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lunedì 12 febbraio 2018

sul senso del mio non-10febbraio

Il Sedile di Lecce illuminato per
il Giorno del Ricordo
“lu boia diventa vittima puru dopu menzura
ma la vittima diventa boia se nu tene cultura”

Ho lasciato che il 10 febbraio passasse senza partecipare ad alcuna iniziativa per il giorno del ricordo per le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, così come in silenzio sono restato il giorno prima, il 9 febbraio, ricorrenza della morte dell’ultimo ragazzo del fronte della gioventù ucciso dalla violenza politica (1) nel 1983, Paolo Di Nella, al quale era intitolato il circolo di Galatina di Azione Giovani. E la scelta di “ignorare” i due momenti avviene proprio quest’anno che da amministratore avrei potuto dare maggiore visibilità e coinvolgimento.
E tuttavia nei giorni precedenti la ricorrenza del 10 febbraio, mentre tutti gli altri gruppi di Andare Oltre nella provincia si preparavano ad organizzare iniziative adeguate, e a cavallo del 27 gennaio (giornata della memoria), c’è stata una riflessione sullo svolgimento di queste manifestazioni e sulla loro natura parziale, nel senso di essere portatrici insieme alla commemorazione delle vittime in questione, inevitabilmente, una lettura di parte. Intendiamoci, non sono contrario a queste iniziative. Più se ne parla e meglio è. E nel corso degli anni di impegno politico ho più volte organizzato eventi, incontri, dibattiti, sondaggi e pubblicazioni sulla questione nel tentativo di restituire alla memoria collettiva alcune pagine di storia strappate per convenienza e per non aderenza al racconto “ufficiale” come appunto quella sulle foibe o come quella sulle vittime meridionali del processo di unificazione nazionale (vittime recentemente riconosciute da una legge regionale).
Ma, bisogna ammetterlo, non siamo riusciti ad andare oltre. Non siamo riusciti a trasformare una lettura di parte in una storia condivisa che prenda le distanze non da questo o da quell’episodio singolo (e chi non prenderebbe le distanze quando farlo coincide anche con l’addossare ad un “nemico” politico alcune gravi e indubbie responsabilità?) ma da un metodo, quello della violenza come strumento di lotta politica. Ecco, un articolo della nostra costituzione recita (vado più o meno a memoria) “l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. Ora, tralasciando quando ci si attenga a questo articolo, per analogia dovremmo prendere le distanze dalla violenza come strumento di lotta politica. E per farlo, il passaggio necessario che si dovrebbe compiere è che ognuno riconosca i propri errori, non celebri le proprie vittime addossando colpe agli altri.
Un rinchiudersi e celebrare i “propri morti” come compensazione per le celebrazioni dei “morti altrui” compiuta dagli avversari politici non ha senso. Certo che i morti vanno ricordati. Ma se li si ricorda per poi perpetrare gli stessi metodi su altri popoli (come ad esempio accade in Palestina dove “la vittima diventa boia”) non ha senso. Ricordarne solo alcuni ed ergere il loro ricordo a monito per l’umanità mentre di altri si è volontariamente fatta perdere traccia è di per sé stessa una discriminazione: è ammettere che ci sono popoli, individui, gruppi politici sui quali è ammessa la violenza e altri su cui non è ammessa. E’, in altre parole, la logica perversa dell’uccidere un fascista non è reato. A condannare l’esecutore materiale di un omicidio o di una violenza specifica ci deve pensare la magistratura (quando lo fa, ma questo è un altro discorso). Sta invece alla politica costruire altri metodi di lotta e di confronto e di dialogo tra le parti ed espellere, ognuno dal proprio campo, atteggiamenti violenti e discriminatori.
Ora, cosa centri questo non la ricorrenza delle foibe? Non lo so. E’ stato uno spunto per mettere in fila un ragionamento che nei giorni scorsi ho fatto con alcuni amici di tutt’altro orientamento politico con i quali mi trovo a collaborare e a dialogare per la crescita della cultura legalitaria a Galatina e che hanno dimostrato a differenza di molti altri della loro parte di essere portati all’ascolto e al confronto. E allora è da qui che bisogna partire, non dalle letture di parte. Ogni uomo ucciso per affermare delle idee politiche è un genocidio. Se riconosciamo questo, se riconosciamo che tutti i morti politici hanno la stessa dignità, allora potremo andare oltre il qui e ora e costruire quel metodo politico che permetterà, magari un giorno, di celebrare insieme ad esempio, a parti invertite, partigiani e repubblicani di Salò in un ipotetico 25 aprile prossimo venturo. Altrimenti, ad ogni celebrazione di parte sentiremo crescere l’odio nei confronti di un ipotetico nemico. Nemico che spesso esiste solo nella nostra testa o che ci serve per continuare a perpetuare divisioni di parte che ci permettano di sentirci moralmente superiori.

