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sabato 7 aprile 2018

Vorrei svegliarmi Domani

Pubblichiamo sul nostro blog un articolo del nostro "direttore" Edoardo Mauro, risultato selezionato tra gli scritti che verranno pubblicati nel prossimo numero monografico della rivista nazionale "Nazione Futura" dedicato al concorso "Pensiamo l'Italia del Futuro"


Il cast del film "Basilicata Coast to Coast" (2010).
Da sinistra: Max Gazzè, Alessandro Gassmann,
Paolo Briguglia, Rocco Papaleo e Giovanna
Mezzogiorno.
Raccontare un Paese vuol dire raccontare ciò che lo rende unico. Osservare con occhio attento la storia e le narrazioni delle sue peculiarità, delle sue realtà, delle sue incongruenze e delle sue miserie. Raccontare un Paese vuol dire saper guardare e tramandare le storie dei suoi protagonisti. Mettere un Paese a nudo davanti all'inchiostro ci porta ad accettarlo nel bene e nel male: bisogna riconoscerne i limiti, coglierne le bellezze, riscoprirne le capacità che spesso nasconde.
Il racconto dell’Italia passa inevitabilmente da alcune storie che fedelmente ci descrivono un presente in cui intravedere il futuro.
Questa storia ci porta a Sud. Oltre Roma, oltre Eboli.
La Basilicata è una regione paesaggisticamente meravigliosa, tra lo Jonio ed il Tirreno, tra grandi pascoli e vette appenniniche. Una regione che racchiude tra Maratea e Metaponto una malinconica bellezza, un territorio che vive tra un passato denso di storia ed un futuro incerto, immerso nella meridionale rassegnazione, ancora abbandonato a quel “niente” che Carlo Levi raccontava tra le pagine del capolavoro Cristo si è fermato ad Eboli.
Matera è capoluogo di provincia ed insieme estremo riassunto della realtà. Questa città, in cui Mel Gibson girò il suo fortunato La Passione di Cristo e Pier Paolo Pasolini ambientò Il Vangelo secondo Matteo, è stata scelta come Capitale della Cultura Europea 2019. Una bella vittoria sul resto d’Italia, visto che la città ha prevalso con 7 voti su 13 su Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena. Una grande vetrina italiana sul resto d’Europa e del mondo.
Tra i Sassi dovrebbero arrivare richiamati dall'evento circa 5 milioni di turisti che, però, potranno raggiungere la città lucana soltanto in autobus da Salerno o da Bari. Oppure con le littorine a diesel delle ferrovie Apulo-Lucane (di proprietà del Ministero dei Trasporti) che arrancano su un binario inaugurato nel 1915.
In teoria, una linea costruita dalle Ferrovie dello Stato ci sarebbe: la tratta Matera-Ferrandina, iniziata nel 1985, non è stata mai ultimata per la mancata elettrificazione della linea. E così oggi, su quei binari mai utilizzati, pascolano capre e mucche. Nella fatiscente stazione poco fuori Matera, in località “La Martella”, volteggiano tra le biglietterie i fantasmi dell’ennesima occasione italiana mancata. Il tutto per la modica cifra di 500 miliardi di vecchie lire ed una promessa del presidente del Consiglio Zanardelli che va avanti dal 1902.
Nell'Italia del futuro, vorrei che queste “questioni” fossero un lontano ricordo. Che quelle ferrovie mancanti, quei ponti mai costruiti, quei treni mai arrivati siano un brutto sogno in un’epoca da immaginare lontana. Nella mia Italia del domani, abitare in una terra finalmente bellissima, senza rabbia, senza rancori, senza il timore del domani non sarà più utopia. Abbiamo bisogno di una terra piena di prospettiva, dove gli investimenti in cultura e infrastrutture non scompaiano nel clientelismo, nell'oscena gestione politica di chi mi ha preceduto. Ecco cosa vorrei in un Mezzogiorno finalmente amato dai suoi figli non più maledetti.
Rocco Papaleo in Basilicata Coast to Coast canta tra le note jazz di Basilicata on my mind: “La Basilicata è come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi”. Io credo nella Basilicata. Sono convinto che Matera possa avere ciò che merita e con lei tutta questa terra spesso dimenticata.
Tornare a credere significa anche ripensare un Mezzogiorno non più come copia malriuscita del Nord che per tempi, storia e infrastrutture viaggia su binari diversi. Bisogna rinquadrare il Sud al centro di una sua autonomia, di una sua personale visione di crescita e sviluppo. Che guardi al Mediterraneo per reggersi sulle sue gambe, nella sua naturale connotazione geografica e culturale. Che catapulti la storica questione da “meridionale” a “nazionale”, perché un Sud che continua ad arrancare nella sua consolidata povertà trascina con sé anche tutto il resto d’Italia. Ovviamente senz'alcuno sconto di pena per i suoi figli che hanno svenduto e per le classi dirigenti che hanno barbaramente amministrato e condotto questa zona d’Europa ad avere le percentuali di crescita tra le più basse, con un tasso di occupazione sotto di 35 punti percentuali rispetto alla media UE. Scrive Franco Cassano nel suo libro Il Pensiero Meridiano (Editori Laterza, 1996) “Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al Sud l’antica dignità di soggetto di pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato da altri. Tutto questo non vuol dire indulgenza per il localismo […]. Al contrario un pensiero meridiano ha il compito di pensare il Sud con maggior rigore e durezza, ha il dovere di vendere e combatte iuxsta propria principia la devastante vendita all’incanto che gli stessi meridionali hanno organizzato delle proprie terre”.
Nell'Italia del domani, vorrei che un’altra storia, la mia storia, fosse scritta con parole diverse. La mia storia, come quella di moltissimi altri. Tutti, vittime di una Paese che odia i suoi figli.
Sono nato a Galatina, nel Salento dei “mari del tonno” di Vittore Fiore e delle aride zolle di Luglio. Il mio Salento di Bodini, “così sgradito da doverti amare”. Cresciuto nella lentezza dei riti della Settimana Santa, nel paganesimo delle radici greche, nel dialetto dei vecchi. Mi sono trasferito a Milano dopo il liceo, per studiare e probabilmente lavorare. Un viaggio fatto da migliaia prima di me. Lontano da casa e da una realtà che ci aveva messo al mondo per risputarci altrove. Persi, nell'inesorabilità di un destino scritto da sempre nei discorsi dei miei genitori. “Vane, fiju miu, vane”. Vai, figlio mio, vai. E non guardarti indietro, perché non c’è nulla che tu possa salvare.
Mi vorrei svegliare domani in un’Italia in cui quelli come me non siano costretti a prendere un treno di notte, tra le lacrime e gli addii strazianti, per andare via in cerca di possibilità. Vorrei far colazione domani, in un’Italia senza padri che mangiano il futuro dei figli, senza il loro egoismo infame chiamato debito pubblico e disoccupazione giovanile al 32%. Vorrei leggere il giornale domani, in un’Italia meritocratica, onesta, solidale, libera da raccomandazioni e santi in paradiso. Vorrei baciare mia madre sulla fronte domani, in un’Italia in cui si possa fare impresa per aiutare il territorio.
In cui si possa sognare senza rimanere costantemente delusi.
Vorrei svegliarmi domani mattina e sentirmi un fiero italiano. In un Paese, una Patria, una Nazione, finalmente la più bella del mondo.
Edoardo Mauro

