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lunedì 8 luglio 2019

Intervista chi: Piergiuseppe Colazzo, coordinatore cittadino del circolo di Andare Oltre - Galatina

Inauguriamo oggi una nuova rubrica su questo blog che, attraverso alcune interviste, avrà l'obiettivo di far conoscere meglio al caro lettore alcuni protagonisti dell'azione politica galatinese. Un atto doveroso e necessario per poter evitare che si insinuino, nei rapporti con la Città, incomprensioni e "non detti" tra gli amministratori ed i cittadini. Un momento importante per condividere con chi ci segue, le idee, i ragionamenti e le riflessioni di chi risponderà.
Oggi intervistiamo Piergiuseppe Colazzo, il nuovo coordinatore del circolo cittadino di Andare Oltre. Piergiuseppe attraverso le sue parole, delinea la sua visione programmatica, i punti salienti sui quali si focalizzerà nel periodo della sua gestione. Da terzino roccioso e prestante ma anche dai piedi buoni, il neo coordinatore è un uomo chiaro e determinato, che non si risparmia o si nasconde dietro la maschera del politichese. Una figura che non omette la sua genuinità nelle proprie riflessioni, che appaiono precise e puntali nel centrare gli argomenti. Non posso che congedarmi da questa breve introduzione augurandogli il meglio per questa sua nuova esperienza. Che sono sicuro gli riserverà belle sorprese.
Alla prossima! 
Edoardo 


A quasi un mese dalla tua elezione nel ruolo di coordinatore cittadino di Andare Oltre, quali sono le tue prime impressioni sull’attuale situazione del circolo? Hai riscontrato delle criticità o delle situazioni che vorresti portare all’attenzione del direttivo?
Buongiorno “direttore” e grazie per avermi invitato per questa chiacchierata. Innanzitutto mi preme dire che ad un mese della mia elezione ancora non mi capacito del fatto che il Direttivo quasi all'unanimità abbia scelto me come successore di Pierantonio De Matteis. Non posso quindi che salutare con immensa gratitudine il vecchio coordinatore, ma è altrettanto doveroso ringraziare tutti i componenti del direttivo e tesserati perché è solo grazie a tutti loro se oggi noi rappresentiamo a Galatina il primo movimento politico per numero di elettori nelle scorse amministrative e per presenza attiva sul territorio. Detto questo la mia impressione sull’ attuale situazione è pressoché positiva. In queste prime settimane ho imparato a conoscere meglio il mio circolo ed ho compreso su chi potrò contare e su chi invece purtroppo no. Ma, adesso, siamo pronti  ad affrontare le nuove sfide che ci attendono.
Quali sono, a tuo avviso, i punti o gli aspetti di forza che questo circolo può utilizzare per rendersi ancora più protagonista sul territorio?
Senza nessun ombra di dubbio, il punto di forza del Circolo Andare Oltre è rappresentato dal gruppo. Siamo un “dream-team”, legato da una forte coesione e grande capacità di confronto. Ci si supporta sempre nonostante mettere insieme tante teste pensanti non sia facile, ma la cosa che mi rende estremamente fiero di essere coordinatore di questo circolo è la nostra capacità di portare a termine ciò che ci si prefigge di fare, dalle attività politiche sul territorio di Galatina a quelle di natura sociale ed umana. Non voglio svelare nulla, ma grazie al prezioso lavoro del nostro assessore Cristina Dettù e ad altri componenti della giunta che da sempre hanno ascoltato con attenzione le nostre istanze, stiamo raggiungendo dei traguardi importanti e vi invito a seguirci sulla nostra pagina per restare aggiornati. Non c’è nient’altro da aggiungere, se non che bisogna continuare a lavorare così, ignorando chi per via social o per mezzo stampa cerca d'infangarci con falsità ed inesattezze. Approfitto, allora, di questo spazio per ricordare a chi legge che noi non caschiamo nelle stupide provocazioni, ma con il lavoro che quotidianamente svolgiamo smentiremo su tutta linea i nostri detrattori, dimostrando che si sbagliano. E di grosso!
La tua vorrà essere una figura di rottura con il passato oppure seguirai il tracciato del tuo predecessore De Matteis?
Non ci si può dimenticare da dove si viene e bisogna avere bene in mente dove si vuole e bisogna andare. Il lavoro di Pierantonio è stato fondamentale, direi vitale, senza di lui non esisteremmo su Galatina. E’ solo grazie a lui se oggi siamo una “macchina da guerra” che io non devo far altro che condurre nel migliore dei modi, e cercherò con tutto me stesso di far si che nessuno si possa pentire della scelta fatta sul coordinatore. Sicuramente farò degli errori ma sono sicuro che avrò il gruppo dalla mia parte, pronto ad indicarmi la giusta direzione. Come ho già detto, strategia che vince non si cambia
Quali saranno i punti chiave che delineeranno le linee guida della tua direzione?
Stiamo lavorando al lancio, di concerto con gli altri circoli della provincia, della nuova campagna di tesseramento. E stiamo strutturando alcune iniziative volte da un lato a valorizzare il lavoro della nostra amministrazione e dall'altro a raccogliere le istanze e le esigenze della nostra gente, persone che ci hanno dato fiducia e che ci restano accanto in modo tutt'altro che passivo ma intervenendo nelle dinamiche politiche e amministrative, tutti con le proprie specificità e competenze.
Edoardo Mauro

