Visualizzazione post con etichetta valorizzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valorizzazione. Mostra tutti i post

lunedì 25 settembre 2017

sulla via di una nuova legge elettorale

Se negli ultimi tempi i sistemi elettorali hanno toccato punti elevati di tecnicismo come se il singolo elettore fosse una macchina priva di qualsiasi pensiero, è dovere ora come mai di riscoprire e porre prepotentemente in primo piano i principi fondamentali che sono alla base dello Stato di diritto, primo tra tutti il diritto al voto. Risulta così necessario intervenire sia sul versante sostanziale, dotando gli elettori del necessario patrimonio di conoscenze tecniche e politiche, sia su quello procedurale, per non arrivare a produrre una sostanziale prefigurazione dei risultati declassando in tal modo il peso del voto di ogni singolo elettore. Ad una situazione di stallo e difficoltà del sistema elettorale dovrebbe corrispondere un’azione rapida, decisa e concorde dei rappresentanti dei cittadini in direzione di una riforma della legge elettorale. Di fatto, invece, nel nostro Paese la “rivoluzione” non parte dalle aule del Parlamento,ma tutto ha inizio con un intervento giurisdizionale, la storica sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale, con cui si mette un punto definitivo sull’illegittimità della legge elettorale n. 270 del 2005, il cd. "Porcellum". Tra l’altro, la Consulta, come una guida materna e responsabile, mette in risalto gli errori della legge elettorale sui quali non ricadere, lasciando legittimamente all’organo competente l’azione legislativa. Non può comunque non lasciarci indifferenti l’inerzia del Parlamento di fronte al dovere di stabilire le “regole del gioco” che consentono la sua stessa formazione: mancano valori, principi, senso di responsabilità che possano attribuire in maniera effettiva il titolo di “onorevole”, “degno di onore”, a chi occupa quei seggi in Parlamento. Sono solo rappresentanti di partito, legati alla sedia, al potere, al denaro; si ritrovano in un sistema dove ormai un ideale vale niente di fronte ad un assiduo e continuo sostegno al leader politico di riferimento, senza possibilità alcuna di replica né tantomeno di tentativo di esposizione di un pensiero diverso da ciò che proviene dall’alto. Il rischio che si corre è sempre lo stesso: l’ “esilio”politico.
L’attuale sistema elettorale, come quelli precedenti, priva ciascun elettore della possibilità di esprimere la propria preferenza su un candidato piuttosto che un altro, attribuendo tale potere esclusivamente ai singoli partiti. Sarà, infatti, l’oligarchia del partito a decidere, sulla base di criteri anonimi, i nomi da indicare in un’apposita lista e che andranno a sedere in Parlamento in base ai voti raggiunti nella tornata elettorale. Ergo, l’unico modo, o forse quello più facile e diretto, per varcare la soglia del Parlamento è non inimicarsi il leader del partito di riferimento, acconsentendo sempre alle sue parole e ai suoi progetti. Non esiste una legge elettorale errata, né una perfetta in tutti i suoi elementi. Si tratta di un delicato e bilanciato gioco di meccanismi da incastrare nel contesto storico – politico – istituzionale e culturale di un Paese, che cambia sicuramente nel corso degli anni. E’ questo l’incipit di un corretto procedimento di formazione della legge elettorale: si analizza la struttura portante della società, sono individuati esigenze e principi fondanti, si adottano sistemi più conformi possibili.
Lo studio tecnico e la ricerca di possibili soluzioni sono lunghi e dispendiosi, ma è fondamentale continuare a credere nel valore giuridico e nel peso morale dei diritti fondamentali. E in tal caso, il mio diritto al voto non merita alcuna forma di indifferenza.

Il sistema elettorale nel ventennio del tentato bipolarismo. Prima e dopo la sentenza n. 1/14 della Corte costituzionale.

Cristina Dettu'