mercoledì 19 luglio 2017

Paolo Vive

Io sono nato nel 1996. Micheal Johnson frantuma alle Olimpiadi di Atlanta il record dei 200 in 19’32’’, i Pink Floyd entrano nella Hall of Fame, Romano Prodi vince le elezioni politiche in Italia e Bill Clinton viene rieletto presidente degli Stati Uniti.
Ritrovarmi ora a scrivere di Paolo Borsellino nell’anniversario della sua scomparsa, potrebbe quindi risultare non facile. Il raccontare, il ricordare, necessita inevitabilmente della presenza: il rischio che si corre è quello di tralasciare sensazioni ed emozioni da accompagnare alle parole che scaturiscono dal vissuto. Ed io nell’ estate del 1992 (come si dice dalle mie parti) “non esistevo nemmeno nella mente di Dio”.
Il fatto dell’essere nato dopo però mi affida un compito. Quello stramaledetto 19 luglio 1992 mi ha lasciato il dovere di capire in un’analisi ragionata cosa successe realmente in seguito a Via D’Amelio. E ciò che scaturirà dalle mie riflessioni dovrò tramandarlo, diventando un ponte generazionale tra chi c’era e chi ci sarà.
Chi è nato come me nel 1996 ha il compito di non ricordare soltanto che tra i calcinacci dei palazzi saltati in aria e le lamiere dell’auto stritolate dal tritolo trovò morte ingiusta un uomo perbene. Noi abbiamo il compito di ricordare che lì con l’esplosione delle bombe, irruppe con violenza qualcosa. A partire da quel giorno a Palermo, sarebbero nate le generazioni che avrebbero imparato a combattere la convivenza mafiosa ed il compromesso intriso di malaffare e immoralità. Sarebbero nati coloro che finalmente avrebbero reso questa terra bellissima, parte integrante e attiva di uno Stato che non dimentica più chi muore per lui.
Raccontare però che dopo il 1992 le cose siano andate effettivamente così sarebbe falso, la nostra Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere dei livelli di etica e morale da paese civile. Questo però non ci dà il diritto di arrenderci, perché se c’è qualcosa che il giudice Borsellino di certo non vorrebbe, è vedere i propri figli gettare la spugna, perdendo ogni speranza di libertà e cambiamento finalmente libero.
Paolo Borsellino deve essere oggi un esempio (l’Esempio) dell’uomo di Stato impeccabile e leale verso i suoi doveri. Paolo Borsellino dovrà essere un traguardo al quale ambire, una rivoluzione morale da dover far rinascere all’interno di ognuno di noi. Paolo Borsellino è il monito da seguire nei momenti di sconforto, quando il peso delle responsabilità e la gravosità del cammino sembrano insormontabili. Paolo Borsellino oggi deve vivere tra coloro che lottano con la quotidianità e contro le iniquità che il mondo schifosamente ci sbatte sul naso.
Guardarlo sotto le lenti dell’eccezionalità ormai passata, ricordarlo con un mantello da supereroe in un viaggio ora verso Krypton, non gli renderebbe giustizia. Paolo Borsellino non è mai andato via da Palermo da quel 19 Luglio 1992, perché dopo 25 anni siamo ancora qui a parlare di lui e della sua missione da portare a termine. E se vogliamo che Paolo rimanga ancora con noi e con lui le sue idee ed il suo esempio, non smettiamo di sognare. Non smettiamo di ricordarci che a volte la normalità può condurti all’ immortalità. Non smettiamo di ripeterci che oggi “Paolo Vive!”.
Edoardo Mauro