domenica 16 giugno 2019

Europa, Lecce, Galatina: quattro chiacchiere con Pierantonio De Matteis (2)

Con Pierantonio il nostro "direttore" si era lasciato con la promessa di rincontrarsi per analizzare i risultati delle elezioni europee. Approfittando dell'occasione, Edoardo ha sfruttato queste "quattro chiacchiere" per poter parlare anche di altri argomenti, viste sopratutto le novità all'interno del circolo cittadino. Buona Lettura.


Come promesso, eccoci qua, per una nuova intervista insieme. Partirei subito dal tema con cui ci siamo lasciati. Le elezioni europee ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro in merito all’attuale situazione politica nel vecchio continente. Nell’assise comunitaria, nonostante la buona prestazione nei singoli Paesi come in Francia ed Ungheria, L’ENL raggiunge circa 60 seggi su 370: il gruppo dei sovranisti non raggiunge quindi i risultati sperati, attestandosi soltanto come quinta forza di governo insieme ai conservatori, dietro al PPE, S&D, Alde e Verdi/Ale. I tuoi commenti?
Beh, se mi concedi la battuta di stampo sovranista, direi “l’Europa agli europei”. Se poi vogliamo, e direi proprio che dobbiamo, ragionare più in profondità, direi che il dato complessivo europeo è un dato che premia e che cerca di costruire rispetto a chi cerca di distruggere. Il presunto sovranismo, ci abbiamo ragionato insieme nel corso dell’altra chiacchierata, propone un concetto di sovranità che è drogato: alleggerire i legami europei significa far riprendere forza alle forze disgregatrici, magari di stampo nazionalista, e comunque maggiormente influenzabili da fuori continente. Ecco, il dato complessivo ha premiato chi crede che l’Europa debba continuare a vivere, magari migliorandosi, ma soprattutto restando unita nella visione di un destino comune.
In Italia stravince la Lega di Matteo Salvini con il 37% dei consensi, confermando e sottolineando con forza la sua leadership in Italia e nel governo. Secondo il Pd al 23% e terzo, inaspettatamente, il Movimento Cinque Stelle al 17%. Ma il dato assolutamente più eclatante è lo sfondamento di Salvini al Sud dove raggiunge dei risultati assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa: basti sottolineare che a Galatina la Lega è risultato il primo partito, con il 25% dei consensi. La Lega oggi è definitivamente un forza nazionale, in grado di poter aggregare e confermare il consenso di un Paese intorno al suo leader Matteo Salvini?
La luna di miele dei neo-governanti ha coinvolto tutti nelle ultime tre elezioni europee: penso a Berlusconi che dopo un anno dall’affermazione nelle politiche del 2008 portò il suo PDL al 42% nelle europee del 2009, penso a Renzi che dopo aver preso il posto di Letta portò il suo PD al 41% e la storia si ripete oggi con quello che appare l’azionista di maggioranza di questo governo, cioè la Lega di Salvini. Entrato nel governo col 17, rispetto al 30 e passa dei 5 stelle, dopo un anno di esposizione mediatica da padrone assoluto della scena, ribalta le percentuali tra gli azionisti del governo. E’ evidente che siamo ancora in piena luna di miele e l’estinzione di Forza Italia sta facendo il resto generando un travaso di voti in virtù del quale la Lega appare ora come il partito unico del centrodestra, funzione per la quale fu concepito a suo tempo il PDL, ma con caratteri politici e ideologici del tutto diversi. E allo stesso modo, credo si possa spiegare l’arretramento dei 5 stelle, non apparsi in grado di contrastare tale egemonia e, soprattutto, non apparsi all’altezza del compito per il quale si sono candidati. Quanto al PD, non so se sia più confortante la ripresa in termini percentuali rispetto alle politiche dello scorso anno o quanto sia invece sconfortante l’ulteriore perdita, in termini di voti assoluti, di elettorato. Certo che quel tentativo di farne un partito “a vocazione maggioritaria” immaginato da Veltroni a suo tempo è ampiamente fallito.
Per quanto riguarda invece la tornata delle amministrative, a Lecce si riconferma il sindaco dimissionario Carlo Salvemini. Con un consenso pari al 51%, la coalizione dei Salvemini e Delli Noci vince inaspettatamente al primo turno, lasciando la coalizione di centrodestra del suo sfidante Erio Congedo al 33%. Complimentoni al neo sindaco, ma con te vorrei analizzare un altro aspetto di questa elezione. Nonostante la Lega a Lecce segua il dato nazionale, risultando il primo partito nella competizione europea con il 22%, lo stesso giorno ma nel voto amministrativo racimola un misero 4%, rappresentando un aspetto determinante nella sconfitta di Congedo. Come ti spieghi questa differenza di fiducia ad uno stesso partito tra le due competizioni?
Guarda, al netto delle valutazioni politiche e personali sui candidati sindaci che ovviamente in questo genere di competizione valgono e valgono molto, i risultati di Lecce città dimostrano in maniera inequivocabile che è impossibile ormai usufruire dell’effetto traino dei partiti nazionali sulle liste candidate alle elezioni comunali. Un po’ perché l’elettorato è maturo e comprende perfettamente che cosa elegge con ogni singola scheda e un po’ perché alle elezioni comunali i partiti tradizionali scontano la concorrenza di una miriade di liste civiche, anche di ispirazione politica molto simile alla propria, che giocoforza parcellizzano il voto e ne riducono la concentrazione. Ma, parcellizzazione a parte, è già successo in altre realtà e non solo nelle ultime competizioni elettorali, che l’orientamento di voto fosse così diverso a causa del giudizio espresso sui singoli candidati. Nel 2008 a Roma, giusto per fare un esempio che ho vissuto direttamente, alle politiche il PD si impose in città con un margine piuttosto netto e alle comunali invece prevalse il voto su Gianni Alemanno all’epoca candidato capace di andare oltre i confini dell’allora centrodestra. Ecco, nelle consultazioni comunali, direi che il candidato sindaco conta e conta sempre di più in un’epoca di personalizzazione molto forte della politica.

