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lunedì 12 marzo 2018
italia giallo-blu
Sarà vero? In effetti guardando la cartina della nuova Italia giallo-blu e spulciando i dati collegio per collegio si può vedere come la Lega prenda più voti dove ci sono più immigrati e clandestini (e quindi a volerla dire come alcuni, dove il paese è più razzista). Ma la Lega ha sfondato anche nelle regioni (ex) rosse: ad esempio nel collegio di Rimini, nella fu rossa Romagna, ha raccolto quasi il 20 %, risultato quasi clamoroso sembrerebbe. Poi si scopre che è la seconda città in Italia per criminalità, oltre 7200 delitti ogni 100mila abitanti (dati del Ministero dell'Interno). A voi le riflessioni.
Mentre i pentastellati sfondano dove c'è più disoccupazione (vedere immagine), ma anche più lavoro nero aggiungerei, dove quindi prospera il parassitismo e ci si è sempre adagiati sull'assistenzialismo, dove esistono beneficiari di cassa integrazione che continuano a lavorare (in nero) per la stessa azienda da cui sono stati (per finta) licenziati. Vincono in Sicilia, la regione con più dipendenti regionali d'Italia (ben 5 volte quelli della Lombardia, che però ha quasi il doppio degli abitanti), la regione col più alto tasso di incendi ma ma con la metà di tutte le guardie forestali italiane (direi molto molto dedite al loro lavoro, ben 22mila). Vincono in varie città dove il giorno dopo le elezioni (notizia vera anche se gonfiata ad arte), c'è chi si presenta nei caf per richiedere il reddito di cittadinanza. Ecco, lui, il colpevole della odiosa marea gialla. Il Movimento 5 Stelle è stato votato dal 36 % dei diplomati e dal 29 % dei laureati (fonte Il Sole 24 Ore). Vittorio Zucconi, editorialista di La Repubblica, fa anche notare che nei collegi a più alto rischio Camorra (quelli dei famigerati quartieri di Scampia e Secondigliano) il movimento ha sfondato quota 60 %: ecco con chi si sono schierati i clan, lui interpreta. E si dice che i meridionali stanchi di tutto questo stiano iniziando a votare chi ? Lega (fu Nord). In effetti ha raccolto percentuali prima impensabili in tutto il Sud (tra il 5-6 %), addirittura il 13 % in Abbruzzo. Il collegio col maggiore incremento in tutta Italia? Lecce: 75 voti nel 2013, 10404 nel 2018.
Ma giriamo la medaglia: il Sud, abbandonato a se stesso per decenni, depredato dai tempi dell'Unità d'Italia, vive una situazione spaventosa. La popolazione diminuisce dal 2013, il pil perso durante la crisi (11.9 % !!!) è circa il doppio della perdita nelle regioni del nord (dallo studio "Economie delle Regioni” realizzato dalla Banca d’Italia), e si partiva già da una posizione di svantaggio. La speranza di vita si è abbassata, in otto anni di crisi sono andati persi 600mila posti di lavoro, negli ultimi 15 anni 200mila laureati sono fuggiti (fonte Svimez) e si paga la percentuale di tasse più alta rispetto al reddito. Le più alte percentuali per i 5 stelle ricalcano la mappa delle aree col più alto tasso di povertà e col più alto indice di mafiosità. Zone dove lo stato è assente e non riesce a dare risposte certe. Il voto dei quartieri della Camorra (di cui sopra) non è forse un grido di aiuto, una richiesta di cambiamento ? La maggior parte degli investimenti infrastrutturali vien fatta al nord e non dove sarebbe necessario far ripartire l'economia (fonte Corte dei Conti). Ad esempio, a 157 anni dall'Unità, a Matera, capitale europea 2019 della cultura (sì, europea !) non arriva la ferrovia (ma per fortuna c'è un'utilissima stazione). "La coloritura 5 stelle delle regioni del Sud indica i confini della popolazione che ha meno diritti e più insulti da un secolo e mezzo" (Pino Aprile su Nemo). Vi aspettavate che al Sud, dopo tutto questo scempio, la gente votasse i partiti tradizionali ? Cosa hanno proposto per risolvere tutto questo ? Per prima cosa, anche stavolta, hanno candidato vari corrotti ed indagati … e poi ? Rispondete voi. Citando il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, "Il risultato al Sud è stato un po' la nostra Brexit".
Molte sono le sfaccettature da considerare e la verità non sta mai tutta da una parte, ma in questo caso forse tende maggiormente verso una direzione. Non sta a me dire quale. Però vorrei rivolgere un invito a quanti il 5 marzo sparavano sentenze più o meno catastrofiste e faziose nei confronti di una abbondante metà dell'elettorato italiano, con le solite descrizioni del cosiddetto italiano medio che va dietro il pifferaio magico: al di là dell’essere d’accordo o meno con il voto dei nostri concittadini, i risultati di queste elezioni meritano ben più di una riflessione. Fatevi domande e prima di giudicare chiedetevi sempre "perché".
Alberto Venuto
mercoledì 21 febbraio 2018
verso il 4 marzo: largo ai giovani
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PRONTI,VIA! Il 4 Marzo saranno chiamati alle urne
anche i nati nel 1999 e molti nati nel 2000
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Forse saranno i ricordi della mia breve carriera da rappresentante d’istituto, quando nelle assemblee pregavo i miei compagni di partecipare alle discussioni del giorno. Momenti in cui io mi sentivo un imbecille, un Don Chisciotte che cercava le attenzioni dei mulini a vento. Troppe volte avevo cercato di propagare l’incendio del mio impeto giovanile tra i ragazzi della mia scuola per poi ritrovarmi, puntualmente, spento da secchiate d’acqua gelida lungo la schiena. Troppe volte avevo pensato di trovare sponda per le mie domande, per le mie voglie di ribellioni ragionate e condivise, nelle menti inebetite e piatte dei miei coetanei.
L’ombra del flop in cui si stava rilevando questa intervista si faceva sempre più nitida. Ed io avvertivo una pungente sensazione di solitudine.
A chi fare poi queste domande? Sapevo che la scelta dei miei interlocutori sarebbe stata ardua. La caccia all'intervistato era diventata una partita a “Indovina Chi?”.
Questo no. Questo nemmeno. Questo non sa neanche come si chiama.
Poi, dopo diverse telefonate e messaggi in chat, ecco i nomi. Ecco i ragazzi in cui ripongo una buona fetta della mia fiducia per un futuro migliore.
Irene Mauro, nata nel 2000, appena rientrata da un periodo di scambio interculturale di circa sei mesi in Argentina. Vincenzo Antonaci è nato nel 1999, amico d’infanzia, moderno Marco Polo, oggi rappresentante degli studenti del Liceo Scientifico di Galatina. Giovanni Forte, anche lui classe 2000, mente finemente riflessiva e troppo acuta per un ragazzo della sua età.
Tre ragazzi, tre storie completamente diverse. Tre punti di vista che ho voluto mettere a confronto, per farvi capire come la pensa chi guarda per la prima volta candidati e programmi.
A prescindere dalle diverse opinioni sulle coalizioni e i temi che ci conducono al 4 Marzo, sono contento di aver trovato un dibattito dove immaginavo di non trovarlo. Sono sollevato che tra le generazioni del Grande Fratello e l’Isola dei Famosi, qualcuno è ancora vivo. Qualcuno combatte tra le lande desolate delle Instagram Stories, dove chi s’interessa e s’informa (o addirittura legge) viene messo al rogo, bruciato vivo sull'altare della costante indifferenza di tutto ciò che tangibilmente ci circonda.
Tiro un sospiro di sollievo: la notte in cui tutte le vacche saranno nere dovrà ancora attendere.
Sono arrivato a mettere il punto finale di questa introduzione. “Inizia la commedia, che parlino gli attori”.
Ho smarrito la mia sensazione di solitudine. I am not alone.
Slogan, frasi fatte, metafore. Che idea vi siete fatti su questa campagna elettorale?
IRENE: Tra i litigi, le urla e gli scandali che si son venuti a creare in questa campagna elettorale mi viene in mente una terzina di Dante Alighieri del Sesto Canto del Purgatorio, che si può attualizzare tranquillamente a ciò che è diventata l’Italia oggi, sempre secondo il modesto parere di un’ignorante, ovvero la sottoscritta:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
GIOVANNI: “Tra bufale e sparate questa è la campagna elettorale più sgangherata di sempre”. Così Emma Bonino, leader di +Europa, ha definito la campagna che fra due settimane volgerà al temine. È mia convinzione che questa affermazione non sia del tutto veritiera in quanto, slogan e frasi fatte a parte, molte sono le proposte presentate nei differenti programmi elettorali, delle quali tutto si può dire fuorché pecchino di ambizione. Sono convinto e fiducioso che parte delle soluzioni proposte dai partiti possano rappresentare una base solida da cui il prossimo governo, che sia di centrodestra o di larghe intese, possa partire, ponendosi l’obiettivo di far ripartire l’economia, già in timida ripresa come testimonia l’aumento dell’1,4% del PIL rispetto all’anno precedente.
