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venerdì 7 luglio 2017

All'ottavo giorno, Marcello creò il segretario. E fu sera e fu mattina.

Avevo una domanda da pormi e da porvi: abbiamo aspettato all’incirca dieci anni prima di poter constatare che il sistema amministrativo potesse contenere qualche difetto di troppo, di conseguenza, perché dopo soli otto giorni di lavoro vengono sollevati polveroni utili solo a riempire le bocche vuote?
È chiaro che i riflettori sulla nuova amministrazione siano tutti accesi, non c’erano dubbi su questo aspetto, dopo la campagna elettorale appena trascorsa. E’ altresì evidente però che molti detrattori sono pronti a colpire, cospargendo la Piazza di dicerie ed inesattezze.
Dai fuochi d’artificio al fatto del giorno, quello della nomina di una presunta scorta, che in realtà va a rivestire tutt’altra funzione. Nel gergo italiano, questa figura prende il nome di “segretario”, ossia colui che organizza la giornata lavorativa del sindaco, non un semplice accompagnatore durante le uscite ufficiali e non.
Non intendo soffermarmi sulla vicenda, verrà trattata nel momento opportuno. Tengo piuttosto a precisare che il lavoro della nuova amministrazione non si svolge sui social network, ma sul territorio, per cui le inesattezze fuoriuscite in questi giorni non ci riguardano.
Siamo certi che il nuovo Sindaco stia preparando al meglio la squadra amministrativa. Da quel fatidico 26 giugno, giorno della sua proclamazione, si è completamente immerso nel lavoro di ristrutturazione della Città, rispettando quella che è stata la promessa fatta in campagna elettorale.
Oggi, la voce degli sconfitti riecheggia dietro un computer o uno smartphone. Quando si è sconfitti, forse inaspettatamente sconfitti, si fa di tutto per destabilizzare la nuova squadra di governo e spargere la Piazza di veleno e sciocchezze. 
Come è accaduto nelle prime ore post voto, quando lo sconcertamento regnava nelle vostre menti, vi invitiamo a usare un tono critico solo nel momento in cui ci saranno delle tematiche che richiedano un dibattito reale. Non sprecate il fiato in questi giorni, abbiamo cinque lunghi anni (e non solo) davanti ai nostri occhi. 
D’altronde abbiamo aspettato oltre dieci anni per comprendere la reale situazione della Città. Son passati solo pochi giorni. Sollevare delle polemiche inutili e sterili consolerà la vostra sconfitta?
Alessio Prastano

giovedì 22 giugno 2017

la differenza tra noi e loro sta anche nei dettagli



Santini, volantini, facsimili. Ma quanta carta avete riciclato in questo mese di campagna elettorale?
Fortunatamente, secondo il parere di molti, siamo al rush finale. Domenica, sarete chiamati a decidere tra noi e loro, tra chi dice di fare squadra e chi non ha bisogno di sottolineare questo aspetto del tutto normale.

Non intendo parlare di contenuti, di programmi. Piuttosto, voglio soffermarmi su un particolare che a qualcuno di voi sarà sfuggito. Prendete il facsimile dell’una e dell’altra parte che avete ricevuto nelle vostre case: non notate nulla di differente?
Partiamo dal nostro: sul fronte del volantino, troverete i dieci volti che comporranno il prossimo consiglio comunale; dieci nomi che rappresentano un’idea, un progetto lungimirante; dieci facce che vengono racchiuse in una sola parola: rinnovamento. Al centro, noterete l’immagine del nostro candidato sindaco: non un capo, ma una sintesi di tutto il consiglio comunale.
Marcello Amante per noi è il leader di questo splendido gruppo: non intendiamo metterci a sua disposizione, ma vogliamo essere al suo fianco e contribuire al cambiamento dell’immagine galatinese.
Non abbiamo bisogno di proclami, ma vogliamo dimostrare la nostra freschezza, che equivale a competenza e serietà. Siamo certi di essere all’altezza del compito che ci spetta, qualora domenica doveste darci la vostra fiducia.