Piergiuseppe Colazzo, neo-coordinatore del circolo di
Andare Oltre - Galatina 
Come in molti già sapranno, abbiamo assistito, questa settimana, ad un passaggio di consegne all’interno del circolo cittadino di Andare Oltre. Nell’ultima riunione, cito testualmente il comunicato stampa, “il coordinatore cittadino Pierantonio De Matteis […] ha chiesto al circolo di inaugurare una nuova fase politica che parta dall’individuazione di un nuovo coordinatore cittadino al fine di massimizzare la divisione dei ruoli e del lavoro in vista dei prossimi impegnativi mesi”. Immagino che questi anni, che hanno visto la nascita e la maturazione politica del circolo, siano stati ricchi di ricordi importanti e pieni di significato. Vorresti dirci  tre tra i più bei momenti che hai vissuto con la carica da coordinatore?
Dopo tre anni da coordinatore, di cui gli ultimi due vissuti anche con il ruolo istituzionale che ricopro dalla vittoria delle elezioni amministrative del 2017, era inevitabile che arrivasse il momento di passare la mano anche e soprattutto nella consapevolezza che il circolo ormai ha raggiunto un grado di autonomia e di capacità politica che gli garantiranno di proseguire il lavoro fin qui svolto. Piergiuseppe è un ragazzo eccezionale, come lo sono tutti i componenti del circolo e del direttivo, che due anni fa si è misurato con la competizione elettorale e che è rimasto a disposizione del circolo dando sempre il suo prezioso contributo. A lui mi lega una bella amicizia ma devo dire che l’idea di scegliere lui non è venuta a me ma è emersa in modo naturale nel corso dell’ultimo periodo dell’attività del circolo, forse nel momento più difficile. Se infatti dovessi scegliere tre momenti più significativi di questi tre anni, sicuramente sceglierei la notte in cui abbiamo vinto le elezioni del 2017, ma non solo quella notte… sceglierei tutta la campagna elettorale durante la quale questo gruppo ha avuto il suo battesimo del fuoco e si è imposto in città per le sue capacità organizzative, per le sue doti politiche e per l’allegria che lo ha sempre contraddistinto. Poi, andando indietro con la memoria, sceglierei la prima riunione di andare oltre, quella in cui eravamo una decina appena, e che tracciava le linee di azione di tutto il gruppo, quando ancora non si sapeva chi fossero i candidati, quali le coalizioni… era tutto in alto mare ma noi eravamo comunque pronti ad essere della partita. E poi sceglierei un momento in apparente controtendenza: il day after della mia candidatura alle provinciali saltata; in quel momento ho visto tutto il circolo sentire quella sconfitta, che era mia, sulla loro pelle, percepirla come una sconfitta collettiva, di un gruppo, li ho visti incazzati molto più di me e serrare le fila. Perché è facile fare squadra sull’onda lunga di una vittoria, il difficile è mantenere il gruppo quando arrivano le battute d’arresto, gli sgambetti e le scorrettezze. E questo è un gruppo che ha saputo andare oltre le vittorie e le sconfitte. Ragionando sempre da gruppo. Ed è la soddisfazione più bella.
Cosa ti aspetti per il futuro di Andare Oltre – Galatina?
Con i presupposti di cui abbiamo parlato fino ad ora, ci sono tutte le condizioni per continuare ad essere protagonisti anche nel futuro. Sicuramente in questi prossimi anni di amministrazione, durante i quali dovremo massimizzare gli sforzi fin qui compiuti e portare a casa risultati adeguati al lavoro. E il circolo dovrà essere il grado di supportare l’amministrazione con un ruolo politico, che sia di comunicazione dei risultati ma non solo: serve continuare ad immaginare la città in divenire, adeguare i programmi alle esigenze, proseguire in quel dialogo con tutti i nostri elettori e con tutti quelli che non ci hanno votato ma che guardano a noi con interesse. E anche con chi ci guarda criticandoci a prescindere solo perché siamo noi. Con tutta la città il dialogo dovrà essere aperto, costante e franco. E il nostro circolo inoltre dovrà essere centrale nel ragionamento che si aprirà subito dopo l’estate e che ci porterà dritti alle elezioni regionali facendosi promotore di una stagione di orgoglio galatinese che permetta alla nostra città di andare oltre il passaggio al livello ed esprimere finalmente suoi uomini (o donne) nelle istituzioni sovracomunali. Sarà una stagione bella e difficile ma sono sicuro che il “mio” circolo si farà trovare pronto.
Edoardo Mauro

