mercoledì 23 settembre 2020

Da Bari a Galatina. Analisi delle Elezioni Regionali Pugliesi 2020.


Chi alla fine l’ha spuntata, è stato lui. Michele Emiliano, l’ex magistrato ed ex sindaco di Bari, oggi è per la seconda volta presidente della regione Puglia.

E’ stato già detto più volte, questa campagna elettorale è stata strana, nuova e (speriamo) unica nel suo genere. Non solo per la situazione dettata dall’emergenza sanitaria, ma soprattutto perché queste regionali pugliesi mettevano in scena alcune sottotrame. In primis, il definitivo spostamento di una politica che cambia per una svolta assolutamente pragmatica. Emiliano vince perché è stato polo di convergenza di diverse anime. L’ex sindaco forzista di Bari Di Cagno Abbrescia, Massimo Cassano a Brindisi, Totò Ruggeri a Lecce: queste alcune delle personalità di spicco che dal mondo della destra sono migrate nel “modello emiliano”. L’ex presidente non è andato molto per il sottile, aveva ben chiaro che per vincere era necessario una squadra, già decimata dalla fuoriuscita renziana e dal mancato tandem con i cinque stelle, super competitiva. Ed oggi, a risultato acquisito, appare chiaro che ogni pedina è stata al proprio posto, ogni singolo candidato è stato funzionale al progetto.

Anche Raffale Fitto ha tentato di accaparrarsi menti e voti al di là della barricata (vedi il cambio di casacca di Leo di Gioia e Napoleone Cera in Capitanata) ma il tutto in misura minore rispetto al suo competitor. Perché?


Ed eccoci al secondo aspetto, la seconda traccia che, secondo chi scrive, andrebbe analizzata con attenzione in queste elezioni regionali: l’immagine del candidato presidente.

Su chi fosse per il centrosinistra il candidato presidente, non c’erano dubbi ormai da tempo. Nonostante la formalità delle primarie regionali (peraltro stravinte) Michele Emiliano ha avuto dalla sua il fattore tempo: ha iniziato a muoversi sin da subito, imponendosi nell’intera sinistra regionale. Superata la formalità della leadership, l’ex presidente ha potuto costruire nel tempo il suo personale profilo: Emiliano ha voluto raccontarsi prima come amministratore e poi come politico. Prima Sindaco di Puglia e poi Presidente di Regione. Ed è per questo che il suo più grande sostegno è arrivato in gran parte dall’interno delle amministrazioni comunali. Sindaci, assessori e consiglieri hanno intrapreso campagne elettorali personali, in prima linea in sostegno del presidente uscente. Una scelta che, a quanto pare, ha pagato.

Tutto il contrario, invece, nel centrodestra pugliese. Raffaele Fitto ritorna ad essere il candidato presidente dopo il prolungarsi di non poche polemiche interne. Probabilmente per questo, la sua candidatura nasce già compromessa in grembo. E in ritardo sulla tabella di marcia di una breve campagna elettorale.

Fitto ha cercato di dipingere un’immagine di sé che non gli apparitene, mascherandosi dietro l’ultimo dei suoi partiti, in contraddizione con il suo vissuto e la sua storia. Lui, democristiano di stirpe in sella a Fratelli d’Italia, riesce a strappare la sua candidatura tramite un’imposizione dall’alto. Racconta di voler risanare la sanità pugliese. Giusto e condivisibile. Si dimentica, però, delle non poche responsabilità della sua gestione.

Di Fitto, poi, se ne sapeva ormai poco da queste parti. Lo avevamo lasciato a Roma e poi a Bruxelles. Ed il mancato rapporto diretto con il territorio, ritrovato solo durante la competizione elettorale, è stata sicuramente una della chiavi di lettura della sua sconfitta (è indicativo il fatto che si sia registrato tra i voti al presidente e quelli della coalizione una certa discordanza).