venerdì 30 giugno 2017

sensazioni da stato nascente

Lo ammetto, ci ho messo un po' a realizzare e forse ancora non ho realizzato del tutto. Forse, più che ai tanti esclusi eccellenti dal prossimo consiglio comunale lo psicologo serve a me che non sono abituato a vincere. Ho sempre perso ma... ma forse sono stato fortunato. Ho vinto ora, ad un'età in cui la vittoria non mi può più cambiare (come diceva Bukowski sull'opportunità del momento in cui aveva ottenuto il successo con le sue poesie e i suoi racconti)... ho vinto ora, in un modo diverso, non è come sarebbe stato entrare in consiglio le altre volte, in quelle volte sarei stato un numero, oggi sono parte di un progetto che sento mio e che si muove insieme a me... ho vinto ora, infine, che c'è Andare Oltre, il soggetto politico in cui più di ogni altro mi riconosco, nato dalla follia visionaria di Pippi Mellone e plasmato sul nostro gruppo... Alessandro Delli Noci e Massimo Fragola a Lecce, noi a Galatina, i ragazzi di Pippi a Nardò... abbiamo messo su una rete che diventa determinante ovunque e che porta con sé una ventata di aria nuova, di cambiamento, di rivoluzione. No, forse mi sbaglio, lo psicologo non mi serve, è andata esattamente come sarebbe dovuta andare, questa campagna elettorale ha portato ad azzerare la classe dirigente più fallimentare della storia di questa città e noi, per fato o per merito, abbiamo costruito una proposta politica che è stata premiata dal consenso e ci ritroviamo ad amministrare, a determinare le scelte che impatteranno sul futuro di tutti noi. La responsabilità è tanta. E la sentiamo tutta. Ma abbiamo spalle sufficientemente larghe per reggere la botta, per dimostrare coi fatti che siamo diversi, per cambiare davvero il nostro presente e il nostro futuro. La strada non è breve né comoda ma è l'unica possibile da percorrere per arrivare all'obiettivo... e passa come sempre per le stelle. In questi giorni stiamo sentendo che "la gente fa il tifo per noi"... ma non ci basta: vi chiediamo di starci vicini, dopo averci votato "non abbandonateci", abbiamo bisogno dell'aiuto di ognuno dei nostri candidati, di ognuno dei nostri elettori, di ognuno dei cittadini di Galatina. Siamo una comunità in cammino verso il futuro e ci arriviamo tutti insieme o non ci arriva nessuno.
Pierantonio De Matteis

venerdì 16 giugno 2017

marcello amante, ora più che mai

Ok, d’accordo: 887 voti sono tanti. Specialmente se è la prima volta di Andare Oltre ad una elezione comunale. Specialmente se pensiamo che tutti i partecipanti alla lista Andare Oltre sono donne e uomini liberi, moralmente e politicamente.Specialmente se pensiamo che tutti ci davano per spacciati.
Però è ora di guardare avanti e di Andare Oltre l’entusiasmante risultato di Domenica 11 giugno.
Perché la battaglia elettorale ancora non si è conclusa. 
Il primo, difficile, infido, sfiancante e incerto ostacolo è stato superato.
Ora ci aspetta l’atto finale: lo scontro diretto contro “il mucchio selvaggio”.
Uno scontro tra due visioni e culture politiche che viaggiano parallele e che, fortunatamente, non potranno mai incrociarsi.
Da quella parte, la loro, si naviga a vista, senza un orizzonte che garantisca continuità politica ed amministrativa a Galatina. La loro coalizione, infatti, ha senso di esistere solo fino a quando tutti riceveranno le risposte attese. In caso contrario si fa saltare in aria tutto, per poi rimescolarsi all’interno di “nuove” sfide politiche (è inutile che vi citi gli esempi già verificatisi, in quanto sono troppo notori). Testimonianza di ciò è la eterogeneità delle realtà che compongono “il mucchio selvaggio”: ex fittiani ora berlusconiani, ex berlusconiani ora fittiani, ex missini poi polibortoniani ed ora democristiani, ex falceemartelloniani ora destrorsi, ex repubblicani poi berlusconiani ed ora fittiani, ex socialisti ed ora “politici”.
Dalla nostra parte, invece, si fa Politica, quella seria, quella che significa progettualità, programmazione, lealtà ad un progetto ed un programma politico condiviso da Marcello Amante e da tutte le sue liste. 
Da quella parte, la loro, ci sono nomi che “politicamente” hanno un trascorso che Beautiful a confronto è un cortometraggio. La loro unica abilità è quella di saper travestire il vecchio con abiti nuovi, sfavillanti e luccicanti preparati per ogni occasione.
Dalla nostra parte c’è gente giovane, nuova, giustamente ambiziosa che ferve dalla voglia di dimostrare il proprio valore, pronti a mettere il proprio entusiasmo e le proprie capacità a disposizione della comunità tutta.
Mi rifiuto di credere che gli elettori di Galatina, politicamente stanchi degli ultimi dieci anni caratterizzati dal vuoto più totale, voteranno per quella parte, dando nuovamente il proprio voto a uomini e donne che già troppe volte hanno tradito la fiducia in loro riposta.
Per questo ora tocca a noi tutti fare l’ultimo sacrificio, l’ultimo sforzo per vincere la battaglia decisiva.
Per non finire a parlare tra di noi, così come hanno fatto Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Missironi in “Tre uomini e una gamba” dopo la sfida Italia Marocco, per raccontarci: “887 voti è stato un risultatone! Perché, vogliamo parlare di Cristina che è arrivata in consiglio comunale? E l’entusiasmo che abbiamo messo per tutta la prima parte di campagna elettorale? Sì, ok. Bello, tutto bello, ma come abbiamo fatto a non vincere al ballottaggio?”
Daje tutta, ora più che mai.
Gabriele Giaccari