Per leggere la prima intervista a Pierantonio De Matteis clicca qui


venerdì 5 aprile 2019

Il grande bluff delle elezioni europee

Continua sul blog di Andare Oltre la rassegna di idee e opinioni sul tema delle elezioni europee! Dopo l'articolo di apertura del nostro "direttore" Edoardo Mauro (per chi volesse rileggerlo, troverete il link alla fine di questa pagina) oggi è il turno di Gabriele Giaccari. Con un'analisi senza peli sulla lingua, Gabriele parla schiettamente e ci presenta un quadro chiaro su quello che, secondo lui, dovremmo aspettarci nel prossimo futuro europeo.

La sede del parlamento europeo a Strasburgo, in Francia
È sempre un piacere scrivere di politica. Anche quando questo significa addentrarsi negli aspri meandri della fantascienza. Perché, quando si cerca di parlare di politica europea, si sfocia nel fantasy più spinto senza però avere la bravura e la grande immaginazione di Martin o senza avere il genio di Tolkien. Infatti, come si può parlare di politica se non c’è nulla di politico in Europa?  C’è davvero chi ancora crede alla favoletta che con il voto degli elettori europei si possono determinare le sorti - politiche e non - di questa Europa? Cosa potrebbe mai cambiare se a “vincere” le prossime elezioni siano i cosidetti “sovranisti” ovvero i “fondamentalisti europeisti” quali PPE o il S&D? Siete davvero convinti che se la coalizione “sovranista” dovesse risultare vincente, il giorno dopo le elezioni i confini nazionali saranno addobbati con muri, fili spinati, frontiere e militari armati? O, al contrario, siete sicuri che se vincessero gli “europeisti ante litteram” l’Europa sarà bellissima e unitissima?

Suvvia, un po’ di realismo!

