che il Direttivo quasi all'unanimità abbia scelto me come successore di Pierantonio De Matteis. Non posso quindi che salutare con immensa gratitudine il vecchio coordinatore, ma è altrettanto doveroso ringraziare tutti i componenti del direttivo e tesserati perché è solo grazie a tutti loro se oggi noi rappresentiamo a Galatina il primo movimento politico per numero di elettori nelle scorse amministrative e per presenza attiva sul territorio. Detto questo la mia impressione sull’ attuale situazione è pressoché positiva. In queste prime settimane ho imparato a conoscere meglio il mio circolo ed ho compreso su chi potrò contare e su chi invece purtroppo no. Ma, adesso, siamo pronti ad affrontare le nuove sfide che ci attendono.
Quali sono, a tuo avviso, i punti o gli aspetti di forza che questo circolo può utilizzare per rendersi ancora più protagonista sul territorio?
Senza nessun ombra di dubbio, il punto di forza del Circolo Andare Oltre è rappresentato dal gruppo. Siamo un “dream-team”, legato da una forte coesione e grande capacità di confronto. Ci si supporta sempre nonostante mettere insieme tante teste pensanti non sia facile, ma la cosa che mi rende estremamente fiero di essere coordinatore di questo circolo è la nostra capacità di portare a termine ciò che ci si prefigge di fare, dalle attività politiche sul territorio di Galatina a quelle di natura sociale ed umana. Non voglio svelare nulla, ma grazie al prezioso lavoro del nostro assessore Cristina Dettù e ad altri componenti della giunta che da sempre hanno ascoltato con attenzione le nostre istanze, stiamo raggiungendo dei traguardi importanti e vi invito a seguirci sulla nostra pagina per restare aggiornati. Non c’è nient’altro da aggiungere, se non che bisogna continuare a lavorare così, ignorando chi per via social o per mezzo stampa cerca d'infangarci con falsità ed inesattezze. Approfitto, allora, di questo spazio per ricordare a chi legge che noi non caschiamo nelle stupide provocazioni, ma con il lavoro che quotidianamente svolgiamo smentiremo su tutta linea i nostri detrattori, dimostrando che si sbagliano. E di grosso!
La tua vorrà essere una figura di rottura con il passato oppure seguirai il tracciato del tuo predecessore De Matteis?
Non ci si può dimenticare da dove si viene e bisogna avere bene in mente dove si vuole e bisogna andare. Il lavoro di Pierantonio è stato fondamentale, direi vitale, senza di lui non esisteremmo su Galatina. E’ solo grazie a lui se oggi siamo una “macchina da guerra” che io non devo far altro che condurre nel migliore dei modi, e cercherò con tutto me stesso di far si che nessuno si possa pentire della scelta fatta sul coordinatore. Sicuramente farò degli errori ma sono sicuro che avrò il gruppo dalla mia parte, pronto ad indicarmi la giusta direzione. Come ho già detto, strategia che vince non si cambia
Quali saranno i punti chiave che delineeranno le linee guida della tua direzione?
Stiamo lavorando al lancio, di concerto con gli altri circoli della provincia, della nuova campagna di tesseramento. E stiamo strutturando alcune iniziative volte da un lato a valorizzare il lavoro della nostra amministrazione e dall'altro a raccogliere le istanze e le esigenze della nostra gente, persone che ci hanno dato fiducia e che ci restano accanto in modo tutt'altro che passivo ma intervenendo nelle dinamiche politiche e amministrative, tutti con le proprie specificità e competenze.
Edoardo Mauro
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domenica 16 giugno 2019
Europa, Lecce, Galatina: quattro chiacchiere con Pierantonio De Matteis (2)
Con Pierantonio il nostro "direttore" si era lasciato con la promessa di rincontrarsi per analizzare i risultati delle elezioni europee. Approfittando dell'occasione, Edoardo ha sfruttato queste "quattro chiacchiere" per poter parlare anche di altri argomenti, viste sopratutto le novità all'interno del circolo cittadino. Buona Lettura.
Come promesso, eccoci qua, per una nuova intervista insieme. Partirei subito dal tema con cui ci siamo lasciati. Le elezioni europee ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro in merito all’attuale situazione politica nel vecchio continente. Nell’assise comunitaria, nonostante la buona prestazione nei singoli Paesi come in Francia ed Ungheria, L’ENL raggiunge circa 60 seggi su 370: il gruppo dei sovranisti non raggiunge quindi i risultati sperati, attestandosi soltanto come quinta forza di governo insieme ai conservatori, dietro al PPE, S&D, Alde e Verdi/Ale. I tuoi commenti?
Beh, se mi concedi la battuta di stampo sovranista, direi “l’Europa agli europei”. Se poi vogliamo, e direi proprio che dobbiamo, ragionare più in profondità, direi che il dato complessivo europeo è un dato che premia e che cerca di costruire rispetto a chi cerca di distruggere. Il presunto sovranismo, ci abbiamo ragionato insieme nel corso dell’altra chiacchierata, propone un concetto di sovranità che è drogato: alleggerire i legami europei significa far riprendere forza alle forze disgregatrici, magari di stampo nazionalista, e comunque maggiormente influenzabili da fuori continente. Ecco, il dato complessivo ha premiato chi crede che l’Europa debba continuare a vivere, magari migliorandosi, ma soprattutto restando unita nella visione di un destino comune.
In Italia stravince la Lega di Matteo Salvini con il 37% dei consensi, confermando e sottolineando con forza la sua leadership in Italia e nel governo. Secondo il Pd al 23% e terzo, inaspettatamente, il Movimento Cinque Stelle al 17%. Ma il dato assolutamente più eclatante è lo sfondamento di Salvini al Sud dove raggiunge dei risultati assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa: basti sottolineare che a Galatina la Lega è risultato il primo partito, con il 25% dei consensi. La Lega oggi è definitivamente un forza nazionale, in grado di poter aggregare e confermare il consenso di un Paese intorno al suo leader Matteo Salvini?
La luna di miele dei neo-governanti ha coinvolto tutti nelle ultime tre elezioni europee: penso a Berlusconi che dopo un anno dall’affermazione nelle politiche del 2008 portò il suo PDL al 42% nelle europee del 2009, penso a Renzi che dopo aver preso il posto di Letta portò il suo PD al 41% e la storia si ripete oggi con quello che appare l’azionista di maggioranza di questo governo, cioè la Lega di Salvini. Entrato nel governo col 17, rispetto al 30 e passa dei 5 stelle, dopo un anno di esposizione mediatica da padrone assoluto della scena, ribalta le percentuali tra gli azionisti del governo. E’ evidente che siamo ancora in piena luna di miele e l’estinzione di Forza Italia sta facendo il resto generando un travaso di voti in virtù del quale la Lega appare ora come il partito unico del centrodestra, funzione per la quale fu concepito a suo tempo il PDL, ma con caratteri politici e ideologici del tutto diversi. E allo stesso modo, credo si possa spiegare l’arretramento dei 5 stelle, non apparsi in grado di contrastare tale egemonia e, soprattutto, non apparsi all’altezza del compito per il quale si sono candidati. Quanto al PD, non so se sia più confortante la ripresa in termini percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno o quanto sia invece sconfortante l’ulteriore perdita, in termini di voti assoluti, di elettorato. Certo che quel tentativo di farne un partito “a vocazione maggioritaria” immaginato da Veltroni a suo tempo è ampiamente fallito.
Per quanto riguarda invece la tornata delle amministrative, a Lecce si riconferma il sindaco dimissionario Carlo Salvemini. Con un consenso pari al 51%, la coalizione dei Salvemini e Delli Noci vince inaspettatamente al primo turno, lasciando la coalizione di centrodestra del suo sfidante Erio Congedo al 33%. Complimentoni al neo sindaco, ma con te vorrei analizzare un altro aspetto di questa elezione. Nonostante la Lega a Lecce segua il dato nazionale, risultando il primo partito nella competizione europea con il 22%, lo stesso giorno ma nel voto amministrativo racimola un misero 4%, rappresentando un aspetto determinante nella sconfitta di Congedo. Come ti spieghi questa differenza di fiducia ad uno stesso partito tra le due competizioni?
Guarda, al netto delle valutazioni politiche e personali sui candidati sindaci che ovviamente in questo genere di competizione valgono e valgono molto, i risultati di Lecce città dimostrano in maniera inequivocabile che è impossibile ormai usufruire dell’effetto traino dei partiti nazionali sulle liste candidate alle elezioni comunali. Un po’ perché l’elettorato è maturo e comprende perfettamente che cosa elegge con ogni singola scheda e un po’ perché alle elezioni comunali i partiti tradizionali scontano la concorrenza di una miriade di liste civiche, anche di ispirazione politica molto simile alla propria, che giocoforza parcellizzano il voto e ne riducono la concentrazione. Ma, parcellizzazione a parte, è già successo in altre realtà e non solo nelle ultime competizioni elettorali, che l’orientamento di voto fosse così diverso a causa del giudizio espresso sui singoli candidati. Nel 2008 a Roma, giusto per fare un esempio che ho vissuto direttamente, alle politiche il PD si impose in città con un margine piuttosto netto e alle comunali invece prevalse il voto su Gianni Alemanno all’epoca candidato capace di andare oltre i confini dell’allora centrodestra. Ecco, nelle consultazioni comunali, direi che il candidato sindaco conta e conta sempre di più in un’epoca di personalizzazione molto forte della politica.
Come in molti già sapranno, abbiamo assistito, questa settimana, ad un passaggio di consegne all’interno del circolo cittadino di Andare Oltre. Nell’ultima riunione, cito testualmente il comunicato stampa, “il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis […] ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi”. Immagino che questi anni, che hanno visto la nascita e la maturazione politica del circolo, siano stati ricchi di ricordi importanti e pieni di significato. Vorresti dirci tre tra i più bei momenti che hai vissuto con la carica da coordinatore?
Dopo tre anni da coordinatore, di cui gli ultimi due vissuti anche con il ruolo istituzionale che ricopro dalla vittoria delle elezioni amministrative del 2017, era inevitabile che arrivasse il momento di passare la mano anche e soprattutto nella consapevolezza che il circolo ormai ha raggiunto un grado di autonomia e di capacità politica che gli garantiranno di proseguire il lavoro fin qui svolto. Piergiuseppe è un ragazzo eccezionale, come lo sono tutti i componenti del circolo e del direttivo, che due anni fa si è misurato con la competizione elettorale e che è rimasto a disposizione del circolo dando sempre il suo prezioso contributo. A lui mi lega una bella amicizia ma devo dire che l’idea di scegliere lui non è venuta a me ma è emersa in modo naturale nel corso dell’ultimo periodo dell’attività del circolo, forse nel momento più difficile. Se infatti dovessi scegliere tre momenti più significativi di questi tre anni, sicuramente sceglierei la notte in cui abbiamo vinto le elezioni del 2017, ma non solo quella notte… sceglierei tutta la campagna elettorale durante la quale questo gruppo ha avuto il suo battesimo del fuoco e si è imposto in città per le sue capacità organizzative, per le sue doti politiche e per l’allegria che lo ha sempre contraddistinto. Poi, andando indietro con la memoria, sceglierei la prima riunione di andare oltre, quella in cui eravamo una decina appena, e che tracciava le linee di azione di tutto il gruppo, quando ancora non si sapeva chi fossero i candidati, quali le coalizioni… era tutto in alto mare ma noi eravamo comunque pronti ad essere della partita. E poi sceglierei un momento in apparente controtendenza: il day after della mia candidatura alle provinciali saltata; in quel momento ho visto tutto il circolo sentire quella sconfitta, che era mia, sulla loro pelle, percepirla come una sconfitta collettiva, di un gruppo, li ho visti incazzati molto più di me e serrare le fila. Perché è facile fare squadra sull’onda lunga di una vittoria, il difficile è mantenere il gruppo quando arrivano le battute d’arresto, gli sgambetti e le scorrettezze. E questo è un gruppo che ha saputo andare oltre le vittorie e le sconfitte. Ragionando sempre da gruppo. Ed è la soddisfazione più bella.
Cosa ti aspetti per il futuro di Andare Oltre – Galatina?