Analizziamo l’altra parte della barricata, ovvero coloro scelgono di non pubblicare la possibile maggioranza, ma optano di mettere il faccione del loro candidato sindaco. Sarebbe il caso di soffermarsi su questo dettaglio, forse banale, ma quanto mai significativo. Nei suoi post sui social, nelle sue dichiarazioni, Giampiero De Pascalis sente l’estremo bisogno di dichiarare: “Noi facciamo squadra”. Sente la necessità di ripetere questo concetto, magari per convincersi di un qualcosa che non può avere. L’esempio lampante? Il suo facsimile. Lui decide di nascondere i suoi consiglieri, forse per la sola vergogna di mostrare al popolo galatinese volti vecchi, che ieri gettavano fango ed ingiurie inaccettabili l’uno sull’altra, ed oggi si applaudono a vicenda. Sono le stesse persone che hanno contribuito al disfacimento e al degrado di Galatina. Quei dieci volti, che potrebbero rappresentare la maggioranza di De Pascalis in consiglio comunale, sono dei cani sciolti, pronti a tradire il proprio capo non appena se ne presenta l’occasione.
Il buon Giampiero è una persona sola al comando. Un uomo con dei sudditi a sua disposizione. Un uomo che non ha la giusta credibilità per governare questa Città, soprattutto se al primo turno ottiene meno voti delle sue liste.

La differenza tra noi e loro sta anche negli aspetti più banali, nella scelta della comunicazione.
La differenza tra noi e loro sta nell’essere squadra concretamente e non solo a parole.

Se volete, se vogliamo Andare Oltre insieme, non è possibile trascurare i dettagli. 

domenica 4 giugno 2017

non aspettatevi Godot

“Che squillino le trombe, signori spettatori. Che inizi la commedia. Che parlino gli attori.” Che raccontino le vicende reali della tanto e da tutti, or ora, amata città del Santo Pietro. Che parlino alla gente a mo’ di acqua da sorgente, tanto i castelli di sabbia una scia di mare subito fa crollare. Che narrino, gli attori, e non altri, il proprio orizzonte.
Il sipario sta per chiudersi e di attori, su quel palco, son passati ma pochi hanno dimostrato dignità e libertà d’azione. Le maschere hanno dominato perché c’è chi crede ancora che la gente li possa credere ancora. Cambi repentini di abiti da scena pur di non respirare l’aria chiusa delle quinte tenebrose. Urla inutili e schiamazzi personali, oltremodo esagerati, per parlare di ciò che si ama. Eppure l’amore va sussurrato, raccontato, spiegato, capito, aiutato. L’amore per la propria città va elegantemente rispettato.
Così, all’improvviso, appare il deus ex machina a tentare di salvare la commedia ormai divenuta tragica e irrecuperabile, per risolvere una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita. La divinità di turno che la propria fama introduce su quel palco e che, di fatto, finisce col mettere il cappello sugli attori presenti in scena. Perché quando la trama scarseggia e gli attori dimenticano il copione, non resta che chiedere aiuto a dio. Poi, però, quell’aiuto va restituito. Sempre e comunque. E sempre che di aiuto si sia trattato.
Salire sul palcoscenico della propria città richiede una consapevolezza naturale di saper parlare al proprio pubblico, senza artefici e citazioni, senza paure ma con la giusta emozione e commozione. Salire sul palcoscenico della propria città è mettersi a nudo. Il parlamentare di turno o il personaggio politico “di spessore” che arriva calpestando il tappeto rosso, senza conoscere minimante l’ordita trama di Galatina, se non citata e stilizzata in poche parole… spiegassero a voi spettatori il senso di quell’entrata sul palco! Il furore del colpo di scena inaspettato che si tinge di stupore ma priva di senso tutto il resto.
Galatina ha accolto, come solo Lei sa fare, i “personaggetti” che invitavano e incitavano al voto per questa città. E neppure fosse la più squallida donnaccia di sempre, come al solito Galatina viene usata e abbandonata. Quando capiremo che lo spettacolo della campagna elettorale è solo Galatina e le sue frazioni. Quando capiremo che il clamore per l’ospitata fa solo squillare le trombe senza suonare alcuna sinfonia. Quando capiremo che è certo cosa buona confrontarsi con gli altri ma mai piegarsi. Solo il racconto di un’esperienza concreta di politica vera e attiva e solo l’esempio di ciò che in altre realtà si è già fatto e che si continuerà a fare, solo questo può essere il motivo per cui Galatina possa lasciare il palcoscenico ad altri attori. Perché da quei monologhi si può imparare. Il resto, parole. Perché da quei monologhi si rimane liberi. Il resto, burattini da scena.  
Cristina Dettu'