Finché l’Europa sarà un’accozzaglia indefinita di autonomi Stati sovrani, parlare di Europa unita sarà alquanto inutile.
Ne sono la dimostrazione vari episodi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni: risatina Merkel - Sarkozy alla domanda su Berlusconi; militari schierati da Francia ed Austria sulla frontiera italiana; consegna illegali di immigrati sulla frontiera; protezionismo francese nei confronti di Fincantieri, ecc.
L’unica soluzione possibile, dal mio punto di vista, rimane sempre quella degli Stati Uniti d’Europa: solo l’unità politica, economica (però quella vera) e di nazionalità può rendere l’Europa davvero unita.
Solo con un vero governo centrale, solo con una vera unità economica e con una sola nazionalità europea si supererebbero (anche forzatamente) tutte le divisioni, le ipocrisie, i contrasti che regnano attualmente in questa Europa. Quanto da me prospettato non è e non sarà, di certo, argomento di discussione in questa campagna elettorale che affronteremo.
Infatti, i macro problemi da superare sarebbero almeno tre: sarebbero disposti, anche gli europeisti più europeisti d’Europa, a rinunciare ai piccoli (o grandi) centri di poteri conquistati nei rispettivi Paesi, ai poderi che garantiscono loro fama ed onori, al vassallaggio dei rispettivi sottoposti per fare dell’Europa una superpotenza mondiale?
USA, Russia e Cina consentirebbero mai questa svolta epocale che potrebbe ridisegnare gli equilibri geo politici mondiali?
Noi italiani, leader nei campanilismi più efferati, saremmo davvero disposti a rinunciare alla nostra appartenenza a piccole comunità per diventare davvero cittadini d’Europa?
In definitiva, il mio disinteresse alle prossime elezioni europee è e sarà totale, convinto che non apporteranno nulla di nuovo e nulla di davvero utile alla nostra Europa.
Gabriele Giaccari


Leggi qui l'articolo di Edoardo Mauro "Ciò che conta in Europa saranno i contenuti"



martedì 2 aprile 2019

Ciò che conta in Europa saranno i contenuti

La ragione per cui esistono spazi come questo blog nasce dall’esigenza di potersi confrontare, attraverso idee e ragionamenti. In un contesto in cui la comunicazione one-way e la politica bombardano con insistenza le nostre vite in un incessante turbinio di input e parole, i più sentono il bisogno di un dibattito che sia costruttivo, attento e pronto all’ascolto. Che non si faccia sopraffare dalla voglia di urlare un protagonismo esasperato e fine a se stesso. C’è l’esigenza di nuovi punti di vista, più diretti, che possano aiutare chi legge a farsi un’idea chiara di ciò che accade intorno. Ecco perché sono e siamo convinti che da queste pagine possa nascere qualcosa di interessante, utile a noi stessi e a tutta la comunità. Vi aspettiamo. Edoardo.