A Lecce le novità assolute sono tre. Alessandro Delli Noci, vice sindaco di Lecce, sbanca e convince il Salento con oltre 17mila preferenze nella lista Con Emiliano. Segue Donato Metallo, enfant prodige di Racale, che con 16.847 preferenze riesce ad ottenere il primato all’interno del Partito Democratico su Loredana Capone e Sergio Blasi. L’ultima novità: si tratta di Paolo Pagliaro, fondatore del Movimento Regione Salento. L’editore di Telerama riesce a concretizzare nelle sue quasi 10mila preferenze il grande radicamento nel leccese del suo movimento. Sarà interessante capire come riuscirà a coinvolgere nel panorama regionale le istanze dell’autonomia salentina.

E a Galatina? Nessuno di candidati in gioco è riuscito a spuntare un pass per il consiglio regionale. In molte circostanze è mancato il gioco di squadra e come spesso è accaduto, i particolarismi prevalgono sulla capacità di fare gruppo. Un film che tante volte abbiamo visto e che ancora oggi ci dimostra l’errore di certe scelte. Chi scrive, rivendica con orgoglio il sostegno ad un progetto portato avanti controcorrente. Per noi del circolo cittadino di Andare Oltre Galtina, la scelta di candidare Sara Musardo nasceva da un’esigenza di confronto all’interno della competizione elettorale nelle vesti di un concreto soggetto politico, una realtà attiva e di mutuo sostegno nei confronti di ogni singola individualità all’interno del nostro gruppo.

Siamo molto contenti dei 712 voti ottenuti. Nonostante l’inesperienza in un contesto come quello elettorale la nostra candidata non ha per nulla sfigurato, dimostrando che i buoni risultati si possono ottenere anche seguendo una via alternativa rispetto alle scelte fatte finora.

Mi piacerebbe che la nostra esperienza, anche se conclusasi con una non-elezione, possa essere da monito per chi in futuro abbia intenzione di rappresentare la nostra città altrove. Ciò che farà la differenza saranno dei progetti tangibili, che vadano a rappresentare e non a dividere. Che vadano oltre le singolarità dei pochi ed alcune ciniche posizioni di gran parte dell’attuale classe politica. Quello che oggi manca al nostro piccolo scenario, è una visione verso il futuro. Restituiamola ricominciando sul serio a fare Politica.

Edoardo Mauro



giovedì 27 agosto 2020

Rassegna stampa \ De Matteis replica ad una lettera pubblicata su Il Sedile

 Il 23 agosto 2020, il giornale online galatinese Il Sedile pubblicava una lettera aperta e firmata (immaginiamo da un nome immaginario) con la quale si "ringraziava" ironicamente Andare Oltre di Galatina per aver dimostrato al mondo che "non esistono più politici con la P maiuscola" e desumeva ciò dal fatto che il nostro circolo avesse scelto di sostenere Michele Emiliano alla carica di presidente della Regione Puglia. A conferma del "tradimento" della storia che il nostro gruppo rappresentava (per chi?), venivano allegati due link alla lettera: un primo link era al curriculum del consigliere comunale di riferimento del gruppo, Pierantonio De Matteis, e un secondo link era invece ad un articolo di diversi anni fa, giorno dell'elezione a presidente provinciale di Azione Giovani di Emanuele Ciarfera con le dichiarazioni dello stesso che tra gli altri ringraziava lo stesso De Matteis, insieme a Pippi Mellone, Francesco Zuccaro, Massimo Fragola e Cristian Filieri a dimostrazione (crediamo) di evidenziare un passato tradito). Qui il post: https://www.ilsedile.it/direttore-posso-ringraziare-pubblicamente-andare-oltre-di-galatina/

Pubblichiamo di seguito la risposta di Pierantonio De Matteis apparsa su Il Sedile il giorno seguente (24 agosto 2020). Fonte: https://www.ilsedile.it/pierantonio-de-matteis-replica-alle-considerazioni-del-sig-renato-su-andare-oltre-galatina/


Gentile direttore,

le scrivo in merito alla lettera del signor Renato Vo. (immagino sia un nome d’arte ma non dubito sulla veridicità della sua identità altrimenti lei non lo avrebbe mai ospitato sulle sue pagine) e in merito alla cortesia che mi ha fatto condividendo il link al mio curriculum “politico” pubblicato sulla pagina del Comune di Galatina.