(1) Paolo Di Nella era un ragazzo del Fronte della Gioventù di Roma che venne aggredito alle spalle da esponenti di centri sociali mentre affiggeva manifesti per l’istituzione di un’area verde in una zona abbandonata e degradata del suo quartiere e che morì in seguito alle ferite riportate dopo diversi giorni di coma durante i quali ricevette, tra le altre, anche la visita dell'allora presidente della repubblica Sandro Pertini. Uso volontariamente l’espressione “violenza politica” e non quello di “violenza comunista” non perché non si conoscano i colpevoli (anche se mai condannati) ma perché ciò che conta è che si prenda le distanze da quel clima di violenza e da quel metodo di lotta politica, da qualunque parta provenga, anche dalla propria.

Ps. Finisco di scrivere il post, lo rileggo, lo correggo. Apro fb e leggo del coro “ma che belle son le foibe da Trieste in giù” che avrebbero intonato alcuni idioti nel corso del corteo anti-fascista di Macerata. Ecco un esempio di una manifestazione di parte che porta a individuare un nemico che non esiste, ad addossare colpe, ad inneggiare a crimini contro innocenti purché vagamente accusati di essere simpatizzanti per quel nemico. Forse, piuttosto che usarli così i morti, faremmo meglio a dimenticarli tutti. Indistintamente.
Pierantonio De Matteis

giovedì 12 ottobre 2017

scegliere è anche farsi scegliere

Verso i 17 anni credevo di essere comunista. Le lotte studentesche, l’occupazione scolastica del ‘93, i cortei con la kefiah al collo, mi diedero l’illusione di sapere esattamente cosa volessi e per quali ideali battermi. Non tardai però a scoprirmi più vicina a concetti di destra, talvolta anche estrema, passando per una fase “radicale” dovuta probabilmente anche al grande fascino esercitato da politici liberali molto attivi in quegli anni, Emma Bonino e Marco Pannella. In famiglia i riferimenti erano destabilizzanti, avendo un nonno che benediceva i tempi mussoliniani e l’altro che, raccontando la sua seconda guerra mondiale, alzava il pugno chiuso della resistenza! In ogni caso, nonostante la mia indole, i principi che un po’ qua e un po’ là condividevo e la voglia di capire “da che parte stare”, lasciai che la mia vita non venisse influenzata dalle tendenze politiche e dalle amicizie del momento, cercando invece di comprendere, attraverso una selezione naturale dettata dalle esperienze personali, che posto avrei avuto nel mondo. Oggi, alla soglia dei 40 anni, sebbene non sia ancora certa del mio “posto nel mondo” qualche idea me la son fatta. So per certo che la politica non è un dato oggettivo, e che tutto è sovvertibile. Destra e sinistra non sono più delineate come la storia ci insegna, essendo di fatto contaminate da inciuci e schifosi espedienti talmente grandi che i principi morali su cui quel movimento stesso fu fondato, passano sicuramente in secondo piano. Basti guardare il circo parlamentare a cui tutti noi assistiamo quotidianamente, per capire che nessun “politico” sceglie e difende un concetto per pura “fedeltà all’ideale”, ma è tutta una grande ipocrita famiglia di cani rabbiosi che alla fine della fiera, non si mordono mai fra di loro ma si pattano il bottino rifilandoci una brodaglia di osceni compromessi. Mi sento allora di poter affermare che tuttalpiù si può avere un orientamento appena più affine alla destra o alla sinistra, o almeno a quei dogmi a cui l’immaginario collettivo è abituato, ma nulla di realmente definito. Con questa prefazione quasi pittoresca, ho deciso di ANDARE OLTRE, oltre le apparenze, oltre i pregiudizi, oltre le banalità e oltre ogni sfida. Qualcuno mi ha chiesto “perché” e in verità la risposta è davvero semplice. Non sento il bisogno di dare una connotazione partitica alla mia scelta ma, l’insieme di obiettivi che questa comunità militante persegue, nel complesso, oggi rappresenta quel programma di intenti che mi porta inevitabilmente ad una sola parola: speranza. La speranza che si possa ancora “risorgere” e nel nostro piccolo fare qualcosa di grande, senza fermarsi davanti alla forma, né allo strascico di un preconcetto, del fanatismo più becero e di una chiusura mentale che ci renderebbe ciechi dinanzi ad un potenziale raggiungibile traguardo. Ho scelto di far parte di un progetto in cui credo, senza voltarmi indietro, senza remore e senza indugio, ma con l’ardore nel cuore di chi non si arrende ai tranelli della politica, ma vuole lottare per lasciare in eredità un mondo migliore.