Il tema delle elezioni europee è più acceso che mai. Ed i motivi sono molteplici. In ordine cronologico, dallo scorso week-end assistiamo con preoccupazione all’implosione della vicenda Brexit: dopo il terzo NO del parlamento inglese rifilato a Theresa May lo scorso fine settimana, le possibilità di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea attraverso un no-deal diventano sempre più alte. Una complessa impasse politica e culturale per l’UE, che deve trovare le giuste risposte alle più preoccupate domande dei suoi cittadini.
Altri temi ci pongono degli interrogativi su ciò che sarà l’Europa dopo il mese di Maggio. I problema dei flussi migratori e la loro gestione risulterà determinante nell’inquadrare il nuovo scacchiere politico su cui si muoveranno i Paesi membri. Alcuni paesi del Nord Europa hanno deciso di riunirsi in una nuova lega-anseatica per spingere verso una riforma economica dell’eurozona che prevede un restringimento del Fondo Salva Stati e una maggiore responsabilità dei singoli Stati sulle perdite. Un’altra mossa che porterà lo scontro economico verso una polarizzazione, rappresentando l’ennesimo pretesto per poter dividere e non unire la comunità europea. Non solo dal punto di vista economico ma anche politico visto che verranno alimentate le proteste e le tesi a sostegno del populismo e dell’euroscetticismo.
Parlando dei fatti di casa nostra, pare abbastanza chiaro che sulla campagna elettorale europea di Maggio in molti puntano molto. Matteo Salvini, ad esempio, proverà a confermare la sua ascesa verso la leadership non solo nell’attuale governo ma anche all’interno della coalizione del centrodestra e (perché no), in caso di probabile vittoria di ampie portate su scala nazionale, potrebbe anche candidarsi a giocare un ruolo chiave all’interno del gruppo dei partiti sovranisti. Luigi Di Maio, invece, spera in un riscatto per non perdere ancora terreno dal suo alleato di governo. Lontano dal glorioso e renziano 40% del 2014, il Pd si presenta al confronto elettorale con il nuovo segretario Zingaretti e una nuova direzione politica. I tempi sembrano ancora maturi per potersi aspettare una seria opposizione italiana all’euroscetticismo giallo-verde, sono troppi i conti da saldare per poter sperare in una campagna elettorale del Pd che possa convincere l’elettorato. Ma la prospettiva (vista la grave crisi delle sinistre europee) di ritornare ad essere un grande partito riformista-progressista su scala continentale potrebbe nascere anche da questo confronto. Che non si baserà sui numeri ma sui contenuti proposti. Un piccolo passo per ritornare ai fasti di un tempo.
Visto il fatto che questa campagna elettorale rappresenterà lo scontro finale tra europeisti ed euroscettici, mai come questa volta, le elezioni europee di Maggio saranno uno spartiacque. Tra chi prevede un’Europa delle nazioni e chi vorrà invece un rafforzamento dei controlli da parte di Bruxelles. Tra chi vorrà la rottura con le istituzioni e chi invece vorrebbe continuare a lavorare e credere nel sogno europeo.
Quello che conta, però, sono e saranno i contenuti. Se si cerca una riforma europea che possa finalmente cambiar marcia, inevitabilmente bisognerà passare da idee, progetti e visioni concrete e non astratte. Che non si contraddicano tra loro (il nostro Ministro dell’Interno dovrebbe capire che non si può minacciare di chiudere le frontiere in nome di un interesse nazionale e poi andare a Bruxelles a chiedere una corretta redistribuzione delle quote tra i Paesi dell’Unione.) ma che siano coerenti alla scelta proposta.
Ciò che conta chiedersi è quale sarà il futuro migliore per i cittadini. Gli slogan, le promesse elettorali, lo sguardo agli avanzamenti di carriera politica adesso vengono dopo. Non possiamo permetterci un passo falso in un momento così delicato e dopo le cure post-crisi. Siamo altamente esposti a nuove pericoli e temo che l’isolazionismo o la chiusura non ci condurranno in buone acque.
Abbiamo bisogno di essere forti all’interno come comunità politica per poter agire sulle regole economiche e finanziarie che regolano i mercati. Solo così si potrà davvero cambiare prospettiva verso un nuovo progetto di Europa in una sua composizione federale, che possa prevedere un giusto equilibrio tra necessità nazionali e comunitarie. Nel rispetto e nella tutela finalmente di tutti.
Edoardo Mauro

giovedì 23 agosto 2018

libertà non è analfabetismo

C'è una battaglia dei nostri giorni che non è come le altre. Ci sono dei diritti, tra cui quello alla salute e quello alla tutela dei bambini, che sono inviolabili. Siamo nell'anno del signore 2018 e ascoltiamo da più parti critiche perplessità e dubbi sull'utilizzo dei vaccini. Purtroppo siamo arrivati al punto in cui non si può più fare finta di nulla. Perché queste "tesi" vengono strumentalizzate anche da chi ha un ruolo istituzionale. E dico strumentalizzate perché ho troppa paura a dire condivise.
Auspico la massima libertà. Sempre. Tutti i pensieri  devono essere consentiti. Ognuno può fare della propria vita ciò che preferisce. Anche distruggersela. Ognuno può credere alla teoria delle scie chimiche o dei chip sotto la pelle. Però. C'è un però quanto una casa. La libertà non può essere confusa con la libertà di dire stronzate mettendo in pericolo migliaia di vite umane. Qua non si tratta di scegliere quale sport far fare al proprio bimbo, se mandarlo a canto o a nuoto, se iscriverlo alla Pascoli o alla XXIII. Qua si gioca con la pelle dei bambini. Sì dei bambini tutti. Anche degli altri. E allora la tua libertà di informarti sul "grandecocomero" o su "cosechenessunotidira" finisce dove cominciano i diritti dei bambini di non morire per colpa di un analfabeta funzionale. Perché non conosco altro termine per definire chi mette in dubbio i vaccini se non analfabeta. Non capire che un bambino non vaccinato in una classe di 20/30 bambini è una bomba ad orologeria è da analfabeti. In malafede. Perché un analfabeta umile può migliorare, studiare, informarsi. Non se è in malafede. I vaccini, nel corso degli anni, hanno salvato vite umane, hanno protetto i bambini, hanno permesso di cancellare malattie per cui si moriva o per cui ci si segnava la vita. I vaccini sono la cura e la salvezza, non il male.Il fatto che quattro pazzi, senza alcun fondamento scientifico, dicano che bisogna ripensare il sistema è assolutamente pericoloso e retrogrado. Ma il fatto che alcuni politici, per mera propaganda elettorale, cavalchino questa follia, è assurdo e altrettanto criminale. Serve un movimento di idee e pensiero che fermi questa pazzia. Deve partire dal basso. E arrivare ovunque. Deve essere la battaglia della ragione contro le tenebre. Bene fa tutti i giorni il dott. Burioni a battersi per la nostra libertà e salute. Ma non basta. Serve lo sforzo di tutti. Bisogna capire che si sta giocando una battaglia assurda tra chi vuole tornare indietro di decenni e chi vuole il futuro.
Marco De Matteis