Andiamo con ordine.

Il suo lettore lamenta che non esistano più politici con la P maiuscola e lo desume dal fatto che il gruppo politico che ho contribuito a fondare a Galatina, pur con chiare origini a Destra, viri e voti Emiliano come Presidente della Regione Puglia. Non so se essere sconcertato o lusingato da tanta considerazione al punto che un nostro comportamento politico sia determinante nel far capire al suo lettore che “non esistono più politici con la P maiuscola”. Ma ne prendo atto.

Il suo lettore cita Paolo Di Nella. E immagino sappia chi era quel ragazzo del Fronte della Gioventù di Roma che fu ucciso mentre affiggeva manifesti per istituire nel suo quartiere un parco verde pubblico. E immagino sappia che il circolo di Azione Giovani (organizzazione giovanile di Alleanza Nazione di cui sono stato il presidente per diversi anni) era intitolato proprio a lui e al suo sacrificio. Non capisco cosa c'entri, però, Paolo e il suo sacrificio e il nostro circolo a lui intitolato con la scelta di appoggiare Emiliano.

Provo a fare un ragionamento politico sperando di riuscire ad essere abbastanza chiaro.

Andare Oltre Galatina, come tutti coloro che fanno politica, non può saltare le elezioni. Ha invece bisogno di pesare la propria azione politica, e nel nostro caso anche amministrativa, col consenso della propria gente, del proprio elettorato. Ha bisogno in ultima istanza di capire, attraverso il voto, se chi ci ha dato fiducia è contento del nostro operato, se c’è qualcosa da cambiare, se c’è qualcosa da approfondire. Un atto di responsabilità, quindi. Sarebbe stato fin troppo facile restare alla finestra a guardare. Ma non siamo fatti in questo modo. Cerchiamo il dialogo col nostro elettorato, anche se da questo potrà derivare qualche “tirata di orecchie” ma sono certo che anche questo servirà a crescere. E cerchiamo il dialogo con una nostra espressione diretta: Sara Musardo, vice coordinatrice del circolo, ragazza che è con noi sin dalla costituzione del nostro gruppo nel 2016 e che ci è stata a fianco anche nelle elezioni comunali. Ragion per cui, la presunta “esterofilia” di un gruppo che si candidato in prima persona francamente non la capisco.

Inoltre, e forse è questo il punto, Andare Oltre Galatina sostiene Michele Emiliano. E forse questo è il centro dello “scandalo politico”. Ma a ben vedere non c’è nessuno scandalo. Chi segue l’attività politica del nostro gruppo sa perfettamente che siamo lontanissimi da quella “moda” politica del sovranismo rappresentata da Lega e Fratelli d’Italia. Un centrodestra rappresentato da loro non ci appartiene ed è quanto di più politicamente lontano possa esistere dal nostro modo di intendere la politica: il razzismo latente che trapela dalle loro posizioni politiche unito al “lisciare il pelo alla bestia” (la voglia di assecondare ogni istinto più basso dell’elettorato pur di lucrarne consenso) e a mille altre posizioni politiche inaccettabili per chi ha la nostra storia (penso su tutte all’antieuropeismo di tale sedicente destra quando i ragazzi del Fronte della Gioventù invece – e se il sig. Renato Vo. ha buona memoria dovrebbe ricordarlo visto che dice di averlo frequentato – andavano in piazza al grido di “Europa, Nazione, Rivoluzione”)… sono tutti argomenti politici che ci fanno essere lontani anni luce da quei partiti e dal loro candidato presidente.

In ultimo, l’attenzione che il nostro circolo riserva alla costituenda associazione Buona Destra, di cui Filippo Rossi è artefice insieme a tanti amici e che non esita a dialogare anche a sinistra pur di sconfiggere politicamente la “destra cattiva”… beh, tutto ciò fa sì che la collocazione politica del nostro gruppo sia da tutt’altra parte rispetto a chi guarda alla nostra storia recente in maniera acritica e crede che tra Rauti (giusto per citare l’autore dello slogan “andare oltre”) e Salvini vi sia una linea di continuità.