VINCENZO: Ritengo che in campagna elettorale, che sia essa su scala nazionale o che riguardi un semplice comune, regni il motto ‘’tutto è lecito’’. Premesso ciò, sono dell’idea che tante delle prese di posizione o delle promesse, sia a destra che a sinistra, per le quali tutti i candidati sembrano battersi con la tenacia di un leone, non verranno rispettate, o peggio dimenticate in nome della convenienza personale, come del resto abbiamo tristemente constatato nel tempo.
Passando dal verde delle valli padane al blu che sa tanto di “Make Italia Great Again”, la Lega oggi si presenta come una forza rinnovata, pronta a fare il grande salto. E tutto grazie a Matteo Salvini, che gioca nel ruolo di punta di sfondamento in questa coalizione di centro-destra. Cosa ne pensate di questo radicale cambiamento ? Saranno davvero capaci di rompere i ponti con il proprio passato, per diventare una forza sovranista e di respiro nazionale?
IRENE: Ritengo Salvini un bravo “politicante”: sa convincere con le parole, espone bene le sue idee, quasi facendo dimenticare ai meridionali ciò che è stato detto. Andando a vedere bene il ruolo di Salvini in passato, però, non si è più così convinti: ci basta pensare che Salvini è un europarlamentare dal 2013, a Bruxelles ridicolizzò l’Italia dopo esser stato ripreso davanti a tutto il Parlamento Europeo da parte del collega belga Marc Tarabella che lo accusò di assenteismo continuo. Il suo programma? Convince gli italiani, questo è certo: non mettere l’obbligo sui vaccini, la questione immigrati mai risolta, abolizione della Legge Fornero, occupazione giovanile. Sono temi cardine nelle vite degli italiani. Ma si manterranno queste promesse? Oppure si parla della vecchia e solita “aria fritta” a cui gli italiani sono ormai abituati? Con la nuova Lega, Salvini punta ad una “naziolizzazione” del partito. Non so se sia così facile convincere il meridionale che ha dovuto sopportare e tacere a insulti, derisioni e chi più ne ha più ne metta. Fine 2012, Salvini dichiarava che l’Euro non era meritato dal Sud, paragonandolo alla Grecia, mentre Milano, Lombardia e Nord erano più che meritevoli di questa moneta. Il Sud dimentica? Non credo.
GIOVANNI: La “Lega” di Matteo Salvini è un partito politico molto diverso da quello ideato dal fondatore Umberto Bossi. La prima differenza la si nota nel simbolo, depurato della parola “Nord” il leader del carroccio si pone come obiettivo quello di far breccia negli elettori del centro-sud; basterà a far dimenticare a noi meridionali i cartelli affissi all’ingresso dei locali del nord Italia con la scritta “vietato l’ingresso ai cani e ai terroni”? Probabilmente no; anche se molti diranno che i legami con la “vecchia Lega” sono stati del tutto sciolti. Vero. Però della vecchia Lega si è smarrito anche l’antifascismo, quello ostentato da Bossi che gridava “mai con i fascisti, mai con i nipoti dei fascisti!”. Oggi Salvini non farebbe le stesse dichiarazioni. Tuttavia di questo non ne risentono i sondaggi che prospettano una Lega al 14%; dato di gran lunga superiore al 4% ottenuto dalla Lega scissionista di Bossi. Questa Lega tra passato e futuro, scissione e “Salvini Premier”, spera di far parte di un governo di centrodestra con un ruolo da protagonista; a rovinare i piani del segretario e aspirante Primo Ministro sembra esserci solo lo spetto delle larghe intese.
VINCENZO: Non credo che La lega riuscirà in tempi brevi ad assumere una connotazione diversa da quella attuale (che ha poco di ‘’nazionale’’) e non affiderei mai il destino del Paese nelle mani di Matteo Salvini.
Silvio Berlusconi annuncia un condono “di necessità” ma Salvini e la Meloni si dichiarano contrari. Salvini: “Vaccini Si, obbligo No”, ma Forza Italia fa sapere che con loro al governo l’obbligatorietà ci sarà. La manifestazione “anti-inciucio” organizzata a Roma da Giorgia Meloni a cui né Berlusconi né Salvini hanno partecipato. Molte sono le posizioni, le situazioni e i presagi che ci presentano una non assoluta coesione di visioni tra i partiti del centrodestra. La firma che i leader di questa coalizione hanno apposto sul programma comune, sarà in grado di garantire, in caso di vittoria, l’unione di intenti nel post-elettorale?
IRENE: La prova dell’anti-inciucio organizzata da Giorgia Meloni non è andata a buon fine. Lei accusa i suoi compagni di viaggio, i due “capitani coraggiosi”, forse indifferenti alla sua voglia di provare agli italiani la loro “fedeltà”. Berlusconi dichiara l’iniziativa della collega “dannosa” e questo mi porta a pensare che non ci sia nulla di concordato in tutto ciò. E se fosse lo stesso per i programmi firmati dall’Armata Brancaleone, da italiana m’inizierei a preoccupare della credibilità che assumono i tre in questa campagna elettorale.
GIOVANNI: Il tema delle alleanze post voto è già di per sé complesso, se ci si aggiunge l’incertezza di queste elezioni, che si decideranno a suon di collegio nel nostro Sud, stabilire con certezza cosa accadrà dopo il 4 Marzo è un’impresa ardua. È mia convinzione che se dovesse esserci una sola maggioranza possibile, quella di centrodestra, in ambedue le camere allora si procederà alla formazione di un governo FI-LN-FDI più la cosiddetta “quarta gamba”. Se invece la formazione di centrodestra non dovesse sfondare il 40% si aprirebbe lo scenario delle larghe intese. Una possibile maggioranza potrebbe essere composta da FI, esponenti della lega maroniana, il quarto polo del centrodestra, e non è da escludere qualche ex-cinque stelle travolto da Rimborsopoli che a dimettersi da parlamentare non ci pensa affatto.
VINCENZO: Sono quasi certo che i patti stipulati non saranno vincolanti qualora uno dei partiti della coalizione salisse al governo, considerato che in Parlamento le coalizioni cambiano settimanalmente.
Il caso dei rimborsi non effettuati da parte di alcuni membri del Movimento Cinque Stelle: una situazione che destabilizzerà il quadro dei sondaggi a due settimane dal voto, oppure nulla cambierà ormai l’idea che gli italiani si sono fatti sugli ex-grillini?
IRENE: Sicuramente questa vicenda dei rimborsi ha rallentato la corsa del M5S, ciò non toglie che la metà dello stipendio non versata da parte degli alleati di Di Maio, non è così grave da far scalpore quanto l’italiano abituato a vedere un condannato in via definitiva per frode fiscale che ancora fa aleggiare la sua ombra tra i banchi del governo.
GIOVANNI: Allo scandalo Rimborsopoli che ha travolto i Cinque Stelle sono state date due possibile letture. La prima: lo scandalo ha messo fine al mito dell’onesta del partito di Grillo e gli elettori stanno iniziando ad aprire gli occhi, rendendosi conto di chi sono realmente i componenti della classe dirigente del Movimento. Questa lettura è, però, solo in parte supportata dai sondaggi che hanno registrato una lieve flessione dello 0,3%. La seconda: gli elettori del M5S hanno una voglia di cambiamento che non è stata intaccata da un’inchiesta delle Iene che, peraltro, ha visto coinvolta una piccola minoranza dei parlamentari grillini. La lettura che propongo io non coincide con le due sopra riportate. Questa vicenda ha piantato il seme del dubbio sulla purezza grillina negli elettori che, tuttavia, sono ancora convinti e motivati a crociare il simbolo del Movimento il 4 di Marzo. In aggiunta molti cittadini che sono ancora indecisi sulla scelta da compiere sono venuti a conoscenza di questa iniziativa di parlamentari e amministratori M5S che hanno messo a disposizione della comunità oltre 20 milioni di euro. Questo è stato fortemente apprezzato (malgrado i “furbetti”). Quindi sebbene ci sia stata una lieve flessione dei sondaggi (che è nei margini dell’errore statistico) e vista anche l’immediata presa di posizione di Di Maio, la vicenda potrebbe da qui al election-day giovare al Movimento. C’è da sottolineare che questa riflessione riguarda esclusivamente gli indecisi, poiché chi già non vedeva di buon occhio i cinque stelle ha avvalorato la propria convinzione che il “Partito di Grillo” sia inadatto a governare.
VINCENZO: Il caso dei mancati rimborsi non avrà rilevanza sul voto degli italiani. Si tratta solo di una manipolazione dei fatti reali: dati alla mano, gli ex-grillini sono gli unici ad aver effettuato tagli considerevoli ai propri stipendi, ma paradossalmente gli otto parlamentari che non lo hanno effettivamente fatto sono il pretesto per un attacco politico e mediatico massiccio. Ma i parlamentari leghisti, di Forza Italia o del PD quali tagli hanno mai accettato?