domenica 21 maggio 2017

il decoro nella bellezza


Decoro come “dignità che nell’aspetto, nei modi, nell’agire, è conveniente alla condizione sociale di una persona o di una categoria”. Così parla la Treccani. Il Polo Civico mette al centro del proprio programma elettorale il dovere morale di occuparsi di quegli angoli di città insiti, per loro natura, di assoluto decoro ma che, a causa della negligenza e della pigrizia di chi c’è stato, si trovano in una condizione di assoluto degrado. 
Il decoro di una città risiede nei suoi spazi di bellezza. Aristotele diceva che “la bellezza è la migliore lettera di raccomandazione”. Il nostro dovere da cittadini consiste proprio nel lasciare alle prossime generazioni una città che sia Venere.
La città di Galatina e le sue frazioni sono cariche di un patrimonio artistico-culturale di grande importanza, che delinea la storia locale e quella di tutto il territorio salentino, tale da attirare turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Non si tratta, ora, di tracciare un elenco puramente mnemonico delle strutture artistiche (chiese, palazzi, masserie, musei, biblioteche…) a nostra disposizione. E’ tempo di fare un passo in avanti e procedere alla valorizzazione di ogni singolo pezzo della città che trasudi odore di storia e di storia dell’arte. Concretamente, sarà necessario un confronto diretto con chi mastica ogni giorno il tema del patrimonio artistico con cui collaborare ad un riordino e ad una rivalutazione globale di esso. L’obiettivo è quello di avanzare, gradualmente, verso la realizzazione e successiva approvazione di progetti in grado di valorizzare il tesoro culturale, provvedendo alla creazione e all’incremento dei servizi messi a disposizione dall’Amministrazione o da parte di associazioni di categoria, con particolare riguardo al pubblico e, soprattutto, ai turisti. In tale prospettiva, uno degli obiettivi del Polo Civico risiede nell’istituzionalizzazione di manifestazioni culturali in grado di coinvolgere tutto il territorio e raccordarle con altre già esistenti in modo da creare sinergie anche con realtà comunali limitrofe. 
Se è vero che Galatina custodisce bellezze senza fiato, quali la Basilica di S. Caterina d’Alessandria o la Chiesa Madre, non si può negare, che nel loro piccolo, anche le sue frazioni nascondono angoli colmi di storia mista a puro fascino, mistero, malinconia. Bisogna, tuttavia, iniziare ad avere una visione globale del territorio galatinese, perché se a Lecce si inizia a parlare di città metropolitana in un’ottica ampia di unione fra i comuni limitrofi, da noi permane la sarcastica, retrograda e vana espressione “ma vui siti de Culumitu…”: la colpa di tutto questo è solo nostra! E’ bene, allora, avanzare proposte di percorsi artistico-culturali ben strutturati, ma dobbiamo essere noi a pretendere, nell’interesse di tutti, che tali progetti si sviluppino e abbiano un legame ben stretto anche con le frazioni, con iniziative precise e mirate. La precarietà economica delle casse comunali, tuttavia, ci obbliga a procedere lentamente, ma sono dell’idea walt - disneyana che “se puoi sognarlo, puoi farlo”: l’Unione europea così come il Ministero dei beni  e delle attività culturali e del turismo come anche enti e/o società private mettono a disposizione dei finanziamenti volti ad incentivare l’avvio di progetti che, poi, siano in grado, nel tempo, di camminare da soli. È un lavoro che tocca anche quegli spazi urbani dismessi o vuoti, cortili, edifici, siti industriali, aree abbandonate o sottoutilizzate, punti morti di questa città: la necessità di rigenerare tali spazi da condividere, generando in tal modo un impatto sociale positivo con processi di collaborazione e co-progettazione tra cittadini, istituzioni pubbliche, organizzazioni private e società, molto spesso promotrici di finanziamenti di tal genere.  
Interessante (e commercialmente strategico) sarebbe proporre, tra l’altro, lo sviluppo di un percorso enogastronomico che coinvolga tutte le strutture ricettive del nostro territorio, trattorie, ristoranti e masserie in cui ammirare e poi assaporare i sapori della cucina locale. E, quindi, non lasciamo andare via il pullman di turisti arrivati da Canicattì che, all’ora di pranzo, raggiungono qualche agriturismo, che non è mai uno dei “nostri” agriturismi. Di conseguenza, a perderci è tutta la città: commercianti, pasticcierie, bar…chiunque!
Per realizzare tutto questo sarà necessario intervenire anche sui canali di informazione e servizi rivolti ai turisti, attraverso la creazione di siti web aggiornati costantemente e la progettazione di un’app per smartphone di facile utilizzo che si occupi di tutto ciò che riguardi patrimonio culturale, turismo e strutture ricettive connesse.
Di certo, molti urleranno allo scandalo che ci si stia occupando di “patrimonio artistico” piuttosto che di questioni che, secondo il sentire comune, sarebbero di primaria importanza. A mio avviso, il decoro rappresenta la spina dorsale di una città, ciò che appare superfluo ma che, in realtà, racchiude il cuore della nostra identità, di quel senso di appartenenza nato prima di qualsiasi istituzione. Non a caso, è la stessa Costituzione a ricordare, in uno dei suoi primi articoli, che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. La serietà e l’impegno nel non deludere la madre di tutte le leggi.
Cristina Dettù