Volutamente non ho citato i finanziamenti presi da questa amministrazione per motivare il nostro sostegno ad Emiliano. Avrei potuto parlare dei due milioni di euro per la Community Library (i cui lavori sono in corso e che stravolgeranno la nostra biblioteca comunale) giusto per fare un esempio che è passato dalle nostre deleghe. Non lo faccio perché sono sicuro che la possibilità di attrarre finanziamenti sia conseguenziale alla capacità di programmazione che ogni amministrazione riesce a mettere in campo e non alla vicinanza politica con questo o quell’esponente alla Regione o al Governo. Concetto politico rispetto al quale bisognerebbe davvero “andare oltre”.

In ultimo, nella mail le allego anche il mio numero di telefono. Può fornirlo al signor Renato Vo. e sarò lieto di conoscerlo personalmente per proseguire di persona, anche in sua presenza, il ragionamento che qui ho solo potuto abbozzare. Intanto la ringrazio per lo spazio e l’attenzione dedicatami.

Pierantonio De Matteis

Allego i link ad alcuni interventi apparsi sul nostro blog in merito alla posizione del nostro circolo rispetto alle ultime elezioni europee che potrebbero essere attinenti rispetto all’argomento trattato:

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/05/dialogo-sulle-elezioni-europee.html (prima del voto)

http://andareoltre-galatina.blogspot.com/2019/06/europa-lecce-galatina-quatto.html (dopo il voto)


giovedì 28 novembre 2019

Eravamo alla frutta... ora siamo alla torta nuziale!

Oggi un deputato leghista, Flavio Di Muro, ha preso la parola facendo una premessa come a voler mettere le mani avanti, dicendo che in questi tempi siamo troppo occupati dalle cose serie e trascuriamo gli affetti, e ha concluso rivolgendosi a Elisa, la sua compagna, chiedendole di sposarlo. Tutto nella norma. Se non fosse che non eravamo da Maria De Filippi o da Barbara D’Urso, ma eravamo in Parlamento, in un’Aula dove si discuteva di terremoto e si votava un decreto legge.
Quello che è successo non è solo ridicolo o imbarazzante. Quello che è successo oggi è pericoloso, molto. Oggi abbiamo assistito al definitivo imbarbarimento di una Casa Sacra, quale il nostro Parlamento. Mentre si discuteva di terremoto. Da parte proprio dei "benaltristi" per eccellenza, di quelli che quando discuti di diritti civili ti rispondono "Ci sono altre cose più importanti di cui occuparci", forse perché non riescono a portare avanti due o più provvedimenti contemporaneamente. Proprio loro. Quelli di "Gli immigrati negli hotel, i terremotati nelle tende". Bene oggi si parlava di terremoto.
Un deputato ha chiesto alla sua fidanzata di sposarlo. In Parlamento. Mentre i colleghi ascoltavano cosa stesse dicendo, magari prendendo appunti o pronti a rispondere. Fra venti o trent’anni quando i nostri figli leggeranno questa pagina della nostra storia non so se rideranno o piangeranno. Sicuramente ci chiederanno “Ma voi dove cazzo stavate?”. Giustamente.
Un deputato. In Parlamento. Fa la proposta di matrimonio. È una cosa che non esiste nel mondo. Mondo che, probabilmente e giustamente, ci ride dietro.
Il leader del partito di cui il deputato è membro ha sdoganato comportamenti e atteggiamenti da fashion o food blogger, del resto. Insomma, parliamoci chiaro, la foto del piatto che si sta mangiando la posso postare io sul mio Instagram, ma non un Ministro degli Interni, magari per rispondere a degli avversari politici che lo attaccano su fatti e cose concrete. Gli avversari lo attaccano chiedendo di rendere conto delle vite umane in mare, o di rispondere dei processi o di parlare dei 49 milioni spariti e lui risponde postando tiramisù, mandando bacioni e facendosi i selfie con il mojito in mano in spiaggia. È normale che un deputato del tuo partito, poi, vada in Parlamento a chiedere la mano della sua fidanzata. E il viaggio di nozze dove lo fa? La porta a partecipare a uno dei G8? Vieni cara ti faccio conoscere Trump e Sarkozy.