#andareoltre #aloha #nessunosisalvadasolo #ciaolota

Lilia Maffei

venerdì 9 giugno 2017

misunderstanding

Ho immaginato i pensieri e le riflessioni di un potenziale elettore di centrosinistra che, avulso dalla scena politica, si è informato sulle prossime elezioni servendosi soltanto o dei mezzi di comunicazione o dei social network.
Ecco cosa ne è venuto fuori.
“Ho deciso: nessuno potrà farmi cambiare idea. Domenica voterò la Sandra come candidato sindaco!
Che meraviglia ragazzi: la Sandra ritorna ad essere candidato sindaco per il Centro Sinistra. È come tornare più giovani di 11 anni!
Non sto più nella pelle a pensare che potrò crociare il suo nome sulla scheda elettorale e finalmente esprimere un voto consapevole per il prossimo candidato sindaco.
Poi la Sandra sindaco è sinonimo di una coalizione fortemente comunista, coerente con gli ideali che la Sandra stessa ha sempre professato, antifascismo su tutti.
Chi è che mi telefona? Ah è il mio amico informatissimo circa l’attuale campagna elettorale. Condividerò con lui questo mio entusiasmo.
<Ciao, come stai? Hai visto che figata? La Sandra di nuovo candidato sindaco di Galatina! Come dici? La Sandra non è il candidato sindaco per la coalizione del PD? Cioè mi stai dicendo che sebbene su tutti i blog cittadini, su tutti i siti di informazione e in ogni dibattito nato su Facebook si parli della Sandra, il candidato della coalizione del PD è un altro? Mi sembra tutto così assurdo. Quindi anche se per la coalizione del PD parla solo la Sandra, se tutti, quando parlano di PD, fanno riferimento alla Sandra e se ogni polemica riguardo il “centrosinistra” ruota intorno alla Sandra, ciò non significa che il candidato sindaco del PD sia la Sandra?
Vabbè dai. Posso pure accettare questa cosa (cui stento ancora a credere), l’importante è che si rimanga fieramente a sinistra e si porti avanti la bandiera rossa con il pugno della mano alzato verso il cielo, come la Sandra vorrebbe. Cosa? Nella coalizione di cui fa parte la comunistissima Sandra c’è gente “fascisterrima”? No dai. A questo non crederò mai!
Ah…. Quindi mi stai dicendo che nella coalizione del PD si è candidato l’ex presidente del circolo di Galatina di Fratelli di Italia insieme a qualche altro ex  presunto “fascista”? Pensa tu la coerenza di questi soggetti! Non so cosa dire. Ti ringrazio comunque per queste delucidazioni anche se mi hanno fatto cadere tutte le certezze che avevo accumulato fino ad ora. Ci sentiamo>
Troppe delusioni. 
Quasi quasi voto Andare Oltre e Marcello Amante!”
Gabriele Giaccari