Il Movimento Cinque Stelle in questa competizione elettorale risultano l’unica forza che ancora non sì è mai trovata dalla parte della maggioranza in alcuna legislatura. Questo aspetto li condizionerà in positivo, rendendoli il vero cambiamento oggi in Italia? Siete d’accordo con la loro vecchia proposta di aprire il voto ai sedicenni?
IRENE: La credibilità dei Cinque Stelle è basata soprattutto sul fatto delle cosiddette “facce nuove” e proprio per questo alcuni italiani si sentono di dare un’opportunità a coloro che non hanno mai avuto l’occasione di dimostrare le loro capacità. Il voto ai sedicenni è un’idea, a mio parere, avventata: un attuale diciottenne non sa chi, cosa e come votare. Figuriamoci un sedicenne. Non ritengo i sedicenni attuali capaci di schierarsi a livello politico.
GIOVANNI: E’ indubitabile che il non aver mai governato è l’” ingrediente segreto” dei Cinque Stelle, anche se questo spaventa molti moderati che è improbabile si affidino all’incognita M5S (alla luce anche dei disastri di Roma e, in parte, Torino). Voto a 16 anni? No. Personalmente ritengo che la soglia andrebbe semmai alzata, poiché già a 18 anni molti ragazzi arrivano al voto così sprovveduti da non sapere nemmeno per cosa stanno votando; figuriamoci a 16.
VINCENZO: Credo che gli ex-grillini, poiché forza politica neonata, meritino di avere il loro posto in maggioranza per dare prova della loro validità o per rivelarsi inadatti al governo. Sulla proposta di allargare il voto ai sedicenni avrei qualche perplessità, anche se votare a 16 anni potrebbe significare avvicinarsi alla vita politica in età più giovanile, cosa che all’Italia servirebbe.
La notte del 27 Gennaio, Matteo Renzi decide di candidare nei 200 collegi a disposizione ben 160 suoi fedelissimi. Stop alle trattative con alla minoranza, a cui rimangono ora solo le briciole. Una strategia improntata sulla scelta dei migliori cavalli per una corsa che si preannuncia difficile oppure il Pd si è trasformato definitivamente nel Pdr, il Partito di Renzi?
IRENE: Dopo due anni da Presidente del Consiglio, dal quale si è anche dimesso, l’ultima strategia da giocare è proprio questa: creare il PDR. Ovviamente, si schiera con i suoi fedelissimi, con la certezza che i tradimenti
saranno ben pochi. Rottama il suo Partito Democratico scegliendo lui stesso i suoi compagni di squadra, umiliando così la minoranza inesistente.
GIOVANNI: Il PD rimane il Partito Democratico giustamente guidato dal segretario che nelle primarie ha ottenuto il 69,2% dei consensi. Matteo Renzi è stato aspramente criticato per aver candidato i suoi “fedelissimi”; non viene però ricordato che lo stesso trattamento era stato riservato in seguito alla composizione delle liste per le elezioni del 2013 a Pierluigi Bersani, che oggi è in prima linea dell’attaccare l’ex-premier. Ultima riflessione sul tema. Vi propongo un dato: 566 cambi di casacca nella scorsa legislatura. Siamo ancora convinti che candidare i fedelissimi sia una scelta così sbagliata?
VINCENZO: Senza prendere posizione su pregi o difetti, credo che il PD, come forza politica di sinistra, sia morto con Bersani. Renzi, degno erede di Berlusconi, ha da subito centralizzato il partito sulla sua persona, trasformandolo in un partito personale, quindi sarebbe appropriato cominciare a chiamarlo PDR.
Secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, il numero di immigrati sbarcati nel 2017 è pari a 119.369. Un numero in calo rispetto agli anni passati, ma che comunque porta a riflettere. Le soluzioni proposte dalle varie forze politiche per questo angoscioso tema sono diverse. Voi cosa proporreste al prossimo Minniti?
IRENE: Prima di tutto proporrei un controllo maggiore su chi arriva, indipendentemente se clandestinamente o meno: controlli sanitari, vaccinazioni, documenti d’identità e soprattutto sul perché si sta entrando nel nostro Paese e su cosa si ha intenzione di fare, anche chiedendo il sostegno della UE, se necessario. Controllare anche dopo l’arrivo del richiedente d’asilo: è bene anche che queste persone vengano inserite nel mondo del lavoro. Personalmente, per dover stare sei mesi in Argentina, non clandestinamente, per puro studio, ho dovuto fare vaccinazioni, colloqui, documentazioni certificate e tradotte, tutto ciò solo per sei mesi da studente. Inoltre, aumenterei i rapporti con i paesi maggiormente in crisi per capire cosa spinge queste persone ad emigrare verso i nostri territori.
GIOVANNI: Con buone probabilità il prossimo Minniti sarà Marco Minniti stesso, che potrebbe rientrare tra i ministri di un governo di larghe intese. Tuttavia, se il prossimo Ministro dell’Interno dovesse cambiare (si vocifera Salvini) al prossimo inquilino di Palazzo del Viminale mi sento di proporre di proseguire la strada intrapresa da Minniti che ha dato buoni risultati.
VINCENZO: Proporrei di agire alla radice, in comune accordo con l’Europa, riportando ordine politico e sociale in Paesi devastati come Libia e Nigeria. Sarebbe una campagna dispendiosa e difficile, ma risolverebbe definitivamente il problema dei flussi migratori.
In questo dibattito elettorale, il tema pensioni è stato discusso ampiamente. Quello dell’occupazione un po’meno. Alberto Brambilla sull’ “L’Economia del Corriere della Sera” del 22 Gennaio, parlava di come oggi il problema non stia nei costi delle spese assistenziali ma, invece, bisognerebbe guardare sui livelli di occupazione e produttività che non cresceranno nei prossimi anni. Risultato: rapporto spesa pensionistica/PIL insostenibile nei prossimi anni. Non sarebbe il caso di porre nelle discussioni elettorali, i temi “pensioni” e “occupazione” (soprattutto giovanile) sullo stesso piano?
IRENE: “Occupazione giovanile” e “pensioni” sono due argomenti che vanno di pari passo. Dopo la legge Fornero se un adulto che lavora dall’età di 19 anni, può andare in pensione a 67, con 48 anni di contributi, non lascia spazio al neo-laureato di 25 anni; lascia spazio al quarantenne che se ne andrà in pensione con 20 anni di contributi e una misera pensione. Il perché è facile da intuire: se aumento l’età pensionabile, non permetto ai giovani di entrare nel mondo del lavoro alla fine degli studi, bensì dopo vent’anni. Ciò comporta che invece di garantire mille euro, garantisce appena i cinquecento, con un risparmio notevole a livello di costo monetario.
GIOVANNI: “Pensioni” e “occupazione giovanile” sono due temi delicatissimi sui quali rispettivamente pensionati e giovani vogliono sentirsi rassicurati. A questa necessità rispondono pronti i politici che prospettano soluzioni semplici per risolvere problemi complessi. Ovviamente problemi complessi non possono avere soluzioni semplici che se venissero attuate risulterebbero insostenibili.
VINCENZO: Il motivo per cui il problema pensioni è più affrontato del problema dell’occupazione giovanile sta nel fatto che gli elettori sopra i 65 anni sono largamente di più degli elettori tra i 18 e i 25 anni. In un Paese ‘’vecchio’’ in campagna elettorale si punta sulle pensioni.
Parlando con ragazzi che oggi vivono nell’ ”esule provincia” di Vittorio Bodini, sentite la necessità di fuggire da questa terra, come i tanti “cervelli in fuga”, per trovare condizioni con cui ambire a un futuro migliore? Se sì, si potrebbe sperare in un ritorno?
IRENE: Il mio patriottismo cade nel momento in cui non mi danno la possibilità di realizzarmi a livello lavorativo e di garantirmi una vita dignitosa. Non vedo nell’Italia, come negli altri Paesi, la fiducia che si ripone nei giovani che hanno studiato e hanno voglia di lavorare e di fare. Nel caso venga, un giorno, valorizzata come si deve la mia terra, tornerei senza pensarci due volte.
GIOVANNI: Personalmente non sento questa necessità. Sono molto legato alla mia Nazione, al mio Salento e alla mia città, Galatina. Andare all’estero per molti rappresenta la possibilità di avere un futuro migliore. Io un futuro migliore, un futuro in cui credere, lo vorrei per me, ma soprattutto per la mia terra.
VINCENZO: Attualmente vedo il mio futuro all’estero, ma non so se la vita mi concederà un giorno di ritornare in Italia per cambiare le cose, per quanto mi piacerebbe. In linea di massima credo che, pur vivendo in un altro paese, l’importante sia non dimenticare mai le proprie origini, perché l’identità personale è la nostra più grande risorsa.
Date tre aggettivi sull’Italia del futuro.
IRENE: Ambiziosa, inesauribile e, se tutto andasse bene, anche un po’ miracolata!
GIOVANNI: I primi tre aggettivi che mi vengono in mente pensando al futuro italiano che ci aspetta sono impegnativo, imprevedibile, migliore.