Marco De Matteis

mercoledì 9 ottobre 2019

sul taglio dei parlamentari e sulla retorica del nulla


+Europa e Vittorio Sgarbi. Gli unici a sbattere in faccia la realtà in un momento di retorica del nulla che si è impossessato anche del palazzo. Prima gli elettori si sono fatti convincere che la classe politica (peraltro votata da quello stesso elettorato) fosse l’origine di tutti i loro mali. Poi la classe politica stessa si è "autofustigata" per il solo fatto di esistere screditando ancor di più (se possibile) se stessa. Ora addirittura arriva a tagliare se stessa (cosa di cui ci interessa fin troppo poco) e con se stessa importanti spazi di democrazia (e questo di interessa decisamente di più). Perché ridurre gli eletti non serve a nulla se non a rendere più difficile la competizione per la conquista del seggio e, di conseguenza, aumentare il potere di nomina dei vertici dei partiti (sarebbe meglio chiamarli “compilatori di liste”) e aumentare i soldi necessari per garantirsi un seggio. Spesso deciso a tavolino nel momento stesso in cui si compilano le liste.
Meno spazi di democrazia, quindi.
Più necessità di soldi.
Più potere dei vertici di scegliere i graditi.
Meno possibilità di introdurre nelle istituzioni istanze territoriali sgradite al sistema.
Non c’è che dire: proprio una grande conquista di democrazia. E portata a compimento proprio da coloro che inneggiano un giorno sì e l’altro pure alla democrazia diretta. Sì, diretta dall’esterno. Altro che centralismo democratico del fu partito comunista italiano.
Che poi quello che è successo è solo l’ultima tappa del “taglio dei politici” che è in corso da anni ormai: taglio dei consiglieri comunali, provinciali e regionali. Il tutto senza nessun beneficio economico (se non per alcuni spiccioli). Facciamo l’esempio della nostra città, giusto per capire le proporzioni: a Galatina si è passati da 20 a 16 consiglieri che mediamente costano (prendo la mia esperienza) tra i 150 e i 300 euro lordi all’anno: un risparmio massimo quindi di 1200. A ciò va aggiunto il risparmio dovuto ad un assessore in meno (il numero degli assessori è proporzionale a quello dei consiglieri) che comporta un risparmio lordo di circa 14.400 euro annui. Quindi 15.600 euro che, rapportati alla popolazione di Galatina, sono circa 50 centesimi a cittadino. Ecco, di questo stiamo parlando. Di fumo. Di propaganda. Di armi di distrazione di massa.
Vittorio Sgarbi a Galatina
lo scorso Agosto per il Salento
Book Festival
E in tutto questo, nell'aula di Montecitorio, solo +Europa e solo Vittorio Sgarbi trovano il coraggio di prendere posizione contro questa emerita “cagata pazzesca”. Un voto di testimonianza, certo. Ininfluente, senza dubbio. Ma un voto che, fuori dal politicamente corretto, traccia un solco quasi invalicabile tra chi pur di conquistare voti è disposto a proporre e votare qualunque cosa listi il pelo agli istinti populistici e chi invece, dicendo le cose come stanno, rischia di vedere prosciugarsi il suo pur esiguo bacino elettorale. Poi, certo, ci sono le voci dei costituzionalisti, dei professori di diritto, degli studiosi, degli intellettuali. Ma a chi interessa il parere di quelli che dispregiativamente sono chiamati professoroni dagli opinion leader dominanti al momento.
In questo il parlamento italiano si è grillizzato. Chi pensava di normalizzare il movimento rendendolo sistema e in parte ha esultato alla vista dei recenti giochetti per il nuovo governo all’insegna del cambiare tutto perché nulla cambi… si è sbagliato. Perché una cosa sono i metodi parlamentari, “sempre uguali sempre quelli dall’equatore al polo nord” e un’altra sono i contenuti politici che si portano avanti attraverso quei metodi. Ecco, sui contenuti, è quella cultura populista-qualunquista di cui anche i grillini e (in parte anche l’ultima versione della lega) sono figli, che detta la linea e tutti gli altri ad inseguire, rimangiandosi le cose dette e fatte fin qui.
Pierantonio De Matteis