lunedì 22 gennaio 2018

o si vota o tutti accoppati

Mancano poco più di 40 giorni alla data delle politiche. Una quaresima che ci avvicina ad un momento decisivo per un futuro che poche volte è stato così in balia degli eventi. Un’elezione che porta con sé molte incognite e molte domande, troppe, che attendono risposte per soluzioni di medio-lungo periodo: saremo pro-Europa o staremo dalla parte degli s-fascisti? Come risponderemo alla Bce e al suo nuovo passo che, con la probabile riduzione/chiusura del Qe, sarà molto meno permissivo e più responsabilizzante verso le politiche economiche nazionali? Come ci adatteremo all’ennesima legge elettorale? Possiamo costruire un governo che goda di stabilità e credibilità presso le comunità europea e internazionale?
Scelte nevralgiche e bivi a cui saremo costretti ad affacciarci nei prossimi mesi. Naturale sarebbe pensare che in questi casi che chi ha il dovere e diritto di voto sia pronto a dire la propria sulla scheda elettorale. I sondaggi (ma anche la normale quotidianità) parlano però di un andamento inversamente proporzionale alla necessità di una scelta così importante: si prevedono dati record su un’astensione che potrebbe attestarsi intorno al 30%. Un dato allarmante per il normale proseguo di una qualunque democrazia, figurarsi per la nostra, cresciuta a pane e scandali e minacciata dall’antipolitica e dal populismo che si respira in questi ultimi tempi.
Ciò che mi preoccupa di più, sono i numeri relativi all’astensione tra chi ha tra i 18 e i 24 anni. Numeri altissimi e drammatici, che toccano addirittura il 45%.
L’analisi porterebbe a dire che ormai i giovani non si sentono coinvolti in tutto ciò che prevede l’utilizzo di matite in una cabina elettorale. Troppo “out” per chi vive tra i “trend-topic” ed i contenuti “viral”. Le schede elettorali non potranno mai sostituire le schede telefoniche, la grafite non è il touch-screen che trovo comodamente in tasca. Ed eccoci pronti a riparlare di come i giovani quasi non rispondano più ai cambiamenti che si manifestano al di fuori dagli smarthphone. Biasimano e s’indignano sui social, restano però supini (o “sdraiati” come nel libro di Michele Serra) alla prova dei fatti. Condivisibili o meno, queste sono alcune delle tesi che ascolto tra i miei coetanei e che segnano un netto solco tra loro e il mondo della politica.
In questa riflessione però non si può prescindere da un’altra considerazione: oggi i giovani si allontanano dalla politica perché non si sentono più coinvolti da essa. Un tempo i movimenti giovanili con le loro sezioni rappresentavano una parte importante di quei partiti che riconoscevano nei giovani dirigenti e tesserati (anche se spesso si trattava soltanto di mosse puramente di facciata) ruoli di vertice nelle gerarchie interne. Si respirava un’aria diversa, molto più comunitaria e fortemente partecipativa. Ci si sentiva davvero chiamati in causa. Le sezioni erano luoghi in cui incontrarsi e ritrovarsi, in un’età in cui il bisogno di condivisione di idee, linguaggi e prospettive è linfa per la crescita personale. Oggi la condivisione è solo sulle nostre bacheche Facebook, nella piena solitudine del gesto, nell’anonimato del commento dei post, nelle parole e nei pensieri lanciati dal ticchettio, sordo e inascoltato, delle tastiere Qwerty.
Fa effetto il richiamo nel discorso di fine anno del presidente Matterella, quel parallelismo con i ragazzi del ’99 che cent’anni fa combatterono sulle sponde del Piave, fagocitati dalla fame di carne e sangue della Grande Guerra. In quella drammatica situazione, una generazione di diciottenni fu chiamata a scegliere se soccombere al giogo nemico oppure se combattere per l’amor di patria e la libertà del proprio popolo. Non era prevista la diserzione, non erano previste terze scelte. “O il Piave o tutti accoppati!”.
In quell’occasione non mancò la volontà ed il coraggio. Spero che non manchino nemmeno ai nostri ragazzi del ’99 che si preparano, per la prima volta, ad una delle scelte più importanti. Una decisione assolutamente non accostabile a quella di un secolo fa, ma non per questo meno importante. Perché non bisogna astenersi dal combattere per le proprie idee. Non bisogna smettere di farlo nonostante le circostanze, nonostante i “se”, nonostante  i “ma”.
Perché il futuro lo puoi, lo devi scrivere con la grafite di una matita, in una cabina elettorale ai confini del mondo. Perché il tuo futuro lo puoi decidere anche tu. Sì, proprio tu.
Edoardo Mauro