martedì 27 giugno 2017

sogni che si realizzano, idee da concretizzare


Ho impiegato circa ventiquattro ore prima di scrivere queste righe. Mi ci è voluto un giorno intero per riuscire a capire ciò che è stato, ma soprattutto ciò che sarà.
Abbiamo vinto le elezioni, Galatina ha risposto al nostro appello, ha saputo cambiare marcia e spazzare con una matita vent’anni di mala politica, lasciando spazio a chi ha sete di cambiamento, a quelle ragazze e ragazzi che desiderano far ripartire la macchina amministrativa.
Probabilmente, non sono ancora pienamente cosciente di ciò che abbiamo fatto in questi due mesi di campagna elettorale: siamo partiti che: “Non arrivate nemmeno al ballottaggio”, invece siamo riusciti ad ottenere il 52% dei consensi. Il popolo galatinese ha capito che politica è occuparsi delle problematiche della Città e non dare un posto di lavoro al parente o all’amico; fare politica è passione e rinnovamento, non è il voto in cambio dei soldi; fare politica è guardare negli occhi i propri concittadini e saper dire le cose.
Galatina non ha deluso: ha scelto il coraggio dei volti nuovi, delle loro idee e della forza che metteranno per realizzarle.
Galatina ha scelto gli occhi di Serena, Elena, Giulia e Giorgia, diventati pieni di lacrime gioiose, dopo aver capito che l’obiettivo era stato raggiunto.
Galatina ha scelto la tenacia di Pierantonio, Cristina, Diego, Marcella, Danilo, Raimondo, Marilena, Albano, Francesco e Alberto, i nostri consiglieri comunali che porteranno all’interno del Palazzo il giusto rinnovamento di una classe dirigente, rimasta immobilitata per troppi, lunghi anni.
Galatina ha scelto il suo Sindaco: Marcello Amante, sintesi perfetta di un Polo Civico trasformatosi col tempo in una famiglia allargata, in cui ognuno ha saputo apportare la sua personalità, la sua idea di Città, e la voglia di dare discontinuità rispetto al passato.
Il voto ha deciso che questo gruppo dovrà governare il Paese per i prossimi cinque anni. Ma vincere non può e non deve bastare: vogliamo risollevare le sorti economiche della Città, darle il giusto merito. Vogliamo che i galatinesi si sentano orgogliosi della propria Terra. Vogliamo l’apporto di tutti, perché ogni singolo cittadino avrà un’esigenza da manifestare; ogni singolo cittadino potrà avere un’idea innovativa da proporre alla nuova amministrazione. Nessuno dovrà restare indietro, né escluso dal nuovo governo galatinese.
Si, forse ho veramente capito cosa siamo riusciti a fare. Adesso, è giunto il momento di mettersi al lavoro: c’è una nuova alba che attende Galatina.
Alessio Prastano

mercoledì 7 giugno 2017

una bella donna decaduta

Sono Simona. Ho deciso di vivere a Galatina. Molti a causa della crisi perenne hanno scelto di andare al nord o emigrare all'estero. Io non l'ho fatto. Non perché manchi di coraggio, ma perché sono convinta che questa città ha delle potenzialità. Una di queste è l’appetibilità del nostro piccolo centro verso chi vuole scoprire la nostra terra: Galatina può vivere di qualunque forma di turismo, sia esso religioso, culturale, architettonico, enogastronomico e sostenibile. Di conseguenza, questo aspetto non farebbe altro che da volano per l’intera economia cittadina, risollevando il commercio e l’artigianato locale. La nostra città può far parte di un Salento che sopravvive solo se pensa ad un mercato di nicchia.
Detto ciò, ho capito chi può risollevare le sorti di questa città. E ho individuato quel gruppo che ha accolto nella sua missione queste richieste d’aiuto. Chi può davvero dare una mano a Galatina, beh quelli siamo noi di Andare Oltre, nati tra ragazzi pieni di energia a cui affidare la bolgia del cambiamento. Noi che abbiamo detto no al dispotismo e alle minacce, al fare clientelare di molti politici, alla classe imprenditoriale ferma. Questo spirito indomabile, senza peli sulla lingua e privo di freni che possano ridurre i bollori di un’incazzata, non può che riportarmi alla mente le parole di Andrea Ascalone, uno dei pochi che ha raccontato senza problemi e remora alcuna questa “bella donna decaduta”, la stessa che oggi osserviamo con malinconia mentre ci guardiamo attorno.
Abbiamo bisogno solo di concetti ed energie nuove. Via il vecchio modo di fare politica.
Simona Ingrosso

lunedì 20 febbraio 2017

quando vieni a Collemeto piangi due volte...