VINCENZO: Cosciente, unita, evoluta
Edoardo Mauro
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venerdì 30 giugno 2017
sensazioni da stato nascente
Lo ammetto, ci ho messo un po' a realizzare e forse ancora non ho realizzato del tutto. Forse, più che ai tanti esclusi eccellenti dal prossimo consiglio comunale lo psicologo serve a me che non sono abituato a vincere. Ho sempre perso ma... ma forse sono stato fortunato. Ho vinto ora, ad un'età in cui la vittoria non mi può più cambiare (come diceva Bukowski sull'opportunità del momento in cui aveva ottenuto il successo con le sue poesie e i suoi racconti)... ho vinto ora, in un modo diverso, non è come sarebbe stato entrare in consiglio le altre volte, in quelle volte sarei stato un numero, oggi sono parte di un progetto che sento mio e che si muove insieme a me... ho vinto ora, infine, che c'è Andare Oltre, il soggetto politico in cui più di ogni altro mi riconosco, nato dalla follia visionaria di Pippi Mellone e plasmato sul nostro gruppo... Alessandro Delli Noci e Massimo Fragola a Lecce, noi a Galatina, i ragazzi di Pippi a Nardò... abbiamo messo su una rete che diventa determinante ovunque e che porta con sé una ventata di aria nuova, di cambiamento, di rivoluzione. No, forse mi sbaglio, lo psicologo non mi serve, è andata esattamente come sarebbe dovuta andare, questa campagna elettorale ha portato ad azzerare la classe dirigente più fallimentare della storia di questa città e noi, per fato o per merito, abbiamo costruito una proposta politica che è stata premiata dal consenso e ci ritroviamo ad amministrare, a determinare le scelte che impatteranno sul futuro di tutti noi. La responsabilità è tanta. E la sentiamo tutta. Ma abbiamo spalle sufficientemente larghe per reggere la botta, per dimostrare coi fatti che siamo diversi, per cambiare davvero il nostro presente e il nostro futuro. La strada non è breve né comoda ma è l'unica possibile da percorrere per arrivare all'obiettivo... e passa come sempre per le stelle. In questi giorni stiamo sentendo che "la gente fa il tifo per noi"... ma non ci basta: vi chiediamo di starci vicini, dopo averci votato "non abbandonateci", abbiamo bisogno dell'aiuto di ognuno dei nostri candidati, di ognuno dei nostri elettori, di ognuno dei cittadini di Galatina. Siamo una comunità in cammino verso il futuro e ci arriviamo tutti insieme o non ci arriva nessuno.
Pierantonio De Matteis
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martedì 27 giugno 2017
sogni che si realizzano, idee da concretizzare
Ho impiegato circa ventiquattro ore prima di scrivere queste righe. Mi ci è voluto un giorno intero per riuscire a capire ciò che è stato, ma soprattutto ciò che sarà.
Abbiamo vinto le elezioni, Galatina ha risposto al nostro appello, ha saputo cambiare marcia e spazzare con una matita vent’anni di mala politica, lasciando spazio a chi ha sete di cambiamento, a quelle ragazze e ragazzi che desiderano far ripartire la macchina amministrativa.
Probabilmente, non sono ancora pienamente cosciente di ciò che abbiamo fatto in questi due mesi di campagna elettorale: siamo partiti che: “Non arrivate nemmeno al ballottaggio”, invece siamo riusciti ad ottenere il 52% dei consensi. Il popolo galatinese ha capito che politica è occuparsi delle problematiche della Città e non dare un posto di lavoro al parente o all’amico; fare politica è passione e rinnovamento, non è il voto in cambio dei soldi; fare politica è guardare negli occhi i propri concittadini e saper dire le cose.
Galatina non ha deluso: ha scelto il coraggio dei volti nuovi, delle loro idee e della forza che metteranno per realizzarle.
Galatina ha scelto gli occhi di Serena, Elena, Giulia e Giorgia, diventati pieni di lacrime gioiose, dopo aver capito che l’obiettivo era stato raggiunto.
Galatina ha scelto la tenacia di Pierantonio, Cristina, Diego, Marcella, Danilo, Raimondo, Marilena, Albano, Francesco e Alberto, i nostri consiglieri comunali che porteranno all’interno del Palazzo il giusto rinnovamento di una classe dirigente, rimasta immobilitata per troppi, lunghi anni.
Galatina ha scelto il suo Sindaco: Marcello Amante, sintesi perfetta di un Polo Civico trasformatosi col tempo in una famiglia allargata, in cui ognuno ha saputo apportare la sua personalità, la sua idea di Città, e la voglia di dare discontinuità rispetto al passato.
Il voto ha deciso che questo gruppo dovrà governare il Paese per i prossimi cinque anni. Ma vincere non può e non deve bastare: vogliamo risollevare le sorti economiche della Città, darle il giusto merito. Vogliamo che i galatinesi si sentano orgogliosi della propria Terra. Vogliamo l’apporto di tutti, perché ogni singolo cittadino avrà un’esigenza da manifestare; ogni singolo cittadino potrà avere un’idea innovativa da proporre alla nuova amministrazione. Nessuno dovrà restare indietro, né escluso dal nuovo governo galatinese.
Si, forse ho veramente capito cosa siamo riusciti a fare. Adesso, è giunto il momento di mettersi al lavoro: c’è una nuova alba che attende Galatina.
Alessio Prastano
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martedì 20 giugno 2017
io non ho paura
Le notizie scorrono sullo schermo dell’IPhone attraverso la punta dell’indice, mentre aspetto che il caffè si raffreddi. Leggo di Leoluca Orlando sindaco per la quinta volta a Palermo. Leggo del ritorno di Berlusconi in tandem con la Lega Nord. Leggo di Prodi che potrebbe riaccendere i motori per guidare una sinistra persa e disillusa. Indirizzo lo sguardo verso il calendario. No, non siamo nel 1994. È sicuramente il 2017.
We are back to the future dear Marty McFly. L’aria che si respira ha lo stesso odore di quelle cassapanche che lasci in soffitta, in balia delle tarme e di un ricordo che sfuma fino a quando non le ritrovi. Nei nostri comuni, il quotidiano più vicino a noi, riapriamo e acclamiamo questi mausolei di una memoria che faremmo bene a dimenticare.
Ed è chiara l’inquietudine che scuote febbrilmente questa tornata elettorale. Perché sta accedendo tutto ciò? Perché ci stiamo facendo condizionare da questa insensata nostalgia canaglia? Perché riportare l’orologio indietro negli anni, per riprendere un passato di cui ricordiamo più gli aspetti negativi che quelli postivi? Perché continuare a sperare in una politica che fino ad ora è stata intrisa di scandali e conflitti d’interesse?
La risposta risiede in un’inconfessabile paura. Quella fottuta paura che abbiamo avuto dopo esserci svegliati ed aver visto le nostre realtà disastrate, stuprate nelle loro più limpide sicurezze. Senza lavoro, senza futuro, senza prospettive. E troppo spesso, ci siamo rivolti a chi elargisce false soluzioni, a chi svende indulgenze per colpe non nostre, a chi spera di cibarsi delle incertezze per accrescere i propri interessi.
Anche noi, lillipuziani del leccese, abbiamo avvertito negli ultimi mesi il fiato sul collo di questo scenario alquanto allarmante. Nemmeno noi siamo esenti da questa angoscia esistenziale. Abbiamo vissuto una campagna elettorale sull’onda della paura, in una situazione di pre-dissesto finanziario. Le promesse di risanamento (fattibili o meno non ha importanza) hanno sorretto i fili del teatrino per la corsa a Palazzo Orsini. Anche qui i soliti venditori di fumo hanno tentato invano di ritornare a venderci le loro bugie. Per fortuna non ci sono riusciti, perché il risultato dell’11 Giugno parla chiaro, dimostrando che qualcosa in questo nostro profondo sud si sta muovendo. Qualcosa sta cambiando. Dopo aver bloccato al primo turno quattro pretendenti alla poltrona di sindaco, la scelta oggi a Galatina viaggia su due binari, su due antitetiche visioni che oramai trascendono il politico e l’amministrativo.
La prima è ancorata ad un passato ricolmo di ombre, di castelli di carte che sono sul punto di venir giù, di un fare che guarda al risultato e non al progetto, di un insieme di numeri e non di nomi. Che ricerca il suo modus nella calunnia e nella becera provocazione. Che ritrova nel vecchio, sotto le mentite spoglie della trasversalità, l’inciucio e le promesse incatenanti, le benedizioni dall’alto e i vincoli di partito.
La seconda, la nostra, guarda ad una classe dirigente che con responsabilità decide di mettersi a disposizione, che trova la sua forza nel gruppo e non nel singolo, che vede in Marcello Amante non un capo ma un leader. Che crede fermamente di poter risvegliare Galatina dal torpore che da troppo tempo persiste, nella consapevolezza di ciò che sarà necessario fare. Una classe dirigente che si sente protagonista di quel cambiamento che ci ricondurrà a credere in noi stessi, nelle nostre peculiarità, nella nostra bellezza.