lunedì 4 dicembre 2017

ascoltare il territorio significa crescere

Raccontare il lento declino che sta spingendo la democrazia partitocratica verso un probabile tracollo non sarebbe una novità. E nemmeno un’illazione, una considerazione non supportata da numeri: i dati di un sondaggio Demos per La Repubblica del dicembre 2016 dicono che l’indice di fiducia degli italiani nei partiti risulta quello più basso tra le istituzioni. 
I numeri sono lo specchio fedele dell’attuale situazione. Oggi difficilmente ci si sente rappresentati perché i partiti hanno tracciato uno solco profondo tra noi e loro, una voragine riempita da soldi illecitamente intascati, giochi di potere e gravi sordità degli elettorati. Si è perso quel senso di appartenenza che legava sogni, speranze e idee ad un progetto politico, tutto dissolto nelle logiche incomprensibili di una politica che chiede tanto per restituire poco. Manca la voglia di sentirsi parte di comunità, essere parte attiva di un tutto. Ci si vede costretti ad adagiarsi nella solitudine delle tastiere, sempre più monadi in un universo social.
C’è un aspetto di questa faccenda che va assolutamente considerato. Un risvolto molto più pericoloso che ci deve condurre ad analisi. Questo grande scollamento della società civile dal mondo delle istituzioni ha causato una crisi della leadership nazionale con conseguente assenza di classi politiche preparate: in uno scenario del genere, chi ha competenze aspetterà prima di mettersi a disposizione di chi maneggia nel fango, chi ha capacità ci penserà due volte prima di “sposare” progetti politici sempre più lontani da ciò che li circonda.
L’attuale vuoto di vertice nei partiti nazionali (il più grave problema politico della seconda repubblica) è frutto di questa serie di concatenamenti. E sbagliamo a rifugiarci nelle risposte semplicistiche e affrettate (se volete “populiste”) di chi si immola per la causa, ma lo fa senza cognizione alcuna.
Cosa fare allora? Come sopperire a queste mancanze?
Chi vi scrive una risposta non ce l’ha. Ma un’idea da dove si potrebbe iniziare a cercarla forse si.
Ritornando al sondaggio Demos, si nota come la partecipazione nel sociale sia il modello partecipativo più utilizzato dagli italiani. Ciò vuol dire che viviamo sempre più le associazioni di categoria, civiche, culturali, sportive, di volontariato. Luoghi ristretti, più semplici, ma non per questo inutili. Si tratta di situazioni dove è più facile ritrovarsi con progetti simili, momenti in cui ci si sente più solidali nelle circostanze. Un mondo genuino che spesso non va oltre le realtà comunali o provinciali. Dove i problemi che si affrontano sono reali, urgenti, nati dal quotidiano. Dove oggi sopravvive il profumo della politica, quella vera e spesso verace.
In queste realtà, dove rivive oggi la comunità e ci si esprime a gran voce, è racchiusa la chiave della ripartenza. È nel movimentismo, nelle amministrazioni comunali fatte da cittadini che sopravvive quella cultura del dibattito, ove tesi e antitesi si ritrovano in una sintesi attuabile, chiara e sincera.
Se si cerca una soluzione alla crisi delle leadership di partito, se ci si chiede da dove ricominciare a seminare per poter un giorno raccogliere una classe dirigente pronta ad ascoltare, il mio consiglio è di guardare qui. Tra chi vive e respira ciò che lo circonda, lontano dalle logiche del “con chi ti schieri?”. Vicino all'elettore che conosce.
Far crescere per poter crescere. Ascoltare il territorio e il civico per sedimentare nuove proposte, per allontanare l’ingiustizia dei nominati, per insediare nelle istituzioni un nuovo ricambio. Se giovane, ancora meglio.
Edoardo Mauro