mercoledì 26 aprile 2017

di conservazione e di cambiamento

Le forze della conservazione contro le forze del cambiamento. Questo è lo schema che si sta profilando in questa competizione elettorale. E il fatto che apparentemente, e solo apparentemente, le forze della conservazione marcino separate per colpire unite nulla toglie al loro vero obiettivo: mantenere le mani sulla città.
Leggendo i rilievi che la corte dei conti rivolge alle gestioni politiche ed amministrative passate ci si accorge che esse sono state composte dalle stesse persone che, a vario titolo, oggi si presentano come gli artefici di coalizioni per la salvezza della città, per il benessere sociale, per la salute pubblica. Salvo poi scorrere i loro nomi e rendersi conto che sono gli stessi che hanno gestito e retto le sorti del nostro comune negli ultimi vent'anni. Tutto ciò per noi ha le sembianze della conservazione, dell'immobilismo, della continuità amministrativa, sia essa di sedicente-destra o di sedicente-sinistra. Sono ricette già sperimentate, già provate, già fallite.
E poi c'è chi è rimasto fuori dalla gestione e si fa portatore di idee fuori dal coro, chi vuole cambiare il corso delle cose; prende vita una coalizione del cambiamento, civica ma non apolitica. Civica perché slegata dai partiti tradizionali, coalizione insensibile ai richiami di scuderia e agli ordini ricevuti dall'alto (anche perché un alto non c'è). Non apolitica perché le idee politiche ci sono e la rete di amministratori che già le sperimentano su diversi territori della provincia pure. Da Pippi Mellone ad Alessandro Delli Noci, da Giancarlo Erroi ad Emanuele Legittimo passando per tanti altri ancora, c'è un mondo che riprende la connessione col suo tempo e col suo territorio, rompe il tappo costituito da una classe politica autoreferenziale e prova a cambiare, se non il mondo (come si credeva che si potesse fare a quattordici anni iniziando a fare politica), almeno quella parte di mondo di sua competenza... quella parte di mondo che amano proprio perché non piace (come diceva Borsellino) ma per la quale sono disposti a sacrificare una parte di loro. Fuori dalle solite logiche, fuori dai soliti metodi, fuori dalle solite coalizioni della conservazione. Senza il mito della vittoria a tutti i costi; perché la vittoria non è il fine ultimo dell'azione politica ma solo un mezzo per poter cambiare davvero questa nostra bellissima e disgraziata terra. E per essere in grado di farlo, tocca vincere sì, ma non a tutti i costi e non con compagni di viaggio qualunque. E' necessario costruire una alternativa credibile non tanto e non solo rispetto alle ultime amministrazioni cittadine ma ad un'intera classe dirigente che ha dominato più che governato in lungo e in largo in questi ultimi decenni. E' necessario uscire dalla logica dell'amico e del favore per entrare in quella del "che città immaginiamo per i nostri figli?". E' necessario, in una sola parola, Andare Oltre, scegliere uomini liberi come Marcello Amante e i candidati delle sue liste, rompere definitivamente con un passato fallimentare!