Il 25 Giugno ci chiederanno se vogliamo continuare a subire la paura, nel grigiore di un vittimismo che sono stanco di sentire, oppure se invece vogliamo iniziare a combattere, facendoci strada nella follia di un’idea, sotto la guida di chi avrà il coraggio di farlo. Insieme.
Edoardo Mauro
We are back to the future dear Marty McFly. L’aria che si respira ha lo stesso odore di quelle cassapanche che lasci in soffitta, in balia delle tarme e di un ricordo che sfuma fino a quando non le ritrovi. Nei nostri comuni, il quotidiano più vicino a noi, riapriamo e acclamiamo questi mausolei di una memoria che faremmo bene a dimenticare.
Ed è chiara l’inquietudine che scuote febbrilmente questa tornata elettorale. Perché sta accedendo tutto ciò? Perché ci stiamo facendo condizionare da questa insensata nostalgia canaglia? Perché riportare l’orologio indietro negli anni, per riprendere un passato di cui ricordiamo più gli aspetti negativi che quelli postivi? Perché continuare a sperare in una politica che fino ad ora è stata intrisa di scandali e conflitti d’interesse?
La risposta risiede in un’inconfessabile paura. Quella fottuta paura che abbiamo avuto dopo esserci svegliati ed aver visto le nostre realtà disastrate, stuprate nelle loro più limpide sicurezze. Senza lavoro, senza futuro, senza prospettive. E troppo spesso, ci siamo rivolti a chi elargisce false soluzioni, a chi svende indulgenze per colpe non nostre, a chi spera di cibarsi delle incertezze per accrescere i propri interessi.
Anche noi, lillipuziani del leccese, abbiamo avvertito negli ultimi mesi il fiato sul collo di questo scenario alquanto allarmante. Nemmeno noi siamo esenti da questa angoscia esistenziale. Abbiamo vissuto una campagna elettorale sull’onda della paura, in una situazione di pre-dissesto finanziario. Le promesse di risanamento (fattibili o meno non ha importanza) hanno sorretto i fili del teatrino per la corsa a Palazzo Orsini. Anche qui i soliti venditori di fumo hanno tentato invano di ritornare a venderci le loro bugie. Per fortuna non ci sono riusciti, perché il risultato dell’11 Giugno parla chiaro, dimostrando che qualcosa in questo nostro profondo sud si sta muovendo. Qualcosa sta cambiando. Dopo aver bloccato al primo turno quattro pretendenti alla poltrona di sindaco, la scelta oggi a Galatina viaggia su due binari, su due antitetiche visioni che oramai trascendono il politico e l’amministrativo.
La prima è ancorata ad un passato ricolmo di ombre, di castelli di carte che sono sul punto di venir giù, di un fare che guarda al risultato e non al progetto, di un insieme di numeri e non di nomi. Che ricerca il suo modus nella calunnia e nella becera provocazione. Che ritrova nel vecchio, sotto le mentite spoglie della trasversalità, l’inciucio e le promesse incatenanti, le benedizioni dall’alto e i vincoli di partito.
La seconda, la nostra, guarda ad una classe dirigente che con responsabilità decide di mettersi a disposizione, che trova la sua forza nel gruppo e non nel singolo, che vede in Marcello Amante non un capo ma un leader. Che crede fermamente di poter risvegliare Galatina dal torpore che da troppo tempo persiste, nella consapevolezza di ciò che sarà necessario fare. Una classe dirigente che si sente protagonista di quel cambiamento che ci ricondurrà a credere in noi stessi, nelle nostre peculiarità, nella nostra bellezza.
Il 25 Giugno ci chiederanno se vogliamo continuare a subire la paura, nel grigiore di un vittimismo che sono stanco di sentire, oppure se invece vogliamo iniziare a combattere, facendoci strada nella follia di un’idea, sotto la guida di chi avrà il coraggio di farlo. Insieme.
Edoardo Mauro
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venerdì 16 giugno 2017
marcello amante, ora più che mai
Ok, d’accordo: 887 voti sono tanti. Specialmente se è la prima volta di Andare Oltre ad una elezione comunale. Specialmente se pensiamo che tutti i partecipanti alla lista Andare Oltre sono donne e uomini liberi, moralmente e politicamente.Specialmente se pensiamo che tutti ci davano per spacciati.
Però è ora di guardare avanti e di Andare Oltre l’entusiasmante risultato di Domenica 11 giugno.
Perché la battaglia elettorale ancora non si è conclusa.
Il primo, difficile, infido, sfiancante e incerto ostacolo è stato superato.
Ora ci aspetta l’atto finale: lo scontro diretto contro “il mucchio selvaggio”.
Uno scontro tra due visioni e culture politiche che viaggiano parallele e che, fortunatamente, non potranno mai incrociarsi.
Da quella parte, la loro, si naviga a vista, senza un orizzonte che garantisca continuità politica ed amministrativa a Galatina. La loro coalizione, infatti, ha senso di esistere solo fino a quando tutti riceveranno le risposte attese. In caso contrario si fa saltare in aria tutto, per poi rimescolarsi all’interno di “nuove” sfide politiche (è inutile che vi citi gli esempi già verificatisi, in quanto sono troppo notori). Testimonianza di ciò è la eterogeneità delle realtà che compongono “il mucchio selvaggio”: ex fittiani ora berlusconiani, ex berlusconiani ora fittiani, ex missini poi polibortoniani ed ora democristiani, ex falceemartelloniani ora destrorsi, ex repubblicani poi berlusconiani ed ora fittiani, ex socialisti ed ora “politici”.
Dalla nostra parte, invece, si fa Politica, quella seria, quella che significa progettualità, programmazione, lealtà ad un progetto ed un programma politico condiviso da Marcello Amante e da tutte le sue liste.
Da quella parte, la loro, ci sono nomi che “politicamente” hanno un trascorso che Beautiful a confronto è un cortometraggio. La loro unica abilità è quella di saper travestire il vecchio con abiti nuovi, sfavillanti e luccicanti preparati per ogni occasione.
Dalla nostra parte c’è gente giovane, nuova, giustamente ambiziosa che ferve dalla voglia di dimostrare il proprio valore, pronti a mettere il proprio entusiasmo e le proprie capacità a disposizione della comunità tutta.
Mi rifiuto di credere che gli elettori di Galatina, politicamente stanchi degli ultimi dieci anni caratterizzati dal vuoto più totale, voteranno per quella parte, dando nuovamente il proprio voto a uomini e donne che già troppe volte hanno tradito la fiducia in loro riposta.
Per questo ora tocca a noi tutti fare l’ultimo sacrificio, l’ultimo sforzo per vincere la battaglia decisiva.
Per non finire a parlare tra di noi, così come hanno fatto Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Missironi in “Tre uomini e una gamba” dopo la sfida Italia Marocco, per raccontarci: “887 voti è stato un risultatone! Perché, vogliamo parlare di Cristina che è arrivata in consiglio comunale? E l’entusiasmo che abbiamo messo per tutta la prima parte di campagna elettorale? Sì, ok. Bello, tutto bello, ma come abbiamo fatto a non vincere al ballottaggio?”
Daje tutta, ora più che mai.
Gabriele Giaccari
Però è ora di guardare avanti e di Andare Oltre l’entusiasmante risultato di Domenica 11 giugno.
Perché la battaglia elettorale ancora non si è conclusa.
Il primo, difficile, infido, sfiancante e incerto ostacolo è stato superato.
Ora ci aspetta l’atto finale: lo scontro diretto contro “il mucchio selvaggio”.
Uno scontro tra due visioni e culture politiche che viaggiano parallele e che, fortunatamente, non potranno mai incrociarsi.
Da quella parte, la loro, si naviga a vista, senza un orizzonte che garantisca continuità politica ed amministrativa a Galatina. La loro coalizione, infatti, ha senso di esistere solo fino a quando tutti riceveranno le risposte attese. In caso contrario si fa saltare in aria tutto, per poi rimescolarsi all’interno di “nuove” sfide politiche (è inutile che vi citi gli esempi già verificatisi, in quanto sono troppo notori). Testimonianza di ciò è la eterogeneità delle realtà che compongono “il mucchio selvaggio”: ex fittiani ora berlusconiani, ex berlusconiani ora fittiani, ex missini poi polibortoniani ed ora democristiani, ex falceemartelloniani ora destrorsi, ex repubblicani poi berlusconiani ed ora fittiani, ex socialisti ed ora “politici”.
Dalla nostra parte, invece, si fa Politica, quella seria, quella che significa progettualità, programmazione, lealtà ad un progetto ed un programma politico condiviso da Marcello Amante e da tutte le sue liste.
Da quella parte, la loro, ci sono nomi che “politicamente” hanno un trascorso che Beautiful a confronto è un cortometraggio. La loro unica abilità è quella di saper travestire il vecchio con abiti nuovi, sfavillanti e luccicanti preparati per ogni occasione.
