Continua il dibattito sul testamento biologico sul nostro blog. Ad intervenire è Edoardo Mauro.
"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude"
“Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche […] Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.” Dopo più di dieci anni da questa lettera di Piergiorgio Welby indirizzata al presidente Giorgio Napolitano e dopo i casi mediaticamente impattanti sulle nostre quotidianità di Eluana Englaro e Dj Fabo, la discussione culturale, sociale e politica sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico ha trovato come riposta il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva al Senato, con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, la legge sul biotestamento (legge 22 dicembre n.219 entrata ufficialmente in vigore il 31 gennaio 2018).
Sono cresciuto secondo educazione cattolica e con coscienza ho accettato, nel corso degli anni, i precetti e la parola di Dio. Allo stesso tempo coltivo uno spirito liberale, sono uno strenuo sostenitore della pluralità intellettuale e della capacità che in ognuno di noi autodeterminarsi per rendere la vita un posto meraviglioso in cui sentirsi e sentire.
Da questo connubio in cui oggi mi trovo, affronto il tema dell’eutanasia e del biotestamento con grande travaglio interiore e grande paura. Come posso augurare il buio della morte, io che ho accettato la Parola di Luce? Come posso accettare imposizioni terapeutiche, io che difendo l’inviolabile libertà della vita?
Il bivio in cui mi trovo è drammatico e la paura di esprimersi è forte. Inoltre, non mi sento di giudicare delle situazioni in cui, per fortuna o grazie a Dio, non mi sono mai trovato. Scegliere nell'unica scelta senza ritorno, pieni di incertezze e paure e nella consapevolezza di solcare mari e dinamiche molto più grandi di noi. Invidio anche io, come il mio amico Gabriele, “coloro che sono convinti che “i tubi vadano staccati” come invidio chi difende il bene vita fino all'ultimo naturale anelito.”
Io, però, posso avere dubbi. Lo Stato no. Uno Stato democratico, di diritto e libero deve consentire ad ogni individuo di tutelare e affermare la propria dignità all'interno delle proprie istituzioni. Uno Stato deve anteporre ad ogni qualsiasi elucubrazione intellettuale, politica e culturale la possibilità di sentirsi liberi all'interno del proprio corpo.
Ma sono contrario alla mercificazione politica che è stata fatta su questo tema. L’approvazione della legge in fretta e furia a fine legislatura, le numerose perplessità sorte in seno ad un testo di legge non impeccabile (molti dubbi in merito ai medici obiettori e alla presunta discriminazione dei minori e degli incapaci di intendere e volere) mi porta pensare che questa legge sia stata voluta anche se non pienamente ponderata ed analizzata. Una legge con funzione elettorale, anche se poi rivelata inutile ai fini delle politiche del 4 Marzo visto il risultato del Pd.
Si trattava di un’occasione per rendere questo Paese più civile ed eticamente all'avanguardia e per questo sarebbe stato bello vedere l’esigenza politica a disposizione di quella degli altri. Andrà meglio la prossima volta.
Edoardo Mauro
L'intervento di Cristina Dettù sul testamento biologico
L'intervento di Gabriele Giaccari sul testamento biologico
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giovedì 26 aprile 2018
martedì 7 marzo 2017
di vita e di morte, di rispetto e di dj fabo
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| dj fabo |
Ma il rispetto lo si può garantire solo a parità di condizioni. Ed in questo momento alcuni sono più rispettati di altri.
Non mi permetto di entrare nel merito di scelte così delicate perché immagino quanto possa essere dolorosa e consumante la scelta tra l’eutanasia o la vita, tra il continuare una vita costellata da atroci sofferenze fisiche e morali oppure il porre fine a tutto, cercando così un seppur minimo sollievo. Deve essere un dissidio angosciante perché, anche se è vero che vivere in uno stato vegetativo rappresenta l’incubo di tutti, non deve essere comunque facile decidere di morire. Infatti, per quanto si possa credere ad una esistenza dopo la morte, l’unica cosa certa è che questa è l’unica chance effettiva di vita che ci viene garantita, bella o brutta che sia. Ed una volta finita, non c’è modo di ricominciare.
Mi piacerebbe soltanto che, nel 2017, in uno stato di diritto, moderno, evoluto e proiettato verso il futuro, si riconosca il diritto alla “buona morte” a chiunque ne voglia far ricorso. Rappresenterebbe un traguardo di civiltà che aggiungerebbe qualcosa senza togliere a nessuno. Infatti chi è per la sacralità della vita continuerà ad essere rispettato. Così come la propria decisione di tutelare, amare ed onorare la vita fino all’ultimo istante continuerà ad essere ampiamente tutelata.
Al contrario, chi ora è costretto ad emigrare per poter trovare l’eterno sollievo, chi conduce (con invidiabile coraggio) delle agguerrite battaglie di diritti dal proprio letto-gabbia non ha ancora alcun diritto di scelta circa la propria vita. Infatti, la decisione di scegliere per la “dolce morte”, altrettanto sofferta e difficile come quella di chi vuole continuare a combattere la battaglia della vita fino all’ultimo, non merita ancora rispetto né considerazione. È come se fosse considerata sbagliata, peccaminosa, irriguardosa e, quindi, non meritevole di tutela.
Eppure nel riconoscere un diritto in più non c’è niente di sbagliato. Perché si offrono più opportunità di scelta senza limitarne altre. Perché si compie un piccolo passo verso il progresso, mantenendo comunque intatte le certezze del passato. Perché consentire la libertà di scelta è il più grande dono che si possa fare ad un uomo.
Gabriele Giaccari
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