Con i presupposti di cui abbiamo parlato fino ad ora, ci sono tutte le condizioni per continuare ad essere protagonisti anche nel futuro. Sicuramente in questi prossimi anni di amministrazione, durante i quali dovremo massimizzare gli sforzi fin qui compiuti e portare a casa risultati adeguati al lavoro. E il circolo dovrà essere il grado di supportare l’amministrazione con un ruolo politico, che sia di comunicazione dei risultati ma non solo: serve continuare ad immaginare la città in divenire, adeguare i programmi alle esigenze, proseguire in quel dialogo con tutti i nostri elettori e con tutti quelli che non ci hanno votato ma che guardano a noi con interesse. E anche con chi ci guarda criticandoci a prescindere solo perché siamo noi. Con tutta la città il dialogo dovrà essere aperto, costante e franco. E il nostro circolo inoltre dovrà essere centrale nel ragionamento che si aprirà subito dopo l’estate e che ci porterà dritti alle elezioni regionali facendosi promotore di una stagione di orgoglio galatinese che permetta alla nostra città di andare oltre il passaggio al livello ed esprimere finalmente suoi uomini (o donne) nelle istituzioni sovracomunali. Sarà una stagione bella e difficile ma sono sicuro che il “mio” circolo si farà trovare pronto.
Edoardo Mauro
Per leggere la prima intervista a Pierantonio De Matteis clicca qui
Come promesso, eccoci qua, per una nuova intervista insieme. Partirei subito dal tema con cui ci siamo lasciati. Le elezioni europee ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro in merito all’attuale situazione politica nel vecchio continente. Nell’assise comunitaria, nonostante la buona prestazione nei singoli Paesi come in Francia ed Ungheria, L’ENL raggiunge circa 60 seggi su 370: il gruppo dei sovranisti non raggiunge quindi i risultati sperati, attestandosi soltanto come quinta forza di governo insieme ai conservatori, dietro al PPE, S&D, Alde e Verdi/Ale. I tuoi commenti?
Beh, se mi concedi la battuta di stampo sovranista, direi “l’Europa agli europei”. Se poi vogliamo, e direi proprio che dobbiamo, ragionare più in profondità, direi che il dato complessivo europeo è un dato che premia e che cerca di costruire rispetto a chi cerca di distruggere. Il presunto sovranismo, ci abbiamo ragionato insieme nel corso dell’altra chiacchierata, propone un concetto di sovranità che è drogato: alleggerire i legami europei significa far riprendere forza alle forze disgregatrici, magari di stampo nazionalista, e comunque maggiormente influenzabili da fuori continente. Ecco, il dato complessivo ha premiato chi crede che l’Europa debba continuare a vivere, magari migliorandosi, ma soprattutto restando unita nella visione di un destino comune.
In Italia stravince la Lega di Matteo Salvini con il 37% dei consensi, confermando e sottolineando con forza la sua leadership in Italia e nel governo. Secondo il Pd al 23% e terzo, inaspettatamente, il Movimento Cinque Stelle al 17%. Ma il dato assolutamente più eclatante è lo sfondamento di Salvini al Sud dove raggiunge dei risultati assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa: basti sottolineare che a Galatina la Lega è risultato il primo partito, con il 25% dei consensi. La Lega oggi è definitivamente un forza nazionale, in grado di poter aggregare e confermare il consenso di un Paese intorno al suo leader Matteo Salvini?
La luna di miele dei neo-governanti ha coinvolto tutti nelle ultime tre elezioni europee: penso a Berlusconi che dopo un anno dall’affermazione nelle politiche del 2008 portò il suo PDL al 42% nelle europee del 2009, penso a Renzi che dopo aver preso il posto di Letta portò il suo PD al 41% e la storia si ripete oggi con quello che appare l’azionista di maggioranza di questo governo, cioè la Lega di Salvini. Entrato nel governo col 17, rispetto al 30 e passa dei 5 stelle, dopo un anno di esposizione mediatica da padrone assoluto della scena, ribalta le percentuali tra gli azionisti del governo. E’ evidente che siamo ancora in piena luna di miele e l’estinzione di Forza Italia sta facendo il resto generando un travaso di voti in virtù del quale la Lega appare ora come il partito unico del centrodestra, funzione per la quale fu concepito a suo tempo il PDL, ma con caratteri politici e ideologici del tutto diversi. E allo stesso modo, credo si possa spiegare l’arretramento dei 5 stelle, non apparsi in grado di contrastare tale egemonia e, soprattutto, non apparsi all’altezza del compito per il quale si sono candidati. Quanto al PD, non so se sia più confortante la ripresa in termini percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno o quanto sia invece sconfortante l’ulteriore perdita, in termini di voti assoluti, di elettorato. Certo che quel tentativo di farne un partito “a vocazione maggioritaria” immaginato da Veltroni a suo tempo è ampiamente fallito.
Per quanto riguarda invece la tornata delle amministrative, a Lecce si riconferma il sindaco dimissionario Carlo Salvemini. Con un consenso pari al 51%, la coalizione dei Salvemini e Delli Noci vince inaspettatamente al primo turno, lasciando la coalizione di centrodestra del suo sfidante Erio Congedo al 33%. Complimentoni al neo sindaco, ma con te vorrei analizzare un altro aspetto di questa elezione. Nonostante la Lega a Lecce segua il dato nazionale, risultando il primo partito nella competizione europea con il 22%, lo stesso giorno ma nel voto amministrativo racimola un misero 4%, rappresentando un aspetto determinante nella sconfitta di Congedo. Come ti spieghi questa differenza di fiducia ad uno stesso partito tra le due competizioni?
Guarda, al netto delle valutazioni politiche e personali sui candidati sindaci che ovviamente in questo genere di competizione valgono e valgono molto, i risultati di Lecce città dimostrano in maniera inequivocabile che è impossibile ormai usufruire dell’effetto traino dei partiti nazionali sulle liste candidate alle elezioni comunali. Un po’ perché l’elettorato è maturo e comprende perfettamente che cosa elegge con ogni singola scheda e un po’ perché alle elezioni comunali i partiti tradizionali scontano la concorrenza di una miriade di liste civiche, anche di ispirazione politica molto simile alla propria, che giocoforza parcellizzano il voto e ne riducono la concentrazione. Ma, parcellizzazione a parte, è già successo in altre realtà e non solo nelle ultime competizioni elettorali, che l’orientamento di voto fosse così diverso a causa del giudizio espresso sui singoli candidati. Nel 2008 a Roma, giusto per fare un esempio che ho vissuto direttamente, alle politiche il PD si impose in città con un margine piuttosto netto e alle comunali invece prevalse il voto su Gianni Alemanno all’epoca candidato capace di andare oltre i confini dell’allora centrodestra. Ecco, nelle consultazioni comunali, direi che il candidato sindaco conta e conta sempre di più in un’epoca di personalizzazione molto forte della politica.
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| Piergiuseppe Colazzo, neo-coordinatore del circolo di Andare Oltre - Galatina |
Dopo tre anni da coordinatore, di cui gli ultimi due vissuti anche con il ruolo istituzionale che ricopro dalla vittoria delle elezioni amministrative del 2017, era inevitabile che arrivasse il momento di passare la mano anche e soprattutto nella consapevolezza che il circolo ormai ha raggiunto un grado di autonomia e di capacità politica che gli garantiranno di proseguire il lavoro fin qui svolto. Piergiuseppe è un ragazzo eccezionale, come lo sono tutti i componenti del circolo e del direttivo, che due anni fa si è misurato con la competizione elettorale e che è rimasto a disposizione del circolo dando sempre il suo prezioso contributo. A lui mi lega una bella amicizia ma devo dire che l’idea di scegliere lui non è venuta a me ma è emersa in modo naturale nel corso dell’ultimo periodo dell’attività del circolo, forse nel momento più difficile. Se infatti dovessi scegliere tre momenti più significativi di questi tre anni, sicuramente sceglierei la notte in cui abbiamo vinto le elezioni del 2017, ma non solo quella notte… sceglierei tutta la campagna elettorale durante la quale questo gruppo ha avuto il suo battesimo del fuoco e si è imposto in città per le sue capacità organizzative, per le sue doti politiche e per l’allegria che lo ha sempre contraddistinto. Poi, andando indietro con la memoria, sceglierei la prima riunione di andare oltre, quella in cui eravamo una decina appena, e che tracciava le linee di azione di tutto il gruppo, quando ancora non si sapeva chi fossero i candidati, quali le coalizioni… era tutto in alto mare ma noi eravamo comunque pronti ad essere della partita. E poi sceglierei un momento in apparente controtendenza: il day after della mia candidatura alle provinciali saltata; in quel momento ho visto tutto il circolo sentire quella sconfitta, che era mia, sulla loro pelle, percepirla come una sconfitta collettiva, di un gruppo, li ho visti incazzati molto più di me e serrare le fila. Perché è facile fare squadra sull’onda lunga di una vittoria, il difficile è mantenere il gruppo quando arrivano le battute d’arresto, gli sgambetti e le scorrettezze. E questo è un gruppo che ha saputo andare oltre le vittorie e le sconfitte. Ragionando sempre da gruppo. Ed è la soddisfazione più bella.
Cosa ti aspetti per il futuro di Andare Oltre – Galatina?
Con i presupposti di cui abbiamo parlato fino ad ora, ci sono tutte le condizioni per continuare ad essere protagonisti anche nel futuro. Sicuramente in questi prossimi anni di amministrazione, durante i quali dovremo massimizzare gli sforzi fin qui compiuti e portare a casa risultati adeguati al lavoro. E il circolo dovrà essere il grado di supportare l’amministrazione con un ruolo politico, che sia di comunicazione dei risultati ma non solo: serve continuare ad immaginare la città in divenire, adeguare i programmi alle esigenze, proseguire in quel dialogo con tutti i nostri elettori e con tutti quelli che non ci hanno votato ma che guardano a noi con interesse. E anche con chi ci guarda criticandoci a prescindere solo perché siamo noi. Con tutta la città il dialogo dovrà essere aperto, costante e franco. E il nostro circolo inoltre dovrà essere centrale nel ragionamento che si aprirà subito dopo l’estate e che ci porterà dritti alle elezioni regionali facendosi promotore di una stagione di orgoglio galatinese che permetta alla nostra città di andare oltre il passaggio al livello ed esprimere finalmente suoi uomini (o donne) nelle istituzioni sovracomunali. Sarà una stagione bella e difficile ma sono sicuro che il “mio” circolo si farà trovare pronto.
Edoardo Mauro
Per leggere la prima intervista a Pierantonio De Matteis clicca qui
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mercoledì 22 maggio 2019
Dialogo sulle elezioni europee: intervista al coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis
Siamo ormai agli sgoccioli di questa campagna elettorale per le europee e il voto di domenica è sempre più vicino. Per questo motivo, il "direttore" del blog Edoardo Mauro ha deciso di intervistare il nostro coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis per provare ad avere un quadro più chiaro della faccenda. In una piacevole chiacchierata, sono stati affrontati alcuni degli argomenti che hanno animato il dibattito politico in questi mesi, attraverso alcune riflessioni ed opinioni sull'attuale situazione. Buona Lettura!
Domenica si voterà per le elezioni europee e sembra che, qualche comitato a parte, a Galatina non si respiri minimamente l’aria da competizione elettorale. Cosa pesa secondo te in questa apatia generale? La mancanza di un candidato locale, la distanza percepita con le istituzioni europee o si tratta semplicemente dell’ennesima campagna elettorale che si gioca in tv e sui social?
E’ innegabile che la temperatura elettorale in città sia molto bassa. Qualche comitato, peraltro spesso deserto, qualche incontro pubblico, nessun dibattito sulla stampa e, ad esclusione del nostro blog (il mese scorso sono stati pubblicati sul nostro blog online alcuni articoli che trattavano il tema dell'Europa in vista delle elezioni https://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/04/cio-che-conta-in-europa-sono-i-contenuti.html ndr), nessun’altra testata online ha affrontato l’argomento. Sembra proprio come se di queste elezioni non importi a nessuno. Credo piuttosto che siano gli attori in campo (candidati e “portatoti d’acqua” per intenderci) che stiano peccando di visione. Stanno utilizzando queste elezioni a scopi interni, per contarsi tra di loro. Ed invece le elezioni europee rappresentano un passaggio cruciale per il nostro futuro. Si stanno confrontando visioni di Europa, e quindi di futuro, molto diverse tra loro. Bisognerebbe informare su questo e non su “chi sta con chi” ma a pochi giorni dal voto penso sia ormai tardi per aprire il dibattito sui grandi temi.