Dalla nostra parte c’è gente giovane, nuova, giustamente ambiziosa che ferve dalla voglia di dimostrare il proprio valore, pronti a mettere il proprio entusiasmo e le proprie capacità a disposizione della comunità tutta.
Mi rifiuto di credere che gli elettori di Galatina, politicamente stanchi degli ultimi dieci anni caratterizzati dal vuoto più totale, voteranno per quella parte, dando nuovamente il proprio voto a uomini e donne che già troppe volte hanno tradito la fiducia in loro riposta.
Per questo ora tocca a noi tutti fare l’ultimo sacrificio, l’ultimo sforzo per vincere la battaglia decisiva.
Per non finire a parlare tra di noi, così come hanno fatto Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Missironi in “Tre uomini e una gamba” dopo la sfida Italia Marocco, per raccontarci: “887 voti è stato un risultatone! Perché, vogliamo parlare di Cristina che è arrivata in consiglio comunale? E l’entusiasmo che abbiamo messo per tutta la prima parte di campagna elettorale? Sì, ok. Bello, tutto bello, ma come abbiamo fatto a non vincere al ballottaggio?”
Daje tutta, ora più che mai.
Gabriele Giaccari
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venerdì 9 giugno 2017
misunderstanding
Ho immaginato i pensieri e le riflessioni di un potenziale elettore di centrosinistra che, avulso dalla scena politica, si è informato sulle prossime elezioni servendosi soltanto o dei mezzi di comunicazione o dei social network.
Ecco cosa ne è venuto fuori.
“Ho deciso: nessuno potrà farmi cambiare idea. Domenica voterò la Sandra come candidato sindaco!
Che meraviglia ragazzi: la Sandra ritorna ad essere candidato sindaco per il Centro Sinistra. È come tornare più giovani di 11 anni!
Non sto più nella pelle a pensare che potrò crociare il suo nome sulla scheda elettorale e finalmente esprimere un voto consapevole per il prossimo candidato sindaco.
Poi la Sandra sindaco è sinonimo di una coalizione fortemente comunista, coerente con gli ideali che la Sandra stessa ha sempre professato, antifascismo su tutti.
Chi è che mi telefona? Ah è il mio amico informatissimo circa l’attuale campagna elettorale. Condividerò con lui questo mio entusiasmo.
<Ciao, come stai? Hai visto che figata? La Sandra di nuovo candidato sindaco di Galatina! Come dici? La Sandra non è il candidato sindaco per la coalizione del PD? Cioè mi stai dicendo che sebbene su tutti i blog cittadini, su tutti i siti di informazione e in ogni dibattito nato su Facebook si parli della Sandra, il candidato della coalizione del PD è un altro? Mi sembra tutto così assurdo. Quindi anche se per la coalizione del PD parla solo la Sandra, se tutti, quando parlano di PD, fanno riferimento alla Sandra e se ogni polemica riguardo il “centrosinistra” ruota intorno alla Sandra, ciò non significa che il candidato sindaco del PD sia la Sandra?
Vabbè dai. Posso pure accettare questa cosa (cui stento ancora a credere), l’importante è che si rimanga fieramente a sinistra e si porti avanti la bandiera rossa con il pugno della mano alzato verso il cielo, come la Sandra vorrebbe. Cosa? Nella coalizione di cui fa parte la comunistissima Sandra c’è gente “fascisterrima”? No dai. A questo non crederò mai!
Ah…. Quindi mi stai dicendo che nella coalizione del PD si è candidato l’ex presidente del circolo di Galatina di Fratelli di Italia insieme a qualche altro ex presunto “fascista”? Pensa tu la coerenza di questi soggetti! Non so cosa dire. Ti ringrazio comunque per queste delucidazioni anche se mi hanno fatto cadere tutte le certezze che avevo accumulato fino ad ora. Ci sentiamo>
Troppe delusioni.
Quasi quasi voto Andare Oltre e Marcello Amante!”
Gabriele Giaccari
Ecco cosa ne è venuto fuori.
“Ho deciso: nessuno potrà farmi cambiare idea. Domenica voterò la Sandra come candidato sindaco!
Che meraviglia ragazzi: la Sandra ritorna ad essere candidato sindaco per il Centro Sinistra. È come tornare più giovani di 11 anni!
Non sto più nella pelle a pensare che potrò crociare il suo nome sulla scheda elettorale e finalmente esprimere un voto consapevole per il prossimo candidato sindaco.
Poi la Sandra sindaco è sinonimo di una coalizione fortemente comunista, coerente con gli ideali che la Sandra stessa ha sempre professato, antifascismo su tutti.
Chi è che mi telefona? Ah è il mio amico informatissimo circa l’attuale campagna elettorale. Condividerò con lui questo mio entusiasmo.
<Ciao, come stai? Hai visto che figata? La Sandra di nuovo candidato sindaco di Galatina! Come dici? La Sandra non è il candidato sindaco per la coalizione del PD? Cioè mi stai dicendo che sebbene su tutti i blog cittadini, su tutti i siti di informazione e in ogni dibattito nato su Facebook si parli della Sandra, il candidato della coalizione del PD è un altro? Mi sembra tutto così assurdo. Quindi anche se per la coalizione del PD parla solo la Sandra, se tutti, quando parlano di PD, fanno riferimento alla Sandra e se ogni polemica riguardo il “centrosinistra” ruota intorno alla Sandra, ciò non significa che il candidato sindaco del PD sia la Sandra?
Vabbè dai. Posso pure accettare questa cosa (cui stento ancora a credere), l’importante è che si rimanga fieramente a sinistra e si porti avanti la bandiera rossa con il pugno della mano alzato verso il cielo, come la Sandra vorrebbe. Cosa? Nella coalizione di cui fa parte la comunistissima Sandra c’è gente “fascisterrima”? No dai. A questo non crederò mai!
Ah…. Quindi mi stai dicendo che nella coalizione del PD si è candidato l’ex presidente del circolo di Galatina di Fratelli di Italia insieme a qualche altro ex presunto “fascista”? Pensa tu la coerenza di questi soggetti! Non so cosa dire. Ti ringrazio comunque per queste delucidazioni anche se mi hanno fatto cadere tutte le certezze che avevo accumulato fino ad ora. Ci sentiamo>
Troppe delusioni.
Quasi quasi voto Andare Oltre e Marcello Amante!”
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mercoledì 24 maggio 2017
"vengo anch'io" "ma si, perchè no?"
Questa campagna elettorale è strana, almeno per quanto mi riguarda. Forse dipenderà dal fatto che mi trovo lontano qualche centinaio di chilometri dalla mia Città e questo impedisce di respirare e vivere il clima fervente di questi giorni di battaglie politiche. Forse dipenderà dal fatto che c’è la possibilità, finalmente, di scrivere una nuova pagina politica per Galatina, cercando di Andare Oltre la bruttezza di questi ultimi anni. O forse sarà questa nuova ondata di entusiasmante giovinezza che vuole fare entrare aria di nuova primavera nei locali di Palazzo Orsini.
Ad ogni modo, stanno accadendo cose strane.
Per esempio sta accadendo che nella coalizione più forte di tutte (e già vincitrice in pectore persino delle elezioni 2022!!!!) albergano, contemporaneamente:
1. Forza Italia, storicamente anticomunista;
2. Direzione Italia, ossia il partito di Fitto nato in opposizione all’egemonia accentratrice di Forza Italia e comunque anticomunista;
3. UDC, che si era allontanata da Forza Italia per “divergenza di vedute”, geneticamente anticomunista;
4. Il Partito Socialista, i cui membri si definiscono “compagni”, che, pertanto, non ha nulla a che vedere con l’anticomunismo fervente dei partiti di cui ai numeri 1, 2 e 3;
5. Politici ex PD, la cui matrice è storicamente di sinistra, che hanno sempre schifato, per varie ragioni (Berlusconi, Fitto, Casini, Craxi, etc) i partiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4;
6. Ex esponenti di “Io Sud”, i quali sono sempre stati anti Berlusconiani (quindi contro Forza Italia), anti Fittiani (quindi contro Direzione Italia), contro il Partito Socialista e, soprattutto, contro i comunisti del PD.
A riprova di quanto appena descritto, può essere menzionato il fatto che i suesposti partiti chiamano i propri referenti provinciali, regionali e nazionali in disparte, in perfetta autonomia, senza coinvolgere i propri “amici” di coalizione, organizzando autonomi incontri ed autonome presentazioni di lista. È un po’ come la “Casa delle Libertà” interpretata da Guzzanti, ove ognuno fa un po’ “quel cazzo che gli pare”! Che figata pazzesca!
Sta accadendo, altresì, che nella citata coalizione più bella di sempre si siano appianate tutte le divergenze e tutti i rancori che, ormai da anni, avevano diviso i mammasantissima dei partiti su indicati. Ora c’è tanta armonia nella super coalizione che la casa di Ned Flanders a confronto è un covo di satanisti inferociti.