sabato 21 settembre 2019

sulla consapevolezza che ci manca

Cosa spinge un ragazzo (ma potrebbe anche essere un adulto) più o meno dotato di raziocinio a poggiare sul davanzale di una finestra altrui (o in un’aiuola) la sua bottiglia di birra vuota? Cosa lo porta a pensare che dopo di lui passerà qualcuno che si farà carico di quell’oggetto depositato senza un motivo? Forse pensa che la rimozione della sua installazione non abbia un costo? E forse pensa che quel costo lui e i suoi conoscenti non se lo ritroveranno caricato in bolletta? O forse pensa che quella bottiglia di vetro si smaterializzerà allo scoccare della mezzanotte o che da quel vetro nasceranno tante farfalle colorate?
E cosa spinge un automobilista ad abbassare il finestrino in corsa per gettare il suo rifiuto sul ciglio della provinciale (che poi uno che si comporta così, il rifiuto lo tiene in macchina e lo incontra ogni volta che si guarda allo specchio)? Che cosa passa nel cervello (ammesso che poi ce ne abbia uno) di un qualsiasi cittadino che scelga di sbarazzarsi di un frigo vecchio, di un divano rotto, di un cesso appena sostituito in una stradina di campagna quando invece esiste un servizio totalmente gratuito che lo ritira dall’uscio di casa senza sforzo?
Possibile che sia solo una questione di maggiori controlli? Possibile che si abbia bisogno solo di vigili, di polizia, di carabinieri, di vigili del fuoco, di finanzieri, di artificieri, di protezione civile, di esorcisti, di spaventapasseri... con la minaccia di sanzioni di cui sono portatori e che non sia sufficiente amare la propria città, il proprio territorio, la propria porzione di terra per comportarsi come delle persone... semplicemente normali? Possibile che serva sempre e soltanto la repressione e che una volta, una sola volta, magari questa volta, non si possa fare affidamento sull’educazione, sulla cultura, sulla voglia di lasciare ai propri figli un mondo un tantino migliore di quello che che si è trovato?
Per la generazione che la vive, la terra è patria in quanto terra dei padri, di generazioni cioè che l’hanno vissuta e custodita per tramandarla a chi c’è oggi. Ma per noi deve necessariamente diventare terra dei figli, da preservare e tramandare alle generazioni che verranno altrimenti avremo spezzato la catena di solidarietà intergenerazionale e avremo creato solo un buco nero al posto del nostro posto nel mondo. Ecco, più che repressione ci vuole consapevolezza di ciò che abbiamo tra le mani e di ciò che rischiamo di rovinare compromettendo al tempo stesso il futuro dei nostri figli. Il resto sono cazzate, sono scuse: le telecamere, i controlli, le sanzioni, i divieti, gli incentivi, lo sguardo cattivo del poliziotto che multa. Tutte cazzate. Se non scatta la molla della consapevolezza stiamo solo perdendo tempo. Non si può controllare il mondo, ogni centimetro di questa terra, ogni comportamento di ogni idiota qualsiasi. E anche se fosse giusto farlo - e non lo è - non servirebbe a nulla perché poi ci vorrebbero altrettante persone a controllare le riprese raccolte, a spedire le sanzioni, a sostenere le proprie ragioni in contenziosi che ovviamente ci saranno e... e intanto quella merda che avete gettato dal finestrino della vostra auto sarà ancora lì, magari con tanto di foto segnaletica su Facebook e altrettanto finto clamore mediatico.
Si continui pure a invocare telecamere. Io auspico una rivoluzione culturale che passi anche e soprattutto dal controllo sociale, dall’educazione collettiva, dalla voglia di preservare e conservare il bello. E dalla necessità di farlo tutti insieme, senza delegare all’autorità costituita, alle forze di polizia, a chi è delegato a sanzionare. Prendendosi ognuno il proprio spicchio di responsabilità.
Pierantonio De Matteis