giovedì 19 gennaio 2017

#galatina2017: la nostra direzione di marcia

Nelle ultime settimane il gruppo di Galatina di Andare Oltre è stato al centro di una serie di incontri e, come è giusto che sia, al centro delle indiscrezioni giornalistiche circa la sua collocazione politica per le prossime elezioni comunali. Riteniamo giusto che le persone che guardano con interesse al nostro movimento sappiano direttamente da noi le ragioni politiche e programmatiche che ci muovono, che ci spingono a cercare alcuni compagni di viaggio piuttosto che altri, che ci tengono fermi su alcune posizioni e disponibili al dialogo su altre. Perché per noi le ragioni politiche che conducono alle scelte non sono né saranno mai un fatto privato. Né saranno mai basate sulla convenienza del momento, sui numeri più o meno favorevoli, sulle opportunità di carriera personali di qualcuno di noi. Le scelte sono state, sono e saranno basate sul "che fare?", sul "dove andare?", sul "che idea di Città abbiamo?". Mai saranno basate sul "ce ne tocca?". Detto (e ridetto, nel nostro caso) questo, passiamo ai fatti in questione.
Nelle ultime settimane Andare Oltre ha avviato un dialogo con alcune liste civiche presenti sul territorio da anni e che da anni portano avanti la loro battaglia fuori dai partiti attualmente presenti sullo scenario. Sono liste con le quali negli scorsi anni abbiamo anche avuto modo di polemizzare ma con le quali il confronto si è sempre basato sui contenuti e, soprattutto, sul domani, mai sullo ieri. E ragionando sul domani di questa nostra città siamo giunti ad un dialogo via via più intenso e a condividere scelte e decisioni programmatiche.
Il necessario risanamento economico e finanziario del nostro comune, la moralizzazione della vita pubblica in virtù della quale non sarà consentito a nessuno di utilizzare il suo ruolo politico a fini privati, l'arresto di ogni ulteriore e insensata espansione della città con conseguente consumo del territorio e aumento costante di costi di manutenzione, pulizia, sicurezza, la valorizzazione del centro storico come cuore sociale e culturale della città, la tutela del marchio culturale e gastronomico, la difesa dell'ambiente e la ricerca delle cause che portano dati sconvolgenti circa l'insorgenza di malattie mortali, l'adozione di un adeguato modello di viabilità cittadina che non sia solo piano traffico adeguato alle esigenze odierne (che pure ci vuole e deve prevedere la chiusura totale del centro storico senza se e senza ma e pur tuttavia con tutti gli interventi per valorizzarlo e tutelarlo a dovere), la difesa delle fasce deboli attraverso un sistema di tutele e di giustizia sociale ma anche di trasparenza e di legalità che eviti abusi, ingiustizie e corruzione a vantaggio dei soliti noti e potenti, l'adozione di un modello di gestione di rifiuti che ci porti finalmente fuori dall'emergenza costante e che si ponga l'obiettivo del rifiuti zero con conseguente sistema di bollettazione premiale.
Ecco, su questo ci siamo trovati. Non sui nomi di questo o quel candidato sindaco o assessore. Certo, se ne parlerà. Ma successivamente. Prima si capisce cosa si vuole fare e con chi lo si vuole fare e solo in un secondo momento si cerca di capire chi è il più adatto ad interpretare il ruolo di guida del gruppo. E il "che fare?" di leniniana memoria ci ha portato a parlare con alcuni gruppi distanti da noi per provenienza ma molto vicini per obiettivi, valori, visioni. Non sappiamo allo stato attuale se riusciremo a comporre un'alleanza ampia a tal punto da essere competitiva. E ci importa poco in fondo. Prima abbiamo sempre posto i contenuti e gli obiettivi. Poi i numeri. Anzi, i numeri vengono dopo, vengono di conseguenza. La politica è mossa dalle idee, senza le idee i numeri sono solo frutto di voto di scambio, di corruzione, di clientelismo. Lasciamo ad altri questi metodi. Noi continuiamo per la nostra strada. Certi di incontrare compagni di viaggio generosi almeno quanto noi con i quali condividere un pezzetto di cammino e qualche obiettivo. È la strada più lunga e più difficile, certo. Ma è l'unica che praticheremo.