Prima di arrivare a quel punto di non ritorno, prima di alzare le spalle e arrendermi al flusso poco naturale e corrotto delle vicende civiche e burocratiche, continuo a credere nel buon senso e nella volontà delle persone, di chi vive la città, di chi respira quell’aria che sarà sempre aria di casa.
Come tutte queste persone, mi guardo attorno e conosco bene le bellezze e le criticità del mio paese, piccolo ma colmo di risorse.
Così, parte da lontano la lamentela per l’assenza di un Postamat che riesca a garantire un fondamentale servizio alla comunità, ai numerosi turisti presenti nel periodo estivo e a tutte quelle persone che dai paesi limitrofi raggiungono Collemeto per usufruire dell’ottimo servizio offerto dall’Ufficio Poste Italiane e dai suoi operatori.
Ancora. Preme conoscere e, se necessario, intervenire immediatamente sull’edilizia scolastica, centro nevralgico del paese e che accompagna le generazioni sino all’età adolescenziale: un percorso di crescita fondamentale per i nostri bambini e ragazzi che deve svolgersi nella massima sicurezza per loro, per gli insegnanti e per chi lavora ogni giorno in quelle strutture.
Uno sguardo molto attento è doveroso rivolgere al di sotto dei nostri piedi. Condutture per l’acqua rivestite d’amianto e risalenti ad epoche lontane con perdite ripetute e costanti: possibile che non si possa fare nulla? Possibile che a nessuno interessi bere, mangiare o lavarsi con acqua pulita? Si tratta di una questione vitale da risolvere al più presto.
Alzi la mano, ora, chi non ha mai sentito dire “entri a Collemeto ed entri in un bunker!”: nessuna rete che funzioni al meglio in tutte le zone del paese. Viviamo nell’era di internet alla velocità immediata e noi che…noi che sappiamo aspettare…
Poi, vedo gente che raggiunge Collemeto per fare rifornimento di metano, vedo file di automobili, d’estate, che attendono il proprio turno alla stazione di servizio. Collemeto, però, non ha il metano: cioè, esiste la possibilità di fare il pieno alla Multipla di turno, ma non mi chiedete di cucinare degli spaghetti al sugo con l’alimentazione a metano…io, anzi noi, cuciniamo solo con bombole a gas!
A chi non crede che in questo piccolo paese si possa anche assistere a forme ibride di laghi, basta venire nelle giornate uggiose, recarsi presso l’uscita del paese - direzione Santa Barbara - e lo spettacolo è servito: una pozzanghera dal diametro tendente all’infinito che, nonostante un recente intervento, di fatto continua a ripresentarsi ogni qualvolta la pioggia scende, anche solo per poco tempo. E’ chiedere troppo fare un sopralluogo con un ingegnere per trovare una soluzione? Incaricare un geologo affinché possa studiare la struttura del sottosuolo in quel preciso luogo e capire la meta ultima di tutta quell’acqua piovana?
Sempre lì nei paraggi, un altro spettacolo di cemento incalza prepotentemente: il nostro amato ponte. Se “l’erba del vicino è sempre migliore”…in molte città italiane migliaia di writers hanno messo a disposizione la loro arte per riqualificare le pareti della periferia, rendendole piene di colori e, quindi, magnifiche. Un’idea concreta sarebbe proprio questa: invitare alcuni writers e con loro collaborare ad un progetto o all’indizione di un concorso volto a rendere decorose le pareti del ponte attraversato dalla SS 101, magari coinvolgendo le scuole secondarie di Galatina e di tutta la provincia.
A proposito di strade, non posso non soffermarmi sulla provinciale Copertino – Galatina, una strada molto trafficata, nervo centrale di collegamento, percorsa dai Collemetesi ogni giorno e molte volte al giorno, scenario drammatico di incidenti stradali. Una strada provinciale priva di sicurezza, stretta, buia, senza illuminazione e monca di alcun tipo di segnalazione, soprattutto ai vari imbocchi per e da Collemeto. Di certo, sappiamo bene che trattasi di una materia di competenza della Provincia. Capita che AndareOltre, di recente, vede una sua forza all’interno del Consiglio Provinciale, guidato dal Presidente Gabellone: il neretino Antonio Tondo, con il quale potremmo svolgere gli adeguati sopralluogo lungo il tratto di strada in questione e lui stesso, sono certa, sarà il primo a prendere a cuore questa importante criticità e a portarla sul tavolo del Consiglio Provinciale.
Ritorniamo per le vie di Collemeto: come pretendere di rifare un manto stradale disastrato quando potrebbe esserci la possibilità di trasformare in realtà ogni singola idea sopra citate. Di certo, solo percorrendo le strade del paese ci si rende conto della drammaticità del manto stradale: noi, certo, ormai siamo degli esperti, conosciamo ogni singola buca anche quando sono colme d’acqua. Evitarle è diventato un gioco da ragazzi. Pensiamo, però, a chi viene, per caso o per volontà, a Collemeto e incappa in un buca profonda, distrugge vari pezzi della propria auto, intenta causa al Comune per chiedere un risarcimento dei danni….in altre parole, soldi dei cittadini per sostenere non una ma centinaia (se non migliaia) di processi di tal genere. A pensarci bene, quindi, chi ci guadagna non è solo il tipo di Via Padova piuttosto che chi abita in Via Fiume. Ebbene, prima è necessario capire quanti e quali lavori si possono svolgere al di sotto della superficie e poi, ad opere ultimate, procedere al rifacimento del manto stradale.
Essere orgogliosa di Collemeto è semplice: basta guardare il lavoro di unione dei genitori nelle scuole, la voglia di partecipare ed emozionare con la danza, il canto e il teatro di tutte quelle associazioni che, nonostante i tempi duri, credono ancora nella bellezza dell’arte; basta ascoltare i racconti di ciò che una volta si faceva per le strade del paese e che ora non si fa più. Perché, parafrasando Siani, quando vieni a Collemeto, piangi due volte: la prima perché dici “dove mi trovo?”, la seconda perché non vuoi più andare via. Per me è fondamentale puntare sulla cultura, sull’arte, sulla storia: rappresentano l’identità del paese, il sangue che scorre nelle sue vene, stimoli, passioni, bellezza pura. Sogno una villa piena di urla di bambini, che giocano, si rincorrono, sotto il vigile sguardo di una mamma attenta mentre il papà prende il caffè al bar e sulle panchine i ragazzini degli “anni delle immense compagnie”. Questo è il mio sogno, ma so anche che è il vostro.
Ahimè, la realtà parla chiaro: la crisi economica e il dissesto finanziario che ha colpito il Comune di Galatina è importante e non si può non sottovalutare. Al tempo stesso, però, credo che i miei nonni non sono nati in un’epoca florida, eppure hanno costruito quel paese di cui sento ancora raccontare e che è il protagonista dei miei sogni.

Cristina Dettù