Infine, sta accadendo anche che la già menzionata meravigliosa, indimenticata ed indimenticabile coalizione ha individuato come parametro di confronto la coalizione guidata da Marcello Amante. Suona strano che la “Armada Invencible” voglia misurare la propria grandezza specchiandosi in una Squadra di Ribelli. Le spiegazioni a questa scelta potrebbero essere molteplici: o l’“Armada Invencible” è così modesta (sic!) da non considerarsi una corazzata senza eguali; oppure può essere il contrario, ossia vuole dimostrare superbamente tutta la propria magnificenza confrontandosi con l’ ”insignificante” Squadra di Ribelli. Oppure può darsi che l’“Armada Invencible” non sia poi così sicura delle propria imbattibilità e non sia neanche sicura della debolezza del Polo Civico guidato da Marcello Amante.
Gabriele Giaccari
Ad ogni modo, stanno accadendo cose strane.
Per esempio sta accadendo che nella coalizione più forte di tutte (e già vincitrice in pectore persino delle elezioni 2022!!!!) albergano, contemporaneamente:
1. Forza Italia, storicamente anticomunista;
2. Direzione Italia, ossia il partito di Fitto nato in opposizione all’egemonia accentratrice di Forza Italia e comunque anticomunista;
3. UDC, che si era allontanata da Forza Italia per “divergenza di vedute”, geneticamente anticomunista;
4. Il Partito Socialista, i cui membri si definiscono “compagni”, che, pertanto, non ha nulla a che vedere con l’anticomunismo fervente dei partiti di cui ai numeri 1, 2 e 3;
5. Politici ex PD, la cui matrice è storicamente di sinistra, che hanno sempre schifato, per varie ragioni (Berlusconi, Fitto, Casini, Craxi, etc) i partiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4;
6. Ex esponenti di “Io Sud”, i quali sono sempre stati anti Berlusconiani (quindi contro Forza Italia), anti Fittiani (quindi contro Direzione Italia), contro il Partito Socialista e, soprattutto, contro i comunisti del PD.
A riprova di quanto appena descritto, può essere menzionato il fatto che i suesposti partiti chiamano i propri referenti provinciali, regionali e nazionali in disparte, in perfetta autonomia, senza coinvolgere i propri “amici” di coalizione, organizzando autonomi incontri ed autonome presentazioni di lista. È un po’ come la “Casa delle Libertà” interpretata da Guzzanti, ove ognuno fa un po’ “quel cazzo che gli pare”! Che figata pazzesca!
Sta accadendo, altresì, che nella citata coalizione più bella di sempre si siano appianate tutte le divergenze e tutti i rancori che, ormai da anni, avevano diviso i mammasantissima dei partiti su indicati. Ora c’è tanta armonia nella super coalizione che la casa di Ned Flanders a confronto è un covo di satanisti inferociti.
Infine, sta accadendo anche che la già menzionata meravigliosa, indimenticata ed indimenticabile coalizione ha individuato come parametro di confronto la coalizione guidata da Marcello Amante. Suona strano che la “Armada Invencible” voglia misurare la propria grandezza specchiandosi in una Squadra di Ribelli. Le spiegazioni a questa scelta potrebbero essere molteplici: o l’“Armada Invencible” è così modesta (sic!) da non considerarsi una corazzata senza eguali; oppure può essere il contrario, ossia vuole dimostrare superbamente tutta la propria magnificenza confrontandosi con l’ ”insignificante” Squadra di Ribelli. Oppure può darsi che l’“Armada Invencible” non sia poi così sicura delle propria imbattibilità e non sia neanche sicura della debolezza del Polo Civico guidato da Marcello Amante.
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venerdì 24 giugno 2016
l’elezione… e le lezioni di Pippi
Da quella notte è passato qualche giorno ormai e altri
ancora dovranno probabilmente passare perché si possa avere reale
consapevolezza dell’accaduto. La vittoria di Pippi nella campagna elettorale di
giugno è stata forse inaspettata per i più, ma certo non casuale e non
improvvisata o fortuita: al contrario è stata preparata in ogni mossa, in ogni scelta, in ogni battaglia condotta… voto per voto in cinque anni di
consiliatura e nei precedenti cinque di attività politica fuori dalle
istituzioni. Già, perché la prima cosa che tocca ammettere è che mai come in
questa occasione a pagare sia stato il lavoro quotidiano, l’impegno, la
dedizione, il fare il consigliere comunale (più che il semplice esserlo) con
passione e professionalità, come fosse un lavoro; non inteso come qualcosa che
deve far guadagnare ma come qualcosa a cui dedicare otto, dieci e a volte anche
quindici ore al giorno.
IN CONSIGLIO. Cinque anni fa, Pippi diventava consigliere
comunale e sin da subito interpretava il suo ruolo da perfetto “rompicoglioni
di palazzo”, consapevole che il suo più grande potere era quello che gli veniva
riconosciuto dal testo unico degli enti locali: il diritto di accesso agli
atti. E quindi sotto con richieste di documentazione su ogni materia divenisse
oggetto di polemica politica, premessa di approfondimento e di realizzazione di
battaglie circostanziate e accurate che poi spesso finivano a bersaglio. E quando
non portavano ad un risultato immediato, erano le premesse per il
delinearsi del soggetto politico Pippi Mellone, del suo movimento politico Andare
Oltre e della sua conseguente campagna elettorale. Ogni passaggio dei suoi
comizi era una battaglia fatta, ogni iniziativa era conseguente ad una
richiesta di atti, ogni sua iniziativa era ampiamente documentata. Con una
frase comunicativamente molto fortunata Grillo disse che “i parlamentari
5stelle avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di sardine”;
poi non è che lo abbiano fatto per davvero (ma questo è un altro discorso). Con
una descrizione più rozza noi possiamo dire che Pippi sia stato il “piede di
porco” che ha aperto il palazzo comunale, svelando convivenze e accordi che
spesso venivano tenuti nascosti e rendendo trasparenti le vere stanze del
potere (che spesso non solo i luoghi del consiglio e della giunta (ma anche
questo è un altro discorso).
SENZA TAPPO. In tutto questo tempo Pippi ha goduto di una
libertà d’azione quasi assoluta. Frutto di un grande gruppo che lo supportava e
dell’assenza dei partiti tradizionalmente intesi che sui più giovani dei loro
esponenti hanno sempre esercitato una funzione di tappo: “non è il momento”, “non
è opportuno”, “aspettiamo che il periodo sia propizio”… e poi invece
approfittavano della quiete per curarsi i loro interesse (proprio come succede
durante le pax mafiose) e per
sfiancare le giovani promesse che infatti poi migrano verso altri interessi o
vengono uccisi in culla per evitare che scalzino la classe dirigente dominante
in quel momento. Intendiamoci, non siamo contro i partiti, nei quali abbiamo militato nel corso della nostra esperienza personale, ma stiamo
semplicemente fotografando un loro limite che Pippi, avendo avuto modo di
crescere in un momento post-partitico, non ha incontrato. Lui un movimento
politico (non una lista civica, non ci stancheremo mai di evidenziarne la differenza) se l’è fatto da solo quando è venuto meno il
contenitore giovanile nel quale siamo cresciti tutti (Azione Giovani) ed ha
continuato a mani libere.
MANI LIBERE. In nessuno dei partiti tradizionali, passati o
presenti, uno come lui sarebbe mai nemmeno stato preso in considerazione per
una candidatura. Così come in nessuno dei partiti tradizionali, passati o
presenti, avrebbe potuto fare le battaglie che ha fatto: contro lo scarico a
mare o per intitolare la sala consiliare a Renata Fonte, solo per citarne due
simboliche. E ora che è sindaco ha un dono che forse pochi sindaci in giro per
l’Italia hanno: ha le mani libere. Non c’è niente e nessuno che possa
impedirgli di portare a compimento tutto ciò che ha detto in campagna
elettorale e nei cinque anni precedenti. Ha vinto lui, il suo programma, il suo
lavoro, le sue idee (si dice “lui” per dire il “suo gruppo”, in politica non vince
mai uno solo ma sempre un gruppo, una squadra, una comunità… poi però si
semplifica con “lui”). E, avendo vinto lui, ora è libero di fare tutto ciò che
ha detto, non ha vincoli né dazi da pagare, non deve riconoscere nulla alla
vecchia politica e ai vecchi metodi, può inaugurarne di nuovi. E ha la
possibilità di crescere e di far crescere i suoi. Fra cinque anni saranno tutti
più grandi, fra dieci saranno pronti a raccogliere la sua eredità e lui sarà
proiettato di diritto nello scenario nazionale. A patto di percorrere la strada
fin qui percorsa, ma non c’è ragione per dubitarne.