Se cinque anni fa rappresentava una novità nello scenario politico, oggi (viste anche numerose vicende prima tra tutte la Brexit) l’euroscetticismo conquista definitivamente il dibattito. Ormai la scelta, prima che di schieramento politico, appare dividersi tra chi è con l’Europa e chi non lo è, ponendo effettivamente una grossa fetta di elettorato in un sentimento di distanza se non di ostilità nei confronti dell’Unione Europea. A cosa credi che sia dovuto?
Beh, è inevitabile che la crisi economica abbia fatto la sua parte e la retorica politica di chi, al governo dell’Italia, ha saputo gestirla poco e male ha finito con l’addossare larghe responsabilità alla moneta unica e, quindi, alle istituzioni europee. Come se la presenza di ritardi clamorosi delle nostre istituzioni nazionali e del nostro sistema economico e fiscale possano essere scaricate oltre confine. Indubbiamente essere sottoposti a regole rigide ed uguali per tutti i partener dell’Unione non è stato semplice, specie per un paese come il nostro che aveva inventato la “svalutazione competitiva” della Lira per poter esportare con più facilità, praticando di fatto una sorta di concorrenza sleale. Ma queste sono solo conseguenze di ritardi che l’Italia ha accumulato da decenni. Purtroppo però questa retorica ha prodotto l’illusione che l’Europa fosse un corpo estraneo, che limiti la presunta sovranità nazionale (su cui bisognerà prima o poi discutere seriamente), che imponga regole assurde volute da chissà quale complotto internazionale ostile alla patria… e tante altre cose simili.
Passiamo allora a questo presunto “sovranismo” di cui tanto si parla oggi e che sembra (secondo i vari Salvini e Meloni) l’unica soluzione di ogni problema italiano ed europeo. E’ veramente l’Europa la minaccia e ciò che impedisce l’espressione della nostra sovranità nazionale? Ma se fossimo fuori dall’Europa, o anche più tiepidamente dentro, saremmo maggiormente protagonisti sullo scacchiere internazionale e avremmo dei notevoli vantaggi rispetto ad adesso?
E’ fin troppo evidente che la nostra sovranità nazionale incontra dei limiti nel momento in cui l’Italia decide di aderire ad un organismo sovranazionale, come l’Unione Europea o l’Onu. Il punto è che l’adesione a tali organismi è stata volontaria e che ad oggi essa rappresenta una proiezione su più vasta scala dell’Italia stessa. Mi spiego: sullo scacchiere internazionale fino a pochi decenni fa c’erano gli Usa e l’Urss che si dividevano le sfere d’influenza. I paesi europei, presi singolarmente, non erano in grado di recitare nessun ruolo se non quello di satelliti minori delle due superpotenze. Ecco, l’Unione Europea eleva al rango di superpotenza un continente che dalla fine della seconda guerra mondiale in qua e su entrambi i fronti della cortina di ferro ha recitato il ruolo di satellite. Se è questo ruolo che si vuole recuperare (quello cioè di colonia degli Usa o della nuova Santa Madre Russia, magari attraverso finanziamenti più o meno occulti alle campagne elettorali) la strada del presunto sovranismo è quella giusta. Perché sia chiaro, fuori dall’Europa c’è solo spazio per tornare sotto l’influenza di altri interessi internazionali, magari oltre oceano, ma non c’è possibilità alcuna di porre l’Italia come protagonista della geopolitica internazionale. E bada bene che queste cose l’attuale classe dirigente provinciale di Andare Oltre le diceva e le metteva nero su bianco in alcuni documenti sin dal 2006 quando Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale dal quale proviene gran parte dei vertici attuali di Andare Oltre ndr) tenne proprio a Galatina un seminario provinciale e si confrontò con i grandi temi della politica quali associazionismo, Europa, lavoro, mafia, religione e storia. Sarebbe interessante leggere con gli occhi e l’esperienza di oggi quei documenti per avere la conferma, una volta ancora, di quanto fermento anche culturale ci fosse in quell’esperienza e, perché, per poterci dire addosso con un pizzico di autoesaltazione che… ci avevamo visto giusto.
Ma tutte queste riflessioni in che modo potrebbero tradursi nelle elezioni di domenica 26 Maggio? C’è un partito politico o una lista che secondo te rappresenta questi ragionamenti oppure ci si dovrà affidare (come sempre più spesso capita) a singoli candidati, magari votati soltanto perché territorialmente più vicini?
Trovare una lista elettorale tra quelle che si sono proposte alle elezioni europee che rappresenti tutto ciò è impossibile. E, dopo tutto, proprio per un deficit di rappresentanza politica nazionale è nato un esperimento visionario come quello di Andare Oltre. Non avrebbe avuto senso, in altri termini, creare un contenitore, certamente vicino al civismo ma fortemente caratterizzato da temi e contenuti politici e strutturato come un vero e proprio movimento politico, se ci fosse stato un partito politico nazionale nel quale riconoscersi. E a tutt’oggi io continuo a non vedere chi possa rappresentare le idee e le istanze di Andare Oltre tra i soggetti nazionali. No, direi che il deficit di rappresentanza su scala nazionale continua. Quanto invece al votare candidati territorialmente più vicini, sono convinto che molti elettori ragioneranno in questo modo che poi, francamente, è il modo di ragionare più vicino al sentire civico. Che senso avrebbe continuare a sponsorizzare il proprio territorio o la propria Città e poi permettere a candidati catapultati da fuori di continuare a “pascolare” da noi solo in periodo elettorale?
Mi sembra di capire che il nostro circolo non darà indicazioni di voto…
Sorvolando sul fatto che il concetto stesso di “indicazione di voto” allude a concetti vecchi di “pacchetti di voti” da spostare a seconda dell’esigenza del leader e che questo concetto appartiene ad una visione della politiche rispetto alla quale noi appunto siamo andati oltre… il circolo di Galatina di Andare Oltre non darà nessuna indicazione di voto né per quanto attiene alla lista né tantomeno per quanto attiene alle preferenza sui singoli candidati. Ne abbiamo discusso nel circolo e abbiamo insieme valutato che non sia opportuno né coerente con il nostro percorso politico quello di fare campagna elettorale in terza persona sostenendo contenitori che, come detto, non ci rappresentano. Poi ci sono le scelte individuali, che ovviamente ognuno di noi farà. Ma restano appunto scelte individuali che non possono in nessun modo costituire un orientamento per il nostro circolo.
Non resta quindi che aspettare il responso delle urne e vedere che Europa nascerà da questo voto. E magari commentarlo insieme in un’altra chiacchierata…
Aspetto la tua telefonata.
Edoardo Mauro
Domenica si voterà per le elezioni europee e sembra che, qualche comitato a parte, a Galatina non si respiri minimamente l’aria da competizione elettorale. Cosa pesa secondo te in questa apatia generale? La mancanza di un candidato locale, la distanza percepita con le istituzioni europee o si tratta semplicemente dell’ennesima campagna elettorale che si gioca in tv e sui social?
E’ innegabile che la temperatura elettorale in città sia molto bassa. Qualche comitato, peraltro spesso deserto, qualche incontro pubblico, nessun dibattito sulla stampa e, ad esclusione del nostro blog (il mese scorso sono stati pubblicati sul nostro blog online alcuni articoli che trattavano il tema dell'Europa in vista delle elezioni https://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/04/cio-che-conta-in-europa-sono-i-contenuti.html ndr), nessun’altra testata online ha affrontato l’argomento. Sembra proprio come se di queste elezioni non importi a nessuno. Credo piuttosto che siano gli attori in campo (candidati e “portatoti d’acqua” per intenderci) che stiano peccando di visione. Stanno utilizzando queste elezioni a scopi interni, per contarsi tra di loro. Ed invece le elezioni europee rappresentano un passaggio cruciale per il nostro futuro. Si stanno confrontando visioni di Europa, e quindi di futuro, molto diverse tra loro. Bisognerebbe informare su questo e non su “chi sta con chi” ma a pochi giorni dal voto penso sia ormai tardi per aprire il dibattito sui grandi temi.
Se cinque anni fa rappresentava una novità nello scenario politico, oggi (viste anche numerose vicende prima tra tutte la Brexit) l’euroscetticismo conquista definitivamente il dibattito. Ormai la scelta, prima che di schieramento politico, appare dividersi tra chi è con l’Europa e chi non lo è, ponendo effettivamente una grossa fetta di elettorato in un sentimento di distanza se non di ostilità nei confronti dell’Unione Europea. A cosa credi che sia dovuto?
Beh, è inevitabile che la crisi economica abbia fatto la sua parte e la retorica politica di chi, al governo dell’Italia, ha saputo gestirla poco e male ha finito con l’addossare larghe responsabilità alla moneta unica e, quindi, alle istituzioni europee. Come se la presenza di ritardi clamorosi delle nostre istituzioni nazionali e del nostro sistema economico e fiscale possano essere scaricate oltre confine. Indubbiamente essere sottoposti a regole rigide ed uguali per tutti i partener dell’Unione non è stato semplice, specie per un paese come il nostro che aveva inventato la “svalutazione competitiva” della Lira per poter esportare con più facilità, praticando di fatto una sorta di concorrenza sleale. Ma queste sono solo conseguenze di ritardi che l’Italia ha accumulato da decenni. Purtroppo però questa retorica ha prodotto l’illusione che l’Europa fosse un corpo estraneo, che limiti la presunta sovranità nazionale (su cui bisognerà prima o poi discutere seriamente), che imponga regole assurde volute da chissà quale complotto internazionale ostile alla patria… e tante altre cose simili.
Passiamo allora a questo presunto “sovranismo” di cui tanto si parla oggi e che sembra (secondo i vari Salvini e Meloni) l’unica soluzione di ogni problema italiano ed europeo. E’ veramente l’Europa la minaccia e ciò che impedisce l’espressione della nostra sovranità nazionale? Ma se fossimo fuori dall’Europa, o anche più tiepidamente dentro, saremmo maggiormente protagonisti sullo scacchiere internazionale e avremmo dei notevoli vantaggi rispetto ad adesso?
E’ fin troppo evidente che la nostra sovranità nazionale incontra dei limiti nel momento in cui l’Italia decide di aderire ad un organismo sovranazionale, come l’Unione Europea o l’Onu. Il punto è che l’adesione a tali organismi è stata volontaria e che ad oggi essa rappresenta una proiezione su più vasta scala dell’Italia stessa. Mi spiego: sullo scacchiere internazionale fino a pochi decenni fa c’erano gli Usa e l’Urss che si dividevano le sfere d’influenza. I paesi europei, presi singolarmente, non erano in grado di recitare nessun ruolo se non quello di satelliti minori delle due superpotenze. Ecco, l’Unione Europea eleva al rango di superpotenza un continente che dalla fine della seconda guerra mondiale in qua e su entrambi i fronti della cortina di ferro ha recitato il ruolo di satellite. Se è questo ruolo che si vuole recuperare (quello cioè di colonia degli Usa o della nuova Santa Madre Russia, magari attraverso finanziamenti più o meno occulti alle campagne elettorali) la strada del presunto sovranismo è quella giusta. Perché sia chiaro, fuori dall’Europa c’è solo spazio per tornare sotto l’influenza di altri interessi internazionali, magari oltre oceano, ma non c’è possibilità alcuna di porre l’Italia come protagonista della geopolitica internazionale. E bada bene che queste cose l’attuale classe dirigente provinciale di Andare Oltre le diceva e le metteva nero su bianco in alcuni documenti sin dal 2006 quando Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale dal quale proviene gran parte dei vertici attuali di Andare Oltre ndr) tenne proprio a Galatina un seminario provinciale e si confrontò con i grandi temi della politica quali associazionismo, Europa, lavoro, mafia, religione e storia. Sarebbe interessante leggere con gli occhi e l’esperienza di oggi quei documenti per avere la conferma, una volta ancora, di quanto fermento anche culturale ci fosse in quell’esperienza e, perché, per poterci dire addosso con un pizzico di autoesaltazione che… ci avevamo visto giusto.
Ma tutte queste riflessioni in che modo potrebbero tradursi nelle elezioni di domenica 26 Maggio? C’è un partito politico o una lista che secondo te rappresenta questi ragionamenti oppure ci si dovrà affidare (come sempre più spesso capita) a singoli candidati, magari votati soltanto perché territorialmente più vicini?