venerdì 26 maggio 2017

noi galatinesi


Noi galatinesi spesso appariamo ambigui, egocentrici, ci sentiamo al centro dell’attenzione pensando che ciò che accade intorno sia sempre in qualche modo collegato a noi. Ecco, Galatina è la patria dell’individualismo inizialmente celato dietro il “tutti per uno”. Il problema si complica più avanti se insinua anche la bramosia del ritorno personale, che prende il sopravvento sulle buone intenzioni che ci spingono a fare qualcosa. Al di fuori dei confini cittadini ci sono attribuite caratteristiche (probabilmente veritiere) che portano i "piani alti" a sentirsi legittimati a decidere le sorti di questo paese, convinti del fatto che non siamo in grado di lavorare l’uno per l’altro, che non siamo in grado di gestire autonomamente casa nostra. Penso e ripenso a questa cosa da un po’ e l’unico sentimento che suscita in me è rabbia, ma non quella rabbia fine a se stessa, piuttosto quella rabbia che spinge a far di tutto perché la situazione cambi e viri per il meglio. Capisco che credere al cambiamento possa risultare difficile in un Paese in cui l'immobilismo regna sovrano, ma oramai non vedo altre soluzioni all'orizzonte, ritengo che non ci siano più alternative al rinnovamento. “Chi può amare ciò che è nostro più di noi stessi?” Domanda per niente retorica, visti gli scenari a cui assistiamo ormai da troppo tempo. Senza mezzi termini, credo che quella rappresentata dal Polo Civico sia una possibilità che Galatina non può lasciarsi scappare, da non scartare a prescindere per l’irremovibilità dei propri pregiudizi. Se ancora non fosse chiaro, è l’orgoglio di abitare in una città come questa, dannata probabilmente, ma anche e soprattutto dannatamente bella, che mi ha permesso di fare un passo avanti. Un passo avanti verso la comunità, insieme a persone, amici, con la convinzione che mai e poi mai tradiremo Galatina a favore d’interessi vari ed eventuali.
Piergiorgio Di Gesù

lunedì 9 gennaio 2017

comunicati fantastici e dove trovarli

Comunicati fantastici e dove trovarli. Potrebbe essere il sequel perfetto del celebre film che ha sbancato all’interno di molte sale cinematografiche italiane.

L’eccezionale nevicata che ha colpito Galatina e l’intero Salento per tre giorni di seguito ha costretto parte della popolazione a restare in casa, onde evitare conseguenze dovute al ghiaccio formatosi sul manto stradale. Altri invece hanno preferito dotarsi di scarponi e guanti per passare alcune ore di divertimento, a suon di palle di neve e pupazzi artistici, ben coperti con sciarpe e cappelli. Dopo l’emergenza, emergono comunicati stampa che hanno l’intento di proclamare la calamità naturale. È chiaro che le nostre zone non sono dotate di un piano anti gelo che possa migliorare la situazione in pochi istanti, ma la parola calamità è da proclamare nel caso avvengano catastrofi ben più gravi, come succede per i terremoti o gli tsunami, eventi con i quali, fortunatamente, non abbiamo nulla a che fare.

Un buon candidato sindaco non si nota dalla marea di comunicati che fa pervenire agli organi di stampa locali, ma dalla sua azione concreta per contribuire al miglioramento di una situazione critica, oppure, e questo sarebbe talvolta il gesto più apprezzato, dal suo silenzio.

Sarebbe più lecito emanare una dichiarazione in cui si ringraziano espressamente le Forze dell’Ordine ed i volontari della Protezione Civile di Galatina i quali, con il loro contributo, hanno liberato le strade dal ghiaccio e dalla neve giorno e notte, hanno soccorso numerosi anziani, oltre che a mantenere attivo il numero di emergenza 24 ore su 24. Sono queste le parole che vogliamo ascoltare.

La Città di Galatina, non avendo una minima risorsa economica, non è dotata di materiale in grado di allontanare un’emergenza di questo tipo: detto ciò, proclamare lo stato di calamità naturale sarebbe a dir poco ridicolo ed irrispettoso nei confronti di quelle popolazioni, che con l’emergenza sono costretti a viverci quotidianamente.

Tornate a fare le foto prima che la neve si sciolga, ma mi raccomando, non c’è bisogno di perdere delle ore comunicandolo al mondo intero.

ps: il tutto ovviamente al netto dei danni provocati all'agricoltura che vanno comunque valutati in altra sede.

Alessio Prastano