martedì 28 giugno 2016

di pulizia per le feste... di falchi e piccioni

Nei giorni scorsi la chiesa madre è stata interessata da un intervento straordinario di pulitura del guano dei piccioni che ormai in numero incontrollabile infestano il nostro centro storico e non solo. L'intervento, probabilmente, è stato effettuato in questi giorni in vista dell'imminente festa patronale e ci mancherebbe altro. Ma quanto potrà durare questa pulizia? E ogni quanto toccherà effettuarla per preservare la pulizia e l'integrità della facciata della chiesa madre e di tutte le altre chiese e di tutti gli altri palazzi del centro storico? E quanto questi interventi, nelle remota ipotesi in cui venissero effettuati con regolarità, costerebbero alla nostra Città? Oppure tutti i proprietari di palazzi del centro saranno costretti a mettere quegli antiestetici “spilloni” sui cornicioni, davanzali e su ogni altra superficie “appoggiabile”? O non è forse invece arrivato il momento di discutere del problema dei piccioni e del danno che costantemente arrecano alla nostra Città senza essere tacciati per stragisti?
Ma qui tocca fare un passo indietro. Nell'ultimo periodo dell'amministrazione Garrisi e su richiesta dei frati francescani, fu effettuato sui tetti della Basilica di Santa Caterina d'Alessandria un progetto-pilota di bird control con i falchi. Per una settimana i falchi si alzarono in volo e dimostrarono che solo un sistema naturale può debellare questa invasione. La presenza del falco, infatti, oltre ad allontanare i piccioni, aumenta anche il livello di stress e ne rallenta la riproduzione selvaggia a cui assistiamo oggi. Fu un intervento riuscitissimo, anche grazie alla professionalità del falconiere che curò il progetto (e che era già stato a Galatina nel corso delle due edizioni de La Notte Medievale) Fernando Mandorino, che infatti i frati ancora ricordano così come anche altri parroci hanno poi richiesto negli anni. Ma tutto si esaurì in quel progetto-pilota e, complici le risorse sempre esigue delle casse comunali e la poca lungimiranza nel loro utilizzo, al progetto non si siede seguito. Poi cambiarono le amministrazioni e il tutto venne archiviato.
Oggi forse sarebbe il caso di ritornarci su e di fare due conti: quanto costa ripulire regolarmente il nostro centro storico, le nostre chiese e i nostri palazzi dal guano? E ogni quanto tale pulizia andrebbe effettuata per avere un livello medio di decenza igienica nella Città? E quanto costano ai cittadini (o al Comune, come nel caso del Cavallino Bianco) quegli odiosi spilloni che occupano tutte le superfici "appoggiabili" degli immobili? E tutto ciò, con quali risultati? E quanto invece costerebbe investire in bird control e aggredire il problema? A volte non è una questione di soldi che mancano, ma di come vengono utilizzati. Dopotutto, la politica è questione di scelte. Che si continuano a non fare.

martedì 22 marzo 2016

nasce il comitato contro le trivelle anche a Galatina

"Lì dove si combatte per le mie idee, lì è la mia patria". E dovremmo ripetercelo più spesso, preferendo le politiche (intese come scelte, decisioni, posizioni) ai politici (intesi come persone con cui condividere un pezzo di strada). Noi abbiamo scelto, altri preferiscono inutili distinguo che hanno il solo scopo di indebolire il fronte di una battaglia che (a parole) dicono di ritenere giusta. Noi di Andare Oltre ci siamo, con i compagni di viaggio che si ritroveranno su queste posizioni. E ci siamo con chi condivide la battaglia e non solo con chi ci è affine politicamente (ma poi, chi ci è affine politicamente?) perché non abbiamo nessuna intenzione di fare, su un argomento del genere, prove di coalizione.

Nasce anche a Galatina il Comitato NoTriv, costituito da partiti, associazioni, gruppi informali e singoli cittadini ed aperto a chiunque voglia partecipare, con l’intento di sensibilizzare la cittadinanza sulle ragioni per andare a votare SI al prossimo referendum abrogativo del 17 aprile, che intende fermare le trivellazioni nei nostri mari.
Il comitato avrà come sede lo spazio destinato all’Associazione Bicivetta all’interno del Mercato Coperto in Via Principessa Iolanda e svolgerà azioni esplicative e divulgative in tutta la città, puntando al coinvolgimento più ampio di tutta la popolazione.
Con il Referendum si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.
Grazie alla Legge di stabilità del 2016, infatti, le ricerche e le attività delle società petrolifere, che hanno già ottenuto una concessione, potrebbero continuare la loro attività ben oltre la scadenza autorizzata, fino all’esaurimento del giacimento.
Votando “Sì” al referendum, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni, dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre.
Perché votare SI? Per  salvaguardare i nostri mari innanzitutto!
La ricerca e l’estrazione di idrocarburi hanno un notevole impatto sulla vita del mare e sulla pesca: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche e le esplosioni  dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario, oltre a provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini e alterare la catena trofica.
Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio la loro vita.
E’ necessario affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro.
Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo.
Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese.
Il Comitato NO TRIV di Galatina

martedì 15 marzo 2016

beato menefreghismo!

