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venerdì 19 maggio 2017

la legge non è uguale per tutti

nomina degli scrutatori
Marcello Amante e Luigi Longo sorteggiano
Sarò breve. Seguitemi nel ragionamento.
L’art. 35 del D.P.R. n. 361 del 30 marzo 1957 prevede che ”la nomina dei presidenti di seggio deve essere effettuata dal Presidente della Corte d’appello competente per territorio […] fra quei cittadini che, a giudizio del Presidente medesimo, siano idonei all’ufficio”.
Il Presidente della Corte d’Appello è un magistrato togato il quale, per definizione e natura, è e deve essere mosso dai principi di indipendenza, imparzialità e terzietà. Sarà in grado, così, di valutare, come nel caso di specie, la competenza e la qualità di chi dovrà ricoprire un ruolo di primaria importanza e responsabilità quale quello di presidente di seggio elettorale.
L’art. 6 della legge n. 95/1989, così come modificato dalla legge n. 270/2005, prevede la “nomina degli scrutatori” da parte della Commissione elettorale comunale, scegliendoli tra i nominativi compresi nell’albo degli scrutatori. Evidentemente, la ratio della norma è la medesima rispetto a quella relativa alla nomina dei presidenti di seggio. Pertanto, i membri della Commissione elettorale comunale, sull’esempio del Presidente della Corte d’Appello, pur non essendo magistrati, dovrebbero procedere alle nomine degli scrutatori in maniera imparziale o quantomeno spinti dal buon senso.
Tuttavia, la storia dimostra che, di fatto, questa legge legalizza uno dei modi di essere del voto di scambio. Il gioco è questo: la nomina di uno o più scrutatori di seggio in cambio di voti. E, a voler essere malpensanti, in cambio di un occhio di riguardo in sede di scrutinio.
Ecco. Ora si ragiona per assurdo. In nome del buon senso e della giustizia, non resta che eludere la legge. La legge prevede la nomina? Noi sorteggiamo! In nome del buon senso e della giustizia. In attesa di un ritorno alle origini della legge.
Cristina Dettù

martedì 11 aprile 2017

incuranti dei vecchi marpioni... Andiamo Oltre

E’ stata una giornata un po' sconcertante, quella di oggi. Probabilmente, per la prima volta da quando ho deciso di intraprendere questo percorso, mi sono scontrato con la triste, quanto squallida realtà che circonda la nostra Città. Tra le ragazze ed i ragazzi che sto incontrando in questi giorni, con l’intento di proporre quelle che sono le mie idee per il rilancio di Galatina, ho avuto modo di confrontarmi con due signori che, con alcune affermazioni, sono stati capaci di farmi smettere di sognare per alcuni istanti, facendomi tornare con i piedi per terra: “Beddhu miu, iddha/iddhu me pote iutare” (Amico mio, lei/lui mi può aiutare); “Contro tutti quei marpioni non puoi combattere”. Risentendo queste parole nella mia testa, ho rischiato di perdere la voglia di continuare a volere qualcosa di migliore per Galatina. Tergiverso e ripenso tra me e me: a che serve allora metterci impegno e passione, se dall’altra parte non sei aiutato proprio da coloro che predicano il cambiamento, ma in realtà preferiscono continuare con l’andazzo degli ultimi vent’anni.
Sono stanco, stanco di questa mentalità obsoleta; stanco di questo clientelismo che abolisce ogni forma di meritocrazia, premiando le parentele, le amicizie. In tutto ciò le idee vengono meno, i concetti ed i tentativi di risollevare le cose passano in secondo piano, in favore di un voto concesso perché: “lei/lui mi può aiutare”.
Il mio sconforto però lascia presto spazio all’unico motivo che mi ha spinto ad iniziare questa battaglia con l’intero gruppo di Andare Oltre: noi non siamo come gli altri, noi vogliamo mettere le idee prima della faccia del parente o dell’amico vicino. Noi abbiamo l’intento di eliminare gli sprechi, i clientelismi, le promesse fatte e successivamente smentite. Il tempo dei favori presto sarà finito.
Noi vogliamo far prevalere il bene per la comunità, attraverso progetti di riqualificazione del Centro, delle periferie e delle frazioni, riuscendo a dare una svolta tecnologica e ambientale, oltreché un cambiamento del sistema burocratico ed amministrativo.
Siamo decisi più che mai ad Andare Oltre. Dobbiamo far tacere quelle bocche che si lamentano di un sistema dominato dalla mala politica, ma un secondo dopo lasciano il segno sullo stesso schieramento o sugli stessi soggetti, che in vent’anni hanno contribuito pesantemente alla caduta di questa Città. Quella dell’11 giugno è davvero l’ultima occasione per cambiare, per dare un senso al nostro essere galatinesi, gente volubile, ma che detiene ancora un cervello.