Trovare una lista elettorale tra quelle che si sono proposte alle elezioni europee che rappresenti tutto ciò è impossibile. E, dopo tutto, proprio per un deficit di rappresentanza politica nazionale è nato un esperimento visionario come quello di Andare Oltre. Non avrebbe avuto senso, in altri termini, creare un contenitore, certamente vicino al civismo ma fortemente caratterizzato da temi e contenuti politici e strutturato come un vero e proprio movimento politico, se ci fosse stato un partito politico nazionale nel quale riconoscersi. E a tutt’oggi io continuo a non vedere chi possa rappresentare le idee e le istanze di Andare Oltre tra i soggetti nazionali. No, direi che il deficit di rappresentanza su scala nazionale continua. Quanto invece al votare candidati territorialmente più vicini, sono convinto che molti elettori ragioneranno in questo modo che poi, francamente, è il modo di ragionare più vicino al sentire civico. Che senso avrebbe continuare a sponsorizzare il proprio territorio o la propria Città e poi permettere a candidati catapultati da fuori di continuare a “pascolare” da noi solo in periodo elettorale?
Mi sembra di capire che il nostro circolo non darà indicazioni di voto…
Sorvolando sul fatto che il concetto stesso di “indicazione di voto” allude a concetti vecchi di “pacchetti di voti” da spostare a seconda dell’esigenza del leader e che questo concetto appartiene ad una visione della politiche rispetto alla quale noi appunto siamo andati oltre… il circolo di Galatina di Andare Oltre non darà nessuna indicazione di voto né per quanto attiene alla lista né tantomeno per quanto attiene alle preferenza sui singoli candidati. Ne abbiamo discusso nel circolo e abbiamo insieme valutato che non sia opportuno né coerente con il nostro percorso politico quello di fare campagna elettorale in terza persona sostenendo contenitori che, come detto, non ci rappresentano. Poi ci sono le scelte individuali, che ovviamente ognuno di noi farà. Ma restano appunto scelte individuali che non possono in nessun modo costituire un orientamento per il nostro circolo.
Non resta quindi che aspettare il responso delle urne e vedere che Europa nascerà da questo voto. E magari commentarlo insieme in un’altra chiacchierata…
Aspetto la tua telefonata.
Edoardo Mauro
venerdì 27 luglio 2018
sul testamento biologico / approvazione delle DAT a Galatina
Nelle scorse settimane su questo blog abbiamo dato vita ad un dibattito sul testamento biologico e sull'opportunità di adottare anche a Galatina il registro comune delle disposizione anticipate di trattamento. Al dibattito hanno partecipato Cristina Dettù, Gabriele Giaccari e Edoardo Mauro (e in fondo alla pagina troverete i link per accedere ai loro interventi). Successivamente il confronto si è spostato nella maggioranza e, grazie anche al lavoro della consigliera Marcella Cesari, si è giunti all'approvazione della delibera di giunta comunale. Di seguito riportiamo il comunicato dell'ufficio stampa del sindaco dopo l'avvenuta adozione del provvedimento.
Il registro comunale per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) approda anche a Galatina. La legge n.219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31 gennaio 2018 e recante “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità ed all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne laddove lo preveda la legge. Inoltre stabilisce che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, in previsione di una futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte può, attraverso le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari, indicando una persona di sua fiducia che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con medici e strutture. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata personalmente presso l’Ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza del disponente che provvede all’annotazione in apposito registro.
Il nostro Comune, riconoscendo l’alto valore sociale delle iniziative volte a garantire la libertà e l’indipendenza dei propri cittadini nelle scelte personali riguardanti diritti fondamentali come quelli trattati, ha provveduto con la delibera n.163 del 2018 a istituire un apposito registro per l’annotazione e la raccolta delle DAT presso l’Ufficio di Stato Civile dei Servizi Demografici e Statistici per l’attuazione delle finalità perseguite dalla legge. “L’istituzione del registro per la raccolta delle disposizioni anticipate di trattamento – dice il Sindaco Marcello Amante - rappresenta un punto importante per noi e per questo la nostra azione amministrativa è voluta andare nella direzione della tutela delle libertà individuali. Il legislatore ha colmato un grosso vuoto con la legge n. 219 e ha dato a noi la possibilità di metterci in linea con quelle che sono le volontà della gente.”
L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico.
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico.
L'intervento di Edoardo Mauro sul testamento biologico.
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giovedì 26 aprile 2018
sul testamento biologico/3
Continua il dibattito sul testamento biologico sul nostro blog. Ad intervenire è Edoardo Mauro.
"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude"
“Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche […] Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.” Dopo più di dieci anni da questa lettera di Piergiorgio Welby indirizzata al presidente Giorgio Napolitano e dopo i casi mediaticamente impattanti sulle nostre quotidianità di Eluana Englaro e Dj Fabo, la discussione culturale, sociale e politica sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico ha trovato come riposta il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva al Senato, con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, la legge sul biotestamento (legge 22 dicembre n.219 entrata ufficialmente in vigore il 31 gennaio 2018).
Sono cresciuto secondo educazione cattolica e con coscienza ho accettato, nel corso degli anni, i precetti e la parola di Dio. Allo stesso tempo coltivo uno spirito liberale, sono uno strenuo sostenitore della pluralità intellettuale e della capacità che in ognuno di noi autodeterminarsi per rendere la vita un posto meraviglioso in cui sentirsi e sentire.
Da questo connubio in cui oggi mi trovo, affronto il tema dell’eutanasia e del biotestamento con grande travaglio interiore e grande paura. Come posso augurare il buio della morte, io che ho accettato la Parola di Luce? Come posso accettare imposizioni terapeutiche, io che difendo l’inviolabile libertà della vita?
Il bivio in cui mi trovo è drammatico e la paura di esprimersi è forte. Inoltre, non mi sento di giudicare delle situazioni in cui, per fortuna o grazie a Dio, non mi sono mai trovato. Scegliere nell'unica scelta senza ritorno, pieni di incertezze e paure e nella consapevolezza di solcare mari e dinamiche molto più grandi di noi. Invidio anche io, come il mio amico Gabriele, “coloro che sono convinti che “i tubi vadano staccati” come invidio chi difende il bene vita fino all'ultimo naturale anelito.”
Io, però, posso avere dubbi. Lo Stato no. Uno Stato democratico, di diritto e libero deve consentire ad ogni individuo di tutelare e affermare la propria dignità all'interno delle proprie istituzioni. Uno Stato deve anteporre ad ogni qualsiasi elucubrazione intellettuale, politica e culturale la possibilità di sentirsi liberi all'interno del proprio corpo.
Ma sono contrario alla mercificazione politica che è stata fatta su questo tema. L’approvazione della legge in fretta e furia a fine legislatura, le numerose perplessità sorte in seno ad un testo di legge non impeccabile (molti dubbi in merito ai medici obiettori e alla presunta discriminazione dei minori e degli incapaci di intendere e volere) mi porta pensare che questa legge sia stata voluta anche se non pienamente ponderata ed analizzata. Una legge con funzione elettorale, anche se poi rivelata inutile ai fini delle politiche del 4 Marzo visto il risultato del Pd.
Si trattava di un’occasione per rendere questo Paese più civile ed eticamente all'avanguardia e per questo sarebbe stato bello vedere l’esigenza politica a disposizione di quella degli altri. Andrà meglio la prossima volta.
Edoardo Mauro
L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico
"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude"
“Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche […] Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.” Dopo più di dieci anni da questa lettera di Piergiorgio Welby indirizzata al presidente Giorgio Napolitano e dopo i casi mediaticamente impattanti sulle nostre quotidianità di Eluana Englaro e Dj Fabo, la discussione culturale, sociale e politica sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico ha trovato come riposta il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva al Senato, con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, la legge sul biotestamento (legge 22 dicembre n.219 entrata ufficialmente in vigore il 31 gennaio 2018).
Sono cresciuto secondo educazione cattolica e con coscienza ho accettato, nel corso degli anni, i precetti e la parola di Dio. Allo stesso tempo coltivo uno spirito liberale, sono uno strenuo sostenitore della pluralità intellettuale e della capacità che in ognuno di noi autodeterminarsi per rendere la vita un posto meraviglioso in cui sentirsi e sentire.
Da questo connubio in cui oggi mi trovo, affronto il tema dell’eutanasia e del biotestamento con grande travaglio interiore e grande paura. Come posso augurare il buio della morte, io che ho accettato la Parola di Luce? Come posso accettare imposizioni terapeutiche, io che difendo l’inviolabile libertà della vita?
Il bivio in cui mi trovo è drammatico e la paura di esprimersi è forte. Inoltre, non mi sento di giudicare delle situazioni in cui, per fortuna o grazie a Dio, non mi sono mai trovato. Scegliere nell'unica scelta senza ritorno, pieni di incertezze e paure e nella consapevolezza di solcare mari e dinamiche molto più grandi di noi. Invidio anche io, come il mio amico Gabriele, “coloro che sono convinti che “i tubi vadano staccati” come invidio chi difende il bene vita fino all'ultimo naturale anelito.”
Io, però, posso avere dubbi. Lo Stato no. Uno Stato democratico, di diritto e libero deve consentire ad ogni individuo di tutelare e affermare la propria dignità all'interno delle proprie istituzioni. Uno Stato deve anteporre ad ogni qualsiasi elucubrazione intellettuale, politica e culturale la possibilità di sentirsi liberi all'interno del proprio corpo.
Ma sono contrario alla mercificazione politica che è stata fatta su questo tema. L’approvazione della legge in fretta e furia a fine legislatura, le numerose perplessità sorte in seno ad un testo di legge non impeccabile (molti dubbi in merito ai medici obiettori e alla presunta discriminazione dei minori e degli incapaci di intendere e volere) mi porta pensare che questa legge sia stata voluta anche se non pienamente ponderata ed analizzata. Una legge con funzione elettorale, anche se poi rivelata inutile ai fini delle politiche del 4 Marzo visto il risultato del Pd.
Si trattava di un’occasione per rendere questo Paese più civile ed eticamente all'avanguardia e per questo sarebbe stato bello vedere l’esigenza politica a disposizione di quella degli altri. Andrà meglio la prossima volta.
Edoardo Mauro
L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico
sabato 7 aprile 2018
Vorrei svegliarmi Domani
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| Il cast del film "Basilicata Coast to Coast" (2010). Da sinistra: Max Gazzè, Alessandro Gassmann, Paolo Briguglia, Rocco Papaleo e Giovanna Mezzogiorno. |
Il racconto dell’Italia passa inevitabilmente da alcune storie che fedelmente ci descrivono un presente in cui intravedere il futuro.
Questa storia ci porta a Sud. Oltre Roma, oltre Eboli.
La Basilicata è una regione paesaggisticamente meravigliosa, tra lo Jonio ed il Tirreno, tra grandi pascoli e vette appenniniche. Una regione che racchiude tra Maratea e Metaponto una malinconica bellezza, un territorio che vive tra un passato denso di storia ed un futuro incerto, immerso nella meridionale rassegnazione, ancora abbandonato a quel “niente” che Carlo Levi raccontava tra le pagine del capolavoro Cristo si è fermato ad Eboli.
Matera è capoluogo di provincia ed insieme estremo riassunto della realtà. Questa città, in cui Mel Gibson girò il suo fortunato La Passione di Cristo e Pier Paolo Pasolini ambientò Il Vangelo secondo Matteo, è stata scelta come Capitale della Cultura Europea 2019. Una bella vittoria sul resto d’Italia, visto che la città ha prevalso con 7 voti su 13 su Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena. Una grande vetrina italiana sul resto d’Europa e del mondo.
Tra i Sassi dovrebbero arrivare richiamati dall'evento circa 5 milioni di turisti che, però, potranno raggiungere la città lucana soltanto in autobus da Salerno o da Bari. Oppure con le littorine a diesel delle ferrovie Apulo-Lucane (di proprietà del Ministero dei Trasporti) che arrancano su un binario inaugurato nel 1915.
In teoria, una linea costruita dalle Ferrovie dello Stato ci sarebbe: la tratta Matera-Ferrandina, iniziata nel 1985, non è stata mai ultimata per la mancata elettrificazione della linea. E così oggi, su quei binari mai utilizzati, pascolano capre e mucche. Nella fatiscente stazione poco fuori Matera, in località “La Martella”, volteggiano tra le biglietterie i fantasmi dell’ennesima occasione italiana mancata. Il tutto per la modica cifra di 500 miliardi di vecchie lire ed una promessa del presidente del Consiglio Zanardelli che va avanti dal 1902.