E A GALATINA? E a Galatina che si può importare di tutto questo? Nulla. Noi qui
siamo all’anno zero: mai nessun consigliere ha fatto ciò che ha fatto Pippi (e
ci spiace se qualcuno si risente, ma siete proprio lontani del nostro ideale di
consigliere comunale e di suo codice di comportamento); i partiti e i gruppi
elettorali (le cosiddette liste civiche) che popolano questo territorio sono
ancora dei tappi che tengono compresse le aspirazioni dei ragazzi e della gente
esterna a dare un contributo; il potere economico in campagna elettorale è
ancora troppo forte; l’elettorato forse non è poi così interessato alle sorti
della sua terra e preferisce votare il medico, il geometra, il farmacista, l’avvocato,
il commercialista… che forse non faranno migliorare le condizioni di vita della
Città ma “se ho un qualche bisogno, certo so a chi posso rivolgermi”. E allora
tocca scegliere: o si costruisce qualcosa di nuovo, con gente nuova e,
soprattutto, metodi nuovi… ma poi “nuovo” è un concetto vecchio… meglio
riformulare… o si costruisce qualcosa di diverso con chi ha voglia di
impegnarsi e non si è già “macchiato” di aver amministrato (e male… ma tanto
quasi tutti quelli che sono passati non è che abbiano lasciato ‘sto gran segno…)…
oppure si sceglie la strada del “piede di porco”: si lavora per mettere un
piede in consiglio e aprirlo… con un gruppo che sia consapevole che non si va a
vincere ma a cambiare la propria Città, magari non subito, magari passando da
una sconfitta preparatoria, magari in due o tre turni elettorali… ma che poi, una volta,
arrivati si avranno le mani libere. Dopotutto, a che serve vincere se poi non
si hanno le mani libere?
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mercoledì 8 giugno 2016
pulviscolo di destra 2, amministrative 2016
Riceviamo e pubblichiamo un'interessante analisi del voto di Edoardo Mauro.
Se dovessi accostare un’immagine alla
situazione del centrodestra post amministrative 2016, sarebbe quella
descritta da Munch nel suo capolavoro L’urlo. Proprio come
il soggetto del quadro, osservo con uno sguardo spaventato (se non
proprio con un grido) ciò che rimane dopo le carneficine di ieri
notte (5 Giugno ndr). Una Waterloo di prospettiva e futuro,
soprattutto per una totale mancanza di chiare indicazioni su ciò che
sarà la leadership che guiderà il centrodestra del domani.
Non mi ritengo catastrofista o
pessimista ad definire così la situazione che si presenta oggi.
Sebbene un Parisi alle calcagna di Sala (40,77% per il candidato
unico del centrodestra contro il 41,69% del candidato Pd, risultato
abbastanza impensabile per la destra milanese, facilmente
prevedibile, però, con lo scorrere dei giorni di campagna elettorale
causa anche la totale assenza di alternative credibili ai due
manager), il resto d’Italia vede un centrodestra perlopiù a
inseguire: un Lettieri con Forza Italia e civiche a Napoli si attesta
al 24,04% e poco potrà fare contro un lanciatissimo De Magistris al
42,82%, a Bologna la Borgonzoni è al 22,27% contro il candidato del
centrosinistra Merola al 39,46%. Pochi sono i casi in cui il
centrodestra si ritrova davanti al centrosinistra nei ballottaggi,
come ad esempio a Grosseto, Novara e Trieste.
Arriviamo finalmente a Roma, la città
che tanto aveva fatto discutere in questa tornata di amministrative
per le vicende giudiziarie di Mafia Capitale e quelle dell’ex
sindaco dimissionario Pd Ignazio Marino, defenestrato dal
Campidoglio. La Capitale è stato il luogo dove l’Establishment del
centrodestra ha fatto molto parlare di sé.
Durante la campagna elettorale, abbiamo
assistito al ritiro di “gaffe-man” Bertolaso, nato come candidato
unico, per far posto a Giorgia Meloni, appoggiata da Matteo Salvini,
con la sua scelta d’amore da “mamma” dei romani e Alfio
Marchini, appoggiato da Silvio Berlusconi.
Le cronache raccontano che stamattina
Roma si sia risvegliata con un Movimento 5 Stelle al 35,25%,
raggiunto meritatamente dalla candidata sindaco Virginia Raggi. Un
risultato storico, che ridipinge il panorama politico nazionale. Ciò
che lascia dietro di sé è un Pd con Roberto Giachetti al 24,87%,
Giorgia Meloni al 20,64% e Alfio Marchini con solo il 10,97% di
preferenze.
Il risultato della Meloni non è da
buttar via, la neo-mamma partiva in ritardo rispetto ai suoi
avversari e le premesse della campagna elettorale non lasciavano
trasparire molto entusiasmo, ma, nonostante ciò, la destra romana ha
risposto all’appello facendo sudare fino all’ultima scheda il
candidato Pd Giachetti e lasciando con l’amaro in bocca la leader
di Fratelli d’Italia, perché, dati e previsioni alla mano, con lei
al ballottaggio sarebbe stata un’altra partita con la Raggi. C’è
da aggiungere inoltre una più importante chiave di lettura a questo
risultato: questo primo turno rappresentava una sfida da dentro o
fuori per l’ex Ministro della Gioventù, una sua vittoria avrebbe
certamente scosso le prove di forza tra Berlusconi e Salvini,
portando prepotentemente in auge la Meloni nella corsa a leader della
coalizione anti-renziana. Ora, però, mamma Giorgia si lecca le
ferite e prova a sorridere guardando il risultato di Marchini.
Discendente della nota famiglia romana
di costruttori, Alfio Marchini si aspettava un risultato decisamente
migliore di un misero 10%. Colpa di Berlusconi direte voi. E fate
bene. Fuori dal suo feudo meneghino, il Cavaliere è sempre più
impotente (ah-ah-ah), vittima del suo ego e del timore di essere
spodestato dal suo concittadino Matteo Salvini. Paure più che mai
fondate, perché Salvini è l’unico oggi ad uscire integro da
questa guerra civile del centrodestra, dove le mosse azzardate e
politicamente sconsiderate dei suoi pretendenti alla leadership hanno
lasciato lui come unico vincitore morale della singolar tenzone. Un
lavoro di acuta tattica politica quella del segretario della Lega,
non c’è che dire: a Milano, cavalcando l’onda di Parisi,
risulterà vincitore in qualunque caso (anche se l’11,77% del
capoluogo lombardo poteva essere più tondo) e a Roma sono mesi che
critica la scelta di Bertolaso e poi Marchini da parte di Berlusconi.
Grazie a Dio però non sfonda al Sud, luogo che rimane ancora vergine
alle lusinghe nazional-padane.
E domani? Continuo a ripetere che,
purtroppo, il futuro rimane incertissimo. Anche con l’eventuale
vittoria di Parisi a Milano, il centrodestra resta diviso
internamente e catalogato con un enorme punto interrogativo.
Salvini resta primo in classifica nella
corsa per l’anti-Renzi, ma un uomo a capo di una forza ancora
federalista, non potrà mai reggere lo scettro di leader della
Destra. La Meloni ha il buon risultato romano dalla sua, ma è troppo
poco di fronte alla scarsissima rilevanza nazionale del suo partito,
dove i risultati sono stati miseri se non imbarazzanti. Berlusconi è
alla fine della sua vita politica, ha fatto il suo tempo ed è giusto
così.
Si prevedono
tempi duri, se non durissimi, e temo che si annasperà ancora per
molto in questo pantano.
Adesso, però, c’è bisogno di idee
per poter riprogettare un soggetto politico sensato, per provare a
costruire una Destra finalmente moderna. Bisognerebbe coinvolgere, ad
esempio, in maniera seria e non “casareccia” quell’elettorato
liberale dimenticato, il popolo della piccola e media imprenditoria
italiana troppo vicino alle lusinghe renziane e orfano di Berlusconi,
oppure si dovrebbero allontanare gli spettri della destra xenofoba e
razzista, provando a costruire un area formata da contenuti e non da
scontati slogan nostalgici. E’ l’unico modo per riacquistare
credibilità in un elettorato tradito e per questo, ora, incuriosito
dalle facili risposte pentastellate.
Aspettando maremoti che finalmente
rimescolino le carte, mi godo un risultato elettorale, un battito di
ali di farfalla, nella mia provincia di Lecce, dove fa scalpore il
risultato di Pippi Mellone a Nardò. Ecco la vicenda raccontata in un
post su Facebook da Flavia Perina, ex direttore responsabile del
“Secolo d’Italia”:
“Titolo: Il bizzarro caso del
signor Pippi Mellone. Questo Pippi Mellone si candida a Nardò, che è
il comune più grosso del Salentino al voto. Viene dall'antica
filiera della destra ecologista e sociale, se ne frega del felpismo e
della xenofobia, molla Fratelli d'Italia, si oppone a Fitto,
costruisce una civica che non ha paura di definirsi progressista. Non
è scemo: accetta l'appoggio di un pezzo di FI che da quelle parti è
allo sbando. E' molto giovane, 31 anni, ma ha dieci anni di battaglie
civiche e ambientaliste dalla parte sua. Ha reputazione, insomma. La
lista la chiama Andare Oltre, e ci siamo capiti. Conquista il
ballottaggio fregando il candidato fittiano e svuotando il M5S, che
cinque anni fa aveva fatto il pieno. Una case history da studiare,
cari di destra.”
Qualcuno grida aiuto. Speriamo che
venga udito.
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