venerdì 16 agosto 2019

Fenomenologia di una leadership-followship populista


Riceviamo dall'amico Vittorio Aldo Cioffi e volentieri pubblichiamo questa sua riflessione sulla situazione politica nazionale relativa alla fine del Governo Conte attraverso una lettura della fenomenologia di Salvini. Il riferimento alla definizione di Salvini "Truce" è presa in prestito dal giornale diretto da Claudio Cerasa "Il Foglio" che tra il serio e l'ironico gioca con la parola truce per definire alcuni comportamenti del Ministro dell'Interno e, soprattutto, per prenderne le distanza. E' di poco fa anche la sottoscrizione de Il Foglio per una destra de-salvinizzata che sta raccogliendo una serie di consensi nell'area del liberalismo italiano. Specifichiamo ciò, non per prendere parte a tali iniziative ma per meglio definire la posizione del giornale a cui si fa riferimento in questo post. Buona lettura.

La fenomenologia di Salvini detto il Truce è oggi al centro della politica italiana. La crisi di questi giorni segna la fine del governo populista, quello del non cambiamento e della crescita zero. Il Truce fa e disfa i governi a seconda delle sue convenienze politiche. E ora la sua spregiudicatezza si sta scontrando con le dinamiche della democrazia parlamentare. Per carità, tutti i politici prima di lui hanno fatto così ma in questo specifico caso il Truce dice di farlo su richiesta del popolo. Lui si muove perché è il popolo a volerlo. Infatti ora il popolo del Papeete Beach chiede a gran voce le elezioni, peccato che il popolo chiedeva le elezioni anche un anno fa quando il Truce decise di spaccare il centrodestra per allearsi con i nuovi statisti grillini con il solo scopo di crescere elettoralmente e mettere in mostra il suo profilo di leader populista che ama mostrarsi raggiungibile dal suo elettorato. Che ama dimostrarsi autentico e uguale al popolo, perché parte del popolo.
Se Berlusconi a metà anni novanta aveva inaugurato una leadership popolar-populista “buona” che rappresentava un modello in cui l’elettorato voleva riconoscersi, con Salvini è il leader (o forse più correttamente follower) a voler dimostrare di essere come l’elettore e ad annullare le differenze tra politico e cittadino. Come ha affermato il Direttore de Il Foglio qualche giorno fa durante la trasmissione In Onda su La7, si può distinguere tra leadership (colui che guida il popolo, che conduce direi) e followship (colui che segue, che percepisce gli umori della piazza e ne asseconda gli istinti, anche quelli più beceri). La seconda accezione è chiaramente attribuibile a Salvini (che proprio Cerasa chiama “Truce” ogni giorno sulle pagine de Il Foglio e noi siamo affezionati a tale nomignolo).
Claudio Cesara - direttore de "Il Foglio"
Ed è proprio da qui che si spiega la capacità di Salvini di interpretare le paure dei cittadini, ad esempio in merito al pericolo dell’immigrazione non controllata. Il Truce, come ogni buon populista, è bravo a riconoscere i problemi e a fomentarli ma non a risolverli. Per l’appunto il Truce Ministro degli Interni ha fatto chiasso sulla chiusura dei porti e sulle ONG ma non ha assolutamente risolto il problema immigrazione. Non ha concluso nessun accordo internazionale con gli stati africani per limitarla. Non si è mai presentato ad una riunione sul tema con i suoi pari presso l’Unione Europea. Ha solo gridato. Aizzato gli animi. Fomentato. E non ha risolto un bel niente. Mentre bloccava navi come la famosa Diciotti, in silenzio dall’altra parte della costa italica sbarcavano altre navi cariche di clandestini. Ma l’opinione pubblica pensava solo alla Diciotti. Insomma, il populista alla Salvini pensa solo alla propaganda e poco ai fatti reali.
Oggi però fa breccia nell’elettorato italiano. Ed è anche giusto così, vista l’assenza di una destra moderna e di un’opposizione strutturata e convincente. Ma presto si sgonfierà e forse solo dopo ritornerà la politica vera con la P maiuscola, quella che trova soluzioni ai problemi. Noi ce lo auguriamo.
Vittorio Aldo Cioffi

sabato 10 agosto 2019

sull'importanza della qualità della frazione organica e sui rischi che corriamo

Comunicato stampa dell'assessore alle politiche ambientali e gestione dei rifiuti Cristina Dettù sull'importanza di tenere alta la qualità del rifiuto organico per non rischiare la non accettazione dello stesso a causa delle impurità presenti nella frazione conferita e comunque per non incorrere in ulteriori costi nel momento del conferimento.