Nell'Italia del futuro, vorrei che queste “questioni” fossero un lontano ricordo. Che quelle ferrovie mancanti, quei ponti mai costruiti, quei treni mai arrivati siano un brutto sogno in un’epoca da immaginare lontana. Nella mia Italia del domani, abitare in una terra finalmente bellissima, senza rabbia, senza rancori, senza il timore del domani non sarà più utopia. Abbiamo bisogno di una terra piena di prospettiva, dove gli investimenti in cultura e infrastrutture non scompaiano nel clientelismo, nell'oscena gestione politica di chi mi ha preceduto. Ecco cosa vorrei in un Mezzogiorno finalmente amato dai suoi figli non più maledetti.
Rocco Papaleo in Basilicata Coast to Coast canta tra le note jazz di Basilicata on my mind: “La Basilicata è come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi”. Io credo nella Basilicata. Sono convinto che Matera possa avere ciò che merita e con lei tutta questa terra spesso dimenticata.
Tornare a credere significa anche ripensare un Mezzogiorno non più come copia malriuscita del Nord che per tempi, storia e infrastrutture viaggia su binari diversi. Bisogna rinquadrare il Sud al centro di una sua autonomia, di una sua personale visione di crescita e sviluppo. Che guardi al Mediterraneo per reggersi sulle sue gambe, nella sua naturale connotazione geografica e culturale. Che catapulti la storica questione da “meridionale” a “nazionale”, perché un Sud che continua ad arrancare nella sua consolidata povertà trascina con sé anche tutto il resto d’Italia. Ovviamente senz'alcuno sconto di pena per i suoi figli che hanno svenduto e per le classi dirigenti che hanno barbaramente amministrato e condotto questa zona d’Europa ad avere le percentuali di crescita tra le più basse, con un tasso di occupazione sotto di 35 punti percentuali rispetto alla media UE. Scrive Franco Cassano nel suo libro Il Pensiero Meridiano (Editori Laterza, 1996) “Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al Sud l’antica dignità di soggetto di pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri. Tutto questo non vuol dire indulgenza per il localismo […]. Al contrario un pensiero meridiano ha il compito di pensare il Sud con maggior rigore e durezza, ha il dovere di vendere e combatte iuxsta propria principia la devastante vendita all’incanto che gli stessi meridionali hanno organizzato delle proprie terre”.
Nell'Italia del domani, vorrei che un’altra storia, la mia storia, fosse scritta con parole diverse. La mia storia, come quella di moltissimi altri. Tutti, vittime di una Paese che odia i suoi figli.
Sono nato a Galatina, nel Salento dei “mari del tonno” di Vittore Fiore e delle aride zolle di Luglio. Il mio Salento di Bodini, “così sgradito da doverti amare”. Cresciuto nella lentezza dei riti della Settimana Santa, nel paganesimo delle radici greche, nel dialetto dei vecchi. Mi sono trasferito a Milano dopo il liceo, per studiare e probabilmente lavorare. Un viaggio fatto da migliaia prima di me. Lontano da casa e da una realtà che ci aveva messo al mondo per risputarci altrove. Persi, nell'inesorabilità di un destino scritto da sempre nei discorsi dei miei genitori. “Vane, fiju miu, vane”. Vai, figlio mio, vai. E non guardarti indietro, perché non c’è nulla che tu possa salvare.
Mi vorrei svegliare domani in un’Italia in cui quelli come me non siano costretti a prendere un treno di notte, tra le lacrime e gli addii strazianti, per andare via in cerca di possibilità. Vorrei far colazione domani, in un’Italia senza padri che mangiano il futuro dei figli, senza il loro egoismo infame chiamato debito pubblico e disoccupazione giovanile al 32%. Vorrei leggere il giornale domani, in un’Italia meritocratica, onesta, solidale, libera da raccomandazioni e santi in paradiso. Vorrei baciare mia madre sulla fronte domani, in un’Italia in cui si possa fare impresa per aiutare il territorio.
In cui si possa sognare senza rimanere costantemente delusi.
Vorrei svegliarmi domani mattina e sentirmi un fiero italiano. In un Paese, una Patria, una Nazione, finalmente la più bella del mondo.
Edoardo Mauro
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mercoledì 21 febbraio 2018
verso il 4 marzo: largo ai giovani
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PRONTI,VIA! Il 4 Marzo saranno chiamati alle urne
anche i nati nel 1999 e molti nati nel 2000
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Forse saranno i ricordi della mia breve carriera da rappresentante d’istituto, quando nelle assemblee pregavo i miei compagni di partecipare alle discussioni del giorno. Momenti in cui io mi sentivo un imbecille, un Don Chisciotte che cercava le attenzioni dei mulini a vento. Troppe volte avevo cercato di propagare l’incendio del mio impeto giovanile tra i ragazzi della mia scuola per poi ritrovarmi, puntualmente, spento da secchiate d’acqua gelida lungo la schiena. Troppe volte avevo pensato di trovare sponda per le mie domande, per le mie voglie di ribellioni ragionate e condivise, nelle menti inebetite e piatte dei miei coetanei.
L’ombra del flop in cui si stava rilevando questa intervista si faceva sempre più nitida. Ed io avvertivo una pungente sensazione di solitudine.
A chi fare poi queste domande? Sapevo che la scelta dei miei interlocutori sarebbe stata ardua. La caccia all'intervistato era diventata una partita a “Indovina Chi?”.
Questo no. Questo nemmeno. Questo non sa neanche come si chiama.
Poi, dopo diverse telefonate e messaggi in chat, ecco i nomi. Ecco i ragazzi in cui ripongo una buona fetta della mia fiducia per un futuro migliore.
Irene Mauro, nata nel 2000, appena rientrata da un periodo di scambio interculturale di circa sei mesi in Argentina. Vincenzo Antonaci è nato nel 1999, amico d’infanzia, moderno Marco Polo, oggi rappresentante degli studenti del Liceo Scientifico di Galatina. Giovanni Forte, anche lui classe 2000, mente finemente riflessiva e troppo acuta per un ragazzo della sua età.
Tre ragazzi, tre storie completamente diverse. Tre punti di vista che ho voluto mettere a confronto, per farvi capire come la pensa chi guarda per la prima volta candidati e programmi.
A prescindere dalle diverse opinioni sulle coalizioni e i temi che ci conducono al 4 Marzo, sono contento di aver trovato un dibattito dove immaginavo di non trovarlo. Sono sollevato che tra le generazioni del Grande Fratello e l’Isola dei Famosi, qualcuno è ancora vivo. Qualcuno combatte tra le lande desolate delle Instagram Stories, dove chi s’interessa e s’informa (o addirittura legge) viene messo al rogo, bruciato vivo sull'altare della costante indifferenza di tutto ciò che tangibilmente ci circonda.
Tiro un sospiro di sollievo: la notte in cui tutte le vacche saranno nere dovrà ancora attendere.
Sono arrivato a mettere il punto finale di questa introduzione. “Inizia la commedia, che parlino gli attori”.
Ho smarrito la mia sensazione di solitudine. I am not alone.
Slogan, frasi fatte, metafore. Che idea vi siete fatti su questa campagna elettorale?
IRENE: Tra i litigi, le urla e gli scandali che si son venuti a creare in questa campagna elettorale mi viene in mente una terzina di Dante Alighieri del Sesto Canto del Purgatorio, che si può attualizzare tranquillamente a ciò che è diventata l’Italia oggi, sempre secondo il modesto parere di un’ignorante, ovvero la sottoscritta:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
GIOVANNI: “Tra bufale e sparate questa è la campagna elettorale più sgangherata di sempre”. Così Emma Bonino, leader di +Europa, ha definito la campagna che fra due settimane volgerà al temine. È mia convinzione che questa affermazione non sia del tutto veritiera in quanto, slogan e frasi fatte a parte, molte sono le proposte presentate nei differenti programmi elettorali, delle quali tutto si può dire fuorché pecchino di ambizione. Sono convinto e fiducioso che parte delle soluzioni proposte dai partiti possano rappresentare una base solida da cui il prossimo governo, che sia di centrodestra o di larghe intese, possa partire, ponendosi l’obiettivo di far ripartire l’economia, già in timida ripresa come testimonia l’aumento dell’1,4% del PIL rispetto all’anno precedente.
VINCENZO: Ritengo che in campagna elettorale, che sia essa su scala nazionale o che riguardi un semplice comune, regni il motto ‘’tutto è lecito’’. Premesso ciò, sono dell’idea che tante delle prese di posizione o delle promesse, sia a destra che a sinistra, per le quali tutti i candidati sembrano battersi con la tenacia di un leone, non verranno rispettate, o peggio dimenticate in nome della convenienza personale, come del resto abbiamo tristemente constatato nel tempo.
Passando dal verde delle valli padane al blu che sa tanto di “Make Italia Great Again”, la Lega oggi si presenta come una forza rinnovata, pronta a fare il grande salto. E tutto grazie a Matteo Salvini, che gioca nel ruolo di punta di sfondamento in questa coalizione di centro-destra. Cosa ne pensate di questo radicale cambiamento ? Saranno davvero capaci di rompere i ponti con il proprio passato, per diventare una forza sovranista e di respiro nazionale?
IRENE: Ritengo Salvini un bravo “politicante”: sa convincere con le parole, espone bene le sue idee, quasi facendo dimenticare ai meridionali ciò che è stato detto. Andando a vedere bene il ruolo di Salvini in passato, però, non si è più così convinti: ci basta pensare che Salvini è un europarlamentare dal 2013, a Bruxelles ridicolizzò l’Italia dopo esser stato ripreso davanti a tutto il Parlamento Europeo da parte del collega belga Marc Tarabella che lo accusò di assenteismo continuo. Il suo programma? Convince gli italiani, questo è certo: non mettere l’obbligo sui vaccini, la questione immigrati mai risolta, abolizione della Legge Fornero, occupazione giovanile. Sono temi cardine nelle vite degli italiani. Ma si manterranno queste promesse? Oppure si parla della vecchia e solita “aria fritta” a cui gli italiani sono ormai abituati? Con la nuova Lega, Salvini punta ad una “naziolizzazione” del partito. Non so se sia così facile convincere il meridionale che ha dovuto sopportare e tacere a insulti, derisioni e chi più ne ha più ne metta. Fine 2012, Salvini dichiarava che l’Euro non era meritato dal Sud, paragonandolo alla Grecia, mentre Milano, Lombardia e Nord erano più che meritevoli di questa moneta. Il Sud dimentica? Non credo.
GIOVANNI: La “Lega” di Matteo Salvini è un partito politico molto diverso da quello ideato dal fondatore Umberto Bossi. La prima differenza la si nota nel simbolo, depurato della parola “Nord” il leader del carroccio si pone come obiettivo quello di far breccia negli elettori del centro-sud; basterà a far dimenticare a noi meridionali i cartelli affissi all’ingresso dei locali del nord Italia con la scritta “vietato l’ingresso ai cani e ai terroni”? Probabilmente no; anche se molti diranno che i legami con la “vecchia Lega” sono stati del tutto sciolti. Vero. Però della vecchia Lega si è smarrito anche l’antifascismo, quello ostentato da Bossi che gridava “mai con i fascisti, mai con i nipoti dei fascisti!”. Oggi Salvini non farebbe le stesse dichiarazioni. Tuttavia di questo non ne risentono i sondaggi che prospettano una Lega al 14%; dato di gran lunga superiore al 4% ottenuto dalla Lega scissionista di Bossi. Questa Lega tra passato e futuro, scissione e “Salvini Premier”, spera di far parte di un governo di centrodestra con un ruolo da protagonista; a rovinare i piani del segretario e aspirante Primo Ministro sembra esserci solo lo spetto delle larghe intese.
VINCENZO: Non credo che La lega riuscirà in tempi brevi ad assumere una connotazione diversa da quella attuale (che ha poco di ‘’nazionale’’) e non affiderei mai il destino del Paese nelle mani di Matteo Salvini.
Silvio Berlusconi annuncia un condono “di necessità” ma Salvini e la Meloni si dichiarano contrari. Salvini: “Vaccini Si, obbligo No”, ma Forza Italia fa sapere che con loro al governo l’obbligatorietà ci sarà. La manifestazione “anti-inciucio” organizzata a Roma da Giorgia Meloni a cui né Berlusconi né Salvini hanno partecipato. Molte sono le posizioni, le situazioni e i presagi che ci presentano una non assoluta coesione di visioni tra i partiti del centrodestra. La firma che i leader di questa coalizione hanno apposto sul programma comune, sarà in grado di garantire, in caso di vittoria, l’unione di intenti nel post-elettorale?