La verità è che delle cose importanti non ce ne frega nulla. Non amiamo informarci sulle cose serie ma siamo preparatissimi sulle love stories di Belen, sui tatuaggi di Fedez, sulle vicende amorose dei cronisti e sulle interessantissime “bombe” di calciomercato.
È inutile, quindi, che postiamo su Facebook immagini del nostro splendido mare con il commento “#nofilter”, oppure ri-postiamo immagini con su scritto un volgare e sessista “trivella tua sorella”, oppure diffondiamo manifesti che esortano ad andare a votare per il “Sì” al prossimo referendum. Perché, se guardassimo onestamente dentro di noi, scopriremmo che:
  1. non sappiamo di preciso quando è il giorno delle elezioni, ma sappiamo in che giorno e a che ora in televisione vengono trasmesse soap opera, reality e porcherie varie;
  2. qualunque sia il giorno prefissato, cadendo per certo di domenica, se il tempo è bello andremmo comunque a fare una scampagnata o, se il tempo non fosse clemente, bivaccheremmo sul divano a vedere o la Serie A o Barbara D’Urso fino alla sera per poi chiuderci in qualche cinema o in qualche pizzeria per goderci le ultime ore di libertà prima dell’inizio di una nuova settimana;
  3. la voglia di partecipazione sarà di certo pari a 0 perché non sappiamo di preciso cosa sia un referendum e quale sia il suo ultimo scopo;
  4. conseguentemente non sappiamo neanche di preciso su cosa verta questo referendum;
  5. visto che non si candida nessuno che conosciamo e che pertanto non possiamo ricevere “la 50 euro” per la mia croce, riterremmo inutile recarci ai seggi.
È inutile meravigliarsi, siamo fatti così. Viviamo alla giornata, lasciamo che altri pensino per noi ed agiscano al nostro posto ma poi ci disperiamo se qualcosa dovesse cambiare o non essere esattamente come avremmo voluto. 
Però, perché c’è sempre un però, potremmo redimerci e far vedere che quel sentimento di coscienza civile, che alberga nei cuori di tutti i cittadini, non si è ancora sopito andando a votare SÌ al prossimo referendum popolare.
Anche se, quasi quasi, rivaluterei l’ opzione n. 2) che ho precedentemente citato per un motivo molto semplice: se il governo e i suoi rappresentanti dovessero decidere di far vanificare tutto, lo potrebbero fare tranquillamente. 
Come stanno facendo in materia di acqua pubblica. 
Ma noi non sappiamo neanche questo.

mercoledì 2 marzo 2016

non solo i bambini fanno "ohhhhhh"

Quando giunsi a Galatina nel 1999, io, emigrante modenese al sud, venni immediatamente folgorata dalla sua bellezza, particolarità, arte, cultura, mistero, di cui era intriso ogni centimetro del suo centro storico.
Ricordo che all'epoca lessi un racconto su Galatina che iniziava (vado a memoria, pertanto mi scuso con l'autore per la mancanza di fedeltà al testo originale) più o meno così:"Galatina voglio proprio cu llu dicu, de lu Salentu ede lu piddhrico..."; dunque Galatina "ombelico" del Salento, per indicarne la posizione di centralità.
Io preferisco considerarla il cuore del Salento, per la sua rilevanza artistica, culturale, per la sua bellezza e per le emozioni che riesce a trasmettere a chiunque si addentri per le sue viuzze "dentro le mura".
Un cuore pulsante, un vero gioiello, con una gemma incastonata al centro, la spettacolare Chiesa di S. Caterina che, anche se non più bambina da molto tempo, mi fece fare "ohhhh" la prima volta (e pure tutte le altre volte) che vi entrai.
Ho trascorso le ore delle celebrazioni domenicali senza ascoltare una sola parola delle omelie del buon Padre Tarciso prima e di Padre Massimo poi con il naso all'insu', rapita dalle schiere di angeli affacciati alle volte, dalle immagini della genesi e da tutte le altre vicende narrate dagli affreschi meravigliosamente impressi sui muri di questa piccola Assisi.
E poi come non parlare dei balconi in fiore, delle architetture dei palazzi signorili, con i loro particolari...
Ma c'è un ma, tutta questa bellezza non è facilmente godibile.
Infatti chi si addentra nel centro storico, oltre ad una cartina, necessita di un buon paio di scarpe comode e deve necessariamente tenere gli occhi fissi a terra e non sulla bellezza circostante per non rischiare di finire al pronto soccorso con una caviglia slogata, nella migliore delle ipotesi (e qui potremmo aprire un altro capitolo).
Morale della storia: Galatina ha uno dei centri storici più belli ed interessanti del Salento ed invece di essete curato, pulito, accudito, riqualificato laddove necessario viene, tranne qualche zona considerata strategica, bistrattato e completamente abbandonato a se stesso, ad atti di vandalismo e al randagismo. 
Le strade hanno basolati pieni di buche, alcune vie a seguito di interventi per il passaggio di tubazioni, sono state rappezzate alla meglio con strisce di asfalto.
In alcuni punti i piccioni la fanno da padroni per non parlare della spazzatura e degli escrementi di animali (e non mi riferisco ai randagi summenzionati ma soprattutto a dolcissimi animaletti ben curati e tenuti al guinzaglio dai loro padroni - non tutti ovviamente, anzi la maggior parte dei proprietari di animali  hanno un gran senso di civiltà e rispetto di persone e luoghi-) che non vengono raccolti dai loro padroni con gli strumenti preposti e previsti dalle normative comunali di riferimento (che prevedono, peraltro, una sanzione a chi non ottempera a tale dovere civico).
A questo punto chi legge potrebbe pensare che siamo tutti bravi con le parole... ma i fatti?
Beh personalmente, nel mio piccolo ho tentato di dare un personale contributo: una decina di anni fa, innamorata com'ero del centro storico di Galatina, acquistai un piccolo localino a pochi passi dall'arco di Porta Luce e lo ristrutturai, internamente ed esternamente, completamente a mie spese. Da allora pago diligentemente la TARI, l'IMU e, da tempi più recenti la TASI, anche se in realtà spesso le bottiglie di birra e le cicche lasciate sulla soglia del mio localino le tolgo io, per non parlare del percorso ad ostacoli da affrontare tra i "ricordini"  lasciati da certi proprietari di cagnolini di cui ho già parlato che, evidentemente, reputano il centro storico una grande toilette a cielo aperto.
E a questo punto la domanda nasce spontanea: ma dove sono coloro i quali dovrebbero non solo riqualificare e coccolare tanta bellezza, ma almeno controllare che il degrado non deturpi irrimediabilmente la nostra stupenda cittadina facendo fuggire a gambe levate (sperando che non si sloghino le caviglie, se no ci tocca pure pagar loro i danni!) i turisti?