La tutela e la cura verso l’ambiente non possono andare in vacanza. Così come la nostra attenzione nei confronti del corretto conferimento dei rifiuti della raccolta differenziata. In particolar modo, vi è la necessità di concentrarci sul rifiuto organico e, in particolar modo, sul suo aspetto qualitativo.  Innanzitutto, è bene ricordare cosa si intende per rifiuto organico, ossia tutti gli avanzi di cibo, resti di pietanze, scarti di verdura, bucce della frutta, gusci di uova, fondi del caffè, filtri di thè, camomilla e tisane, cenere spenta, sughero, trucioli in legno, tovaglioli e fazzoletti di carta, cartone della pizza sporco (ridotto in piccoli pezzi), lettiere naturali, etc.
Il rifiuto organico va conferito esclusivamente all'interno di buste biodegradabili e/o compostabili (possono essere utilizzate anche le buste della spesa date nei supermercati) ed è assolutamente vietato l’utilizzo di sacchi neri perché non conformi.
E’ importante che il rifiuto organico sia puro, ossia che al suo interno non siano presenti anomalie, e quindi altre tipologie di rifiuto, dovute all’errato conferimento.
Il Comune di Galatina conferisce i suoi rifiuti organici presso l’impianto di Laterza, Progeva. Qui, il limite massimo per l’ammissibilità del rifiuto corrisponde ad una percentuale di impurità non superiore al 10%. Superata questa soglia l’impianto potrà addirittura respingere il carico di rifiuti. Ipotesi da non sottovalutare, anche per la seria criticità che ne deriverebbe per l’ente. 
Nell’ultima analisi merceologica del rifiuto organico del territorio di Galatina, effettuata nel mese di luglio, è stata rilevata che un’impurità del 6,10% di materiale non compostabile sul totale del rifiuto monitorato: è stata riscontrata la presenza di carta e cartone e di 5,64 kg di plastica (dato questo estremamente preoccupante). In particolare su 80 sacchetti analizzati 61 erano in bioplastica compostabile. Quindi, ci sono cittadini che ancora utilizzano sacchetti di plastica, in questo modo andando a “sporcare” la purezza del rifiuto organico. Tra l’altro, non è assolutamente tollerata la presenza di vetro nel rifiuto organico che, nell’analisi suddetta, era pari allo 0,49% del materiale non compostabile emerso. In questi casi è prevista una penale pari a € 500, iva esclusa, non emessa in questo caso specifico, data l’esiguità del dato rilevato.
La presenza di elevate impurità all’interno della frazione organica comporta un aumento dei costi di conferimento che, inevitabilmente, ricade sulla cittadinanza. Infatti, a partire dal 1 luglio alla tariffa base di riferimento, l’impianto di conferimento applicherà una tariffa aggiuntiva pari a 33 €/t rispetto alla percentuale di impurità riscontrata a seguito dell’analisi merceologica effettuata sul rifiuto organico. Un deterrente contro gli sporcaccioni è rappresentato, sicuramente, dai controlli effettuati dalla Polizia Municipale e dall’Ispettore Ambiente: controlli a campione, su ogni tipo di rifiuto. Ricordando che sanzionare non è punire, ma in questo caso educare.
Con queste brevi indicazioni intendiamo informare i cittadini di alcuni aspetti tecnici del ciclo dei rifiuti per sensibilizzare gli stessi sul tema della raccolta differenziata anche e soprattutto da un punto di vista economico e, quindi, di costi. Così facendo ognuno di noi diventa mezzo di comunicazione e sensibilizzazione rispetto all’altro, all’amico, al vicino di casa, al turista, ai propri figli o, viceversa, ai genitori.
Siamo consapevoli della virtuosità delle nostre pratiche e adoperiamoci per migliorare sempre di più.

Cristina Dettù