IRENE: La prova dell’anti-inciucio organizzata da Giorgia Meloni non è andata a buon fine. Lei accusa i suoi compagni di viaggio, i due “capitani coraggiosi”, forse indifferenti alla sua voglia di provare agli italiani la loro “fedeltà”. Berlusconi dichiara l’iniziativa della collega “dannosa” e questo mi porta a pensare che non ci sia nulla di concordato in tutto ciò. E se fosse lo stesso per i programmi firmati dall’Armata Brancaleone, da italiana m’inizierei a preoccupare della credibilità che assumono i tre in questa campagna elettorale.
GIOVANNI: Il tema delle alleanze post voto è già di per sé complesso, se ci si aggiunge l’incertezza di queste elezioni, che si decideranno a suon di collegio nel nostro Sud, stabilire con certezza cosa accadrà dopo il 4 Marzo è un’impresa ardua. È mia convinzione che se dovesse esserci una sola maggioranza possibile, quella di centrodestra, in ambedue le camere allora si procederà alla formazione di un governo FI-LN-FDI più la cosiddetta “quarta gamba”. Se invece la formazione di centrodestra non dovesse sfondare il 40% si aprirebbe lo scenario delle larghe intese. Una possibile maggioranza potrebbe essere composta da FI, esponenti della lega maroniana, il quarto polo del centrodestra, e non è da escludere qualche ex-cinque stelle travolto da Rimborsopoli che a dimettersi da parlamentare non ci pensa affatto.
VINCENZO: Sono quasi certo che i patti stipulati non saranno vincolanti qualora uno dei partiti della coalizione salisse al governo, considerato che in Parlamento le coalizioni cambiano settimanalmente.
Il caso dei rimborsi non effettuati da parte di alcuni membri del Movimento Cinque Stelle: una situazione che destabilizzerà il quadro dei sondaggi a due settimane dal voto, oppure nulla cambierà ormai l’idea che gli italiani si sono fatti sugli ex-grillini?
IRENE: Sicuramente questa vicenda dei rimborsi ha rallentato la corsa del M5S, ciò non toglie che la metà dello stipendio non versata da parte degli alleati di Di Maio, non è così grave da far scalpore quanto l’italiano abituato a vedere un condannato in via definitiva per frode fiscale che ancora fa aleggiare la sua ombra tra i banchi del governo.
GIOVANNI: Allo scandalo Rimborsopoli che ha travolto i Cinque Stelle sono state date due possibile letture. La prima: lo scandalo ha messo fine al mito dell’onesta del partito di Grillo e gli elettori stanno iniziando ad aprire gli occhi, rendendosi conto di chi sono realmente i componenti della classe dirigente del Movimento. Questa lettura è, però, solo in parte supportata dai sondaggi che hanno registrato una lieve flessione dello 0,3%. La seconda: gli elettori del M5S hanno una voglia di cambiamento che non è stata intaccata da un’inchiesta delle Iene che, peraltro, ha visto coinvolta una piccola minoranza dei parlamentari grillini. La lettura che propongo io non coincide con le due sopra riportate. Questa vicenda ha piantato il seme del dubbio sulla purezza grillina negli elettori che, tuttavia, sono ancora convinti e motivati a crociare il simbolo del Movimento il 4 di Marzo. In aggiunta molti cittadini che sono ancora indecisi sulla scelta da compiere sono venuti a conoscenza di questa iniziativa di parlamentari e amministratori M5S che hanno messo a disposizione della comunità oltre 20 milioni di euro. Questo è stato fortemente apprezzato (malgrado i “furbetti”). Quindi sebbene ci sia stata una lieve flessione dei sondaggi (che è nei margini dell’errore statistico) e vista anche l’immediata presa di posizione di Di Maio, la vicenda potrebbe da qui al election-day giovare al Movimento. C’è da sottolineare che questa riflessione riguarda esclusivamente gli indecisi, poiché chi già non vedeva di buon occhio i cinque stelle ha avvalorato la propria convinzione che il “Partito di Grillo” sia inadatto a governare.
VINCENZO: Il caso dei mancati rimborsi non avrà rilevanza sul voto degli italiani. Si tratta solo di una manipolazione dei fatti reali: dati alla mano, gli ex-grillini sono gli unici ad aver effettuato tagli considerevoli ai propri stipendi, ma paradossalmente gli otto parlamentari che non lo hanno effettivamente fatto sono il pretesto per un attacco politico e mediatico massiccio. Ma i parlamentari leghisti, di Forza Italia o del PD quali tagli hanno mai accettato?
Il Movimento Cinque Stelle in questa competizione elettorale risultano l’unica forza che ancora non sì è mai trovata dalla parte della maggioranza in alcuna legislatura. Questo aspetto li condizionerà in positivo, rendendoli il vero cambiamento oggi in Italia? Siete d’accordo con la loro vecchia proposta di aprire il voto ai sedicenni?
IRENE: La credibilità dei Cinque Stelle è basata soprattutto sul fatto delle cosiddette “facce nuove” e proprio per questo alcuni italiani si sentono di dare un’opportunità a coloro che non hanno mai avuto l’occasione di dimostrare le loro capacità. Il voto ai sedicenni è un’idea, a mio parere, avventata: un attuale diciottenne non sa chi, cosa e come votare. Figuriamoci un sedicenne. Non ritengo i sedicenni attuali capaci di schierarsi a livello politico.
GIOVANNI: E’ indubitabile che il non aver mai governato è l’” ingrediente segreto” dei Cinque Stelle, anche se questo spaventa molti moderati che è improbabile si affidino all’incognita M5S (alla luce anche dei disastri di Roma e, in parte, Torino). Voto a 16 anni? No. Personalmente ritengo che la soglia andrebbe semmai alzata, poiché già a 18 anni molti ragazzi arrivano al voto così sprovveduti da non sapere nemmeno per cosa stanno votando; figuriamoci a 16.
VINCENZO: Credo che gli ex-grillini, poiché forza politica neonata, meritino di avere il loro posto in maggioranza per dare prova della loro validità o per rivelarsi inadatti al governo. Sulla proposta di allargare il voto ai sedicenni avrei qualche perplessità, anche se votare a 16 anni potrebbe significare avvicinarsi alla vita politica in età più giovanile, cosa che all’Italia servirebbe.
La notte del 27 Gennaio, Matteo Renzi decide di candidare nei 200 collegi a disposizione ben 160 suoi fedelissimi. Stop alle trattative con alla minoranza, a cui rimangono ora solo le briciole. Una strategia improntata sulla scelta dei migliori cavalli per una corsa che si preannuncia difficile oppure il Pd si è trasformato definitivamente nel Pdr, il Partito di Renzi?
IRENE: Dopo due anni da Presidente del Consiglio, dal quale si è anche dimesso, l’ultima strategia da giocare è proprio questa: creare il PDR. Ovviamente, si schiera con i suoi fedelissimi, con la certezza che i tradimenti
saranno ben pochi. Rottama il suo Partito Democratico scegliendo lui stesso i suoi compagni di squadra, umiliando così la minoranza inesistente.
GIOVANNI: Il PD rimane il Partito Democratico giustamente guidato dal segretario che nelle primarie ha ottenuto il 69,2% dei consensi. Matteo Renzi è stato aspramente criticato per aver candidato i suoi “fedelissimi”; non viene però ricordato che lo stesso trattamento era stato riservato in seguito alla composizione delle liste per le elezioni del 2013 a Pierluigi Bersani, che oggi è in prima linea dell’attaccare l’ex-premier. Ultima riflessione sul tema. Vi propongo un dato: 566 cambi di casacca nella scorsa legislatura. Siamo ancora convinti che candidare i fedelissimi sia una scelta così sbagliata?
VINCENZO: Senza prendere posizione su pregi o difetti, credo che il PD, come forza politica di sinistra, sia morto con Bersani. Renzi, degno erede di Berlusconi, ha da subito centralizzato il partito sulla sua persona, trasformandolo in un partito personale, quindi sarebbe appropriato cominciare a chiamarlo PDR.
Secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, il numero di immigrati sbarcati nel 2017 è pari a 119.369. Un numero in calo rispetto agli anni passati, ma che comunque porta a riflettere. Le soluzioni proposte dalle varie forze politiche per questo angoscioso tema sono diverse. Voi cosa proporreste al prossimo Minniti?
IRENE: Prima di tutto proporrei un controllo maggiore su chi arriva, indipendentemente se clandestinamente o meno: controlli sanitari, vaccinazioni, documenti d’identità e soprattutto sul perché si sta entrando nel nostro Paese e su cosa si ha intenzione di fare, anche chiedendo il sostegno della UE, se necessario. Controllare anche dopo l’arrivo del richiedente d’asilo: è bene anche che queste persone vengano inserite nel mondo del lavoro. Personalmente, per dover stare sei mesi in Argentina, non clandestinamente, per puro studio, ho dovuto fare vaccinazioni, colloqui, documentazioni certificate e tradotte, tutto ciò solo per sei mesi da studente. Inoltre, aumenterei i rapporti con i paesi maggiormente in crisi per capire cosa spinge queste persone ad emigrare verso i nostri territori.
GIOVANNI: Con buone probabilità il prossimo Minniti sarà Marco Minniti stesso, che potrebbe rientrare tra i ministri di un governo di larghe intese. Tuttavia, se il prossimo Ministro dell’Interno dovesse cambiare (si vocifera Salvini) al prossimo inquilino di Palazzo del Viminale mi sento di proporre di proseguire la strada intrapresa da Minniti che ha dato buoni risultati.
VINCENZO: Proporrei di agire alla radice, in comune accordo con l’Europa, riportando ordine politico e sociale in Paesi devastati come Libia e Nigeria. Sarebbe una campagna dispendiosa e difficile, ma risolverebbe definitivamente il problema dei flussi migratori.
In questo dibattito elettorale, il tema pensioni è stato discusso ampiamente. Quello dell’occupazione un po’meno. Alberto Brambilla sull’ “L’Economia del Corriere della Sera” del 22 Gennaio, parlava di come oggi il problema non stia nei costi delle spese assistenziali ma, invece, bisognerebbe guardare sui livelli di occupazione e produttività che non cresceranno nei prossimi anni. Risultato: rapporto spesa pensionistica/PIL insostenibile nei prossimi anni. Non sarebbe il caso di porre nelle discussioni elettorali, i temi “pensioni” e “occupazione” (soprattutto giovanile) sullo stesso piano?
IRENE: “Occupazione giovanile” e “pensioni” sono due argomenti che vanno di pari passo. Dopo la legge Fornero se un adulto che lavora dall’età di 19 anni, può andare in pensione a 67, con 48 anni di contributi, non lascia spazio al neo-laureato di 25 anni; lascia spazio al quarantenne che se ne andrà in pensione con 20 anni di contributi e una misera pensione. Il perché è facile da intuire: se aumento l’età pensionabile, non permetto ai giovani di entrare nel mondo del lavoro alla fine degli studi, bensì dopo vent’anni. Ciò comporta che invece di garantire mille euro, garantisce appena i cinquecento, con un risparmio notevole a livello di costo monetario.
GIOVANNI: “Pensioni” e “occupazione giovanile” sono due temi delicatissimi sui quali rispettivamente pensionati e giovani vogliono sentirsi rassicurati. A questa necessità rispondono pronti i politici che prospettano soluzioni semplici per risolvere problemi complessi. Ovviamente problemi complessi non possono avere soluzioni semplici che se venissero attuate risulterebbero insostenibili.
VINCENZO: Il motivo per cui il problema pensioni è più affrontato del problema dell’occupazione giovanile sta nel fatto che gli elettori sopra i 65 anni sono largamente di più degli elettori tra i 18 e i 25 anni. In un Paese ‘’vecchio’’ in campagna elettorale si punta sulle pensioni.
Parlando con ragazzi che oggi vivono nell’ ”esule provincia” di Vittorio Bodini, sentite la necessità di fuggire da questa terra, come i tanti “cervelli in fuga”, per trovare condizioni con cui ambire a un futuro migliore? Se sì, si potrebbe sperare in un ritorno?