Carla Casolari

mercoledì 24 febbraio 2016

Tremiti: ma che me ne frega a me!

Il bello del progresso, della tecnologia, dello sviluppo delle conoscenze in possesso dell’uomo è che si possono pensare e realizzare cose prima inimmaginabili. E si prova anche una certa soddisfazione nel vivere appieno questo stato di superiorità: non fosse altro che si può ben rimarcare quanto sottosviluppati, trogloditi, pressappochisti fossero quegli stolti dei nostri antenati. 
Ma lo sapete che c’è stata gente che camminava a piedi per spostarsi, specialmente nel territorio urbano? La vostra immaginazione riesce a ipotizzare una razza umana che convive con il proprio habitat naturale senza deturparlo per fini di lucro? Ai vostri figli raccontereste mai che si è vissuti senza l’ansia di dover bere per forza petrolio in ogni attività che si realizza? So che tutto questo rappresenta per noi, umani civilizzati e proiettati verso il futuro, un incubo che può turbare le nostre memorabili vite progressiste ma bisogna pur sempre guardare in faccia alla realtà per riconoscere che le insidie, i trabocchetti per farci ritornare nel primitivo passato sono tanti e ci circondano in ogni dove.
Un esempio lampante è la questione afferente alla tematica delle ispezioni per trovare potenziali giacimenti petroliferi nel territorio della nostra Regione, ed in particolar modo l’area includente le Isole Tremiti. Come sempre accade in Italia, la questione ha visto confrontarsi due schieramenti opposti: quello, irreprensibile, del nostro Ministro del nostro Super Governo del Fare che, autorizzando la possibilità di ispezionare le aree di mare in  prossimità delle Isole per valutare la prospezione geofisica del territorio senza alcuna perforazione ma con il caritatevole strumento dell’airgun, vuole e pretende il futuro; e quell’altro di qualche ambientalista polemico e retrogrado che, invece, non soffermandosi sulle parole rassicuranti e piene di amore del nostro Ministro, vorrebbe vederci chiaro perché intravede un concreto rischio attuale e futuro per il nostro ecosistema. Ora, sinceramente, ma chi ha ragione secondo voi? I buoni, cioè gli ottimisti, i progressisti, coloro che vogliono solo il futuro e  che hanno amorevolmente permesso a un società petrolifera (notoriamente rientrante nel novero delle società che tutelano e rispettano l’ambiente) di usare il già citato airgun, ovvero un sistema ad aria compressa in grado di generare onde sismiche che individuano possibili giacimenti, per un’area di 373 chilometri quadrati lungo la costa tra Vasto, Termoli e le Tremiti per soli 5,16 euro all’anno per km quadrato; oppure quegli altri, che hanno paura che in questo modo si altererebbero i già pur precari equilibri dei fondali marini alterando i vari habitat naturali con impatti devastanti per tutto il territorio?
Suvvia!!! Ma a chi è mai importato come vivono quei pesci a largo delle Isole Tremiti. E soprattutto: a chi è mai importato delle Isole Tremiti! Queste attività rischieranno di distruggere un paesaggio incontaminato che ha costituito l’unica fonte di ricchezza per un territorio difficile e dimenticato da tutti? I turisti potrebbero non gradire più quella meta perché potrebbe subire alterazioni irrimediabili? Ma chi se ne frega!! Vuoi mettere il petrolio? Ma quanto deve essere figo dissetare i nostri macchinoni con petrolio autoctono! 
Purtroppo la società petrolifera che era stata autorizzata ad operare in tal senso ha dovuto rinunciare per le difficili congiunture economiche che stanno interessando il petrolio e la sua commercializzazione. Ma è solo un piccolo intoppo. Nessuno può impedire al governo di trovare un’altra società pronta a garantirci un futuro radioso e ricco di olio minerale!
Pertanto, amici miei, opponetevi a questi noiosissimi tentativi di lasciare che la nostra regione viva nell’oscurantismo della tutela dell’ambiente e sposate la via del progresso. Non lasciate che la tristezza vinca sull’ottimismo, che la sfiga vinca sulla fortuna, che il passato trionfi sul futuro! Celebriamo la grandezza delle ispezioni geofisiche finalizzate alla ricerca del petrolio, aspettiamo una nuova società che le metta in pratica e fottiamocene allegramente del territorio garganico.
Evviva il petrolio!!!

(Il tono dell’articolo è volutamente sarcastico ma è l’unico modo che ho ritenuto possibile per sottolineare le assurdità di certe scelte politiche. E per esporre il mio modestissimo punto di vista)