giovedì 26 maggio 2016

scusate il ritardo

Scusate il ritardo, verrebbe da dire. Sì, perché dopo essere partiti a spron battuto, abbiamo tirato il fiato e mollato la presa. Il blog non è stato aggiornato per un po'. Ma il nostro blog non è un sito d'informazione che vive sempre e comunque sul pezzo. Il nostro blog è uno degli spazi di vita della nostra associazione politico-culturale. Certo non l'unico. E così lo abbiamo trascurato per un po', ma cercheremo di recuperare.
In queste ultime settimane, siamo stati assorbiti soprattutto dall'attività preparatoria (e non solo) alle elezioni comunali di Nardò, dove è presente la lista di Andare Oltre e dove il nostro "fratello" Pippi Mellone è candidato sindaco a capo di una coalizione formata da otto liste. Senza simboli di partito dentro, certo. Ma non senza movimenti politici. Perché una cosa è "fuori dai partiti" perché magari in un dato momento storico uno non si riconosce nella linea di nessuno, tutt'altra cosa è "fuori dalla politica" o, peggio ancora "in un movimento civico". Già, "civico", magari figlio della società "civile"... come se chi si fa il culo tutto l'anno in un partito o in un movimento politico fosse meno civile di chi se ne sta bellamente a casa sua e nel suo lavoro, salvo poi scoprire il "bene comune" a quaranta giorni dal voto, come se ci fosse qualcosa di più nobile e civile di occuparsi tutti i giorni dell'anno e tutti gli anni (anche quelli nei quali non ci sono le elezioni) della propria terra, della propria gente, del proprio futuro. Ma tant'è, ed ormai, complice una pessima classe politica nazionale e locale, è vulgata comune considerare "civile" chi non fa politica e incivile chi la fa. Con delle conseguenze che sarebbe troppo lungo andare ad analizzare qui ma sulle quali prima o poi torneremo.
Si diceva, abbiamo tirato un po' il freno su Galatina perché abbiamo dato una mano e continueremo a darla in questo mese ai fratelli di Nardò. E questa è un'altra caratteristica che fu dei partiti: la mobilitazione anche oltre i confini del proprio territorio di competenza. "La mia patria è laddove si combatte per le mie idee" ci veniva insegnato negli anni della nostra formazione politica. Mentre i cosiddetti "civici" considerano il passaggio a livello il loro limite invalicabile, non osano superarlo salvo che per fare la scala santa da qualche potente di turno a cui andare a chiedere favori e candidature; sì, ma da indipendenti. Non sia mai che poi uno sia costretto a seguire un movimento politico anche in disgrazia, e in tempi di alterne vicende, non conviene mica legarsi. Potenza del civismo.
Gli altri, invece, noi comuni mortali, noi abituati a fare politica nei partiti che furono o nei movimenti politici che ci sono o, comunque, alla luce di una qualche forma di visione del mondo, volgarmente detta "ideologia" intesa come sistema complesso e articolato di idee volte a dare una interpretazione (magari non sempre corretta e comunque quasi mai esaustiva) delle dinamiche sociali, economiche, politiche e geopolitiche... gli altri, si diceva, sono abituati a ragionare in una logica globale in virtù della quale non tutto è concesso, non ogni movimento è consentito, non qualsiasi cosa permessa. E sta anche in questo il limite e al tempo stesso la bellezza dei movimenti politici rispetto a quelli civici. Ma a noi le scorciatoie non sono mai piaciute, altrimenti (forse) avremmo fatto carriera a suo tempo, non ora che ormai il nostro tempo è passato. A noi la vita comoda non è mai piaciuta, abbiamo sempre preferito le strade difficili, quelle poco battute, proprio come coloro che si "sedettero dalla parte del torto perché tutte le altre erano occupate". Ed è questo, infine, il senso di quel passaggio sul "non saremo mai una lista civica" nel primo post di questo blog: Andare Oltre è e resta un movimento politico, seppur non aderente a nessun partito nazionale, con una sua fisionomia ideale (se non vogliamo dire proprio ideologica) ben definita, pronto ad andare oltre appunto, ma non ad andare ovunque.