IRENE: Il mio patriottismo cade nel momento in cui non mi danno la possibilità di realizzarmi a livello lavorativo e di garantirmi una vita dignitosa. Non vedo nell’Italia, come negli altri Paesi, la fiducia che si ripone nei giovani che hanno studiato e hanno voglia di lavorare e di fare. Nel caso venga, un giorno, valorizzata come si deve la mia terra, tornerei senza pensarci due volte.
GIOVANNI: Personalmente non sento questa necessità. Sono molto legato alla mia Nazione, al mio Salento e alla mia città, Galatina. Andare all’estero per molti rappresenta la possibilità di avere un futuro migliore. Io un futuro migliore, un futuro in cui credere, lo vorrei per me, ma soprattutto per la mia terra.
VINCENZO: Attualmente vedo il mio futuro all’estero, ma non so se la vita mi concederà un giorno di ritornare in Italia per cambiare le cose, per quanto mi piacerebbe. In linea di massima credo che, pur vivendo in un altro paese, l’importante sia non dimenticare mai le proprie origini, perché l’identità personale è la nostra più grande risorsa.
Date tre aggettivi sull’Italia del futuro.
IRENE: Ambiziosa, inesauribile e, se tutto andasse bene, anche un po’ miracolata!
GIOVANNI: I primi tre aggettivi che mi vengono in mente pensando al futuro italiano che ci aspetta sono impegnativo, imprevedibile, migliore.
VINCENZO: Cosciente, unita, evoluta
Edoardo Mauro
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lunedì 22 gennaio 2018
o si vota o tutti accoppati
Mancano poco più di 40 giorni alla data delle politiche. Una quaresima che ci avvicina ad un momento decisivo per un futuro che poche volte è stato così in balia degli eventi. Un’elezione che porta con sé molte incognite e molte domande, troppe, che attendono risposte per soluzioni di medio-lungo periodo: saremo pro-Europa o staremo dalla parte degli s-fascisti? Come risponderemo alla Bce e al suo nuovo passo che, con la probabile riduzione/chiusura del Qe, sarà molto meno permissivo e più responsabilizzante verso le politiche economiche nazionali? Come ci adatteremo all’ennesima legge elettorale? Possiamo costruire un governo che goda di stabilità e credibilità presso le comunità europea e internazionale?
Scelte nevralgiche e bivi a cui saremo costretti ad affacciarci nei prossimi mesi. Naturale sarebbe pensare che in questi casi che chi ha il dovere e diritto di voto sia pronto a dire la propria sulla scheda elettorale. I sondaggi (ma anche la normale quotidianità) parlano però di un andamento inversamente proporzionale alla necessità di una scelta così importante: si prevedono dati record su un’astensione che potrebbe attestarsi intorno al 30%. Un dato allarmante per il normale proseguo di una qualunque democrazia, figurarsi per la nostra, cresciuta a pane e scandali e minacciata dall’antipolitica e dal populismo che si respira in questi ultimi tempi.
Ciò che mi preoccupa di più, sono i numeri relativi all’astensione tra chi ha tra i 18 e i 24 anni. Numeri altissimi e drammatici, che toccano addirittura il 45%.
L’analisi porterebbe a dire che ormai i giovani non si sentono coinvolti in tutto ciò che prevede l’utilizzo di matite in una cabina elettorale. Troppo “out” per chi vive tra i “trend-topic” ed i contenuti “viral”. Le schede elettorali non potranno mai sostituire le schede telefoniche, la grafite non è il touch-screen che trovo comodamente in tasca. Ed eccoci pronti a riparlare di come i giovani quasi non rispondano più ai cambiamenti che si manifestano al di fuori dagli smarthphone. Biasimano e s’indignano sui social, restano però supini (o “sdraiati” come nel libro di Michele Serra) alla prova dei fatti. Condivisibili o meno, queste sono alcune delle tesi che ascolto tra i miei coetanei e che segnano un netto solco tra loro e il mondo della politica.
In questa riflessione però non si può prescindere da un’altra considerazione: oggi i giovani si allontanano dalla politica perché non si sentono più coinvolti da essa. Un tempo i movimenti giovanili con le loro sezioni rappresentavano una parte importante di quei partiti che riconoscevano nei giovani dirigenti e tesserati (anche se spesso si trattava soltanto di mosse puramente di facciata) ruoli di vertice nelle gerarchie interne. Si respirava un’aria diversa, molto più comunitaria e fortemente partecipativa. Ci si sentiva davvero chiamati in causa. Le sezioni erano luoghi in cui incontrarsi e ritrovarsi, in un’età in cui il bisogno di condivisione di idee, linguaggi e prospettive è linfa per la crescita personale. Oggi la condivisione è solo sulle nostre bacheche Facebook, nella piena solitudine del gesto, nell’anonimato del commento dei post, nelle parole e nei pensieri lanciati dal ticchettio, sordo e inascoltato, delle tastiere Qwerty.
Fa effetto il richiamo nel discorso di fine anno del presidente Matterella, quel parallelismo con i ragazzi del ’99 che cent’anni fa combatterono sulle sponde del Piave, fagocitati dalla fame di carne e sangue della Grande Guerra. In quella drammatica situazione, una generazione di diciottenni fu chiamata a scegliere se soccombere al giogo nemico oppure se combattere per l’amor di patria e la libertà del proprio popolo. Non era prevista la diserzione, non erano previste terze scelte. “O il Piave o tutti accoppati!”.
In quell’occasione non mancò la volontà ed il coraggio. Spero che non manchino nemmeno ai nostri ragazzi del ’99 che si preparano, per la prima volta, ad una delle scelte più importanti. Una decisione assolutamente non accostabile a quella di un secolo fa, ma non per questo meno importante. Perché non bisogna astenersi dal combattere per le proprie idee. Non bisogna smettere di farlo nonostante le circostanze, nonostante i “se”, nonostante i “ma”.
Perché il futuro lo puoi, lo devi scrivere con la grafite di una matita, in una cabina elettorale ai confini del mondo. Perché il tuo futuro lo puoi decidere anche tu. Sì, proprio tu.
Edoardo Mauro
Scelte nevralgiche e bivi a cui saremo costretti ad affacciarci nei prossimi mesi. Naturale sarebbe pensare che in questi casi che chi ha il dovere e diritto di voto sia pronto a dire la propria sulla scheda elettorale. I sondaggi (ma anche la normale quotidianità) parlano però di un andamento inversamente proporzionale alla necessità di una scelta così importante: si prevedono dati record su un’astensione che potrebbe attestarsi intorno al 30%. Un dato allarmante per il normale proseguo di una qualunque democrazia, figurarsi per la nostra, cresciuta a pane e scandali e minacciata dall’antipolitica e dal populismo che si respira in questi ultimi tempi.
Ciò che mi preoccupa di più, sono i numeri relativi all’astensione tra chi ha tra i 18 e i 24 anni. Numeri altissimi e drammatici, che toccano addirittura il 45%.
L’analisi porterebbe a dire che ormai i giovani non si sentono coinvolti in tutto ciò che prevede l’utilizzo di matite in una cabina elettorale. Troppo “out” per chi vive tra i “trend-topic” ed i contenuti “viral”. Le schede elettorali non potranno mai sostituire le schede telefoniche, la grafite non è il touch-screen che trovo comodamente in tasca. Ed eccoci pronti a riparlare di come i giovani quasi non rispondano più ai cambiamenti che si manifestano al di fuori dagli smarthphone. Biasimano e s’indignano sui social, restano però supini (o “sdraiati” come nel libro di Michele Serra) alla prova dei fatti. Condivisibili o meno, queste sono alcune delle tesi che ascolto tra i miei coetanei e che segnano un netto solco tra loro e il mondo della politica.
In questa riflessione però non si può prescindere da un’altra considerazione: oggi i giovani si allontanano dalla politica perché non si sentono più coinvolti da essa. Un tempo i movimenti giovanili con le loro sezioni rappresentavano una parte importante di quei partiti che riconoscevano nei giovani dirigenti e tesserati (anche se spesso si trattava soltanto di mosse puramente di facciata) ruoli di vertice nelle gerarchie interne. Si respirava un’aria diversa, molto più comunitaria e fortemente partecipativa. Ci si sentiva davvero chiamati in causa. Le sezioni erano luoghi in cui incontrarsi e ritrovarsi, in un’età in cui il bisogno di condivisione di idee, linguaggi e prospettive è linfa per la crescita personale. Oggi la condivisione è solo sulle nostre bacheche Facebook, nella piena solitudine del gesto, nell’anonimato del commento dei post, nelle parole e nei pensieri lanciati dal ticchettio, sordo e inascoltato, delle tastiere Qwerty.
Fa effetto il richiamo nel discorso di fine anno del presidente Matterella, quel parallelismo con i ragazzi del ’99 che cent’anni fa combatterono sulle sponde del Piave, fagocitati dalla fame di carne e sangue della Grande Guerra. In quella drammatica situazione, una generazione di diciottenni fu chiamata a scegliere se soccombere al giogo nemico oppure se combattere per l’amor di patria e la libertà del proprio popolo. Non era prevista la diserzione, non erano previste terze scelte. “O il Piave o tutti accoppati!”.
In quell’occasione non mancò la volontà ed il coraggio. Spero che non manchino nemmeno ai nostri ragazzi del ’99 che si preparano, per la prima volta, ad una delle scelte più importanti. Una decisione assolutamente non accostabile a quella di un secolo fa, ma non per questo meno importante. Perché non bisogna astenersi dal combattere per le proprie idee. Non bisogna smettere di farlo nonostante le circostanze, nonostante i “se”, nonostante i “ma”.
Perché il futuro lo puoi, lo devi scrivere con la grafite di una matita, in una cabina elettorale ai confini del mondo. Perché il tuo futuro lo puoi decidere anche tu. Sì, proprio tu.
Edoardo Mauro
lunedì 15 gennaio 2018
commenti e messaggi del giorno dopo (l'inaugurazione)
Le mie parole sull'unicità del gruppo di Andare Oltre trovano conferma negli sguardi d'intesa, nei sorrisi, negli abbracci, nella diversità, nel confronto continuo, in un disarmante messaggio (privato) di Edoardo che lascia pochi margini al dubbio e che il minimo grazie, da parte mia, è quello di regalarlo a tutti i ragazzi del gruppo e a tutti voi.
Cristina
Dopo giorni di studio disperato in vista dell'esame di domani, riesco finalmente a vedere il video dell'inaugurazione della sede. Questa visione tardiva di un video così importante (cosa non normale per chi l'11 Giugno, a mille chilometri di distanza, aggiornava spasticamente la pagina degli exit poll). Oltre al "trascurabilissimo" fattore studio, non sono riuscito ad aprire YouTube per diversi motovi. Innanzitutto l'infantile "uschiore" dell'essermi perso l'ennesimo passo di questo progetto: non penso sia facile vedere un figlio che cresce lontano, la tristezza nel vedere una cosa così bella ma così lontana incupirebbe anche la più positiva delle persone.
Poi, si sa', la distanza rallenta i bollori, rischia di far cessare le più infuocate passioni e ammazzare i più bei sogni da notte di mezza estate. Spesso mi sono chiesto quanto valesse la pena credere in ciò che rivive soltanto per pochi giorni. Qualcosa che resta impalpabile nella nebbia lombarda, una realtà che sopravvive attraverso gli schermi dei computer e dei cellulari.
Ad un certo punto (immagino per circostanza ma, sono sicuro, anche per amicizia) in quella serata ho visto che c'ero anche io. Quando hai detto "Edoardo" mi sono meravigliosamente sorpreso. Oltre ad aver alimentato in me una sana dose di edo-centrismo, ho capito perché questo gruppo può sovvertire la realtà delle cose, perché può davvero far la rivoluzione che tanto urla ma che pochi capiscono.
Ho capito perché mi sono follemente innamorato davanti ad una birra su uno scassatissimo tavolo due anni fa.
Perché vedo una famiglia prima che un partito, riconosco amici e fratelli prima che militanti, assessori e consiglieri. Siamo una testuggine, pensante, compatta contro tutto ciò che non va. Un gruppo pronto a tutto contro tutti.
La vera forza del cambiamento non saranno le bandiere, gli slogan, le sedi ed i comunicati. La vera forza sarà il NOI che non lascia nessuno indietro, che non può essere privato di alcun minimo elemento. Un NOI che si commuove dopo un risultato conquistato con i denti e con la forza di volontà, mentre tra sampietrini si e' in attesa dei risultati esatti.
Un NOI per cui sono disposto ad continuare nella "follia" di un Foscolo digitale, in notti nebbiose come questa. Un NOI che sarà Oltre ogni mio piu vivido stupore.
Buonaserata
Edoardo
Cristina
Poi, si sa', la distanza rallenta i bollori, rischia di far cessare le più infuocate passioni e ammazzare i più bei sogni da notte di mezza estate. Spesso mi sono chiesto quanto valesse la pena credere in ciò che rivive soltanto per pochi giorni. Qualcosa che resta impalpabile nella nebbia lombarda, una realtà che sopravvive attraverso gli schermi dei computer e dei cellulari.
Ad un certo punto (immagino per circostanza ma, sono sicuro, anche per amicizia) in quella serata ho visto che c'ero anche io. Quando hai detto "Edoardo" mi sono meravigliosamente sorpreso. Oltre ad aver alimentato in me una sana dose di edo-centrismo, ho capito perché questo gruppo può sovvertire la realtà delle cose, perché può davvero far la rivoluzione che tanto urla ma che pochi capiscono.
Ho capito perché mi sono follemente innamorato davanti ad una birra su uno scassatissimo tavolo due anni fa.
Perché vedo una famiglia prima che un partito, riconosco amici e fratelli prima che militanti, assessori e consiglieri. Siamo una testuggine, pensante, compatta contro tutto ciò che non va. Un gruppo pronto a tutto contro tutti.
Un NOI per cui sono disposto ad continuare nella "follia" di un Foscolo digitale, in notti nebbiose come questa. Un NOI che sarà Oltre ogni mio piu vivido stupore.
Buonaserata
Edoardo
lunedì 4 dicembre 2017
ascoltare il territorio significa crescere
I numeri sono lo specchio fedele dell’attuale situazione. Oggi difficilmente ci si sente rappresentati perché i partiti hanno tracciato uno solco profondo tra noi e loro, una voragine riempita da soldi illecitamente intascati, giochi di potere e gravi sordità degli elettorati. Si è perso quel senso di appartenenza che legava sogni, speranze e idee ad un progetto politico, tutto dissolto nelle logiche incomprensibili di una politica che chiede tanto per restituire poco. Manca la voglia di sentirsi parte di comunità, essere parte attiva di un tutto. Ci si vede costretti ad adagiarsi nella solitudine delle tastiere, sempre più monadi in un universo social.
C’è un aspetto di questa faccenda che va assolutamente considerato. Un risvolto molto più pericoloso che ci deve condurre ad analisi. Questo grande scollamento della società civile dal mondo delle istituzioni ha causato una crisi della leadership nazionale con conseguente assenza di classi politiche preparate: in uno scenario del genere, chi ha competenze aspetterà prima di mettersi a disposizione di chi maneggia nel fango, chi ha capacità ci penserà due volte prima di “sposare” progetti politici sempre più lontani da ciò che li circonda.
L’attuale vuoto di vertice nei partiti nazionali (il più grave problema politico della seconda repubblica) è frutto di questa serie di concatenamenti. E sbagliamo a rifugiarci nelle risposte semplicistiche e affrettate (se volete “populiste”) di chi si immola per la causa, ma lo fa senza cognizione alcuna.
Cosa fare allora? Come sopperire a queste mancanze?
Chi vi scrive una risposta non ce l’ha. Ma un’idea da dove si potrebbe iniziare a cercarla forse si.
Ritornando al sondaggio Demos, si nota come la partecipazione nel sociale sia il modello partecipativo più utilizzato dagli italiani. Ciò vuol dire che viviamo sempre più le associazioni di categoria, civiche, culturali, sportive, di volontariato. Luoghi ristretti, più semplici, ma non per questo inutili. Si tratta di situazioni dove è più facile ritrovarsi con progetti simili, momenti in cui ci si sente più solidali nelle circostanze. Un mondo genuino che spesso non va oltre le realtà comunali o provinciali. Dove i problemi che si affrontano sono reali, urgenti, nati dal quotidiano. Dove oggi sopravvive il profumo della politica, quella vera e spesso verace.
In queste realtà, dove rivive oggi la comunità e ci si esprime a gran voce, è racchiusa la chiave della ripartenza. È nel movimentismo, nelle amministrazioni comunali fatte da cittadini che sopravvive quella cultura del dibattito, ove tesi e antitesi si ritrovano in una sintesi attuabile, chiara e sincera.
Se si cerca una soluzione alla crisi delle leadership di partito, se ci si chiede da dove ricominciare a seminare per poter un giorno raccogliere una classe dirigente pronta ad ascoltare, il mio consiglio è di guardare qui. Tra chi vive e respira ciò che lo circonda, lontano dalle logiche del “con chi ti schieri?”. Vicino all'elettore che conosce.
Far crescere per poter crescere. Ascoltare il territorio e il civico per sedimentare nuove proposte, per allontanare l’ingiustizia dei nominati, per insediare nelle istituzioni un nuovo ricambio. Se giovane, ancora meglio.
Edoardo Mauro
lunedì 16 ottobre 2017
le identità che ci salveranno
Abitando un pianeta assolutamente rotondo che non ci impone dei “border”, cresciamo nella ricerca di un’autoaffermazione che ci ha spinti lontani da casa. Siamo liberi e fluttuanti nel Web che non conosce limiti e confini, dove tutto si riduce e si allarga, si perde e si ritrova nella minima percezione di un click. Viviamo su voli low-cost che ci teletrasportano in qualunque posto del mondo, abbiamo sincronizzato le nostre vite tra un viaggio e l’altro, abbiamo imparato ad educare i nostri i figli nella cultura del “melting-pot”, allunghiamo il nostro orizzonte con usi e costumi lontani mille miglia dal comodo divano di casa.
Ma in tutto ciò, in questo frenetico mescolio di razze, parole e respiri, si può ancora provare un senso di appartenenza che ci leghi a luoghi, affetti e tradizioni? Possiamo ancora oggi sentirci parte di comunità territorialmente più ristrette, racchiuse in un’intimità di storie, culture e tramandi, oppure dobbiamo arrenderci al richiamo della “comunità globale”? Ha senso oggi parlare di Identità?
L’argomento non è facile da affrontare perché l’ignoranza di chi vive per l’esclusione e mai per l’inclusione è sempre dietro l’angolo, il rischio di apparire anacronistici, reazionari e simpaticamente folkloristici è tanto. Il non considerare, però, il tema delle identità sarebbe un errore al pari della sua retorica esaltazione: forze politiche ultraconservatrici e fortemente identitarie sono in crescita sia in Europa che negli Stati Uniti. Far finta che sia un fenomeno passeggero, che si tratti soltanto di un rigurgito novecentesco, sarebbe uno sbaglio imperdonabile: non possiamo permettere che facili derive populistiche possano minare i nostri valori liberali e democratici.
Per tutelarci dobbiamo compiere un’attenta analisi, è necessario imparare cosa vuol dire identità per non confonderla con l’ignobile intolleranza.
Oggi una corretta “cultura sulle identità” ridurrebbe drasticamente quei muri colmi di razzismo e discriminazione che fino ad oggi non siamo riusciti ad abbattere. La consapevolezza di ciò che si è e di cosa si rappresenta è il primo passo verso una concreta integrazione: non potrò mai imparare ad accogliere l’Altro se non accolgo la conoscenza di me. Non potrò mai comprendere l’Altro se non comprendo me stesso. Perché solo conoscendo le mie debolezze vedrò l’altrui virtù. E potrò migliorarmi.
Non è vero che le identità rappresentano un elemento nocivo per le nostre società: già Eraclito tra il IV ed il V secolo a.C. affermava che dalla continua “Polemos” tra gli opposti nascesse l’armonia del “Logos”, la legge universale della natura. Dal confronto si cresce, dallo scontro anche violento tra visioni antitetiche nascono i più grandi scambi di civiltà.
Le identità si muovono nel reciproco rispetto delle proprie differenze, senza prevalere le une sulle altre. Ridurre questi concetti a logiche sterili è ciò che osserviamo nelle nostre evolute società. Chi strumentalizza, chi si ostina a confondere idee così aperte, non parla di differenze, ma di invidie e livori. Chi discrimina non è identitario, chi allontana perché in cerca di facili soluzioni è un pressappochista (per non dire uno stupido nel peggiore dei casi).
È da qui che si deve partire, ci si deve ritrovare nella salvaguardia delle identità. Bisogna porre attenzione alle diversità affinché queste avvertano la responsabilità del proprio ruolo. È necessario valorizzare la tutela dei luoghi, delle tradizioni e dei territori perché è in questi elementi che troverà la propria forza un popolo. È da qui che si potrà ricostruire una coscienza sociale, morale e politica che possa trainare un paese.
Se la politica non sarà supportata da questi ideali, continueremo a rivivere la tragica realtà quotidiana, dove le idee sono sostituite dagli egoismi dei singoli, dove la passione civica è stata sbranata dalla fame di potere e di denaro. Quando manca una coscienza collettiva, assistiamo impietriti alla disgregazione della nostra società civile che lascia il posto all’antipolitica dei populismi.
“La politica è il luogo di sintesi in cui masse di individui si sentono popolo, partecipano alla vita pubblica, sentono di appartenere a una polis, pur senza escludere le differenze” direbbe Marcello Veneziani. Nulla di più vero.
Edoardo Mauro
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mercoledì 19 luglio 2017
Paolo Vive
Ritrovarmi ora a scrivere di Paolo Borsellino nell’anniversario della sua scomparsa, potrebbe quindi risultare non facile. Il raccontare, il ricordare, necessita inevitabilmente della presenza: il rischio che si corre è quello di tralasciare sensazioni ed emozioni da accompagnare alle parole che scaturiscono dal vissuto. Ed io nell’ estate del 1992 (come si dice dalle mie parti) “non esistevo nemmeno nella mente di Dio”.
Il fatto dell’essere nato dopo però mi affida un compito. Quello stramaledetto 19 luglio 1992 mi ha lasciato il dovere di capire in un’analisi ragionata cosa successe realmente in seguito a Via D’Amelio. E ciò che scaturirà dalle mie riflessioni dovrò tramandarlo, diventando un ponte generazionale tra chi c’era e chi ci sarà.
Chi è nato come me nel 1996 ha il compito di non ricordare soltanto che tra i calcinacci dei palazzi saltati in aria e le lamiere dell’auto stritolate dal tritolo trovò morte ingiusta un uomo perbene. Noi abbiamo il compito di ricordare che lì con l’esplosione delle bombe, irruppe con violenza qualcosa. A partire da quel giorno a Palermo, sarebbero nate le generazioni che avrebbero imparato a combattere la convivenza mafiosa ed il compromesso intriso di malaffare e immoralità. Sarebbero nati coloro che finalmente avrebbero reso questa terra bellissima, parte integrante e attiva di uno Stato che non dimentica più chi muore per lui.
Raccontare però che dopo il 1992 le cose siano andate effettivamente così sarebbe falso, la nostra Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere dei livelli di etica e morale da paese civile. Questo però non ci dà il diritto di arrenderci, perché se c’è qualcosa che il giudice Borsellino di certo non vorrebbe, è vedere i propri figli gettare la spugna, perdendo ogni speranza di libertà e cambiamento finalmente libero.
Paolo Borsellino deve essere oggi un esempio (l’Esempio) dell’uomo di Stato impeccabile e leale verso i suoi doveri. Paolo Borsellino dovrà essere un traguardo al quale ambire, una rivoluzione morale da dover far rinascere all’interno di ognuno di noi. Paolo Borsellino è il monito da seguire nei momenti di sconforto, quando il peso delle responsabilità e la gravosità del cammino sembrano insormontabili. Paolo Borsellino oggi deve vivere tra coloro che lottano con la quotidianità e contro le iniquità che il mondo schifosamente ci sbatte sul naso.
Guardarlo sotto le lenti dell’eccezionalità ormai passata, ricordarlo con un mantello da supereroe in un viaggio ora verso Krypton, non gli renderebbe giustizia. Paolo Borsellino non è mai andato via da Palermo da quel 19 Luglio 1992, perché dopo 25 anni siamo ancora qui a parlare di lui e della sua missione da portare a termine. E se vogliamo che Paolo rimanga ancora con noi e con lui le sue idee ed il suo esempio, non smettiamo di sognare. Non smettiamo di ricordarci che a volte la normalità può condurti all’ immortalità. Non smettiamo di ripeterci che oggi “Paolo Vive!”.
Edoardo Mauro
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